Saint-Exupéry

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di Antonio Giuliano
 
Ci sono libri che non finiscono di stupire. E Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944) di certo lo è. Non è un caso se oggi – pare- sia il volume più tradotto al mondo (257 traduzioni) dopo la Bibbia, con oltre 140 milioni di copie vendute dal 1943, quando uscì in piena guerra mondiale. Siamo però sicuri che i numeri da record, gli adattamenti cinematografici e il successo commerciale non abbiano svilito o addirittura alterato il messaggio reale del libro? Possiamo dire di aver compreso lo spirito dell’autore o ne abbiamo fatto una fiaba cult, ecologista e all’insegna del volemose bene?

Una banalizzazione da cui ci aveva messo in guardia lo stesso Saint-Exupéry sin dall’incipit del suo racconto. «Tutti gli adulti sono stati bambini. Ma pochi se ne ricordano»: se abbiamo perso la capacità di stupirsi dei più piccoli e non proviamo a guardare la realtà andando al di là delle apparenze, cercando «non con gli occhi che sono ciechi ma con il cuore», potremmo parlare «solo di bridge, di golf, di politica e di cravatte». Cioè di tutte quelle cose banali o di minor conto con le quali gli adulti hanno perso la capacità di guardare oltre. Continua a leggere

Il pastore addormentato e quello meravigliato

di Alessandro D’™Avenia
 
Il Presepe è il Mondo. Dio fece il Presepe del Mondo perché suo Figlio un giorno vi abitasse. L’uomo, creando il presepe, ricrea se stesso e scopre l’essenza di quel mondo che è chiamato ad abitare, coltivandolo e custodendolo. Lo sapeva bene Giuseppe Antonio Matera, grande scultore di presepi e pastori del barocco siciliano, inventore di personaggi che entrarono nella tradizione del presepe locale. Se domenica scorsa ho parlato del muschio e del pastore che si toglie la spina dal piede, adesso vorrei soffermarmi su altri due pastori del presepe siciliano, posto che nei personaggi del presepe è l’uomo di tutti i tempi che si rivela, con i suoi pregi e i suoi difetti. Continua a leggere

Scuola il rischio noia se si perde la meraviglia

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di Alessandro D’Avenia

L’alternativa ad una scuola noiosa non è una scuola divertente. Non esiste una scuola spensierata e senza fatica (e il digitale non la renderà tale), ma questo non vuol dire che debba essere noiosa (e il digitale ci darà una mano). La vera alternativa è una scuola interessante. Interesse (essere dentro) vuol dire coinvolgimento con tutto l’essere (corpo, cuore, testa, spirito) da ciò che viene presentato o rappresentato (dal corpo, cuore, testa, spirito dell’insegnante). L’interesse è perfettamente compatibile con l’impegno e la fatica, cosa che la noia non potrà mai ottenere, e neanche il divertimento che si esaurisce nella consumazione dell’esperienza.

Ma che cosa ha il potere di attraversare l’essere da dentro in tutti i suoi strati? Quale presenza riesce a muovere la persona nella sua completezza chiedendole di andare oltre? Continua a leggere

L’uomo nell’Universo: il figlio dell’Immenso

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Il concepimento come vero big bang della creazione

di Carlo Casini

Il primo aspetto riguarda il rapporto tra l’uomo e l’Universo. Restiamo attoniti e quasi sgomenti quando cerchiamo di applicare all’universo il nostro modo di pensare lo spazio e il tempo. La nostra terra ha una circonferenza di 40mila chilometri. La luce corre a 300mila Km. al secondo. Mentre io pronuncio la parola “uno” essa ha fatto sette volte e mezzo il giro del mondo. Ma l’unità di misura usata dagli astronomi è l’anno luce, cioè lo spazio percorso dalla luce in un anno. Poiché in un giorno ci sono 86.400 secondi e in un anno 31.536.000, un anno luce corrisponde a quasi 76mila miliardi di chilometri. La mente si smarrisce. Non siamo in grado di ricorrere alla immaginazione. Continua a leggere

“Dove Dio fu senza un tetto, tu e io siamo a casa”. Poesia di Natale di G. K. Chesterton

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Una miriade di luci illuminano le nostre strade e soprattutto le nostre case in questo periodo. E dicono che è festa perché la luce è entrata in casa nostra. Abbiamo bisogno di paradossi come quelli che scriveva il signor Chesterton per poter guardare le cose vere con occhio strano quanto basta per continuare a meravigliarci, di giorno in giorno, di anno in anno. Tra le molte poesie sul Natale che Chesterton scrisse, questa, che riporto con una mia traduzione scritta per questa occasione, ci porta dentro quella capanna di Betlemme e ce la fa guardare una volta di più con occhi incuriositi: solo là dove Dio fu senza un tetto, tu ed io siamo a casa:

Laggiù  una madre senza posa camminava,

fuori da una locanda ancora a vagare;

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Hadjadj: ho scoperto Dio. E al fratello ateo ora dico…

Hadjadj

Prima della mia conversione, devo confessarlo, odiavo questa parola. Quando qualcuno diceva «Dio», mi sembrava che mettesse fine a qualsiasi discussione. Aveva introdotto con l’imbroglio un altro jolly nel mazzo di carte.

Era un abracadabra, una formula magica e mi verrebbe da dire addirittura una «soluzione finale», con tutto ciò che può comportare di terrorizzante un’espressione del genere. Una soluzione finale all’interno di una discussione che, d’un tratto, veniva soffocata da questa parola grossa e massiccia. La mia conversione consistette dapprima in una conversione di vocabolario. Continua a leggere