In morte di Noa. Farla finita a 17 anni, per depressione, col dottore accanto

di Assuntina Morresi
 
Non è la prima persona minorenne a morire perché lo ha chiesto, Noa, la ragazzina olandese che ha deciso di farla finita con un medico accanto, ma è la prima pubblica, plastica rappresentazione della ‘morte medicalmente assistita’. Le categorie legali e bioetiche a cui gli esperti di settore si sono riferiti finora – eutanasia volontaria, suicidio assistito, rinuncia ai sostegni vitali – sono state spazzate via dalla straziante morte di Noa, non a caso annunciata da lei stessa con un post su un social, e non poteva essere altrimenti: quella di morire è ormai una scelta privata, che riguarda solo chi la fa, condivisa con altri chiamati solo a essere spettatori, al massimo esprimendo la propria personalissima opinione.

Concretamente, Noa voleva farla finita e l’ha fatto smettendo di nutrirsi, sapendo che un medico sarebbe stato insieme a lei per giorni, non per impedire quel passo ma per assecondarlo, e che l’avrebbe guardata mentre moriva, sedandola perché non soffrisse. Forse nel suo fascicolo sanitario resterà traccia del colloquio che pure ci deve essere stato, quello surreale in cui Noa e il dottore hanno discusso su come farlo. Lei aveva deciso di lasciarsi morire di inedia, e probabilmente ha spiegato perché, e chissà se ha cercato il modo meno invasivo e doloroso sulla sua persona, lei che purtroppo non si era più ripresa dalla depressione in cui era caduta dopo essere stata violata da piccola.

Non si può ridurre la storia di Noa a questione procedurale, cioè se la sua sia stata o meno una ‘classica’ eutanasia, secondo le norme e le prassi olandesi, ma va guardata la sostanza: una giovane di 17 anni spezzata da prove e sofferenze fisiche ed esistenziali voleva morire e l’ha fatto, non era in fin di vita ma gravemente depressa, cioè con una malattia psichica, un medico l’ha aiutata e i genitori, che pure avevano fatto di tutto per dissuaderla, alla fine hanno assistito. E se il dottore non sarà perseguito penalmente, come è probabile (in Olanda a 17 anni non si deve più chiedere il consenso dei genitori in casi come questo, e sedare ovviamente non è reato), avremo la conferma che questo è consentito dalle istituzioni di quel Paese. Continua a leggere

Olanda, ucciso con l’eutanasia un neonato: aspettativa di vita era di 10 anni

È la seconda volta dal 2005 che l’Olanda dichiara ufficialmente di avere ucciso un bambino con l’eutanasia secondo il Protocollo di Groningen: la qualità della vita del piccolo è stata considerata insufficiente
 
di Leone Grotti
Tempi, 12 ottobre 2018
 
In Olanda è stato ucciso un neonato di «meno di 12 mesi» con l’eutanasia. Si tratta del secondo caso ufficiale dal 2005, quando i pediatri olandesi hanno adottato il Protocollo di Groningen, elaborato dal professor Verhaegen, sulla soppressione dei neonati «affetti da malattie gravi». Il caso è stato dichiarato e comunicato ufficialmente nell’ultimo rapporto, uscito pochi giorni fa, redatto dalla Commissione di valutazione dell’interruzione tardiva di gravidanza e della morte provocata dei neonati.

SOFFERENZA INSOPPORTABILE

Il neonato soffriva di una patologia neurologica grave e i medici, con il consenso dei genitori, hanno valutato che fosse meglio ucciderlo per evitargli «una sofferenza insopportabile e senza prospettive» di guarigione.

«ASPETTATIVA DI VITA DI 10 ANNI»

I dottori hanno preso in considerazione diversi elementi per giustificare la morte con l’eutanasia: l’assenza di qualità della vita, lo stato di sofferenza del neonato e la mancanza di prospettive future. In realtà, si legge, il neonato aveva secondo gli esperti una «aspettativa di vita di 10 anni», durante i quali però la sua qualità della vita non sarebbe mai migliorata.  Continua a leggere

Non si può «costringere l’esserino a soffrire così a lungo». Il “terrorismo dal volto umano”…

marina-corradi-diario-bambino

Olanda e Belgio spostano ancora più in là i limiti dell’eutanasia infantile. I bambini malati non saranno più curati, ma uccisi. Per il loro bene.
 
Citando Michel Schooyans, il docente di filosofia politica all’Università di Lovanio, che ha scritto diversi libri sul “bioterrorismo”, lo potremmo definire il «terrorismo dal volto umano». È quanto sta accadendo in Olanda e Belgio, dove – nota giustamente oggi il Foglio in un editoriale – non c’è più nemmeno un «re Baldovino» capace di compiere il «gran gesto» e dimettersi per opporsi a leggi contrarie alla coscienza e al senso comune. Continua a leggere

Giustificare l’infanticidio? Siamo sulla strada buona (almeno secondo il diavolo)

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Secondo Berlicche il professore Eduard Verhagen ha ragione: perché l’eutanasia dei neonati “indegni” non è un’alternativa legale all’aborto tardivo? «Che differenza morale c’è?»
 
Mio caro Malacoda, preparati alla riabilitazione di Erode. La giustificazione sociale dell’infanticidio non sarà un successo facilmente raggiungibile. Avremo qualche problema “morale” a condurre questa campagna mediatica e culturale in parallelo con quella sulla pedofilia, ma abbiamo da tempo posto in essere tutte le premesse pratiche che la rendono praticabile, basta indurre dal vissuto ormai moralmente accettato dalla stragrande maggioranza delle società occidentali evolute i princìpi che lo sostengono, ancorché sottintesi. Continua a leggere

Soluzioni finali

eutanasia

Dieci anni di legge su eutanasia e suicidio assistito in Olanda e in Belgio. Crescono i casi e crescono indifferenza e arbitrio.
 
di Assuntina Morresi, Il Foglio, 17 gennaio 2013
 
Erano nati sordi, ma all’idea che sarebbero diventati presto anche ciechi hanno deciso che non valeva più la pena vivere, e hanno chiesto di morire, insieme, così come insieme erano venuti al mondo: la legge belga sull’eutanasia ha consentito un mese fa a Marc ed Eddy Verbessem, due gemelli quarantacinquenni di Anversa, di essere uccisi con un’iniezione letale, giustificata con la loro grave “sofferenza psicologica” dovuta all’imminente cecità. Continua a leggere

In Belgio anche i bambini potranno richiedere l’eutanasia (senza consenso dei genitori)

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Il partito socialista belga ha proposto martedì di  modificare la legge sull’eutanasia, estendendo anche ai bambini, ai malati di  Alzheimer e ai malati di demenza la possibilità di richiedere l’eutanasia. La  proposta, che verrà discussa nei prossimi mesi, ha lo scopo di «aggiornare la  legge affinché tenga maggiormente in considerazione le situazioni drammatiche ed  estremamente strazianti a cui dobbiamo dare risposta». Per questo vogliamo «estendere la legge ai minori che siano ritenuti in grado di discernere nel caso  in cui siano affetti da malattia incurabile o nel caso in cui siano soggetti a  una sofferenza che non si può alleviare». Continua a leggere