Perché Gesù parlava in parabole

di don Andrea Lonardo
 
«Si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: “Perché a loro parli con parabole?”. Egli rispose loro: “Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”». «Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Ed egli rispose…» (Mt 13,36-37).

Il testo evangelico mostra come le parabole non siano state raccontate da Gesù per venire incontro ai semplici, non sono state pensate per trovare un linguaggio più comprensibile utilizzando esempi della vita di tutti i giorni. Esse al contrario non possono essere capite da soli e richiedono spiegazioni: gli stessi apostoli le debbono approfondire. Continua a leggere

«Non temete, voi valete più di molti passeri»

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Una meditazione di Isacco di Siria sul Vangelo di oggi (rito romano).

***

Non occorre desiderare o cercare, senza necessità, dei segni visibili, mentre il Signore è sempre pronto a soccorrere i suoi santi. Egli non manifesta senza necessità la sua potenza in un’opera o in un segno visibile, per non attenuare l’aiuto che riceviamo da lui e non nuocerci. In questo modo egli provvede ai suoi santi. Vuole mostrare loro che l’attenzione segreta che porta loro non li lascia un’istante, ma in ogni cosa egli lascia loro condurre il combattimento secondo la misura delle loro forze perché si diano la pena di pregare.

Se una difficoltà però li fa cadere quando sono malati o scoraggiati perché la natura è debole, lui in persona fa tutto quanto è in suo potere perché essi siano aiutati, nel modo giusto che solo egli conosce. Li rafforza segretamente per quanto può, perché abbiano la forza di sopportare le difficoltà. Infatti nella fiducia che dà loro, toglie peso alla loro fatica e mediante la visione di questa fede li spinge a glorificarlo… Continua a leggere

“Ed egli si alzò e lo seguì”

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« Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Udito questo, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici . Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” » (Mt 9,9-13)
 

Meditazione di don Pietro Cantoni

Le chiamate di Gesù ci possono apparire come delle improvvisate e le risposte come decisioni avventate e imprudenti. Dobbiamo però riflettere che i Vangeli ci propongono una narrazione essenziale che salta tanti passaggi che possono però essere intuiti senza troppa difficoltà. Il pubblicano Levi (chiamato “Matteo”: Lc 6,15; Mt 9,9) conosceva già Gesù da parecchio tempo e probabilmente aveva avuto modo di conoscerlo e di parlare con lui ad uno di quei pranzi a cui Gesù partecipava volentieri in compagnia di pubblicani e peccatori. Anche la chiamata (e la risposta) di Giovanni, Giacomo, Andrea e Pietro ci possono apparire incaute e impulsive (Mt 4,18-22) se non si tiene conto di quanto raccontato dallo stesso Giovanni sul loro primo ed intenso incontro (Gv 1,35-42), a cui fecero seguito certamente molti altri. Continua a leggere

Il discepolo che è giunto a «penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio»

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Meditazione di Ruperto di Deutz (ca 1075-1130), monaco benedettino, su San Giovanni apostolo:
 
Nella misura di quella grazia che ha fatto sì che Gesù lo amasse e che l’abbia fatto riposare sul suo petto alla Cena (Gv 13,23), Giovanni ha ricevuto in abbondanza l’intelligenza e la sapienza [i doni dello Spirito] (Is 11,2) – l’intelligenza per comprendere le Scritture ; la sapienza per redigere i suoi libri con un’arte mirabile. A dire il vero non ha ricevuto questo dono fin dal momento in cui ha riposato sul petto del Signore, anche se in seguito ha potuto attingere da questo cuore « nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza » (Col 2,3). Continua a leggere

“Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia”

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In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Continua a leggere

Annunciare il regno di Dio

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Un minuto sul Vangelo di oggi (23/09/2015) – di Padre Maurizio Botta

dal sito: cinquepassi.org
 
Spesso su giornali e riviste cattoliche si sente parlare di Vangelo, delle esigenze del Vangelo, dei valori evangelici. Vangelo significa “buona notizia, lieto annuncio” il che è come continuare a ripetere di una buona notizia, delle esigenze di questa buona notizia, dei valori della buona notizia… Se non fossimo assuefatti una domanda si imporrebbe. Qual è il contenuto di questa benedetta buona e notizia? Qual è il Vangelo? Non basta ripetere magicamente la parola contenitore vangelo. Il Vangelo, la buona notizia è il Regno di Dio. Così ci dice il brano di oggi. Dio che regna è l’unica buona notizia in un mondo malato e prigioniero. Gesù infatti precede l’annuncio estendendo ai suoi Dodici la Sua stessa Forza e il Suo stesso Potere contro la forza e il potere di un altro regno quello di Satana e dei suoi demoni. Gesù partecipa ai suoi Dodici il Suo Potere e la Sua Forza taumaturgica. Continua a leggere

