Perché Gesù parlava in parabole

di don Andrea Lonardo
 
«Si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: “Perché a loro parli con parabole?”. Egli rispose loro: “Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”». «Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Ed egli rispose…» (Mt 13,36-37).

Il testo evangelico mostra come le parabole non siano state raccontate da Gesù per venire incontro ai semplici, non sono state pensate per trovare un linguaggio più comprensibile utilizzando esempi della vita di tutti i giorni. Esse al contrario non possono essere capite da soli e richiedono spiegazioni: gli stessi apostoli le debbono approfondire. Continua a leggere

«Non temete, voi valete più di molti passeri»

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Una meditazione di Isacco di Siria sul Vangelo di oggi (rito romano).

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Non occorre desiderare o cercare, senza necessità, dei segni visibili, mentre il Signore è sempre pronto a soccorrere i suoi santi. Egli non manifesta senza necessità la sua potenza in un’opera o in un segno visibile, per non attenuare l’aiuto che riceviamo da lui e non nuocerci. In questo modo egli provvede ai suoi santi. Vuole mostrare loro che l’attenzione segreta che porta loro non li lascia un’istante, ma in ogni cosa egli lascia loro condurre il combattimento secondo la misura delle loro forze perché si diano la pena di pregare.

Se una difficoltà però li fa cadere quando sono malati o scoraggiati perché la natura è debole, lui in persona fa tutto quanto è in suo potere perché essi siano aiutati, nel modo giusto che solo egli conosce. Li rafforza segretamente per quanto può, perché abbiano la forza di sopportare le difficoltà. Infatti nella fiducia che dà loro, toglie peso alla loro fatica e mediante la visione di questa fede li spinge a glorificarlo… Continua a leggere

“Ed egli si alzò e lo seguì”

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« Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Udito questo, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici . Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” » (Mt 9,9-13)
 

Meditazione di don Pietro Cantoni

Le chiamate di Gesù ci possono apparire come delle improvvisate e le risposte come decisioni avventate e imprudenti. Dobbiamo però riflettere che i Vangeli ci propongono una narrazione essenziale che salta tanti passaggi che possono però essere intuiti senza troppa difficoltà. Il pubblicano Levi (chiamato “Matteo”: Lc 6,15; Mt 9,9) conosceva già Gesù da parecchio tempo e probabilmente aveva avuto modo di conoscerlo e di parlare con lui ad uno di quei pranzi a cui Gesù partecipava volentieri in compagnia di pubblicani e peccatori. Anche la chiamata (e la risposta) di Giovanni, Giacomo, Andrea e Pietro ci possono apparire incaute e impulsive (Mt 4,18-22) se non si tiene conto di quanto raccontato dallo stesso Giovanni sul loro primo ed intenso incontro (Gv 1,35-42), a cui fecero seguito certamente molti altri. Continua a leggere

Il discepolo che è giunto a «penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio»

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Meditazione di Ruperto di Deutz (ca 1075-1130), monaco benedettino, su San Giovanni apostolo:
 
Nella misura di quella grazia che ha fatto sì che Gesù lo amasse e che l’abbia fatto riposare sul suo petto alla Cena (Gv 13,23), Giovanni ha ricevuto in abbondanza l’intelligenza e la sapienza [i doni dello Spirito] (Is 11,2) – l’intelligenza per comprendere le Scritture ; la sapienza per redigere i suoi libri con un’arte mirabile. A dire il vero non ha ricevuto questo dono fin dal momento in cui ha riposato sul petto del Signore, anche se in seguito ha potuto attingere da questo cuore « nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza » (Col 2,3). Continua a leggere

“Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia”

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In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Continua a leggere

Annunciare il regno di Dio

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Un minuto sul Vangelo di oggi (23/09/2015) – di Padre Maurizio Botta

dal sito: cinquepassi.org
 
Spesso su giornali e riviste cattoliche si sente parlare di Vangelo, delle esigenze del Vangelo, dei valori evangelici. Vangelo significa “buona notizia, lieto annuncio” il che è come continuare a ripetere di una buona notizia, delle esigenze di questa buona notizia, dei valori della buona notizia… Se non fossimo assuefatti una domanda si imporrebbe. Qual è il contenuto di questa benedetta buona e notizia? Qual è il Vangelo? Non basta ripetere magicamente la parola contenitore vangelo. Il Vangelo, la buona notizia è il Regno di Dio. Così ci dice il brano di oggi. Dio che regna è l’unica buona notizia in un mondo malato e prigioniero. Gesù infatti precede l’annuncio estendendo ai suoi Dodici la Sua stessa Forza e il Suo stesso Potere contro la forza e il potere di un altro regno quello di Satana e dei suoi demoni. Gesù partecipa ai suoi Dodici il Suo Potere e la Sua Forza taumaturgica. Continua a leggere

“Nel mondo, ma non del mondo”

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Meditazione tratta dal sito Cinque Passi
 
Il santo è un uomo che ascolta e custodisce con perseveranza nel tempo le parole di Dio. Resiste al calore infuocato durante le tentazioni perché sotto di lui c’è terra e le radici possono scendere a raggiungere la terra nera, fresca e umida. Libera sopra di sé il suo campo dai rovi, cioè dalle preoccupazioni e dalle vanità che soffocano lo sviluppo del seme verso l’alto. Il santo stringe un legame con la persona di Cristo più decisivo e stringente di un legame di sangue. Gesù arriva a definire il santo addirittura come sua madre. E la presenza di questa unione ha una verifica possibile. Il vero discepolo, il vero santo è nel mondo, ma non è di questo mondo. Unito a Cristo è perseguitato. Continua a leggere