«Michi è rimasto nelle mani di Dio». E sua madre ha capito forse più di tutti come è stato «rianimato»

«Michi è rimasto nelle mani di Dio». E sua madre ha capito forse più di tutti come è stato «rianimato»

È rimasto sott’acqua per 43 minuti e quando l’hanno riportato a galla, il suo cuore era fermo. Tanto che tutti ormai pensavano non ci fosse nulla da fare. Portato al San Raffaele di Milano, però è riuscito a salvarsi. E, tra qualche giorno, sarà dimesso, in tempo per il match Juve-Barcellona del 6 giugno. Uno dei suoi primi pensieri: dopo essersi svegliato, ha subito chiesto: «Hanno già giocato la finale di Champions?». Una caso destinato ad entrare nella storia della medicina.

È la storia di Michi, 15 anni ancora da compiere: il 24 aprile scorso con quattro amici si è tuffato da un ponticello nelle acque del Naviglio, a Castelletto di Cuggiono, in provincia di Milano. Rimasto impigliato sul fondo, non è però risalito. E quando 118 e vigili del fuoco sono riusciti a recuperarlo, la storia sembrava scritta: dopo oltre 40 minuti sott’acqua, con una temperatura del Naviglio di 15 gradi e una corporea di 29, il cuore era fermo e il sangue non circolava più. Ed è per questo motivo che i polmoni non si sono riempiti d’acqua. Continua a leggere