Eminem chiede perdono al suo bambino mai nato

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Eminem, il celebre rapper americano, noto per le sue rabbiose diatribe contro la società, nel suo nuovo album “Revival”, ha pubblicato un singolo che parla di una esperienza dolorosa che ha vissuto: l’aborto di suo figlio ed i traumi che ne sono seguiti.

I media, accorti nel cogliere, all’interno dell’album, le varie tematiche politiche, hanno trascurato quel brano che senza dubbio ha più toccato la sfera intima dell’artista, oltre che un vero e proprio dramma sociale mascherato, spesso, da conquista.

È proprio intorno a questo inganno – racconta un articolo di LifeNews – che si costruisce il testo di “River”: una dolorosa confessione del suo crimine ed un potente grido di perdono rivolto al piccolo ed alla madre.

Eminem è senza veli nella descrizione di tutta la storia. Ammette di essere un imbroglione seriale, un «tossicodipendente» che dopo aver avuto una relazione con una donna, Suzanne, l’ha abbandonata ed allontanata dalla sua vita. Ciò che, di lui, però, non poteva abbandonarla era il figlio concepito insieme e della cui vita Eminem non voleva prendersi cura. Continua a leggere

DjFanny: il ragazzo con la Sla che compone il suo “Sì alla Vita”

Andrea e il coraggio di dire “si” alla vita

Il 17 Settembre in Italia si è celebrata la Giornata Nazionale dedicata alla Sla. In questa occasione vogliamo ricordare i veri eroi di questa malattia, donne e uomini che come Andrea hanno scelto di combatterla. Andrea Turnu è un ragazzo di 29 anni originario di Ales un paese nel cuore della Sardegna.

Andrea è affetto da Sla (sclerosi laterale amiotrofica), malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni centrali e periferici, causando rigidità e diminuzione muscolare che portano alla totale perdita di movimento. La Sla costringe Andrea a rimanere su un letto, immobile, ma non per questo ha smesso di sognare ed è riuscito a trasformare il suo sogno in realtà.

“La musica è la migliore medicina per l’anima”. Andrea ha fatto di questo aforisma la sua filosofia di vita, diventando DjFanny, il dj che compone musica con gli occhi attraverso un sintetizzatore vocale. Con DjFanny si compie uno dei più grandi miracoli: la vita, un miracolo di cui è diventato promotore e che nel silenzio e nella solitudine di un letto fa rumore in ogni coscienza, in quelle coscienze che ogni giorno, offuscate dalla nebbia della quotidianità, non riescono ad “aprire gli occhi.” Andrea però non è solo, come lui anche altri ragazzi decidono di dire “si” alla vita, come Paolo che affetto da Sla, ha sconfitto la malattia grazie all’amore per la cucina.

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L’educazione al canto è un’arma sottovalutata per ricostruire un popolo

L'educazione al canto è un'arma sottovalutata per ricostruire un popolo

di Giovanni Maddalena
 
Un concerto a Sheffield e l’importanza di insegnare la musica.
 
Cantavano in tanti lo scorso sabato 8 a Sheffield, per il 275esimo anniversario della prima del Messiah di Handel, tenuta a Dublino nella primavera del 1742. La società bachiana della cittadina inglese, ora nota soprattutto per la celebre università che quest’anno ospitava la società britannica degli storici della filosofia, aveva organizzato un concerto di beneficienza in cui ciascuno poteva partecipare come cantante, se voleva non limitarsi a fare lo spettatore. Ovviamente c’erano orchestra, cantanti professionisti e direttore celebre, ma il coro – quello dello splendido Hallelujah – era formato dal popolo. Saranno stati in quattrocento. Prove nel pomeriggio, cena in piedi e poi il concerto nella splendida cattedrale gotica.

L’idea è bella di per sé, ma quando i quattrocento si sono alzati in piedi per il primo coro, la profonda emozione che ha afferrato il pubblico faceva nascere anche qualche ulteriore pensiero su tecnologia, gesti ed educazione a cui spesso questa rubrica è stata dedicata. Al canto, e alla musica in genere, viene riservato poco spazio nella formazione italiana. Continua a leggere

La tradizione cattolica incontra il gospel

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L’artista Edwin Fawcett propone un’accoppiata inaspettata, che però funziona 
 
È un abbinamento inaspettato: Gospel e… cattolicesimo? Ma Edwin Fawcett fa proprio questo. Prende la ricchezza delle Scritture e della tradizione cattolica e l’unisce al sound dolce e sentimentale del gospel.

La realizzazione del suo ultimo album, “Lift Your Eyes”, ha richiesto più di dieci anni di lavoro. In esso riecheggiano le parole del profeta Isaia. Edwin dice che le parole di Isaia “hanno offerto qualcosa di diverso – un messaggio più profondo e intimo da Dio a me, che parla di Dio e di me”.

“You are precious” (in italiano “tu sei prezioso”) è un messaggio rivolto a tutti, soprattutto a coloro che sono lontani, che non si sentono amabili, perdonabili, degni. Continua a leggere

Lead, Kindly Light: John Henry Newman sung by Audrey Assad

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di Robert Cheab

(dal blog Theologhia)
 
Sentire questo poema di Newman cantato così bene, mi ha riportato con la mente ai tempi dello studio della teologia, quando abbiamo fatto un corso prevalentemente su Newman. Durante quel corso, il docente, il caro gesuita p. Michael Paul Gallagher, ci raccontò che il giorno in cui Newman ricevette la notizia della sua nomina a fellow ad Oxford stava suonando il violino. Era così preso dalla musica che non intese del tutto le parole del messaggero e proseguì – dopo essersi accontentato di annuire alla notizia – a suonare come se niente fosse. Solo dopo si accorse di quanto gli è stato annunciato e corse di gioia verso Oxford.

Ecco, me lo immagino così allegro allora a sentire il suo poema più famoso cantato così bene.

Buon ascolto!

Segue sotto il testo del poema in inglese e poi in italiano Continua a leggere

Tutta la freschezza di JJ Heller in “This Year”

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(da Aleteia)
 
Ogni nuovo anno inizia con l’entusiasmo dei buoni propositi e anche se non vogliamo ammetterlo perché magari non ci piace, ognuno di noi fa un bilancio personale, desidera che il nuovo anno sia migliore e si pone degli obiettivi da raggiungere o si impone di non ripetere gli stessi errori.

JJ Heller, in tutta la sua spumeggiante freschezza, condivide con noi i suoi buoni propositi e ci regala un pezzo pieno di vita e coraggio. Non serve vivere nel rimpianto e soffermarsi in ciò che non va; non è importante quante volte si cade ma quante riusciamo a rialzarci; i nostri occhi vanno addestrati per vedere sempre e comunque tutto ciò che c’è di positivo nelle situazioni perché solo così ci sentiremo vivi e non intorpiditi.

E se imparassimo a pensare un po’ meno a noi stessi e di più agli altri? Continua a leggere