Perché è importante l’intervento dell’Onu sul caso Lambert

Una interessante riflessione sul caso Vincent Lambert e il coinvolgimento dell’ONU, a cura di Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, su Tempi.it
 
L’intervento del Comitato Onu dei Diritti delle persone con disabilità, che ha salvato la vita a Vincent Lambert almeno per i prossimi sei mesi, è un precedente importantissimo, e potrebbe essere una vera e propria pietra di inciampo nel dilagare apparentemente inarrestabile delle leggi su eutanasia e suicidio assistito.

È la prima volta che un Comitato Onu interviene platealmente su una vicenda di peso internazionale, esponendosi in modo inedito. Lo può fare grazie al protocollo aggiuntivo della Convenzione stessa, dove è previsto che il Comitato che ne monitora l’applicazione da parte degli stati che l’hanno sottoscritta può ricevere segnalazioni di sue violazioni, procedere per indagare e pronunciarsi nel merito. Il suo parere non è legalmente vincolante ma ha un peso politico straordinario, e l’atteggiamento del ministro della Sanità francese lascia capire l’intenzione di attenersi a quanto verrà indicato.

Fra i vari articoli di cui si contesta la violazione, uno in particolare, il n.25, che prevede l’obbligo degli Stati di «prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità», è stato formulato mentre si lavorava ancora sul testo della Convenzione, inserito dopo la drammatica morte di Terri Schiavo, proprio per evitare che quella tragedia si ripetesse.

Se il Comitato si pronunciasse per continuare a far vivere Vincent Lambert, porrebbe un vero e proprio argine alla mentalità e alle leggi eutanasiche, solitamente introdotte dietro la maschera dei legittimi rifiuto e rinuncia delle cure. Nancy Cruzan e Tony Bland, Terry Schiavo e Eluana Englaro: i principali “casi famosi” che hanno traghettato l’idea secondo la quale in certe condizioni è preferibile morire perché “quella non è vita”, riguardano persone in stato vegetativo, non in fin di vita e sostenute solo da alimentazione e idratazione artificiale. Continua a leggere

Eutanasia. I paladini perduti di Vincent Lambert

Dovrebbero essere i paladini dell’autodeterminazione i primi a battersi per la vita di Vincent Lambert. Ma è vero che è l’autodeterminazione la vera posta in gioco in vicende come questa?
 
di Assuntina MorresiAvvenire 14 maggio 2019
 
Dovrebbero essere i paladini dell’autodeterminazione a battersi per primi per la vita di Vincent Lambert, il 42enne francese per il quale un lungo contenzioso giudiziario ha stabilito l’interruzione di alimentazione e idratazione artificiale, cioè la morte come per Terry Schiavo ed Eluana Englaro. I fatti sono noti: Vincent è tetraplegico e in stato di minima coscienza da 11 anni, per via di un incidente. È un disabile grave con funzioni vitali stabili: non è in fin di vita, non è attaccato a nessuna macchina, e l’ospedale in cui è ricoverato non può offrirgli trattamenti riabilitativi.

Gli è impedito però di trasferirsi altrove: i giudici francesi ritengono che nutrirlo e idratarlo sia una «ostinazione irragionevole» e perciò vada lasciato morire, come chiedono sua moglie e una parte della sua famiglia di origine, mentre un’altra parte di quella stessa famiglia, compresi i suoi genitori, sta lottando per la sua vita. Vincent non ha elaborato direttive anticipate né scritto altro relativamente alle proprie volontà, e non ha nominato una persona di fiducia che lo potesse, eventualmente, rappresentare. La moglie ha dichiarato che Vincent le avrebbe confidato, prima dell’incidente, di non voler vivere in stato di totale dipendenza. Un’affermazione generica e neppure comparabile a un consenso informato o a un biotestamento, secondo il Tribunale amministrativo che si è pronunciato nel gennaio 2014; una dichiarazione attendibile invece, per l’opinione del Consiglio di Stato espressa nel giugno successivo. Continua a leggere

Petizione globale di 89 associazioni. Utero in affitto mozione all’Onu per proibirlo

Utero in affitto mozione all’Onu per proibirlo

Le associazioni chiedono lo Stop alle politiche delle Nazioni Unite per legalizzarlo

(Avvenire, 30.09.18)
 
Un sonoro no alla pratica degli uteri in affitto. Un rifiuto totale e inappellabile alla legalizzazione della gravidanza surrogata, in qualsiasi sua forma. La chiedono alla comunità internazionale decine di organizzazioni senza scopo di lucro, molte di stampo femminista, di 17 Paesi. Tutte hanno aderito al movimento con il quale il gruppo spagnoloRecav (Red Estatal contra el Alquiler de Vientres: Rete statale contro l’affitto di uteri) ha invitato l’Onu e i governi di tutto il mondo a proibire la maternità «a pagamento».

