Non aveva speranze, è nata e sta bene: “miracolo di Paolo VI”

Contenta, con una grande soddisfazione nel cuore che però non vuole esternare pubblicamente perché, spiega mamma Vanna Pironato, ha promesso per rispetto che non intende fare commenti fino a quando non sarà papa Francesco in persona a proclamare santo Paolo VI per il miracolo compiuto sulla sua piccola Amanda.

Ora, dopo quasi tre anni di studi, il Vaticano ha esaminato e riconosciuto ufficialmente il miracolo per intercessione compiuto da papa Paolo VI il 25 dicembre 2014.

Il giorno di Natale, all’ospedale di Borgo Roma, venne alla luce a sole 26 settimane e 4 giorni Amanda, uno scricciolo di appena 865 grammi che oggi ha quasi tre anni e vive sana e felice con i genitori e il fratellino Riccardo di 6 anni a Villa Bartolomea.

Il peso alla nascita era compatibile con le settimane di gestazione, ma persino i medici che assistettero al parto dubitavano che la neonata potesse farcela viste le problematiche che il feto aveva affrontato fino ad allora. Il parto prematuro infatti è stato solo la conclusione di una storia medica e umana travagliata che ha visto la mamma Vanna Pironato, lottare con coraggio e determinazione, sostenuta dal marito Alberto. La donna decise di andare a pregare nel santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia, luogo legato alla devozione di Giovanni Battista Montini, dove si trova anche una reliquia. Continua a leggere

Paolo VI dopo il terremoto del 1976 in Friuli

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«Noi non vogliamo dire di più davanti ai lutti e alle rovine dalle dimensioni tragiche, che sembrano superare ogni misura e rifiutare ogni conforto. Vogliamo comprendere e raccogliere in silenzio riverente il grido ineffabile di questa acerbissima pena. Ma una parola non possiamo tacere per i cuori forti, per gli animi buoni: niente disperazione! Niente cecità del fato! La nostra incapacità a dare una spiegazione, che rientri negli schemi abituali della nostra breve e miope logica, non annulla la nostra superiore fiducia nella misteriosa, ma sempre provvida e paterna presenza della bontà divina, che sa risolvere a nostro vantaggio anche le più gravi e incomprensibili sciagure».

Sono le parole di Paolo VI, pronunciate il 9 maggio 1976, pochi giorni dopo il devastante terremoto del Friuli. Continua a leggere

Bisogna dare alle cose il loro proprio nome

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“Qualunque sia l’esperienza, il quadro che abbiamo davanti agli occhi, delle condizioni morali del nostro tempo, della società, degli esempi che ci si offrono, giammai dobbiamo perdere il senso del bene e del male; né devono esistere confusioni nella nostra anima; il nostro giudizio sia sempre preciso, nettissimo: sì, sì; no, no. Il bene è una cosa, il male è un’altra. Non si possono mescolare; anche se la realtà li mostra come in convivenza, frammisti l’uno all’altro. Il giudizio morale, per un cristiano, ha da essere severo, rettilineo, costante, limpido e, in un certo senso, intransigente. Bisogna dare alle cose il loro proprio nome: questo si chiama bene, quello si chiama male. E cioè: la coscienza non dev’essere mai indebolita e alterata, o resa indifferente, impassibile, poiché non è lecito applicare indistintamente i criteri del bene e del male alla realtà sociale che ci circonda. […] Continua a leggere

Diritti vs. desideri

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dal blog di Costanza Miriano
 
Pubblichiamo il testo che ho preparato per il mio intervento ad Atreju di sabato 26 settembre, e che non ricordo se ho pronunciato esattamente, mi sa di no perché mi hanno detto di tagliare prima ancora che aprissi bocca, ma non sapevo che tagliare così ho fatto secondo l’antica arte giapponese dell’origami (sono andata a caso), e anche perché ero un po’ in difficoltà per la platea molto diversa da quelle davanti alle quali parlo di solito (credo che il disorientamento fosse reciproco: mi guardavano come una marziana). Ne approfitto per dire che, e non è certo per prendere le distanze dal graditissimo invito che mi ha fatto Giorgia Meloni, il mio andare lì non significa in nessun modo un mio schierarmi nella politica intesa come appartenenza partitica. Ricordo che ad Atreju è andato anche Bertinotti. E io sarei andata anche alla festa dell’Unità o di qualsiasi altro schieramento che avesse avuto voglia di ascoltarmi (la verità è che non mi ha invitata nessun altro). Continua a leggere

