Commercio. Meno posti e più chiusure con le aperture domenicali

Meno posti e più chiusure con le aperture domenicali

I danni della deregulation: dal 2012 il commercio ha perso quasi 30mila occupati. I sindacati segnalano come la maggior parte dei casi chi lavora nei festivi non goda di una maggiorazione retributiva
 
di Luca Mazza

(Avvenire 12 settembre 2018 )
 
Da una parte c’è una stima generica e tutta da verificare, dall’altra parte invece ci sono i numeri inconfutabili che certificano come in sette anni di ‘deregulation’ totale (e di domeniche sempre aperte allo shopping) i risultati economici si siano rivelati piuttosto deludenti su vari fronti. La previsione è quella diffusa e messa in rilievo nelle ultime ore da tanti attori della Grande distribuzione organizzata che – preoccupati dalla fine dell’era delle aperture no stop – sottolineano come con le chiusure domenicali sarebbero a rischio 40-50mila posti di lavoro, ovvero circa il 10% del totale. Ma per avere un quadro completo ed effettuare un’analisi approfondita più delle stime aiutano i dati sul commercio da cui si nota come le liberalizzazioni selvagge abbiano ridotto e non aumentato l’occupazione in Italia. Perché la crescita della grande distribuzione non ha compensato i posti bruciati dai piccoli negozi schiacciati dai giganti e costretti ad abbassare le saracinesche. Dalle elaborazioni Confesercenti sui dati di Infocamere emerge una vera e propria moria delle micro realtà commerciali. Tanto che il saldo tra aperture e chiusure dei negozi indipendenti (escluso franchising, grande distribuzione e ambu-lanti) tra il 2012 (primo anno di regime liberalizzato) e il 2016 è di 108.636 unità in meno.

Il trend è confermato dalle rilevazioni del centro studi di Confcommercio sulla ‘demografia’ delle attività commerciali: negli ultimi dieci anni si è verificata una flessione del 2,1%. Anche i dati Istat sull’occupazione nel commercio nello stesso quinquennio sono impietosi: tra lavoratori dipendenti, indipendenti, esterni e temporanei si è scesi sotto gli 1,9 milioni. Con quasi 30mila posti andati in fumo. Spesso, inoltre, un lavoratore non ottiene neppure un gran vantaggio economico dal fatto di essere occupato la domenica o in altri giorni festivi. E ciò avviene nonostante il contratto del commercio preveda una maggiorazione della retribuzione oraria del 30% anche con il parttime. I sindacati, infatti, segnalano diverse anomalie. La Cisl Fisacat sostiene che nella maggior parte dei casi i lavoratori assunti per coprire i turni nel weekend non ottengono una maggiorazione sullo stipendio perché il lavoro di sabato e domenica viene considerato come un ‘tempo ordinario’. Continua a leggere

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