Contributo alla riflessione sulla nuova legge sulle DAT

(da movimentovitamilano.it)
 
La legalizzazione surrettizia dell’eutanasia e dell’aiuto al suicidio attraverso la depenalizzazione dei reati di suicidio assistito e di omicidio del consenziente.

Criticità della Proposta di Legge:“Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”
 
Dott. Marco Schiavi
 
Il consenso del paziente rappresenta, oggi, il presupposto di liceità di ogni trattamento sanitario, fondato sull’articolo 32 della Costituzione. Tale consenso deve essere personale, esplicito, specifico, volontario, informato ed attuale e permette di rifiutare anche cure salvavita, obbligando il medico all’astensione terapeutica. Questo è il consenso al quale si riferisce anche il codice di deontologia medica.

Il codice di deontologia medica conferma che tale consenso è preventivo (“preliminare acquisizione”), che nel caso di minori od incapaci il medico procede, comunque, con le cure ritenute indispensabili ed indifferibili e che delle eventuali dichiarazioni anticipate di trattamento il medico deve tenerne conto, non avendo carattere vincolante. Continua a leggere

Potenza. Gloria, nata alla 26esima settimana e salvata dai medici

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Alla madre era stato consigliato un aborto ma ha deciso si portare avanti la gravidanza. La piccola, dopo mesi di ospedale, adesso è finalmente a casa e sta bene.
 
Le avevano consigliato di interrompere la gravidanza, altrimenti avrebbe messo a rischio la sua stessa vita. E invece Lorena Di Stefano, trentenne laureata in scienza della riabilitazione e supportata dal marito Lopardo Cataldo, trentenne perito agrario di Brianza in provincia di Potenza, ha deciso di continuare portando così alla luce la piccola Gloria. Il calvario per la coppia è iniziato quando Lorena, visitata in un altro ospedale, ha appreso che la gravidanza era ad altissimo rischio per la presenza di un patologico assottigliamento della parete dell’utero. Si tratta di una patologia molto grave e rara e che può essere devastante in gravidanza: in caso di rottura dell’utero spesso bisogna ricorrere alla sua asportazione, con l’impossibilità poi di avere figli. La donna, allora, ha deciso di rivolgersi al Reparto di Gravidanza a rischio del “Ruggi” di Salerno diretto dal dottor Raffaele Petta, il quale è riuscito a portare avanti la gravidanza fino alla 26/ma settimana. Continua a leggere

Salvata dall’acqua benedetta l’attrice 15enne di Harry Potter in fin di vita

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Ricoverata d’urgenza per emorragia cerebrale è stata battezzata secondo il rito cattolico
 
I quotidiani inglesi si sono soffermati più volte in questi giorni sull’incredibile storia di Lucy Hussey-Bergonzi, una ragazzina di 15 anni. Gli eventi che la riguardano iniziano nel 2009.

Dopo aver registrato una scena come comparsa in una delle puntate di Harry Potter, ha subito un collasso che ha costretto il suo ricovero al Great Ormond Street Hospital di Londra. Continua a leggere

Lambert, i medici: niente eutanasia

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Nessuna eutanasia. È questa la decisione presa dall’équipe medica dell’ospedale di Reims dov’è ricoverato Vincent Lambert, l’infermiere francese di 38 anni in stato di minima coscienza dal 2008, e comunicata questo pomeriggio ai familiari.

Dopo il via libera della Corte europea di Strasburgo alla possibilità dell’eutanasia, l’équipe guidata dalla dottoressa Daniela Simon aveva avviato il 15 luglio una procedura collegiale per stabilire se interrompere idratazione e alimentazione. Il caso è al centro di un’aspra battaglia giudiziaria tra la moglie di Vincent, che ne vorrebbe l’eutanasia, e i genitori che lo accudiscono senza riserve.

