Non aveva speranze, è nata e sta bene: “miracolo di Paolo VI”

Contenta, con una grande soddisfazione nel cuore che però non vuole esternare pubblicamente perché, spiega mamma Vanna Pironato, ha promesso per rispetto che non intende fare commenti fino a quando non sarà papa Francesco in persona a proclamare santo Paolo VI per il miracolo compiuto sulla sua piccola Amanda.

Ora, dopo quasi tre anni di studi, il Vaticano ha esaminato e riconosciuto ufficialmente il miracolo per intercessione compiuto da papa Paolo VI il 25 dicembre 2014.

Il giorno di Natale, all’ospedale di Borgo Roma, venne alla luce a sole 26 settimane e 4 giorni Amanda, uno scricciolo di appena 865 grammi che oggi ha quasi tre anni e vive sana e felice con i genitori e il fratellino Riccardo di 6 anni a Villa Bartolomea.

Il peso alla nascita era compatibile con le settimane di gestazione, ma persino i medici che assistettero al parto dubitavano che la neonata potesse farcela viste le problematiche che il feto aveva affrontato fino ad allora. Il parto prematuro infatti è stato solo la conclusione di una storia medica e umana travagliata che ha visto la mamma Vanna Pironato, lottare con coraggio e determinazione, sostenuta dal marito Alberto. La donna decise di andare a pregare nel santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia, luogo legato alla devozione di Giovanni Battista Montini, dove si trova anche una reliquia. Continua a leggere

Paolo VI dopo il terremoto del 1976 in Friuli

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«Noi non vogliamo dire di più davanti ai lutti e alle rovine dalle dimensioni tragiche, che sembrano superare ogni misura e rifiutare ogni conforto. Vogliamo comprendere e raccogliere in silenzio riverente il grido ineffabile di questa acerbissima pena. Ma una parola non possiamo tacere per i cuori forti, per gli animi buoni: niente disperazione! Niente cecità del fato! La nostra incapacità a dare una spiegazione, che rientri negli schemi abituali della nostra breve e miope logica, non annulla la nostra superiore fiducia nella misteriosa, ma sempre provvida e paterna presenza della bontà divina, che sa risolvere a nostro vantaggio anche le più gravi e incomprensibili sciagure».

Sono le parole di Paolo VI, pronunciate il 9 maggio 1976, pochi giorni dopo il devastante terremoto del Friuli. Continua a leggere

Bisogna dare alle cose il loro proprio nome

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“Qualunque sia l’esperienza, il quadro che abbiamo davanti agli occhi, delle condizioni morali del nostro tempo, della società, degli esempi che ci si offrono, giammai dobbiamo perdere il senso del bene e del male; né devono esistere confusioni nella nostra anima; il nostro giudizio sia sempre preciso, nettissimo: sì, sì; no, no. Il bene è una cosa, il male è un’altra. Non si possono mescolare; anche se la realtà li mostra come in convivenza, frammisti l’uno all’altro. Il giudizio morale, per un cristiano, ha da essere severo, rettilineo, costante, limpido e, in un certo senso, intransigente. Bisogna dare alle cose il loro proprio nome: questo si chiama bene, quello si chiama male. E cioè: la coscienza non dev’essere mai indebolita e alterata, o resa indifferente, impassibile, poiché non è lecito applicare indistintamente i criteri del bene e del male alla realtà sociale che ci circonda. […] Continua a leggere

Diritti vs. desideri

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dal blog di Costanza Miriano
 
Pubblichiamo il testo che ho preparato per il mio intervento ad Atreju di sabato 26 settembre, e che non ricordo se ho pronunciato esattamente, mi sa di no perché mi hanno detto di tagliare prima ancora che aprissi bocca, ma non sapevo che tagliare così ho fatto secondo l’antica arte giapponese dell’origami (sono andata a caso), e anche perché ero un po’ in difficoltà per la platea molto diversa da quelle davanti alle quali parlo di solito (credo che il disorientamento fosse reciproco: mi guardavano come una marziana). Ne approfitto per dire che, e non è certo per prendere le distanze dal graditissimo invito che mi ha fatto Giorgia Meloni, il mio andare lì non significa in nessun modo un mio schierarmi nella politica intesa come appartenenza partitica. Ricordo che ad Atreju è andato anche Bertinotti. E io sarei andata anche alla festa dell’Unità o di qualsiasi altro schieramento che avesse avuto voglia di ascoltarmi (la verità è che non mi ha invitata nessun altro). Continua a leggere

Con la Humanae vitae, Paolo VI si oppose a stereotipi culturali molto diffusi

Il 25 Luglio 1968, papa Paolo VI pubblicò l’enciclica Humanae vitae, che sintetizza la dottrina della Chiesa sul matrimonio, sull’apertura alla vita, sulla contraccezione…

Angel Rodriguez Luño, decano della Facoltà di Teologia alla Pontificia Università della Santa Croce analizza l’attualità dell’enciclica montiniana, a 47 anni dalla pubblicazione

Roma, 25 Luglio 2015 (ZENIT.org) Rocío Lancho García
 
Il 25 Luglio 1968, papa Paolo VI pubblicò l’enciclica Humanae vitae, che sintetizza la dottrina della Chiesa sul matrimonio, sull’apertura alla vita, sulla contraccezione e sulla genitorialità responsabile. Tutte tematiche che continuano a far parlare di sé, dentro e fuori la Chiesa. Per capire meglio i fondamenti teologici di questo documento, il suo contesto storico e le sue implicazioni, ZENIT ha intervistato il decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, Angel Rodriguez Luño. Continua a leggere

Procreativo o unitivo?

sale e pepe

(da mogliemammepervocazione.com)
 
Beh, le domande a bruciapelo non mi sono mai piaciute!
Mi colgono impreparata, alla sprovvista.. e di solito mi causano un piccolo black-out al cervello: vado in crisi per qualche infinitesimo di secondo, ma che sembra un’eternità.

Le domande a bruciapelo non mi sono mai piaciute. Ma purtroppo spesso sono una verifica indispensabile del nostro sapere, o meglio, della nostra coscienza. Sappiamo rispondere di getto solo a ciò di cui siamo assolutamente convinti: come si chiama tuo marito? Quanti anni hai? – in realtà ogni volta devo fare mentalmente il conto perché ogni anno purtroppo cambiano! O.o  Continua a leggere

Papa alla Rota Romana: esaminare la volontà matrimoniale

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Papa Francesco ha ricevuto oggi i membri del Tribunale della Rota Romana nel giorno dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Il giudice, ha affermato il Papa, nel ponderare la validità del consenso espresso dagli sposi, deve tener conto del contesto di valori e di fede – o della loro carenza o assenza – in cui l’intenzione matrimoniale si è formata. Ha quindi sollecitato il Tribunale ad un accresciuto impegno per il bene di tante coppie che si rivolgono alla Chiesa per far luce sulla propria situazione coniugale auspicando sempre più cause del tutto gratuite. Il servizio di Adriana Masotti:

Il Papa coglie l’occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario per offrire una riflessione sul contesto umano e culturale in cui oggi vengono contratti tanti matrimoni. La crisi dei valori non è certo un fenomeno recente, riconosce Francesco, già il beato Paolo VI, stigmatizzava le malattie dell’uomo moderno «talora vulnerato da un relativismo sistematico … così che esteriormente tenta di impugnare la ‘maestà della legge’, e interiormente sostituisce all’impero della coscienza morale il capriccio della coscienza psicologica”. Continua a leggere