Scienza e fede, Bergoglio: l’armonia porta alla conoscenza e alla sapienza

Con i partecipanti alla summer school di astrofisica della Specola vaticana papa Francesco cita Dante e augura che il loro lavoro sia «mosso» dall’amore per la verità e per l’universo

C’è la scienza, che mira a «conoscere l’universo», c’è «un altro sguardo, quello metafisico, che riconosce la Causa Prima di tutto, nascosta agli strumenti di misurazione», e «un altro sguardo ancora, quello della fede, che accoglie la Rivelazione». Piani diversi ma niente affatto incompatibili, per papa Francesco, che con i partecipanti alla summer school di astrofisica della Specola vaticana ha sottolineato che «l’armonia di questi diversi piani di conoscenza ci conduce alla comprensione, e la comprensione – speriamo – ci apre alla Sapienza».

La scuola estiva, dedicata quest’anno alle «stelle variabili nell’era dei grandi dati», si svolge dal 4 al 29 giugno a Castelgandolfo, la sede storica dell’Osservatorio astronomico della Santa Sede gestito dai Gesuiti (il direttore, oggi, è fratel Guy Consolmagno) fin da quando, negli anni Trenta, l’aumento delle luci elettriche aveva reso il cielo di Roma così luminoso da rendere impossibile l’osservazione delle stelle più deboli. Come è noto, peraltro, a causa del dilatarsi continuo della città di Roma e dei suoi dintorni, anche il cielo della cittadina laziale che affaccia sul lago Albano si è fatto così luminoso da costringere gli astronomi del Papa a fondare a Tucson, nel deserto statunitense dell’Arizona, il Vatican Observatory Research Group.

«Provenite da tanti Paesi e da culture diverse, e avete specializzazioni differenti», ha detto il Papa a professori e studenti della summer school. «Questo ci ricorda come la diversità possa unire per un obiettivo comune di studio, e come il successo del lavoro dipenda anche da tale diversità, perché è proprio dalla collaborazione tra persone di diversi retroterra che può venire una comprensione comune del nostro universo». Anche quanto al tema scelto quest’anno, le «stelle variabili», si tratta, ha notato Francesco, di studi che «provengono dallo sforzo collaborativo di molte nazioni e dal lavoro comune di molti scienziati» ed «è solo lavorando insieme, in squadra, che potete dare un senso a tutte queste nuove informazioni. L’universo è immenso e, man mano che cresce la nostra comprensione di esso, aumenta anche la necessità di imparare a gestire il flusso di informazioni che ci giungono da tante fonti. Forse – ha detto il Papa – il modo in cui gestite una tale quantità di dati può dare speranza anche a coloro che nel mondo si sentono travolti dalla rivoluzione informatica di Internet e dei social media». Continua a leggere

Anna voleva abortire. Papa Francesco la chiama e la convince a non farlo

La donna, divorziata, era rimasta incinta di un uomo che aveva già una famiglia. Dopo la gravidanza indesiderata ha iniziato a pressarla…
 
Non doveva proseguire la gravidanza. Perché l’uomo che l’aveva lasciata incinta non avrebbe riconosciuto il figlio. Di fronte a lei la soluzione che si prospettava era l’aborto.
Poi una chiamata, inattesa, improvvisa. Dall’altro capo del telefono c’è Papa Francesco, che come un buon padre la fa ragionare e le spiega perché vale la pena di portare avanti la gravidanza. Anna, originaria di Arezzo, riceve la chiamata che le cambia la vita. Accetta il consiglio di Francesco e decide di non interrompere la gravidanza. Una favola a lieto fine.
 
La richiesta dell’uomo

Anna è una donna divorziata. Racconta Credere (22 maggio), che dopo aver perso il lavoro, decide di trasferirsi da Roma in Toscana. Qui scopre di essere incinta di un uomo che però ha già una famiglia. E non intende riconoscere il bambino. Lui la pressa, lei è debole, e cede alla sua richiesta: abortire.
Prima di farlo, però, decide di scrivere una lettera a una persona speciale. Mette nero su bianco tutta la sua storia; sulla busta l’indirizzo è semplice: «Santo Padre Papa Francesco, Città del Vaticano, Roma». imbuca la lettera senza pensarci troppo. Poi, pochi giorni dopo il telefono inizia a squillare.
 
“Ho letto la tua lettera”

Sul display un numero sconosciuto, con il prefisso di Roma. Risponde e resta pietrificata: «Pronto Anna, sono papa Francesco. Ho letto la tua lettera. Noi cristiani non dobbiamo farci togliere la speranza, un bambino è un dono di Dio, un segno della Provvidenza». Continua a leggere

Papa Francesco: “La vita va tutelata dal concepimento al naturale tramonto”

Al Regina Coeli appello di Papa Francesco per la Repubblica Centroafricana colpita dalle violenze: «Costruire insieme la pace». «Dare ai malati, anche se terminali, tutta l’assistenza possibile. Accogliere sempre i nascituri»
 
(La Stampa, 06.05.18)
 
Appello di Francesco per la pace nella Repubblica Centrafricana e per «tutelare la vita dal concepimento al naturale tramonto». Durante il Regina Coeli in piazza San Pietro, il Pontefice ha invitato i 40mila fedeli presenti «a pregare per la popolazione della Repubblica Centrafricana, paese che ho avuto la gioia di visitare e che porto nel cuore, dove nei giorni scorsi sono avvenute gravi violenze con numerosi morti e feriti, tra cui un sacerdote». «Il Signore, per intercessione della Vergine Maria, aiuti tutti a dire no alla violenza e alla vendetta, per costruire insieme la pace», ha detto Papa Francesco.