Dopo un grave incidente automobilistico, Lambert ha subito danni irreversibili al cervello, ma nonostante questo non è attaccato ad alcun macchinario, respira autonomamente e risponde agli stimoli: la sua è una condizione di gravissima disabilità, non di fine vita. Per dimostrarlo i suoi genitori hanno diffuso un video dove si vede Vincent che, per quanto gli è possibile, interagisce con chi gli sta intorno e hanno messo a disposizione perizie mediche che dimostrano come abbia ricominciato a deglutire da solo, dando segni di miglioramento. Continua a leggere

«Michi è rimasto nelle mani di Dio». E sua madre ha capito forse più di tutti come è stato «rianimato»

«Michi è rimasto nelle mani di Dio». E sua madre ha capito forse più di tutti come è stato «rianimato»

È rimasto sott’acqua per 43 minuti e quando l’hanno riportato a galla, il suo cuore era fermo. Tanto che tutti ormai pensavano non ci fosse nulla da fare. Portato al San Raffaele di Milano, però è riuscito a salvarsi. E, tra qualche giorno, sarà dimesso, in tempo per il match Juve-Barcellona del 6 giugno. Uno dei suoi primi pensieri: dopo essersi svegliato, ha subito chiesto: «Hanno già giocato la finale di Champions?». Una caso destinato ad entrare nella storia della medicina.

È la storia di Michi, 15 anni ancora da compiere: il 24 aprile scorso con quattro amici si è tuffato da un ponticello nelle acque del Naviglio, a Castelletto di Cuggiono, in provincia di Milano. Rimasto impigliato sul fondo, non è però risalito. E quando 118 e vigili del fuoco sono riusciti a recuperarlo, la storia sembrava scritta: dopo oltre 40 minuti sott’acqua, con una temperatura del Naviglio di 15 gradi e una corporea di 29, il cuore era fermo e il sangue non circolava più. Ed è per questo motivo che i polmoni non si sono riempiti d’acqua. Continua a leggere

I medici le chiedono di scegliere la figlia da salvare: lei si rifiuta e vince la sfida con la vita

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di Federica Macagnone
(da Il Messaggero, 17.01.15)
 
I medici le dissero senza mezzi termini che la situazione era grave. Le gemelle che portava in grembo avevano poche possibilità di sopravvivere perché, condividendo lo stesso sacco amniotico e la stessa placenta, i cordoni ombelicali si sarebbero aggrovigliati a tal punto da limitare il flusso dell’ossigeno e delle sostanze nutritive. Per sperare di salvarne almeno una avrebbe dovuto sopprimere l’altra con un aborto.

Una prospettiva davanti alla quale Carmelle Hartgrove, 32 anni, non si è scomposta minimamente, ribattendo che la soluzione a quel problema, angoscioso e “impossibile”, in realtà era semplicissima: lei non avrebbe ucciso nessuna delle sue gemelle, sarebbe andata avanti nella gravidanza con tutte e due. Carmelle è stata irremovibile, e non ha neanche dovuto discuterne con il marito: lei e Steve, 36 anni, che avevano già due figli, Charlotte di 12 anni e Callum di 9, erano totalmente d’accordo, anche se i medici scuotevano la testa e davano loro solo un 30% di probabilità di portare a termine la gravidanza con successo. Continua a leggere

Per i medici doveva essere abortito, ora è un bimbo sano e bellissimo

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Il piccolo Jett Morris nasce contro il parere dei medici a 25 settimane di gravidanza. Pesa meno di 600 grammi, sopravvive ed ora festeggia felice il suo primo compleanno.

Jett Morris nasce a sole 25 settimane di gravidanza, pesa meno di un sacchetto di zucchero ed è più piccolo della mano di suo padre. Ma i suoi genitori sono felici che sia vivo.