Lo sforzo comune si è concretizzato questa settimana con la presentazione, da parte di 89 organizzazioni non governative, di una petizione di moratoria all’Assemblea generale, riunita a New York per il dibattito d’apertura della sua 73esima sessione. L’iniziativa è partita da 134 donne spagnole che hanno già chiesto al loro governo di mettere fine a una pratica che, nelle loro parole, «costituisce una grave violazione dei diritti umani e della dignità delle donne e dei minori, una forma di sfruttamento riproduttivo delle donne e che converte i neonati in un oggetto di transazione contrattuale e commerciale».

In pochi giorni, alle promotrici spagnole si sono unite 28 organizzazioni francesi, altrettante argentine, 6 britanniche, 6 svedesi, 5 italiane, 3 messicane, 3 australiane e varie di Stati Uniti, India, Belgio, Germania, Olanda, Canada, Thailandia, Cambogia, Perù e Repubblica Dominicana.

Se non è il primo caso in assoluto di un appello specifico alle Nazioni Unite (dall’Italia sono partite ad esempio la richiesta uscita dal primo incontro trasversale sul tema alla Camera il 23 marzo 2017 e una raccolta di firme lanciata da Mario Adinolfi con La Croce insieme ad altre associazioni), è invece la prima volta che un gruppo così folto e globale si impegna collettivamente per far arrivare la sua voce al Palazzo di Vetro. Continua a leggere

L’Onu elabora ‘diritto all’aborto’ ma stride con la Convenzione sui diritti del fanciullo

In questo tempo in cui la Commissione dei diritti dell’uomo dell’ONU che ha sede a Ginevra sta elaborando una interpretazione dell’art. 6 del Patto sui diritti civili e politici approvato il 16 dicembre 1966 nel quale si proclama il diritto alla vita come inerente alla persona umana, è giusto ricordare la Convenzione sui diritti del fanciullo della quale si celebrerà l’anniversario il 20 novembre prossimo, perché fu approvata dall’assemblea generale dell’ONU in questo giorno e nello stesso mese nel 1989.

Nella bozza della interpretazione su cui sta lavorando la Commissione di Ginevra si sostiene l’esistenza di un diritto universale di aborto come conseguenza del diritto alla vita delle donne. Conseguentemente sono totalmente ignorati i diritti dei figli prima della nascita. Essi sono espulsi dalla categoria di esseri umani. Perciò è importante una attenta rilettura della Convenzione sui diritti del fanciullo il cui art. 1 definisce come “fanciullo” “ogni essere umano di età inferiore ai 18 anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”. Questa convenzione chiama “fanciullo” anche il nascituro, come risulta dai lavori preparatori e come è espressamente dichiarato nel punto 9 del preambolo, dove, richiamando la precedente Dichiarazione universale sui diritti del fanciullo del 1959, è scritto: “il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale, ha bisogno di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita”. In tal modo la Convenzione qualifica come “fanciullo” anche il bambino non ancora nato e dunque anche a lui si riferisce l’art. 6 dove si riconosce “che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita” e si assicura “in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo”. La cesura tra il “non bambino” ed il “bambino” non è la nascita. Continua a leggere

I “Paesi più felici” del mondo? Tanti suicidi, violenza sulle donne e alcolismo

Ieri era la Giornata della Felicità e col World Happiness Report, pubblicato alle Nazioni Unite, si sono voluti indicare al mondo i «Paesi più felici», gli esempi, quelli da prendere a modello. La classifica della felicità internazionale, elaborata sulla base di fattori quali diseguaglianze, trasparenza della pubblica amministrazione e politiche sociali, ha visto prevalere la Norvegia sulla Danimarca, che invece lo scorso anno primeggiava. Lontana, solo quarantanovesima, l’Italia. Per fortuna, viene da aggiungere. Sì perché, dovete sapere, vi sono lati oscuri dei Paesi più felici – Norvegia e Danimarca, soprattutto – stranamente non considerati alle Nazioni Unite. Quali?