Con la Humanae vitae, Paolo VI si oppose a stereotipi culturali molto diffusi

Il 25 Luglio 1968, papa Paolo VI pubblicò l’enciclica Humanae vitae, che sintetizza la dottrina della Chiesa sul matrimonio, sull’apertura alla vita, sulla contraccezione…

Angel Rodriguez Luño, decano della Facoltà di Teologia alla Pontificia Università della Santa Croce analizza l’attualità dell’enciclica montiniana, a 47 anni dalla pubblicazione

Roma, 25 Luglio 2015 (ZENIT.org) Rocío Lancho García
 
Il 25 Luglio 1968, papa Paolo VI pubblicò l’enciclica Humanae vitae, che sintetizza la dottrina della Chiesa sul matrimonio, sull’apertura alla vita, sulla contraccezione e sulla genitorialità responsabile. Tutte tematiche che continuano a far parlare di sé, dentro e fuori la Chiesa. Per capire meglio i fondamenti teologici di questo documento, il suo contesto storico e le sue implicazioni, ZENIT ha intervistato il decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, Angel Rodriguez Luño. Continua a leggere

Procreativo o unitivo?

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(da mogliemammepervocazione.com)
 
Beh, le domande a bruciapelo non mi sono mai piaciute!
Mi colgono impreparata, alla sprovvista.. e di solito mi causano un piccolo black-out al cervello: vado in crisi per qualche infinitesimo di secondo, ma che sembra un’eternità.

Le domande a bruciapelo non mi sono mai piaciute. Ma purtroppo spesso sono una verifica indispensabile del nostro sapere, o meglio, della nostra coscienza. Sappiamo rispondere di getto solo a ciò di cui siamo assolutamente convinti: come si chiama tuo marito? Quanti anni hai? – in realtà ogni volta devo fare mentalmente il conto perché ogni anno purtroppo cambiano! O.o  Continua a leggere

Papa alla Rota Romana: esaminare la volontà matrimoniale

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Papa Francesco ha ricevuto oggi i membri del Tribunale della Rota Romana nel giorno dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Il giudice, ha affermato il Papa, nel ponderare la validità del consenso espresso dagli sposi, deve tener conto del contesto di valori e di fede – o della loro carenza o assenza – in cui l’intenzione matrimoniale si è formata. Ha quindi sollecitato il Tribunale ad un accresciuto impegno per il bene di tante coppie che si rivolgono alla Chiesa per far luce sulla propria situazione coniugale auspicando sempre più cause del tutto gratuite. Il servizio di Adriana Masotti:

Il Papa coglie l’occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario per offrire una riflessione sul contesto umano e culturale in cui oggi vengono contratti tanti matrimoni. La crisi dei valori non è certo un fenomeno recente, riconosce Francesco, già il beato Paolo VI, stigmatizzava le malattie dell’uomo moderno «talora vulnerato da un relativismo sistematico … così che esteriormente tenta di impugnare la ‘maestà della legge’, e interiormente sostituisce all’impero della coscienza morale il capriccio della coscienza psicologica”. Continua a leggere

Perché a Papa Francesco e a Benedetto XVI piace così tanto l’”Humanae Vitae”

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Non è una questione di “naturalismo” o “biologismo”, ma di «dignità dell’amore umano e coniugale». Paolo VI «ritiene la persona capace di una grande cosa: fedeltà e rinuncia»
 
Articolo tratto dall’Osservatore Romano – È veramente prezioso il richiamo recentemente fatto da Papa Francesco (vedi il discorso a Manila e l’intervista sul volo di ritorno dalle Filippine, ndr) a quella che resta, di fatto, l’enciclica meno compresa e meno apprezzata nella storia dei pontificati dell’età contemporanea. Ancora oggi, nell’opinione di tanti, evocare l’Humanae vitae di Paolo VI significa richiamare uno tra i testi emblematici della chiusura del mondo cattolico alla modernità, prototipo della sua incapacità a capirla. Continua a leggere