Che, nella sua catechesi, si è soffermato sul tema dell’amore. Quello che «si realizza nella vita di ogni giorno, negli atteggiamenti, nelle azioni», altrimenti rimane «soltanto qualcosa di illusorio». È «importante prendere coscienza che l’amore di Cristo non è un sentimento superficiale, ma un atteggiamento fondamentale del cuore, che si manifesta nel vivere come Lui vuole», ha sottolineato il Papa.

Gesù, ha spiegato, «ci chiede di osservare i suoi comandamenti», che si riassumono in questo: «Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Ma come fare perché questo amore che il Signore risorto ci dona possa essere condiviso dagli altri? «Più volte – ha precisato Bergoglio – Gesù ha indicato chi è l’altro da amare, non a parole ma con i fatti. È colui che incontro sulla mia strada e che, con il suo volto e la sua storia, mi interpella; è colui che, con la sua stessa presenza, mi spinge a uscire dai miei interessi e dalle mie sicurezze; è colui che attende la mia disponibilità ad ascoltare e a fare un pezzo di strada insieme». Continua a leggere

“Rifuggite dall’informazione di facile consumo”

Il Papa ad Avvenire nel 50° del quotidiano: “Nessuno detti la vostra agenda tranne i poveri”
 
“A ben vedere, dalla falegnameria di Nazareth alla redazione di Avvenire, il passo non è poi così lungo!”. Lo ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza dirigenti e personale del quotidiano della Cei con i loro familiari in occasione dei 50 del giornale. Proprio intorno alla figura del Santo Patriarca, modello di ogni lavoratore cristiano, si è sviluppato il discorso del S. Padre.

Giuseppe è l’uomo del silenzio – ha detto il Papa – A prima vista, potrebbe perfino sembrare l’antitesi del comunicatore. In realtà, solo spegnendo il rumore del mondo e le nostre stesse chiacchiere è possibile l’ascolto, che rimane la condizione prima di ogni comunicazione. Il silenzio di Giuseppe è abitato dalla voce di Dio e genera quell’obbedienza della fede che porta a impostare l’esistenza lasciandosi guidare dalla sua volontà”. Giuseppe è anche “il custode discreto e premuroso, che sa farsi carico delle persone e delle situazioni che la vita ha affidato alla sua responsabilità”.

Facendo riferimento alla bottega di colui che ha fatto da padre a Gesù sulla terra, il Papa ha evidenziato che “certamente, nella vostra ‘cassetta degli attrezzi‘ oggi ci sono strumenti tecnologiciche hanno modificato profondamente la professione, e anche il modo stesso di sentire e pensare, di vivere e comunicare, di interpretarsi e relazionarsi. La cultura digitale vi ha chiesto una riorganizzazione del lavoro, insieme con una disponibilità ancora maggiore a collaborare tra voi e ad armonizzarvi con le altre testate che fanno capo alla Conferenza Episcopale Italiana: l’Agenzia Sir, Tv2000 e il Circuito radiofonico InBlu. Analogamente a quanto sta avvenendo nel settore comunicazione della Santa Sede, la convergenza e l’interattività consentite dalle piattaforme digitali devono favorire sinergie, integrazione e gestione unitaria. Questa trasformazione richiede percorsi formativi e aggiornamento, nella consapevolezza che l’attaccamento al passato potrebbe rivelarsi una tentazione perniciosa. Autentici servitori della tradizione sono coloro che, nel farne memoria, sanno discernere i segni dei tempi e aprire nuovi tratti di cammino”. Continua a leggere

Il Papa riceve il padre di Alfie: solo Dio è padrone della vita

Il Papa con il padre del piccolo Alfie Evans

Incontro a Santa Marta tra Francesco e il papà di Alfie. Al termine dell’udienza generale il Papa ha voluto di nuovo attirare l’attenzione sul bimbo inglese e su Vincent Lambert, ricordando con forza che l’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio
 
Sergio Centofanti – Città del Vaticano
 
Papa Francesco stamattina ha ricevuto a Casa Santa Marta Thomas Evans, il padre del piccolo Alfie, il bimbo inglese di quasi 2 anni affetto da una malattia neurodegenerativa non conosciuta e ricoverato presso l’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, i cui medici vorrebbero “staccagli la spina” perché – dicono – è nel suo “miglior interesse”. I suoi genitori invece vogliono trasferirlo all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, che si è detto disposto ad accoglierlo per assisterlo fino alla fine. Il trasferimento è stato negato sia dai medici che dai giudici. Si è in attesa dell’ultima parola della Corte suprema. 