I suicidi per esempio. Il tasso di suicidio, espressione del numero annuo, ogni 100.000 abitanti, di persone che la fanno finita ogni, vede le progreditissime Norvegia (11.9) e la Danimarca (11,3) distanziare alla grande la nostra Italia (6,7). Un male? Non si direbbe. Continua a leggere

Bomba demografica? Una bufala, ora lo dice anche l’Onu

Bomba demografica

(dal sito uccronline.it)
 
Gli ultimi dati pubblicati dall’ONU sono chiari: la  bomba demografica è una bufala. Si tratta di una leggenda secondo la quale l’alta densità di popolazione inibirebbe la prosperità umana per cui, secondo radicali/ecologisti/abortisti pratiche come la sterilizzazione, la contraccezione e l’aborto sarebbero indispensabili per controllare l’aumento demografico.

Ricordiamo tutti quando Marco Cappato, leader dei radicali italiani, nel 2009 invitava a «superare i veti ideologici del fondamentalismo clericale e natalista» e attuare la «strategia di “Rientro dolce” della popolazione mondiale che il Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito già da tempo indica come scelta vitale per il futuro del pianeta». I Radicali sono gli unici (assieme all’opinionista Giovanni Sartori) a credere ancora in Italia alle sciocchezze del Club di Roma il think-tank che negli anni ’60 profetizzava cataclismi entro 40 anni. Continua a leggere

Papa Francesco all’Onu: «Terra, casa, lavoro e libertà d’educazione per tutti»

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“La difesa dell’ambiente e la lotta contro l’esclusione esigono il riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna e il rispetto assoluto della vita in tutte le sue fasi e dimensioni”. Sono tanti gli spunti contenuti nello storico discorso del Papa alle Nazioni Unite.

Di seguito il testo completo:
 

PAPA FRANCESCO – INCONTRO CON I MEMBRI DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE (25 settembre 2015)
 
Signor Presidente, Signore e Signori, buongiorno! Continua a leggere

Rinasce il mito dell’esplosione demografica

Culle vuote

di Riccardo Cascioli 

(da lanuovabq.it)
 
Un’altra bomba demografica, per di più inattesa? Così sembrerebbe da un lungo servizio dell’Espresso che, citando uno studio pubblicato da Science, ci dice che nel 2100 saremo (anzi, saranno) 11 miliardi, forse anche più di 12: almeno 3-4 miliardi in più di quel che si è creduto finora, visto che le stime ufficiali dell’Onu davano un picco di 9 miliardi intorno al 2050 per poi vedere una decrescita. Le conseguenze, avverte l’Espresso, sono ovviamente gravi, «una seria minaccia per l’ambiente, la sicurezza alimentare, la salute globale e perfino per la coesione sociale». E giù previsioni di carestie e guerre per accaparrarsi le poche risorse disponibili. Continua a leggere

Kenya. La Chiesa cattolica e i medici riescono a fermare l’Oms: «Stava per sterilizzare oltre 2 milioni di donne»

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Intervista a Stephen Karanja, presidente Medici cattolici: «Mostrando al Parlamento il contenuto del vaccino, spacciato come misura anti tetano, abbiamo ottenuto lo stop al programma. Fortunatamente le donne dono tutte salve»
 
«Il governo keniota è stato costretto a sospendere il programma di vaccinazione anti tetano dell’Oms e dell’Unicef scoprendo che in realtà alla quinta dose avrebbe provocato, come vi abbiamo raccontato ieri, la sterilizzazione di 2 milioni e trecentomila donne dai 14 ai 49 anni d’età». Stephen Karanja, presidente dell’Associazione dei medici cattolici del Kenya e membro del consiglio esecutivo della commissione Salute della Conferenza episcopale del paese, spiega a tempi.it il risultato dell’azione della Chiesa e della comunità scientifica che ieri hanno incontrato i membri della Commissione parlamentare per la Salute. «Sono felicissimo. Di fronte all’evidenza scientifica ci hanno dato ragione sospendendo le vaccinazioni». Continua a leggere

Il Papa all’Onu: “Non c’è sviluppo senza famiglia”

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L’8 maggio 2014 Papa Francesco ha ricevuto i capi delle agenzie delle Nazioni Unite guidati dal segretario generale Ban Ki-Moon, cui ha rivolto un discorso rispettoso ma che ha incluso una chiara critica alla promozione dell’aborto e dell’eutanasia da parte di vari organismi dell’ONU.

