Curarsi con la bellezza. L’arte è la medicina dell’anima di chi la sa osservare

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A cosa serve l’arte? La sua importanza è fin troppo presunta per essere spiegata e il suo valore è ritenuto solo una questione di senso comune: in ciò risiede l’errore. L’arte non si riduce a veicolo di astrazione pura, perché essa è anche medicina. Alain de Botton e John Armstrong approfondiscono la questione in un interessante saggio uscito per Guanda, L’arte come terapia, corredato da un ricco apparato iconografico a colori, partendo dall’idea che, se l’arte è uno strumento, allora bisogna andare più a fondo per conoscerne la natura e le possibilità.

De Botton e Armstrong – il primo scrittore (ricorderete i suoi Esercizi d’amore) il secondo professore di filosofia a Melbourne e storico dell’arte – procedono individuando le funzioni dell’arte, a partire dalla memoria: la concentrazione e l’attenzione ai dettagli potrebbe essere stimolata da un Vermeer. E la speranza, come si mantiene in vita? Con un volto soave scolpito nella pietra. O con “La danza” di Matisse, che ci tampona dalle umiliazioni. E in virtù di quale alchimia possiamo trarre sollievo dal dolore? È spiegato a pagina 30: Continua a leggere