I medici avevano infatti sconsigliato a Mhairi e Paul Morris, una coppia inglese di Crawley, nel West Sussex, di tenere il loro bambino. Pensavano che non sarebbe mai sopravvissuto ad una tale precocità. L’incredibile storia di questo bambino, nato dall’amore e dalla determinazione dei suoi genitori è raccontata dal Daily Mail.  Continua a leggere

UnoDiNoi. In campo medici, giuristi, politici

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«Vogliamo far sapere alle istituzioni comunitarie che la partita non è chiusa…». A poche ore dall’insediamento del nuovo Parlamento di Strasburgo, il comitato «UnoDiNoi», i medici e i giuristi cattolici e il Forum delle associazioni familiari, annunciano che riproporranno con maggior forza e sostegno l’iniziativa popolare in favore del riconoscimento della dignità dell’embrione umano fin dal suo concepimento, sottoscritta da quasi due milioni di cittadini (1.721.626 sono state le firme certificate dai vari Stati) ma “bloccata” il 28 maggio scorso dalla Commissione europea uscente, guidata da José Manuel Barroso. Un responso negativo «inaccettabile», secondo il presidente del Movimento per la vita (Mpv) Carlo Casini, perché «evita di esaminare i punti critici» sollevati dall’istanza e «non prende neppure in considerazione la domanda fondamentale relativa alla necessità che le istituzioni europee riconoscano il concepito come un essere umano». Continua a leggere

Il grido della vita è più forte della morte

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Una mamma si oppone ai medici che davano per morto il feto e così dà alla luce il suo piccolo.
 
Accade a Roma. E accade per il desiderio che abbiamo tutti dentro il nostro cuore, specialmente in quello di una mamma: vivere. E far vivere.

Aborto “terapeutico”
Il figlio di Maria, una giovane mamma, ha tre mesi e mezzo ma per i medici del Pronto soccorso del San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, non doveva vivere. Per loro non restava che la via dell’aborto “terapeutico”. Come riportato il 24 marzo da Il Messaggero, il feto per loro era morto, il cuoricino alla quinta settimana di gravidanza non batteva, l’ecografia era piatta. Ed invece quel bimbo è nato in perfetta salute, nello stesso ospedale. Continua a leggere

Meno medici, più prefetti. La “stabilità” di Letta

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di Vincenzo Luna

Meno medici e più prefetti. È quello che, se vi è una logica nei provvedimenti adottati negli ultimi giorni, appare oggi necessario all’Italia secondo il governo Letta. Andiamo per ordine: da Sondrio a Ragusa, le prefetture sono 105. Per l’esattezza, 103, più Trento e Bolzano: che, in quanto province autonome, chiamano i prefetti Commissari di governo. Quanti erano i prefetti in Italia fino a una settimana fa? Ben 185, 80 in più rispetto alle prefetture esistenti. Mettiamo pure che per guidare i dipartimenti e qualche direzione generale al Viminale ce ne vogliano una ventina: si arriva a 125, con un surplus di 60. Se si dovesse cercare un settore nel quale praticare il blocco del turn over, non si andrebbe lontano puntando su questo, invece che massacrare le forze di polizia, la cui età media sale sempre di più a causa del limitatissimo numero di nuove immissioni in servizio; sarebbe ragionevole non nominare nessun nuovo prefetto fino a quando non si andasse in pari rispetto alle reali necessità… Continua a leggere

Supporto in favore della “Dichiarazione di Dublino”

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Si richiede sostegno per la “Dichiarazione di Dublino”, presentata dal “Committee for Excellence in Maternal Healthcare”. Nella suddetta Dichiarazione la Commissione (clicca qui per leggere il documento) dichiara che:

    • “Come esperti medici e ricercatori in ostetricia e ginecologia, affermiamo che l’aborto diretto – la distruzione intenzionale del nascituro bambino – non è medicalmente necessario per salvare la vita di una donna. Continua a leggere

Volevano lasciar morire Paulina senza curarla. I parenti le hanno dato da bere. Tra poco partirà per una crociera

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Storie che a me fanno capire quanto sia necessaria e urgente una “contro-rivoluzione” culturale come la intendeva il prof. Plinio Corrêa de Oliveira.
 
