Il salto da fare

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“A proposito di Gesù, c’è un salto da fare che non riguarda solo i non-credenti, ma anche i credenti. Per i non-credenti il salto è passare da «Gesù solo uomo» a «Gesù anche Dio». Per i credenti il salto è passare da «Gesù personaggio» a «Gesù persona». Per «Gesù personaggio» io intendo un Gesù che rimane sostanzialmente nel passato, del quale si può parlare a piacimento ma al quale, o con il quale, nessuno si sogna di parlare. Se uno parla a Giulio Cesare o a Napoleone lo mandano naturalmente in manicomio, invece Gesù persona è un Gesù vivo, è Gesù che ha detto «io sono con voi tutti i giorni», è Gesù risorto, con il quale si può parlare e al quale si può parlare. La maggioranza dei cristiani, ahimè, non è mai passata dal Gesù personaggio — cioè un insieme di dottrine, di dogmi — a Gesù persona viva; non è passata mai da «Gesù Egli» a «Gesù Tu». Per questo la fede di molti cristiani è come il sole invernale, che illumina ma non riscalda. Permettetemi, carissimi amici, di confidarvi quello che ha riempito e riempie la mia vita di serenità, di pace e di gioia. Ed è precisamente un rapporto personale, da amico, continuo, così semplice e familiare con Gesù”.
 
(p. Raniero Cantalamessa)

 

Beati i miti. Cosa vuol dire porgere l’altra guancia.

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di Padre Raniero Cantalamessa (Omelia 16.03.07)
 

1. Chi sono i miti

La beatitudine sulla quale vogliamo meditare oggi si presta a una osservazione importante. Essa dice: “Beati i miti perché possiederanno la terra”. Ora, in un altro passo dello stesso vangelo di Matteo, Gesú esclama: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11, 29). Ne deduciamo che le beatitudini non sono solo un bel programma etico che il maestro traccia, per così dire a tavolino, per i suoi seguaci; sono l’autoritratto di Gesú! È lui il vero povero, il mite, il puro di cuore, il perseguitato per la giustizia.

È qui il limite di Gandhi nel suo approccio al discorso della montagna che pure ammirava tanto. Per lui, esso potrebbe anche prescindere del tutto dalla persona storica di Cristo. “Non mi importerebbe nemmeno –egli disse in un’occasione – se qualcuno dimostrasse che l’uomo Gesú in realtà non visse mai e che quanto si legge nei Vangeli non è che frutto dell’immaginazione dell’autore. Perché il Sermone della montagna resterebbe pur sempre vero ai miei occhi” [1]. Continua a leggere

Il mistero di Giuda

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Il predicatore della Casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa ha offerto un’impressionante riflessione sulla figura di Giuda. «Non era nato traditore e non lo era al momento di essere scelto da Gesù; lo divenne». Tradì perché era un ladro, aveva già rubato dalla cassa comune degli apostoli e tradì per denaro. «Mammona, il denaro, non è uno dei tanti idoli; è l’idolo per antonomasia». Non il denaro in sé, ma l’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali.
 
di Massimo Introvigne
 
Il 18 aprile 2014, Venerdì Santo, Papa Francesco ha presieduto in San Pietro la celebrazione della Passione del Signore e ha quindi compiuto la tradizionale Via Crucis al Colosseo. Il Papa si è limitato a brevi saluti e ai gesti tanto significativi del Giorno della Passione, lasciando spazio alle meditazioni dell’arcivescovo di Campobasso mons. Giancarlo Bregantini al Colosseo e all’omelia del predicatore della Casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa in San Pietro. Continua a leggere

“Misericordia io voglio e non sacrificio”

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Riporto di seguito ‬una meditazione di Padre Raniero Cantalamessa sul brano del Vangelo di Matteo (Mt 9,9-13), in particolare sulle parole di Gesù: “Misericordia io voglio e non sacrificio”, parole spesso equivocate.

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C’è qualcosa di commovente nel Vangelo odierno. Matteo non ci narra ciò che Gesù disse o fece un giorno a qualcuno, ma quello che disse e fece personalmente per lui. È una pagina autobiografica, la storia dell’incontro con Cristo che cambiò la sua vita. “Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì”. Continua a leggere

La conversione è il sorriso del peccatore… e di Dio

come una madre che nota il sorriso del suo bimbo

Propongo questo bel commento di Padre R. Cantalamessa del 15 marzo 2007 a proposito del rapporto di Gesù con i peccatori.

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Il vangelo della IV domenica di Quaresima (Luca 15, 1-3.11-32) è una delle pagine più celebri del vangelo di Luca e di tutti e quattro i vangeli: la parabola del figliol prodigo. Continua a leggere