La disinformazione dei vaticanisti su Francesco e la contraccezione

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(da UCCR,  22.01.15)
 
Durante il Sinodo della Famiglia gli opinionisti si sono scatenati a chi la sparava più grossa, a chi trovava la più grande (e presunta) rivoluzione di Francesco. Il premio per il miglior opinionista-disinformatore lo avevamo assegnato allo storico Franco Cardini che arrivò a sostenere che dopo il Sinodo era impossibile opporsi alle nozze gay: «Il cattolico da ora non potrà più farsi scudo della sua fede come alibi per contrastare quelle misure civili volte a rendere possibile e giuridicamente riconosciuta una unione anche fuori dai limiti matrimoniali, persino una unione tra persone dello stesso sesso».

In questi mesi Francesco, forse stufo di questa strumentalizzazione, ha spinto l’acceleratore sui temi etici. In poco tempo ha condannato ogni ridefinizione del matrimonio naturale, ha proclamato il diritto dei bambini di crescere con un padre e una madre maturando «nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità», ha condannato aborto e eutanasia come «falsa compassione» e «peccati contro il Creatore», invitando platealmente i medici a praticare l’obiezione di coscienza.  Continua a leggere

Il Papa, la «paternità responsabile» e il rischio di tradirne il pensiero

Schermata-2015-01-20-alle-08.38.01 ​La frase ha fatto il giro del mondo in poche ore. «Alcuni credono che – scusatemi la parola – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli». Frase che il Papa ha pronunciato nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Manila e di cui Avvenire ha dato ampio conto ieri. Solo che a citarla così – estrapolandola come hanno fatto in molti dal contesto complessivo del ragionamento di Francesco, o al massimo collegandola al numero di tre figli a coppia, presentato coma una indicazione “normativa” del Pontefice – si corre il rischio di tradirne il pensiero.

Specie in riferimento all’Italia, affetta ormai da anni da un “inverno demografico” senza precedenti. Sarà utile perciò ricostruire che cosa ha detto effettivamente papa Bergoglio in risposta alle domande che gli sono state poste, a partire da quella di un giornalista tedesco che chiedeva se egli avesse in mente di rivedere, anche solo parzialmente, il divieto dell’uso degli anticoncezionali stabilito da Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae. Continua a leggere

Paternità responsabile. Humanae Vitae: quello che dice davvero

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Nel 1968, anno in cui fu pubblicata l’enciclica di Paolo VI “Humanae vitae” (firmata il 25 luglio), il mondo stava attraversando profonde trasformazioni e la scienza stava cominciando a “mettere le mani” sui meccanismi della procreazione. Papa Montini volle rispondere alle nuove sfide nella consapevolezza che la questione non riguardava solo il “costume” ma tirava in ballo il futuro dei popoli.

Nel 1963 Giovanni XXIII aveva istituito una Commissione che si occupasse delle “nuove questioni riguardanti la vita coniugale, e in particolare una retta regolazione della natalità”: Paolo VI raccolse i risultati del lavoro di quegli esperti e diede le sue risposte definitive a queste “gravi questioni” proprio nell’Humane vitae, un documento di 31 paragrafi, divisi in tre parti Continua a leggere

Le parole di Papa Francesco su “paternità responsabile” e “vie lecite”: nulla di nuovo sotto il sole

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Conviene leggere le parole del Papa sulla “paternità responsabile” andando direttamente alla fonte (la trascrizione integrale del testo dell’intervista in aereo) ed ignorare accuratamente frasi e titoloni di giornali che, come sempre, ne stravolgono il significato:
 