Al termine dell’udienza generale, il Papa ha pronunciato queste parole:

L’appello del Papa per Alfie

“Attiro l’attenzione di nuovo su Vincent Lambert e sul piccolo Alfie Evans, e vorrei ribadire e fortemente confermare che l’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio! E il nostro dovere, il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita. Pensiamo in silenzio e preghiamo perché sia rispettata la vita di tutte le persone e specialmente di questi due fratelli nostri. Preghiamo in silenzio”. Continua a leggere

Papa Francesco al Regina Coeli: turbato per la Siria, in preghiera per Alfie Evans

Al Regina Caeli di oggi, Papa Francesco ha chiesto maggior impegno della comunità internazionale per un’azione comune per la pace in Siria. Poi un appello pubblico per il piccolo Alfie Evans – dopo il twitt del 5 aprile scorso – affinché “sia curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari” e ha aggiunto: “con grande rispetto per la vita”.

Riporto di seguito il testo completo, perché merita una riflessione:
 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Al centro di questa terza domenica di Pasqua c’è l’esperienza del Risorto fatta dai suoi discepoli, tutti insieme. Ciò è evidenziato specialmente dal Vangelo che ci introduce ancora una volta nel Cenacolo, dove Gesù si manifesta agli Apostoli, rivolgendo loro questo saluto: «Pace a voi!» (Lc 24,36). E’ il saluto del Cristo Risorto, che ci dà la pace: «Pace a voi!» Si tratta sia della pace interiore, sia della pace che si stabilisce nei rapporti tra le persone. L’episodio raccontato dall’evangelista Luca insiste molto sul realismo della Risurrezione. Gesù non è un fantasma. Infatti, non si tratta di un’apparizione dell’anima di Gesù, ma della sua reale presenza con il corpo risorto.

Gesù si accorge che gli Apostoli sono turbati nel vederlo, che sono sconcertati perché la realtà della Risurrezione è per loro inconcepibile. Credono di vedere un fantasma; ma Gesù risorto non è un fantasma, è un uomo con corpo e anima. Per questo, per convincerli, dice loro: «Guardate le mie mani e i miei piedi – fa vedere loro le piaghe –: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho» (v. 39). E poiché questo non sembra bastare a vincere l’incredulità dei discepoli. Il Vangelo dice anche una cosa interessante: era tanta la gioia che avevano dentro che questa gioia non potevano crederla: “No, non può essere! Non può essere così! Tanta gioia non è possibile!”. E Gesù, per convincerli, disse loro: «Avete qui qualche cosa da mangiare?» (v. 41). Essi gli offrono del pesce arrostito; Gesù lo prende e lo mangia davanti a loro, per convincerli. Continua a leggere

Tweet di papa Francesco per Alfie Evans e la sua famiglia

Tweet di papa Francesco per Alfie Evans e la sua famiglia 

Papa Francesco interviene per il piccolo Alfie. Lo fa con un tweet in italiano e in inglese.

«È la mia sincera speranza che possa essere fatto tutto il necessario per continuare ad accompagnare con compassione il piccolo Alfie Evans e che la profonda sofferenza dei suoi genitori possa essere ascoltata. Prego per Alfie, per la sua famiglia e per tutte le persone coinvolte».

Continuare ad accompagnare con compassione e ascolto per la profonda sofferenza dei genitori: due punti forti in poche righe che danno l’idea di quanto Bergoglio sia stato toccato dalla dolorosa vicenda di questo bambino inglese di neppure due anni, ricoverato a Liverpool per una malattia cerebrale devastante e ignota.

Tutti i tribunali interpellati dalla famiglia hanno autorizzato il distacco delle macchine, che potrebbe avvenire in questi giorni. Sabato scorso migliaia di cittadini sono scesi nelle strade di Liverpool per chiedere che Alfie venga accompagnato alla morte naturale, quando arriverà, e non fatto morire dai medici. E il Papa invita anche a pregare.
 

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(fonte: Avvenire, 5.04.18)

 

San Giovanni Rotondo. Il Papa: “Oggi peggio che a Sparta, si scartano i bambini e gli anziani”

Un viaggio tra la fede, la sofferenza e la solitudine. Papa Francesco, dopo aver fatto visita a Pietrelcina, paese natale nel Beneventano del frate cappuccino, San Padre Pio, è andato a San Giovanni Rotondo, nel Foggiano dove ha visitato l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza e ha celebrato messa nella Chiesa di San Pio.

