Dat, eutanasia del non consenziente

Non è paradossale che il principio della sacra libertà sul fine vita sia stato nei fatti scardinato e contraddetto fin dalla prima applicazione? Il caso di Modena
 
di Caterina Giojelli
 
Ci eravamo già chiesti se l’assolutizzazione del diritto all’autodeterminazione fosse una valorizzazione della libertà o la uccidesse definitivamente. Lo scudo della libera scelta sancita dall’approvazione delle Dat non avrebbe dovuto arginare ogni deriva paternalistica sul fine vita? Non era la vittoria delle garanzie fondamentali della persona, dopo undici anni di battaglie per la dignità e la libertà di tutti? E non è paradossale che tale principio sia stato nei fatti scardinato e contraddetto fin dalla prima applicazione della legge sul biotestamento?

IL CASO DI MODENA. È accaduto a Modena, dove il padre ultraottantenne di una donna da mesi ricoverata in coma all’ospedale di Baggiovara, è stato nominato dal giudice tutore della figlia, ad oggi incapace di esprimere le sue volontà. Tocca quindi al padre diventare interprete delle stesse, perché la donna, le sue disposizioni anticipate di trattamento in materia di cure da affrontare o meno, ed espresse sulla base di conoscenze precise e circostanziate, non le ha mai date. Non le ha date perché non le ha scritte e in mancanza di biotestamento scritto, ha deciso il giudice, deve essere un tutore a decidere per lei. Occupandosi di questioni patrimoniali, ma soprattutto agendo nel suo «migliore interesse» e ricostruendo le volontà della donna quando ancora era in grado di esprimersi. Continua a leggere

Verso la beatitudine il seminarista ucciso dai comunisti

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di Andrea Zambrano

Nell’infornata di beati che ieri il Papa ha autorizzato (ben 63, tra cui i martiri della guerra civile spagnola) ce n’è uno che i lettori della nuova Bussola conoscono molto bene. Si tratta di Rolando Rivi. Il giovane seminarista di Castellarano (RE) ucciso in odium fidei in provincia di Modena da due partigiani comunisti il 13 aprile del 1945 era uno degli osservati speciali della Congregazione per le cause dei Santi. Morì a soli 14 anni pregando per suoi aguzzini che lo avevano sequestrato sui monti nel corso di quella guerra civile che va sotto il nome di Resistenza, ma che molte brigate comuniste avevano interpretato come un inizio di rivoluzione comunista in terra emiliana. Continua a leggere