“Nel mondo, ma non del mondo”

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Meditazione tratta dal sito Cinque Passi
 
Il santo è un uomo che ascolta e custodisce con perseveranza nel tempo le parole di Dio. Resiste al calore infuocato durante le tentazioni perché sotto di lui c’è terra e le radici possono scendere a raggiungere la terra nera, fresca e umida. Libera sopra di sé il suo campo dai rovi, cioè dalle preoccupazioni e dalle vanità che soffocano lo sviluppo del seme verso l’alto. Il santo stringe un legame con la persona di Cristo più decisivo e stringente di un legame di sangue. Gesù arriva a definire il santo addirittura come sua madre. E la presenza di questa unione ha una verifica possibile. Il vero discepolo, il vero santo è nel mondo, ma non è di questo mondo. Unito a Cristo è perseguitato. Continua a leggere

Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due

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« Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo , il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”. “Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Continua a leggere

Tu, sopravissuta alla morte di Dio

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In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Eb 5,7-9   Sal 30   Gv 19,25-27

***

«Stabat Mater dolorosa / iuxta crucem lacrimosa, / dum pendebat Filius». Se il dolore è grande quanto l’amore, non oso immaginare la grandezza della spada che ha trafitto il tuo cuore puro di madre e figlia del tuo Figlio. Sta accanto a noi nel dolore, nell’assurdo che sorprende la vita, insegnaci ad abbracciare il Crocifisso nel dolore del mondo. Tu che hai vissuto – e sopravvissuto a – la «morte di Dio» insegnaci a conservare l’unzione della fede e a serbarla nel cuore del silenzio assordante e dell’eclissi del senso. Tra tutti i tuoi appellativi, forse l’appellativo Mater dolorosa è quello che più ti rende vicina ai pellegrini di un mondo che ha sconsacrato i suoi santuari, cominciando dal tempio della propria carne. Prega per noi o pura, donna coraggiosa confitta ma non sconfitta. Prega per noi «mia madre».

Robert Cheaib

(fonte: theologhia.com)
 

Attendere correndo

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
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Ipocrisia

Prego la Parola scultura

(dal sito: theologhia.com)
 
Nel cuore dell’uomo c’è una capacità di giudizio che, se ben educata, conduce l’uomo alla soglia del sacro, anzi, è già la soglia del sacro, la voce di Dio e – come la chiama Newman – il vicario di Cristo in noi. È la nostra coscienza, quella istanza che è l’anello del clessidra tra il nostro tempo e l’eternità, tra la terra e il cielo. Nella coscienza purificata, v’è un sentore della verità, ma se l’uomo fa l’orecchio da mercante, questo sentore viene man mano desintonizzato. È questo il pericolo dell’ipocrisia: non è tanto ingannare gli altri quanto perdere il senso del vero. Essere ipocriti è otturare il mezzo comunicativo tra la luce della Verità e la nostra interiorità. È perdere il senso di Dio.

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Cento volte tanto

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Un minuto sul Vangelo di oggi (18/08/2015) di Padre Maurizio Botta

(dal sito cinquepassi.org)
 

Una lettura attenta del Vangelo di oggi sarebbe capace, a bene vedere, di spazzare via un bel po’ di moralismo. Certo la richiesta di Pietro potrebbe sembrarci poco spirituale, addirittura volgare. «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». Ma dobbiamo registrare che questa volta Gesù non rimprovera Pietro. Non lo accusa di seguirlo per vile interesse. Non fa l’offeso replicando: “Ma come non ti basto io? I miei insegnamenti e la sapienza che ti sto donando?”. No. Non promette solo in un futuro lontanissimo e indefinito, l’onore di sedere su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Continua a leggere

«En la sua voluntade è nostra pace»

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Un minuto sul Vangelo di oggi (17/08/2015) di Padre Maurizio Botta

(dal sito cinquepassi.org)
 

«En la sua voluntade è nostra pace» Paradiso (III, 85): con questo verso pieno di luce Dante descrive la realtà profonda del Paradiso, la causa autentica della gioia che lì vi regna. La frase è pronunciata da Piccarda Donati, la donna che fu costretta a rinunciare alla vita contemplativa da familiari avidi e violenti, che perdonò, trasformando la sua sofferenza in obbedienza alla volontà di Dio.