Il Pontefice è stato in compagnia bambini degenti nel reparto di oncoematologia pediatrica. E proprio sui bambini e i malati che si è concentrata l’omelia del Pontefice. I “profeti di morte di ogni tempo” esistono “anche oggi”: sono quelli “che scartano la gente, scartano i bambini, gli anziani, perché non servono”. Ha detto Bergoglio davanti a 40mila persone. “Da bambino a scuola ci insegnavano la storia degli spartani”, le parole di Francesco: “A me sempre ha colpito quello che ci diceva la maestra, che quando nascevano bambini o bambine con malformazioni li portavano alla cima del monte e li buttavano giù perché non ci fossero questi piccoli. Noi bambini dicevamo: ‘Ma quanta crudeltà'”. “Fratelli e sorelle, noi facciamo lo stesso, con più crudeltà, con più scienza”, la denuncia: “Quello che non serve, quello che non produce va scartato. Questa è la cultura dello scarto: i piccoli non sono voluti oggi e per questo Gesù è lasciato da parte”.

E infine: “I piccoli sono quelli che hanno bisogno dei grandi, che non sono autosufficienti, che non pensano di bastare a sé stessi. Piccoli sono quelli che hanno il cuore umile e aperto, povero e bisognoso, che avvertono la necessità di pregare, di affidarsi e di lasciarsi accompagnare. Il cuore di questi piccoli è come un’antenna, che capta il segnale di Dio”. “Chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio e vince la cultura dello scarto, che, al contrario, predilige i potenti e reputa inutili i poveri. Chi preferisce i piccoli proclama una profezia di vita contro i profeti di morte di ogni tempo”. Continua a leggere

Cari cattolici, dobbiamo rassegnarci ad avere anche noi i nostri Alfie?

Tutto quello che non torna nella sentenza che cita papa Francesco e nella legge italiana sul biotestamento
 
di Assuntina Morresi
 
Isaiah – un anno appena compiuto – ha respirato per sette ore, dopo che gli hanno sospeso la ventilazione artificiale, e poi è morto. Era un gravissimo cerebroleso, non malato: di suo era sano, ma qualcosa non ha funzionato nell’ospedale inglese durante il parto e lui e sua madre hanno rischiato di morire. I medici prima lo hanno salvato, poi hanno deciso che in quelle condizioni il massimo interesse per lui era morire, a prescindere dalla richiesta dei genitori, che invece volevano continuare a prendersi cura di loro figlio: per loro Isaiah andava bene anche così, anche se non poteva ridere e giocare e gattonare e mangiare e bere e sporcarsi e fare i capricci come tutti gli altri bambini. La Corte Europea dei diritti umani a Strasburgo aveva però respinto il ricorso dei genitori, che si opponevano al King’s College di Londra, dove Isaiah era ricoverato e dove è morto.

Per Alfie – 21 mesi – si prospetta lo stesso percorso, anche se la sua storia è totalmente diversa: lui ha una malattia sconosciuta, sicuramente neurodegenerativa, sicuramente letale – cioè è destinato a morire a breve, anche se non si sa quando – che nessuno è riuscito a diagnosticare con precisione, e per cui l’unico nome proposto è “la malattia di Alfie”. Anche di lui i medici dell’ospedale inglese in cui è ricoverato, l’Alder Hey Children’s Hospital, pensano che sia meglio morire; anche per lui hanno proposto ai suoi genitori di sospendere i sostegni vitali – respirazione, alimentazione, idratazione; anche i suoi genitori, giovanissimi, si sono opposti. Ma anche per lui il contenzioso legale, ancora in corso, sta andando nella stessa direzione di quello di Isaiah, e di quello, prima ancora, di Charlie Gard, e di quello della ragazzina francese Inès, e di chissà quante altre persone con “scarsa qualità di vita”. Continua a leggere

Il Papa sulle cure palliative: curare sempre, anche se non si può guarire

La missiva, a firma del cardinale Parolin, indirizzata ai partecipanti al Congresso sulle cure palliative in corso a Roma. La sedazione? Estremo rimedio
 
Curare sempre, anche se non sempre è possibile guarire. Questa, in estrema sintesi, è l’indicazione contenuta nella Lettera di Papa Francesco, a firma del cardinale segretario di Stato Piero Parolin ai partecipanti al Congresso internazionale sulle cure palliative. L’incontro ha il titolo “Palliative Care: everywhere & by Everyone. Palliative care in every region. Palliative care in every religion or belief” ed è organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita. In questa occasione verrà presentato ufficialmente il Progetto PAL-Life, ideato e realizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita per la diffusione globale delle cure palliative.

Durante il Congresso verranno affrontate tematiche quali il contributo delle cure palliative alla medicina, la diffusione delle cure palliative, l’impatto delle diverse fedi religiose e prospettive spirituali sulla cura del morente, le implicazioni politiche ed economiche delle cure palliative.

L’obiettivo principale del Congresso e del Progetto PAL-Life è promuovere il dialogo e la cooperazione tra i diversi attori coinvolti nell’esercizio e nella diffusione delle cure palliative e, attraverso questa collaborazione tutelare la dignità del morente, facendosi carico della sua vulnerabilità.