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Continuano le storie dei sopravvissuti al Liverpool Care Pathway, il protocollo adottato in alcuni ospedali inglesi, che permette ai medici di interrompere alimentazione, cure e idratazioni ai pazienti ritenuti in fin di vita. Anche all’insaputa dei familiari. Continua a leggere

Un giallo per piegare l’Irlanda sull’aborto

La morte di Savita Halappanavar, la trentunenne indiana residente in Irlanda deceduta nei giorni scorsi a causa delle complicazioni durante la gravidanza giunta alla diciassettesima settimana, è ancora avvolta da molti dubbi, che sono il doveroso presupposto per ogni ragionamento attorno a questa triste storia. Una cosa è già certa: gli abortisti – non solo quelli irlandesi – stanno sfruttando il caso per chiedere a gran voce una revisione della legge che in Irlanda regolamenta il ricorso all’interruzione di gravidanza. Una legge restrittiva ma che, dopo una decisione del 1992 della Corte suprema irlandese, consente l’aborto nel caso di pericolo di vita della madre. Continua a leggere

L’obiezione convince i medici. Non solo in Italia

di Carlo Bellieni

Abbiamo di recente letto su più testate nazionali inviti ad abolire l’obiezione di coscienza dei medici in caso di aborto. In Italia il 71% dei ginecologi obiettano: ma molti opinionisti si stracciano le vesti perché non si troverebbero medici che pratichino aborti, stupendosi poi di numeri degli obiettori così elevati. Come se fosse un caso tutto italiano, o legato a una questione di fede. È facile farlo sembrare un problema provinciale o di arretratezza, quando invece è un dato globale, che nasce da una domanda: ‘ma lo sapete cos’è un aborto’? Continua a leggere

«Una carezza di don Benzi e ho detto no all’aborto»

Quando prendono la parola Francesca e Giuliano il silenzio si fa assoluto. Giovanissimi per avere un bambino di dieci anni, sono due ragazzi come tanti – «cresta» di capelli scolpita nel gel lui, brillantini sulle ciglia lei -, ma la loro vita è già stra-ordinaria. Non è normale, infatti, ciò che è successo il 7 settembre 2001, e tantomeno ciò che ne è seguito. «Quel giorno di 11 anni fa, al mattino presto ci presentammo in ospedale a Rimini per abortire – racconta Francesca -. Eravamo ragazzini e venivamo dal profondo Sud. A Rimini eravamo arrivati per lavorare in un hotel lungomare, ma dopo due mesi mi scoprii incinta. Continua a leggere

Consulta di Bioetica: dall’infanticidio alla crociata contro la libertà dei medici

In questi giorni la Consulta di Bioetica Laica è tornata sui quotidiani con una nuova campagna, chiamata “Il buon medico non obietta” , con lo scopo chiaro: debellare l’obiezione di coscienza dei medici. In molti hanno aderito entusiasti, spinti dalla tesi del giurista Stefano Rodotà, guru laicista, secondo cui «la possibilità dell’obiezione di coscienza dei medici andrebbe semplicemente abolita». Continua a leggere…

“Allarme” obiezione di coscienza

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Ieri sera cenavo a casa dei miei suoceri e, di solito, l’ora di cena a casa loro coincide con l’inizio del Tg3. Così l’ho seguito anch’io, nonostante normalmente questo Tg non rientri tra i miei preferiti.

Verso la fine del telegiornale, scorre un servizio sul “problema” (sic!) dell’obiezione di coscienza in Italia, riguardo all’aborto.
Dopo un’intervista ad una coppia “obbligata” alla scelta di abortire a causa di malformazioni fetali (la cronista parla proprio di “scelta obbligata”), segue un commento della cronista che parla di “percorso a ostacoli” nel nostro paese per poter interrompere la gravidanza, vista la difficoltà negli ospedali italiani di trovare un medico non obiettore. Continua a leggere…