Il santuario in cui Gesù è rimasto impresso su una pietra

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Nel comune colombiano di Sopó, a circa 40 minuti di macchina da Bogotà, c’è un santuario meraviglioso, immerso nella natura e custodito dall’immenso cielo blu che d’estate copre Sabana de Bogotá. È il Santuario de Mi Padre Jesús de la Piedra de Sopó, dove il volto di Gesù è rimasto impresso su una pietra.

La storia di questo posto risale al 3 dicembre 1753. Rosa Nieto, una donna di grande semplicità e dai valori cristiani, viveva nella parrocchia. Aveva il compito di lavare le tovaglie per il servizio dell’altare, e si recò al torrente Moya, dove l’acqua era pura, per lavare le tovaglie in una pozza che si era formato lì. Continua a leggere

3 fatti scientificamente inspiegabili sull’immagine di Guadalupe

3 fatti scientificamente inspiegabili sull’immagine di Guadalupe

Basilica di Guadalupe, Città del Messico – Riproduzione

Uno dei più impressionanti: il mantello ha le caratteristiche di un corpo umano vivo!
 
Il 12 dicembre 1531 la Madonna apparve in Messico a un indigeno di 57 anni di nome Juan Diego, a cui chiese di raccogliere con la sua tilma, un mantello tipico fatto di un tessuto molto povero, delle rose che erano fiorite nonostante fosse inverno e di presentarle all’arcivescovo monsignor Juan de Zumárraga come prova delle apparizioni. Quando Juan Diego dispiegò il mantello con le rose davanti all’arcivescovo, i presenti si resero conto che sulla tilma dell’indigeno era impressa l’immagine che oggi tutti conoscono come Nostra Signora di Guadalupe.  Continua a leggere

Miracolo della Pietà di Cannobio (Lago Maggiore)

quadretto

La sera dell’8 gennaio 1522, nell’osteria di Tommaso Zacchei sono rimasti soltanto alcuni avventori; l’oste è già andato a coricarsi. In cucina rimane la moglie Elisabetta con le due figliole, delle quali la più piccola, di tredici anni, di nome Antonietta, viene mandata dalla mamma al piano superiore a prendere qualcosa che le occorre. La bambina obbedisce e, giunta nella stanza superiore, “la saletta”, il suo occhio è attirato dal quadretto dell’Addolorata (La Pietà) appeso alla parete, di fronte alla scala.

È un quadretto come tanti altri che sostituisce il Crocifisso nelle case cristiane. Il busto di Gesù morto emerge dal sepolcro con le braccia rilasciate ed incrociate a mostrare le piaghe delle mani. Alla sinistra di chi guarda, a destra di Gesù, la Madonna Addolorata sostiene con la mano destra il Figlio, ed indica la ferita del costato. A sinistra di Gesù si trova S. Giovanni piangente, con le mani giunte. Sullo sfondo compaiono gli strumenti della passione: la croce, le funi, i dadi, la spugna, le mani di Pilato, ecc. Continua a leggere

La Sacra Spina della Passione è tornata a fiorire

Fedeli nella chiesa di San Giovanni Bianco dove è custodita la Sacra Spina

 di Andrea Lavelli
 
Alla fine è arrivata anche la conferma ufficiale del vescovo di Bergamo: dopo 84 anni la “Sacra spina” custodita a San Giovanni Bianco è veramente tornata a “fiorire”. È un vero e proprio prodigio quello che sta avvenendo nel piccolo paese della Valle Brembana (provincia di Bergamo) che da più di 500 anni custodisce una delle spine della corona di Cristo. Altre volte in passato la preziosa reliquia aveva fatto registrare il fenomeno miracoloso della “fioritura”, che avveniva soprattutto nella circostanza eccezionale in cui il Venerdì santo coincideva con la data del 25 marzo, solennità dell’Annunciazione: in queste occasioni testimoni oculari avevano notato e registrato la presenza di gemme, fiori e altri segni sulla superficie della spina.

Così è avvenuto anche quest’anno quando, la sera del giorno di Pasqua, si è verificato ilmiracolodella fioritura di due piccole gemme: il parroco don Diego Ongaro ha raccontato a L’Eco di Bergamo della «trasformazione completa di colore di una gemma e l’apparizione di una nuova escrescenza sulla cima». Continua a leggere

San Leopoldo, miracolo a Loreto. Una ragazza guarisce

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Una ragazza con grave infezione al volto appoggia alla mascella malata un fazzoletto che poco prima era appoggiato alla teca del Santo e guarisce: i medici non sanno dare una spiegazione. Probabile miracolo di San Leopoldo: a dare l’annuncio è l’Arcivescovo Giovanni Tonucci, delegato pontificio per la basilica di sant’Antonio e prelato di Loreto, durante la messa di questa mattina al Santo.

Il miracolo sarebbe successo lunedì mattina a Loreto, dove la teca del santo era stata esposta alla venerazione dei pellegrini: si parla di una ragazza con una grave infezione alla mascella, misteriosamente guarita prima dell’intervento chirurgico. Di fronte allo stupore dei medici, la ragazza avrebbe spiegato che la zia, poco prima, le aveva appoggiato sulla guancia un fazzoletto che aveva passato sull’urna di San Leopoldo. I medici, secondo quanto raccontato dall’arcivescovo Tonucci, stanno cercando delle spiegazioni razionali, per dimostrare che questa guarigione è davvero miracolosa. Continua a leggere

Il “cristero” 14enne José, morto martire, sarà santo

Il 22 gennaio papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce un miracolo al giovane José Sanchez del Rio, autorizzando così la sua canonizzazione. Il 14enne messicano è morto martire nel 1928 durante la rivolta dei “cristeros”, che si opposero alle persecuzioni anticattoliche ordinate dall’allora presidente del Messico imbracciando le armi.

«VIVA CRISTO RE!». Il giovane si era unito alla rivoluzione per amore di Cristo Re e della Madonna di Guadalupe. Troppo piccolo per combattere, era diventato il portabandiera di quello strano esercito. Il 6 febbraio 1928, nella cruenta battaglia di Cotija, venne catturato dall’esercito governativo. I soldati gli offrirono la liberazione e ogni bene, chiedendogli in cambio di rinnegare la sua fede. Continua a leggere

È nata stamattina. Da zero a uno, come è possibile, come si può immaginare?

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di Marina Corradi
 
Un’amica mi manda un Whatsapp con una foto della sua ultima nipote. È nata all’alba, due ore fa, in una città lontana. È bellissima, perfetta, e già è evidente – nonostante tutte le storie che ci raccontano – che è una femmina. Che è una bambina, nelle linee aggraziate, nell’armonia del piccolissimo ovale. Guardo la foto e penso che è incredibile: nove mesi fa di questa bambina non c’era niente, nulla sulla faccia della terra – e ora, guardate.

Vorrei rifare il suo viaggio a ritroso, da una notte apparentemente come le altre; da un punto infinitesimale, da un microscopico incrocio, da una scintilla, che sprigionò qualcosa che non c’era. E subito quell’affollarsi di cellule, apparentemente disordinato, in realtà antichissimo e sapiente: due, quattro, otto frammenti che si aggregano, veloci, in un impercettibile palpito. Continua a leggere