Pubblichiamo di seguito la Lettera che il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, ha inviato a monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita in occasione dell’apertura dei lavori del Convegno. Continua a leggere

Papa Francesco: L’eutanasia non è una scelta di civiltà, la vita è intangibile

di Andrea Tornielli

La Stampa, 26.01.18
 
La «crescita della richiesta di eutanasia» conseguente al «processo di secolarizzazione» ha «portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”». Lo ha denunciato il Papa nell’udienza riservata questa mattina all’assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, affermando che «laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile». Il Pontefice latino-americano, che ha sottolineato come la missione del Dicastero abbia «un volto eminentemente pastorale», ha rilevato con soddisfazione che esso sta «portando a compimento» anche studi circa «le implicazioni etiche di un’adeguata antropologia anche nel campo economico-finanziario».

Durante la sessione plenaria il Dicastero guidato da pochi mesi dal gesuita Luis Francisco Ladaria ha approfondito tra l’altro «alcune questioni delicate circa l’accompagnamento dei malati terminali. Al riguardo – ha detto il Papa – il processo di secolarizzazione, assolutizzando i concetti di autodeterminazione e di autonomia, ha comportato in molti Paesi una crescita della richiesta di eutanasia come affermazione ideologica della volontà di potenza dell’uomo sulla vita. Ciò ha portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”. È chiaro che laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile. In questo scenario occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile. Il dolore, la sofferenza, il senso della vita e della morte sono realtà che la mentalità contemporanea fatica ad affrontare con uno sguardo pieno di speranza. Eppure, senza una speranza affidabile che lo aiuti ad affrontare anche il dolore e la morte, l’uomo non riesce a vivere bene e a conservare una prospettiva fiduciosa davanti al suo futuro. È questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo». Continua a leggere

Papa Francesco ha cambiato il Padre Nostro?

Nelle ultime ore molti quotidiani online hanno diffuso la notizia che Papa Francesco vuole cambiare il Padre Nostro in italiano, la preghiera insegnata direttamente da Gesù agli apostoli.  

Nel corso della settima puntata del programma di Tv2000 “Padre nostro” condotto da don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, Francesco ha infatti sottolineato come l’espressione secondo cui «“Dio induce in tentazione” non sia una buona traduzione». Anche i francesi – ha aggiunto il Papa – «hanno cambiato il testo con una traduzione che dice “non lasciarmi cadere nella tentazione”. Sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito».

La preghiera del Padre Nostro in italiano, in realtà, è già stata cambiata dalla CEI nel 2008, con la pubblicazione di una traduzione aggiornata della Bibbia, nella quale si legge, nel capitolo 6 del vangelo di Matteo, al versetto 13: “e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”. Continua a leggere

PAPA/ Fine vita, cos’è il “supplemento di saggezza” chiesto da Francesco

Il discorso del Papa al Meeting europeo della World Medical Association sulle questioni del fine-vita non cambia la dottrina della Chiesa, nondimeno dice qualcosa in più
 
di CARLO BELLIENI
 
Il discorso del Santo Padre al Meeting regionale europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita” tenutosi ieri a Roma è un forte richiamo alla responsabilità personale del curante. Rimette al centro della cura il rapporto medico-paziente così tanto messo in discussione dalla medicina burocratizzata e aziendalizzata, rapporto che si trova strattonato ora dal lato di un intestardirsi con le cure quando non servono, o ancor più frequentemente dal lato di un abbandono del paziente che non è solo l’abbandono in fine-vita ma un abbandono morale troppo spesso riscontrato. Il papa richiama ad un concetto antico, da lui espresso in termini dinamici con l’espressione “la vicinanza responsabile”. “L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali”.

Questo, si capisce bene, non riguarda solo un atto della vita, ma tutta la vita stessa e tutta la condizione del rapporto medico-malato. Per questo sarebbe puerile ridurre il discorso del Papa ad un’indicazione sul fine-vita, che pure c’è, ed è chiara e semplice: prendersi sempre cura, non abbandonare nessuno in particolare nel momento delle decisioni gravi, non avventurarsi in percorsi curativi futili. Ma porta ad estendere questa osservazione a tutta la sanità e a domandarsi se ormai “quello che facciamo” lascia in secondo piano “come lo facciamo”. Cioè se invece di “essere vicini” lasciamo scattare automatismo, protocolli, routine. Continua a leggere

Fine Vita, Gigli: accogliere messaggio Papa integralmente senza strumentalizzare

“Centralità del malato, importanza dell’alleanza terapeutica, rinuncia all’accanimento terapeutico, proporzionalità delle cure, preoccupazione per l’abbandono terapeutico, richiesta di accompagnamento, ribadita illiceità di qualunque forma di eutanasia in quanto si propone di interrompere la vita procurando la morte, rigetto dell’idolatria della tecnica.
Sono queste, al di là di ogni strumentalizzazione legata all’iter della legge sul testamento biologico in Senato, le linee della tradizionale dottrina della Chiesa che il Papa ha ribadito oggi ai partecipanti al convegno promosso da Accademia per la Vita e World Medical Association. Sono queste anche le linee su cui da sempre si è mosso il Movimento per la Vita Italiano”.
Lo afferma l’On. Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano.
“Non a caso – sottolinea Gigli – i documenti richiamati nel messaggio del Papa sono il discorso di Pio XII ai rianimatori del 1957, la Dichiarazione sull’eutanasia della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980 e il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il Papa è consapevole che, quando ci si immerge nella concretezza della pratica clinica, non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale per giudicare se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato. Continua a leggere