Nella domanda, questo tale del Vangelo di oggi parla di avere-possedere la vita eterna. Gesù significativamente risponde parlando di entrare-penetrare nella Vita Eterna. Ingresso nella Vita – essere perfetto – gioia sono utilizzati direttamente o indirettamente per esprimere la stessa realtà. Dalla risposta di Gesù si capisce che non si sta parlando di Paradiso o di una realtà dopo la morte, ma della possibilità di entrare nella Vita già da questa vita. Continua a leggere

“Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità”

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«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,12-15)
 

Meditazione di don Pietro Cantoni

Gesù fa la sua quinta promessa dello Spirito Santo, dicendo che ha ancora molte cose da rivelare, ma i discepoli non sono ancora in grado di portarne il peso, perché ancora non hanno ricevuto lo Spirito. Quali sono queste cose? Riguardano il mistero del Padre (8,38.40) che ancora non sono in grado di penetrare. Continua a leggere

Lavanda dei piedi (Gv 13,1-15)

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«Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Continua a leggere

«Abramo vide il mio giorno e se ne rallegrò»

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In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte».
Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “E’ nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò».
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Annunciazione del Signore

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Oggi giorno di festa grande: la Chiesa celebra la Solennità dell’Annunciazione del Signore.
 
«In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo (…) il suo regno non avrà fine”. Continua a leggere

“Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli”

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,17-19.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.»
 
Meditazione di Benedetto XVI

Santa Messa a Varsavia, 26 maggio 2006

La fede non significa soltanto accettare un certo numero di verità astratte circa i misteri di Dio, dell’uomo, della vita e della morte, delle realtà future. La fede consiste in un intimo rapporto con Cristo, un rapporto basato sull’amore di Colui che ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 11), fino all’offerta totale di se stesso. Continua a leggere

La Quaresima, lo spirito del male e la gioia cristiana

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di Crescenzo Marzano
 
O  Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del  male”.

Così recita la colletta durante la liturgia del mercoledì delle ceneri.

Per chi non lo sapesse, la colletta (termine che deriva dal latino e significa “raccolta”), è quella breve preghiera che il sacerdote recita all’ inizio della Messa, a nome di tutti i fedeli, e che racchiude il significato della liturgia che si sta celebrando.

E’ come se il celebrante raccogliesse le preghiere di tutta l’assemblea e le presentasse a Dio in un’unica orazione. Continua a leggere

Francesco abbraccia Benedetto e prega i cardinali «Servite verità, giustizia e carità, sempre»

L'abbraccio dei due Papi al Concistoro

di Massimo Introvigne
 
Il 14 febbraio 2015 Papa Francesco ha presieduto il Concistoro per la creazione di venti nuovi cardinali (due gli italiani: l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, e quello di Ancona, Edoardo Menichelli), cui ha proposto una meditazione sulla «romanità» che deve contraddistinguere ogni porporato nel servizio entusiasta alla verità, e sulla carità di cui deve dare prova. «Quella cardinalizia», ha detto il Papa, «è certamente una dignità, ma non è onorifica. Lo dice già il nome – “cardinale” – che evoca il “cardine”; dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a un’onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità». Canonicamente, tutti i cardinali sono «incardinati nella Chiesa di Roma». Non è un mero simbolo. La fedeltà di un cardinale alla Chiesa si misura dalla sua unione con «la Chiesa che è in Roma» che «svolge un ruolo esemplare» e «presiede nella carità». Continua a leggere

Guariti dal suo mantello

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Una meditazione di don Antonello Iapicca sul Vangelo di oggi
 
Gesù ha “compiuto la traversata” e “approda” sulla terra di questo nostro lunedì. E’ passato dalla morte alla vita per noi. Il Mistero Pasquale che abbiamo celebrato ieri era una primizia di Cielo per vivere sulla terra, la porta attraverso cui entrare nei giorni feriali che ci attendono. “Dovunque giunge” Gesù, infatti, stende il “mantello” della sua vittoria sul peccato e sulla morte che tutti “guarisce”. Per questo, se nella nostra vita c’è Lui, questa nuova settimana sarà una meraviglia, qualunque cosa accadrà. Gli impegni, anche quelli più noiosi e fastidiosi, non saranno più una condanna. Le relazioni, anche quelle difficili dalle quali vorremmo sfuggire, non saranno più una tortura. Continua a leggere

“Il seminatore uscì a seminare”

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Meditazione di Benedetto XVI sul Vangelo di oggi