Papa Francesco: «L’apertura alla vita è condizione del Sacramento del matrimonio. Un uomo non può dare il sacramento alla donna e la donna darlo all’uomo se non sono in questo punto d’accordo, di essere aperti alla vita. A tal punto che, se si può provare che questo o questa si è sposato con l’intenzione di non essere aperto alla vita, quel matrimonio è nullo, è causa di nullità matrimoniale, no? L’apertura alla vita, no? Paolo VI ha studiato questo con una commissione, come fare per aiutare tanti casi, tanti problemi, problemi importanti che fanno l’amore della famiglia (Papa Francesco si riferisce qui alla Humanae Vitae di Paolo VI, ndr). Problemi di tutti i giorni. Tanti, tanti, no?, ma c’era qualcosa di più. Continua a leggere

Papa: relativismo e cultura dell’effimero minacciano la famiglia

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“Proprio così, nel nostro tempo, Dio ci chiama a riconoscere i pericoli che minacciano le nostre famiglie e a proteggerle dal male. Dobbiamo stare attenti alle nuove ideologie colonizzatrici. Esistono colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia. Non nascono dal sogno, dalla preghiera, dall’incontro con Dio, dalla missione che Dio ci dà. Vengono da fuori e per questo dico che sono colonizzazioni. Non perdiamo la libertà della missione che Dio ci dà, la missione della famiglia. (…) Come famiglie dobbiamo essere molto molto accorti, molto abili, molto forti, per dire “no” a qualsiasi tentativo di colonizzazione ideologica della famiglia. (…)
Mentre fin troppe persone vivono in estrema povertà, altri vengono catturati dal materialismo e da stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana. Queste sono le ideologie colonizzatrici. La famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell’effimero, una mancanza di apertura alla vita.”
(Papa Francesco alle famiglie di Manila 16.01.15) Continua a leggere

Montini e l’Immacolata. «È la festa della bellezza»

5b075568ae_44321269_300 ​Cinquant’anni fa, il 21 novembre 1964, nella ricorrenza della Presentazione di Maria al Tempio, al termine della terza sessione del Concilio Vaticano II, Paolo VI durante l’allocuzione conclusiva attribuì solennemente alla Vergine Maria il titolo di «Madre della Chiesa». Per il Papa questo titolo trovava fondamento nella divina maternità della Vergine e nella presenza della Madonna nella storia della salvezza, mentre il fine del culto a Maria era principalmente quello di orientare le anime a Cristo (secondo la formula Ad Iesum per Mariam, espressa da Paolo VI all’Angelus del 4 ottobre precedente).

Ma Montini aveva già adoperato pubblicamente questa definizione di Maria quale «Madre della Chiesa» durante gli anni del suo episcopato milanese, fin dall’omelia dell’8 settembre 1959, per la Natività di Maria, festa del Duomo di Milano. «La devozione mariana di Paolo VI – spiegava il suo segretario, monsignor Pasquale Macchi – è una delle caratteristiche che ben si può rilevare dai suoi discorsi e dalle sue preghiere» ed era maturata fin dagli anni giovanili, trascorsi nella casa bresciana situata accanto al Santuario mariano delle Grazie, soprattutto per influsso della madre Giuditta Alghisi. Continua a leggere

La croce, il libro e l’aratro su cui rinacque l’Europa

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L’Università Europea di Roma inaugura il suo decimo anno accademico con una “lectio magistralis” sul suo patrono San Benedetto

Roma, 26 Novembre 2014 (Zenit.org) Luca Marcolivio

L’Università Europea di Roma ha festeggiato il suo primo decennio di attività didattica nel segno di San Benedetto da Norcia. L’inaugurazione dell’Anno Accademico 2014-2015 è avvenuta stamattina, a 24 ore dalla visita di papa Francesco a Strasburgo e a poco più di un mese dalla beatificazione di Paolo VI.

Due contiguità temporali assai significative e provvidenziali, se si considera che il patrono dell’ateneo romano è proprio San Benedetto, proclamato patrono d’Europa da papa Montini, nel 1964, esattamente mezzo secolo fa. Continua a leggere

Paolo VI è beato: «Instancabile apostolo»

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Il testo dell’Omelia del Santo Padre Francesco
 
Abbiamo appena ascoltato una delle frasi più celebri di tutto il Vangelo: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21).