Müller: «Amoris laetitia» ortodossa. In linea con dottrina e tradizione

Gerhard Ludwig Muller in una foto d'archivio di Siciliani

Arriva un saggio di Buttiglione con un’ampia introduzione del prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede. «Possibile la Comunione ai divorziati risposati».
 
di Luciano Moia

(Avvenire, 30.10.17)
 
Basta con le controversie su Amoris laetitia. Basta con gli attacchi al Papa. Basta con le affermazioni secondo cui l’Esortazione postsinodale, con le sue considerazioni a proposito della possibilità concessa di divorziati in nuova unione di accedere ai sacramenti, si porrebbe al di fuori della dottrina e della tradizione.

L’altolà arriva sorprendentemente dal cardinale Gerhard Ludwing Müller, a cui il primo luglio scorso il Papa non ha rinnovato l’incarico come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Da quel momento il porporato è stato trasformato, suo malgrado, nel capofila di un diffuso malcontento verso il pontificato di Francesco. Ora il nuovo testo su Amoris laetitia scombina i piani e ci dice con la chiarezza di argomentazioni ineccepibili che tra papa Bergoglio e il suo prefetto emerito non c’è alcuna divergenza dottrinale.

Müller ha accettato di scrivere un lungo saggio introduttivo al libro di Rocco ButtiglioneRisposte amichevoli ai critici di Amoris laetitia (Ares, pp. 208, euro 14) che sarà in vendita dal prossimo 10 novembre. Il titolo dell’intervento ne rivela pienamente obiettivi e contenuti: “Perché Amoris laetitia può e dev’essere intesa in senso ortodosso”. Esplicita la tesi fondamentale: «Amoris laetitia non implica nessuna svolta magisteriale verso un’etica della situazione e quindi nessuna contraddizione con l’enciclica Veritatis splendor di Giovanni Paolo II».  Continua a leggere

L’Europa non è l’Unione Europea

di Marco Invernizzi
 
A molti potrà apparire bizzarro occuparsi di Europa, mentre l’Italia si avvia verso le elezioni politiche in un clima di profonda decadenza politica e culturale, afflitta da un “inverno demografico” che lascia poco spazio all’ottimismo per l’immediato futuro.
E tuttavia, se vogliamo sperare in un futuro migliore, certamente non immediato ma almeno per il medio periodo, dobbiamo tenere conto dell’Europa, del suo passato e delle sue radici, degli errori che si stanno compiendo nel tentare di fare l’Unione Europea, ma anche del fatto realistico e peraltro bello, che l’Italia è sempre stata il “giardino” di qualcosa di più grande, di un edificio tendenzialmente universale, prima dell’impero romano, poi della Chiesa cattolica, servendoli con uomini e idee, con l’arte e la diplomazia, con la filosofia e la politica.
Con la sua storia e con la sua civiltà, l’Europa è la culla dei Paesi che la compongono, diversi fra loro ma accomunati dalle stesse radici, che i nazionalismi prima e l’internazionalismo comunista poi, così come il globalismo scriteriato dei nostri giorni, non sono riusciti del tutto a scalfire.
Papa Francesco è recentemente tornato sul punto con un discorso del 28 ottobre ai partecipanti a una Conferenza promossa dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (COMECE).
Molto importante è il punto di partenza dell’analisi del Santo Padre, anche se viene esplicitato soltanto verso la fine del suo intervento. Continua a leggere

Il Papa: no a tendenze eugenetiche che sopprimono i nascituri “imperfetti”

Francesco riceve i partecipanti al convegno “Catechesi e persone con disabilità” del Dicastero per la nuova Evangelizzazione: «La Chiesa non sia afona nella difesa dei disabili»
 
A fronte di una mentalità del rifiuto, di una visione spesso narcisistica e utilitaristica che porta alla marginalizzazione, di una tendenza eugenetica che induce a sopprimere i nascituri con imperfezioni, spetta alla Chiesa far sentire la sua voce per difendere e promuovere le persone con disabilità. Una voce che, quindi, non può essere «afona» o «stonata».

Francesco tocca un nervo scoperto della società moderna nel suo discorso ai partecipanti al Convegno “Catechesi e persone con disabilità: un’attenzione necessaria nella vita quotidiana della Chiesa”, promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ricevuti oggi in Vaticano. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del 25.mo anniversario di promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, e si conclude domani presso la Pontificia Università Urbaniana a Roma.