Il Papa ha riconosciuto i risultati conseguiti dalle Nazioni Unite nel campo dell’educazione e della lotta alla povertà, ma ha subito aggiunto che «i popoli meritano e sperano frutti ancor migliori» e programmi scelti «con generosità e coraggio». Esistono infatti «cause strutturali della povertà e della fame», e non le si combatte veramente se si rinuncia «a dare una protezione adeguata alla famiglia». Continua a leggere

Santa Sede-Onu. Tomasi: in prima fila nella lotta alla pedofilia

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(da Avvenire, 5.05.14)
 
Il 28 aprile si è aperta a Ginevra la cinquantaduesima sessione del Comitato Onu sulla Convezione contro la Tortura (Cat), che si concluderà il 23 maggio. La Santa Sede, che aderisce alla Convenzione, presenterà assieme ad altri sette Paesi il suo Rapporto iniziale il 5 e 6 maggio.

Su alcuni siti gestiti da Ong è già partito un fuoco di sbarramento, basato su considerazioni infarcite di pregiudizi e cattiva informazione, che ha come scopo fondamentale il rilancio delle accuse sugli abusi praticati dal clero utilizzando in maniera strumentale l’appuntamento ginevrino. «Non ci sottrarremo ad alcuna domanda, ma chiediamo che pregiudizi e luoghi comuni non prevalgano sulla verità dei fatti», dice al telefono monsignor Silvano Tomasi, nunzio apostolico presso la sede delle Nazioni Unite. Continua a leggere

La Santa Sede all’ONU: la gravidanza non è una malattia

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Monsignor Chullikatt chiede alle Nazioni Unite di abbandonare le strategie antinataliste e promuovere l’autentico sviluppo

Monsignor Francis Chullikatt, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha messo in guardia sulle inadeguate politiche sulla popolazione proposte per implementare il Programma d’Azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo (ICPD). L’approccio proposto “sembra trattare la fertilità e la gravidanza come una malattia da prevenire o gestire attraverso il Governo o l’assistenza esterna”, ha denunciato l’arcivescovo.

La Santa Sede ha chiesto di affrontare in modo olistico i problemi della popolazione e di non concentrarsi sulle politiche di riduzione della fertilità. “Un approccio più sensibile dovrebbe concentrarsi meno sulla riduzione della fertilità e più su programmi e valori che sostengano lo sviluppo umano integrale”, ha proposto il presule a nome della Santa Sede. Continua a leggere

La nuova autorità morale: l’Onu

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di Elisa Calessi

Sono allergica a complotti e complottisti. Fino a qualche giorno fa, sentendo parlare di organismi internazionali impegnati a diffondere teoria gender, seguita dalla triade matrimoni gay, adozioni gay, maternità surrogata, reagivo perplessa. Per capirci: sì vabbè, ma non esageriamo.

Ultimamente, però, comincio a ricredermi. Leggo sul Foglio dell’educazione sessuale che viene impartita nelle scuole francesi, fin dagli asili, fatta di lezioni su masturbazione, conoscenza dei genitali maschili e femminili, metodi contraccettivi, gravidanze precoci. Leggo che in 30 asili svizzeri sono arrivati modellini-pupazzo con la forma dei genitali maschili e femminili che vengono dati a bambini di due anni per spiegare loro come ci si riproduce, come si prende piacere eccetera. Ripeto: bambini di due anni. Continua a leggere

Padre Lombardi: documento Comitato Onu sui minori anomalo, con gravi limiti e oltre le sue competenze

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Città del Vaticano (AsiaNews) – Il documento del Comitato Onu sui diritti del bambino con le osservazioni verso la Santa Sede – diffuso il 5 febbraio scorso – è “anomalo” nella pubblicizzazione fatta del documento (mai avvenuta per altri Stati); presenta una visione “ideologica” che sembra non voler capire cosa sia la Chiesa cattolica e la Santa Sede; va “oltre le sue competenze” venendo addirittura a esigere la revisione del diritto canonico, della confessione, dell’insegnamento della Chiesa su sessualità, famiglia, contraccezione, aborto. Sono alcuni degli appunti che padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana fa al Comitato, in una nota pubblicata oggi. Quanto detto da padre Lombardi ricalca, in modo più generale, le affermazioni fatte da mons. Silvano Tomasi, osservatore vaticano all’Onu di Ginevra. Per entrambi c’è l’impressione che il testo fosse “già scritto” da molto tempo, perfino prima delle audizioni avvenute a Ginevra nelle scorse settimane. Il p. Lombardi attribuisce queste storture all’influenza di gruppi e ong presenti nell’Onu, dichiaratamente contrari alla Chiesa cattolica, insensibili a quanto essa fa per la protezione del bambino, la sua educazione e difesa. Continua a leggere