Alla provocazione dei farisei che, per così dire, volevano fargli l’esame di religione e condurlo in errore, Gesù risponde con questa frase ironica e geniale. È una risposta ad effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre.

L’accento di Gesù ricade certamente sulla seconda parte della frase: «E (rendete) a Dio quello che è di Dio». Questo significa riconoscere e professare – di fronte a qualunque tipo di potere – che Dio solo è il Signore dell’uomo, e non c’è alcun altro. Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio. Continua a leggere

Paolo VI beato, piazza San Pietro piena

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Papa Francesco è entrato in processione in Piazza San Pietro con i cardinali e i vescovi per la messa con cui stamane chiude il Sinodo sulla famiglia e celebra la beatificazione di Paolo VI. Alla liturgia, nella prima fila a fianco dei cardinali, è presente il Papa emerito Benedetto XVI, che Bergoglio è andato subito a salutare con una calorosa stretta di entrambe le mani.

Piazza San Pietro è piena di fedeli, giunti a decine di migliaia per assistere alle 10.30 alla messa con cui papa Francesco chiude il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia e proclama la beatificazione di Paolo VI. Consistenti gruppi sono arrivati dalle diocesi di Milano, di cui Giovanni Battista Montini fu arcivescovo prima di diventare Papa (tremila persone), e di Brescia, quella del suo Paese natale Concesio (5.300 persone). Alla messa sarà presente anche il Papa emerito Benedetto XVI. Continua a leggere

Piccolo gregge

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Al suo grande amico Jean Guitton, Paolo VI (Domenica sarà beatificato) rivelava:

“Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”.

(Jean Guitton, Paolo VI segreto, pp 152-153)

Per certo la via non è il neoprogressismo. Lo dice perfettamente Paolo VI, che domenica diventerà beato

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Domenica Papa Francesco proclamerà beato Papa Paolo VI, il cui magistero andrebbe oggi riscoperto e ristudiato dentro e fuori la Chiesa. Se lo si facesse, si eviterebbero molti degli scandali e delle tristezze cui invece il fedele è quotidianamente costretto.
 
Dal discorso ai vescovi dell’America Latina, Bogotà, 24 agosto 1968

«La fede è la base, è la radice, è la fonte, è la prima ragione d’essere della Chiesa, ben lo sappiamo. E sappiamo anche quanto essa è oggi insidiata dalle correnti più eversive del pensiero moderno. La diffidenza, che, anche negli ambienti cattolici, si è diffusa sulla validità dei principi fondamentali della ragione, ossia della nostra «philosophia perennis», ci ha disarmati di fronte agli assalti, spesso radicati e capziosi, di pensatori di moda; il «vacuum», lasciato nelle nostre scuole filosofiche dall’abbandono della fiducia nei grandi maestri del pensiero cristiano, è spesso invaso da una superficiale, e quasi servile, accettazione di filosofi di moda, spesso altrettanto sempliciste che astruse; e queste hanno scossa la nostra normale, umana, sapiente arte del pensare la verità; Continua a leggere

Paolo VI: la sua passione per la famiglia, il suo amore per i poveri

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Laura Montini, cugina del Pontefice prossimamente Beato, racconta aneddoti e ricordi personali del suo amato “Battista”

Roma, 11 Ottobre 2014 (Zenit.org) – di Renzo Allegri

Una delle caratteristiche della personalità di Giovanni Battista Montini fu il suo grande amore per la famiglia. Un aspetto fondamentale da rilevare in questi giorni in cui è in corso in Vaticano il Sinodo straordinario sulla famiglia che si concluderà domenica 19 ottobre, proprio con la beatificazione del Pontefice bresciano, aprendo un anno di preghiere e di riflessioni sui problemi della Famiglia cristiana nel nostro tempo.

Tutti coloro che hanno conosciuto Montini restavano colpiti dalla grande e istintiva affettuosità che mostrava verso tutti. Affettuosità che proveniva dalla sua continua unione con Dio e della sua contemplazione di Dio in tutte le creature e in tutte le cose. Continua a leggere

Humanae vitae: via naturale dell’amore. Le ragioni di una scelta

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La Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità sottolinea il valore e l’attualità di questo metodo

Roma, 09 Ottobre 2014 (Zenit.org)
 
La Confederazione Italiana Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità, la cui presidente è Giancarla Stevanella, in occasione del Sinodo sulla famiglia e della prossima beatificazione di Paolo VI, ha offerto un contributo alla riflessione sull’attualità della sua enciclica profetica, con un documento dal titolo “Humanae vitae: via naturale dell’amore. Le ragioni di una scelta”, di cui offriamo una breve selezione.