Nella sua riflessione il Pontefice guarda al «grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità»: «La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria». Continua a leggere

Lutero e la Riforma: Bergoglio in continuità con Wojtyla e Ratzinger

ultimi tre pontefici

(dal sito UCCR)
 
«Occorre riconoscere più chiaramente l’alta importanza della richiesta di Lutero di una teologia vicina alle Sacre Scritture e della sua volontà di un rinnovamento spirituale della Chiesa». Sono parole di Francesco? No, lo disse Giovanni Paolo II il 22/06/1996, in occasione del 450° anniversario della morte del padre della Riforma.

La posizione della Chiesa su Lutero è riemersa in occasione del recente viaggio di Francesco in Svezia. Il Papa ha espresso parole in linea con i suoi predecessori, venendo redarguito dal suo gruppetto di persecutori mediatici, esattamente come fecero con Papa Ratzinger: «Benedetto XVI devoto di san Lutero», si legge su un sito web tradizionalista, in riferimento al suo famoso discorso di Erfurt. «Davvero geniale Ratzinger! A quest’uomo, tra le sue mura, va a rendere omaggio e da lui prende lo spunto per esortarci a ripensare la nostra fede e riviverla in modo nuovo. Ma Ratzinger è un fedele di Lutero o il Vicario di Cristo?». Le stesse ironie su cui alcuni sghignazzano oggi rivolgendosi a Bergoglio.

In quell’occasione, Benedetto XVIspiegò infatti che «ciò che non dava pace a Lutero era la questione su Dio, che fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica». Recentemente Francesco ha spiegato che «l’intento di Martin Lutero, cinquecento anni fa, era quello di rinnovare la Chiesa, non di dividerla». Continua a leggere

Vaticano. «Cure palliative, la risposta umana sul fine vita»

«Cure palliative, la risposta umana sul fine vita»

Dalla Pontificia Accademia per la Vita l’invito a rilanciare il patto tra medico, paziente e familiari per evitare nelle scelte di fine vita soluzioni astratte e burocratiche, come il biotestamento.

Mentre al Senato è allo studio il disegno di legge sulle «Dat» – le disposizioni anticipate di trattamento, conosciute forse dai più come testamento biologico –, la Pontificia Accademia per la Vita nel secondo giorno di workshop internazionale – aperto giovedì dal grande discorso del Papa sulla nuova cultura della vita – ha dato spazio, tra gli altri, anche al tema dell’accompagnamento e del sostegno al malato terminale, quantomai attuale nel dibattito biopolitico non solo italiano ma anche globale. «Dalla nostra assemblea – è la sintesi di don Renzo Pegoraro, cancelliere dell’Accademia – esce un messaggio forte a sostegno delle cure palliative. Occorre promuovere l’assistenza ai malati terminali, offrire un buon trattamento del dolore, un adeguato supporto psicologico e spirituale, e soprattutto permettere che il malato viva, fino alla morte, una dignitosa esistenza. Le Dat all’esame del Parlamento italiano sembrano più uno strumento burocratico che una vera risposta ai problemi reali».  Continua a leggere

Papa Francesco contro il gender e la dittatura del “materialismo tecnocratico”

“Non può essere passato sotto silenzio lo spregiudicato materialismo che caratterizza l’alleanza tra l’economia e la tecnica, e che tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto”.  No alla discriminazione delle donne, ma no anche all’“utopia del neutro”: sono da “contrastare le interpretazioni negative della differenza sessuale di chi vuole cancellare tale differenza”.

Un bellissimo discorso pronunciato ieri da Papa Francesco nell’udienza con i partecipanti all’assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita.

Ecco di seguito il testo completo:
 

Eccellenza,
Illustri Signori e Signore
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sono lieto di incontrarvi in occasione della vostra annuale Assemblea Plenaria e ringrazio Monsignor Paglia per il suo saluto e la sua introduzione. Vi sono grato per il contributo che offrite e che, col passare del tempo, rivela sempre meglio il suo valore sia nell’approfondimento delle conoscenze scientifiche, antropologiche ed etiche, sia nel servizio alla vita, in particolare nella cura della vita umana e del creato, nostra casa comune.

Il tema di questa vostra sessione: “Accompagnare la vita. Nuove responsabilità nell’era tecnologica”, è impegnativo e al tempo stesso necessario. Esso affronta l’intreccio di opportunità e criticità che interpella l’umanesimo planetario, in riferimento ai recenti sviluppi tecnologici delle scienze della vita. La potenza delle biotecnologie, che già ora consente manipolazioni della vita fino a ieri impensabili, pone questioni formidabili. Continua a leggere

San Petronio. Dalla bufala sui wc alle proteste sul pranzo in chiesa a Bologna

Dalla bufala sui wc alle proteste sul pranzo in chiesa a Bologna

Ecco perché il pranzo nella Basilica di San Petronio, nel corso della visita del Papa, non è una profanazione

di Riccardo Maccioni

(Avvenire, 3 10.17)

Che gioia vederci in tanti in questa casa. Iniziava così domenica scorsa il saluto del Papa ai poveri, circa un migliaio tra cui molti rifugiati e detenuti, invitati a pranzo nella basilica di San Petronio. Un sentimento condiviso da molti, ma non da tutti, se è vero che soprattutto in Rete e sui social, non sono mancate le critiche, anche molto pesanti, alla decisione presa dall’arcidiocesi di Bologna con l’avallo della Santa Sede. Sotto accusa proprio la scelta del luogo, della «casa». Ospitando i tavoli della solidarietà, la chiesa sarebbe stata ridotta a una sorta di banale mensa aziendale, anzi secondo i siti più fieramente contrari al Pontefice, «profanata».

