Le parole possono cambiare il modo di pensare

Non è vero che prima pensiamo e poi parliamo. Spesso le parole cambiano il nostro modo di pensare. La lingua «contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita» dice la Lettera di Giacomo: le parole condizionano la testa, ed è una bellissima notizia, perché la lingua la possiamo controllare (alla peggio impegnandola a far sciogliere un cioccolatone Chococaviar al 75 per cento di cacao della Venchi…).
Io l’ho sperimentato. Non dico il cioccolato, cioè anche quello, ma dicevo che ho sperimentato il potere di non rispondere al male, le volte che sono riuscita a controllare la lingua. Non tante, ma è successo.
Mi è capitato per esempio di ricevere lettere traboccanti di odio. Sono partita gonfiandomi come un gatto, inarcando la schiena, tirando fuori le unghie, mostrando i denti. Ho cominciato a rispondere offesa e arrabbiata producendo scritti piccati, puntuti, pieni di distinguo, giustificazioni, precisazioni, ribattendo accusa su accusa. Continua a leggere

Obbedire rende felici!

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Costanza Miriano invita i suoi lettori ad unirsi alla “compagnia dell’agnello”

Roma, 04 Luglio 2014 (Zenit.org) Luca Marcolivio

Dopo lo straordinario successo di Sposati e sii sottomessa e Sposala e muori per lei, autentici casi letterari tra il 2011 e il 2012, con oltre 80mila copie vendute, Costanza Miriano ha ripreso a scalare le classifiche dei bestseller con il suo terzo libro Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’agnello (Sonzogno, 2014).

Andando oltre i consueti temi della famiglia e dei rapporti uomo-donna, la Miriano si è soffermata sul desiderio umano di felicità, individuandone la chiave proprio nell’obbedienza, che non ha nulla a che vedere con l’azzeramento dello spirito critico, ma riguarda piuttosto la fedeltà alla propria vocazione (di moglie o di marito, ad esempio) da un lato, e alla natura e alla realtà, dall’altro. Continua a leggere

Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’Agnello.

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di Costanza Miriano

Ore 19 e 02. Calcolando che la strada è rallentata dai lavori, basta uno in doppia fila che faccia scendere la nonna finta invalida e posso contare ancora in un’ora e diciotto minuti prima che gli ospiti arrivino. Devo solo: preparare la cena, tutta tranne la carne – quella l’ho già bruciata (ho dovuto mettere la muta alla Barbie surfista nel momento decisivo, e secondo me lei era un po’ ingrassata) – apparecchiare (ho solo sei forchette uguali, ma pare che la tavola spaiata faccia molto degagee), correggere due dettati e riascoltare storia, fornire a quattro figli quattro travestimenti da ragazzi a modo, possibilmente della taglia giusta o con una ragionevole approssimazione, più alcune rapide formalità tipo demolire il fortino costruito sul divano con le insegne delle femmine (“io mi lamento per principio” e “vietato ai maschi”), nascondere con poche abili mosse orsi dentro a ripostigli e furetti sotto i letti. Continua a leggere