Con abbondanza e gratuità, il Signore getta il seme della Parola di Dio, pur sapendo che esso potrà incontrare un terreno inadeguato, che non gli permetterà di maturare a motivo dell’aridità, o che ne spegnerà la forza vitale soffocandolo tra cespugli spinosi. Tuttavia, il seminatore non si scoraggia, perché sa che una parte di questo seme è destinata a trovare il “terreno buono”, cioè cuori ardenti e capaci di accogliere la Parola con disponibilità, per farla maturare nella perseveranza e ridonarne con generosità il frutto a beneficio di molti. L’immagine del terreno può evocare la realtà più o meno buona della famiglia; l’ambiente talvolta arido e duro del lavoro; i giorni della sofferenza e delle lacrime. La terra è soprattutto il cuore di ogni uomo, in particolare dei giovani, a cui voi vi rivolgete nel vostro servizio di ascolto e di accompagnamento: un cuore spesso confuso e disorientato, eppure capace di contenere in sé impensate energie di donazione; pronto ad aprirsi nelle gemme di una vita spesa per amore di Gesù, capace di seguirlo con la totalità e la certezza che viene dall’avere trovato il più grande tesoro dell’esistenza. A seminare nel cuore dell’uomo è sempre e solo il Signore. Solo dopo la semina abbondante e generosa della Parola di Dio ci si può inoltrare lungo i sentieri dell’accompagnare e dell’educare, del formare e del discernere. Tutto ciò è legato a quel piccolo seme, dono misterioso della Provvidenza celeste, che sprigiona da sé una forza straordinaria. E’ infatti la Parola di Dio che di per se stessa opera efficacemente quanto dice e desidera.
 
Dall’Udienza al Convegno europeo sulla Pastorale vocazionale, 4 luglio 2009

 

Il bivio della vita e l’equilibrio cristiano

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Riceviamo dall’amico Crescenzo Marzano la seconda meditazione dedicata al tema del “male”, che volentieri pubblichiamo.
 
Durante un’omelia, ascoltata in questi giorni, il sacerdote analizzando alcuni fatti di cronaca (anche riguardo a crisi internazionali) che continuano a insanguinare il suolo del nostro bel pianeta, non riusciva a darsi pace, incapace di trovare una spiegazione “razionale” al problema male, se non scervellandosi nelle solite motivazioni di degrado sociale o religioso-politiche. Eppure, lo stesso, durante il rito del sacramento del Battesimo, amministrato a due bambini, invitava i fedeli a rinnovare le promesse che sono alla base anche del nostro battesimo. E, in particolar modo, come recita una parte di queste formule/preghiere, si invita a “rinunciare alle seduzione del Male” e “a Satana, origine e causa di tutti i mali” … come a dire: so qual’ è la causa (anche se indiretta) ma non ne voglio parlare … faccio finta di niente … meglio addossare tutte le colpe – solo – all’uomo. Il ché in parte è vero, ma solo in parte … Continua a leggere

“Avere fiducia nella bontà divina”

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Meditazione di San Pio da Pietrelcina per il Vangelo di oggi (Matteo 9,35-38.10,1.6-8)
 

La speranza nella misericordia inesauribile di Dio ci sostiene nel tumulto delle passioni e nell’ondata delle contrarietà; con fiducia accorriamo verso il sacramento della penitenza dove il Signore ci aspetta in ogni momento come un Padre misericordioso. Certo, davanti a lui, siamo ben coscienti di non meritare il suo perdono; eppure non dubitiamo della sua infinita misericordia. Dimentichiamo dunque i nostri peccati, come ha fatto Dio prima di noi. Continua a leggere

«Mangiavano, bevevano, compravano, vendevano»

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Continua a leggere

“Dite: Siamo servi inutili”

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In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?
Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
(Luca 17,7-10)
 

Meditazione di Isacco di Siria (VII secolo)

Gli occhi del Signore sono rivolti agli umili, per rallegrarsi. Mentre il Signore distoglie lo sguardo dagli orgogliosi, per umiliarli. L’umile riceve sempre la compassione di Dio… Fatti piccolo in tutto davanti a tutti e sarai innalzato più in alto dei principi di questo mondo. Supera tutti, abbracciali, abbassati davanti a loro, e sarai onorato più di coloro che offrono l’oro. Mettiti più in basso di te stesso, e vedrai la gloria di Dio in te. Poiché là dove c’è l’umiltà, là c’è la gloria di Dio… Se hai l’umiltà nel cuore, Dio ti rivelerà la sua gloria… Continua a leggere

“Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”

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In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». (Luca 14,25-33)
 

Meditazione di Benedetto XVI

Vorremmo obiettare: ma cosa stai dicendo, Signore? Non ha forse il mondo bisogno proprio della famiglia? Non ha forse bisogno dell’amore paterno e materno, dell’amore tra genitori e figli, tra uomo e donna? Non abbiamo noi bisogno dell’amore della vita, bisogno della gioia di vivere? Continua a leggere

Gli apostoli testimoni di Cristo risorto – San Giovanni Crisostomo

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Avvenne che in quei giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. (Luca 6,12-19) Continua a leggere

“Chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato”

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Dal Vangelo secondo Luca (10,13-16)

In quel tempo, Gesù disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».
 