***

La Confederazione Italiana dei Centri per la regolazione naturale della fertilità si sente chiamata in questo particolare momento storico a prendere posizione – per quanto le compete – dinanzi al dibattito scaturito in occasione del sinodo sulla famiglia, e in particolare circa la dottrina esposta in Humanae Vitae. Continua a leggere

il Sinodo “in pillola”

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È noto che durante il Concilio Vaticano II i padri conciliari dibatterono a lungo circa le questioni pastorali poste dalla massiccia diffusione della “pillola”, e la stragrande maggioranza di loro non vedeva nulla di peccaminoso nel suo utilizzo.

Il dibattito fu lungo e acceso, a tratti molto aspro (si narra che il card. Ottaviani abbia apostrofato in aula il card. Suenens con queste parole “l’avesse presa tu’ madre!”), finche Paolo VI con una decisione, che deve essere stata davvero sofferta, avocò a sé l’intera materia, avviando poi il processo che lo portò a pubblicare quattro anni dopo quell’enciclica profetica che fu l’ “Humanae Vitae”.

Fu il classico esempio di una decisione giusta presa con le motivazioni sbagliate, o almeno largamente insufficienti. Paolo VI infatti temeva che separando il sesso dal “rischio” della generazione ci si sarebbe avviati per una via di deresponsabilizzazione dell’amore, scoperchiando un vaso di Pandora con conseguenze imprevedibili. Continua a leggere

“Humanae Vitae”: il coraggio e la lungimiranza di Paolo VI

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Il dott. Renzo Puccetti racconta in un libro il dibattito sui temi etici e morali nato in seno al Vaticano II che portò Montini a scrivere la storica Enciclica

Roma, 25 Settembre 2014 (Zenit.org) – Antonio Gaspari

In prossimità del Sinodo straordinario sulla Famiglia, una delle intenzioni degli organizzatori è quella di ricomporre la frattura sui temi morali ed etici avvenuta durante il Concilio Vaticano II. Di pari passo, il 19 ottobre, papa Francesco celebrerà la beatificazione di Paolo VI, il Pontefice che ha dato il via alla grande assise conciliare e che ha scritto e pubblicato l’enciclica Humanae Vitae, meglio conosciuta come il documento pontificio che si oppose all’uso delle pillole contraccettive. Molte sono ancora oggi le domande sul come e perché l’enciclica suscitò così tante critiche. Quali furono gli argomenti che vedevano alcuni vescovi e cardinali favorevoli all’utilizzo delle pillole contraccettive? Cosa c’è di sbagliato nella Humanae Vitae? E quali furono invece i meriti di quell’enciclica? Continua a leggere

La Francia riabilita l’Humanae Vitae di Paolo VI

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di Lorenzo Bertocchi 
 
Nel caso dei treni è una benedizione che i binari siano paralleli, la stessa cosa purtroppo non vale in altri ambiti, come ad esempio quello del magistero della Chiesa. In questo caso un “magistero parallelo” è più facile che porti al deragliamento, piuttosto che a destinazione; l’esempio da manuale è fornito dalla reazione a cui andò incontro l’ultima enciclica di Paolo VI, ormai prossimo beato.

Era il 29 luglio del 1968 quando fu presentata l’Humanae Vitae, il pronunciamento del pontefice sul tema scottante dell’amore coniugale e della “regolazione” delle nascite, appena due giorni dopo si alzava violento il vento del dissenso. Al n°14 dell’enciclica si ribadiva con chiarezza che «è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Una sconfitta colossale per i molti che da anni tentavano, dentro e fuori la Chiesa, di forzare la mano per ottenere un pronunciamento favorevole sul tema della contraccezione. Continua a leggere