Abusi, l’Onu attacca la Santa Sede

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Il 16 gennaio la Santa Sede aveva spiegato alle Nazioni Unite in modo completo ed esauriente la propria politica in fatto di abusi sui minori. La risposta dell’Onu è giunta oggi, 20 giorni dopo, con toni estremamente severi. Al Vaticano il Comitato Onu sui diritti dei bambini chiede di rimuovere «immediatamente» dall’incarico chi ha commesso abusi sessuali sui bambini, e persino chi ne è sospettato. Il Comitato afferma di essere «profondamente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia adottato le misure necessarie per gestire i casi di abusi sessuali su minori e proteggere i bambini, e abbia adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi e all’impunità dei colpevoli». Continua a leggere

Papa Francesco nella giornata Onu dell’Ambiente parla di “ecologia umana”: «La persona è in pericolo»

Udienza generale di Papa Francesco

All’udienza generale il pontefice non si limita a un generico richiamo al rispetto dell’ambiente. Ma, nel solco di Benedetto XVI, parla di «custodia del creato» e della «logica della creazione»
 
Papa Francesco nell’udienza generale di oggi ha affrontato il tema del creato, visto che oggi è la Giornata Mondiale dell’Ambiente, un evento promosso dalle Nazioni Unite.
«Quando parliamo di ambiente, del creato – ha esordito papa Francesco – il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero (cfr 2,15). E mi sorgono le domande: Che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? Continua a leggere

E l’Onu impone l’aborto

In questi giorni solo pochissimi mezzi di comunicazione (tra questi Avvenire) hanno dato spazio adeguato ad una notizia che interpella la nostra coscienza di cristiani e di cittadini. Una risoluzione di recente approvazione da parte del Consiglio Onu per i diritti umani, dal titolo: “Mortalità e morbilità materna prevenibile e i diritti umani” viene ora ad offrire una sostanziale legittimazione all’aborto quale nuovo diritto umano, con tutte le conseguenze che una simile teorizzazione verrebbe a produrre, nel giro di una manciata di anni, nell’ambito giuridico, culturale e pratico in tutti i paesi del mondo. Continua a leggere

L’aborto? Per l’Onu diventa un «diritto umano»

​L’aborto sta per trasformarsi in un «diritto umano»? A dirla così, sembra una sparata. Ma l’allarme riguarda nientemeno che le Nazioni Unite, e arriva da fonti solitamente attendibili, ovvero alcune battagliere organizzazioni pro-life statunitensi, le prime a richiamare l’attenzione su una vicenda complessa quanto inquietante. La risoluzione recentemente varata dal Consiglio Onu per i diritti umani, con sede a Ginevra, sulla «Mortalità e morbilità materna prevenibile e i diritti umani» conterrebbe infatti la prima sostanziale apertura a questi livelli all’idea dell’aborto come «diritto» delle donne, con tutte le conseguenze che una simile teorizzazione potrebbe produrre sul piano giuridico, culturale e materiale. Continua a leggere

Al summit Rio+20 vittoria contro lobby antinatalista

Ha trovato per fortuna poco spazio sui media, ma comunque si è concluso il fumoso summit delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile del pianeta a Rio de Janeiro, chiamato appunto Rio+20. L’obiettivo (fallito), era quello di adottare una politica comune per l’ambiente, all’interno di un documento di 50 pagine. Continua a leggere…

«Salvare la Terra». Con l’aborto?

Dalla Royal Society un nuovo report in cui con la scusa della salute del pianeta si invita a un maggior controllo demografico e un accesso più facile alle pratiche contraccettive. Si intitola «People and the planet» il report con cui la Royal Society ha inteso contribuire al dibattito su sviluppo, popolazione, sostenibilità, consumi e ‘salute’ del pianeta Terra. Parole d’ordine che spesso celano richiami più o meno pressanti al controllo demografico nelle sue declinazioni più controverse: contraccezione ed aborto. Lo stesso documento della Royal Society, elaborato da un pool di 23 scienziati guidati dal Premio Nobel per la medicina del 2002, John Sulston, non fa eccezione, se è vero che continui sono gli auspici per una maggior diffusione ed un più facile accesso a pratiche contraccettive ed abortive. Continua a leggere