Meditazione di Benedetto XVI

Nella loquacità del nostro tempo, e di altri tempi, nell’inflazione delle parole, rendere presenti le parole essenziali. Nelle parole rendere presente la Parola, la Parola che viene da Dio, la Parola che è Dio. Ma come potremmo, essendo parte di questo mondo con tutte le sue parole, rendere presente la Parola nelle parole, se non mediante un processo di purificazione del nostro pensare, che soprattutto deve essere anche un processo di purificazione delle nostre parole? Come potremmo aprire il mondo, e prima noi stessi, alla Parola senza entrare nel silenzio di Dio, dal quale procede la sua Parola? Continua a leggere

“La lampada si pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce”

Dal Vangelo secondo Luca (8,16-18)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
 

Meditazione di Benedetto XVI

Mediante il Sacramento del battesimo e la professione della fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi, attraverso il quale il nuovo giorno viene a noi. Nel Battesimo, il Signore dice a colui che lo riceve: Fiat lux – sia la luce. Il nuovo giorno, il giorno della vita indistruttibile viene anche a noi. Cristo ti prende per mano. D’ora in poi sarai sostenuto da Lui e entrerai così nella luce, nella vita vera. Per questo, la Chiesa antica ha chiamato il Battesimo “photismos” – illuminazione. Continua a leggere

«Io sono il pane della vita»

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,24-35.

Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù.
Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.
Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».
Gesù rispose: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato». Continua a leggere

“C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni”

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 8,1-3.

In quel tempo, Gesù se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni,
Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.

 

Meditazione di Benedetto XVI

La loro testimonianza non può essere dimenticata, conformemente a quanto Gesù stesso ebbe a dire della donna che gli unse il capo poco prima della Passione: «In verità vi dico, dovunque sarà predicato questo vangelo nel mondo intero, sarà detto anche ciò che costei ha fatto, in memoria di lei» (Mt 26,13; Mc14,9). Il Signore vuole che questi testimoni del Vangelo, queste figure che hanno dato un contributo affinchè crescesse la fede in Lui, siano conosciute e la loro memoria sia viva nella Chiesa…i Vangeli ci informano che le donne, a differenza dei Dodici, non abbandonarono Gesù nell’ora della Passione (cfr Mt 27,56.61; Mc15,40). Continua a leggere

“Le sono perdonati i suoi molti peccati”

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 7,36-50.

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato;
e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure».
«Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Continua a leggere

“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto”

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Dal Vangelo secondo Luca (7,31-35)

In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
 

Meditazione di Benedetto XVI
Angelus, 31 ottobre 2010

“Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto”. Dio non esclude nessuno, né poveri né ricchi. Dio non si lascia condizionare dai nostri pregiudizi umani, ma vede in ognuno un’anima da salvare ed è attratto specialmente da quelle che sono giudicate perdute e che si considerano esse stesse tali. Continua a leggere

« Stava presso la croce di Gesù sua madre »

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 19,25-27.

In quell’ora, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

 
Meditazione di San Giovanni Crisostomo

Vedi questa vittoria ammirabile? Vedi i successi della Croce ? Ti sto per dire ora una cosa ancora più stupenda. Considera il modo con il quale questa vittoria si è realizzata, e sarai più stupito ancora. Cristo ha dominato il demonio proprio mediante ciò che aveva permesso al demonio di vincere. Ha combattuto il demonio con le sue stesse armi. Continua a leggere

“Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno”

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Dal Vangelo secondo Luca (5,33-39)

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

 

Meditazione di Benedetto XVI

Gesù ha desiderio di noi, ci attende. E noi, abbiamo veramente desiderio di Lui? C’è dentro di noi la spinta ad incontrarLo? Bramiamo la sua vicinanza, il diventare una cosa sola con Lui, di cui Egli ci fa dono nella santa Eucaristia? Oppure siamo indifferenti, distratti, pieni di altro? Dalle parabole di Gesù sui banchetti sappiamo che Egli conosce la realtà dei posti rimasti vuoti, la risposta negativa, il disinteresse per Lui e per la sua vicinanza. Continua a leggere