E come spesso succede nei confronti di Francesco, lo dimostrano le recenti accuse di “eresia”, i toni si sono fatti subito accesi, trovando facile eco in presunti esperti e polemisti sempre pronti a prenderlo di mira. Così le critiche, che potevano anche essere legittime, si sono in breve ingigantite a dismisura alimentandosi, come nel vecchio gioco del telefono senza fili, di false notiziebufale o fake news che dir si voglia, a cominciare dalla presunta presenza in Basilica di “bagni chimici“. Che naturalmente c’erano, ma altrettanto ovviamente si trovavano fuori dalla chiesa. Continua a leggere

Quei poveri che pranzano in chiesa, e l’accusa di “profanazioneˮ

I commenti per gli “ultimiˮ a tavola con il Papa in San Petronio. Avveniva agli inizi del cristianesimo. Accadeva anche a Roma, con Gregorio Magno che serviva a tavola. E nel V secolo si tenne un pranzo per i poveri a San Pietro ammirato da Paolino da Nola
 
Papa Francesco lo aveva detto poco prima durante l’incontro all’Hub Regionale di Bologna: «Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet». È accaduto anche nel caso della decisione dell’arcivescovo Matteo Zuppi di far mangiare un migliaio di i poveri con Papa Francesco all’interno della basilica di San Petronio.

Commentatori, giornalisti e “hatersˮ di professione, insieme a siti sedicenti cattolici, non si sono limitati a dissentire dalla scelta (critica del tutto legittima), ma hanno come spesso accade esasperato i toni, tirando in ballo addirittura la parola «profanazione». Nessuna sorpresa: se si è arrivati a dare dell’eretico al Pontefice sulla base di presunte eresie che lui mai ha scritto o pronunciate, anche un pranzo con poveri e disagiati sotto le volte di una chiesa può venire presentato come un atto eversivo e gravissimo, un affronto alla sacralità del luogo e un’offesa – anzi una profanazione – del Santissimo Sacramento. Continua a leggere

Papa Francesco e le accuse di eresia: «Su divorziati e risposati la morale è quella di Tommaso d’Aquino»

Il pontefice replica indirettamente alle accuse dei giorni scorsi, a proposito delle sue aperture sulla famiglia: «La teologia ci è ancora d’aiuto tutti i giorni»

CITTÀ DEL VATICANO – Eretico chi? Tommaso d’Aquino? Francesco risponde, seppure in modo indiretto, ai «dubbi» dei quattro cardinali (due dei quali nel frattempo deceduti) e pure alla pretesa «correzione filiale» firmata da qualche decina di persone, per lo più legate al modo tradizionalista, che gli attribuisce sette «proposizioni false ed eretiche» in tema di morale e famiglia. Una replica fondata sul più insospettabile ed ortodosso dei pensatori cristiani, uno dei massimi geni del pensiero teologico e filosofico: San Tommaso d’Aquino, appunto. Pietra dello scandalo, per la «fronda» conservatrice, è l’esortazione apostolica Amoris Laetitia del 2016, nella quale Francesco ha tirato le somme dei due ultimi Sinodi sulla famiglia. Francesco ne ha parlato ai confratelli gesuiti il 10 settembre, durante il suo viaggio in Colombia, ed il colloquio finora riservato verrà pubblicato nel prossimo numero della Civiltà Cattolica, la rivista della Compagnia di Gesù. «Alcuni sostengono che sotto l’Amoris Laetitia non c’è una morale cattolica o, quantomeno, non è una morale sicura», dice Francesco. «Su questo voglio ribadire con chiarezza che la morale dell’ Amoris Laetitia è tomista, quella del grande Tommaso. Potete parlarne con un grande teologo, tra i migliori di oggi e tra i più maturi, il cardinale Schönborn».

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Papa: “Vivi, ama, credi. E, con la grazia di Dio, non disperare mai”

In una udienza generale dedicata alla speranza, Francesco ha esortato a credere nel futuro: “Dio non delude: se ha posto una speranza nei nostri cuori, non la vuole stroncare con continue frustrazioni. Tutto nasce per fiorire in un’eterna primavera”. Una preghiera per le vittime del terremoto che ha colpito il Messico.
 
Città del Vaticano (AsiaNews) – “Vivi, ama, sogna, credi. E, con la grazia di Dio, non disperare mai”. Papa Francesco ha rivolto tale invito, “come educatore, come padre” a “un giovane o a qualsiasi persona aperta ad imparare” all’inizio di una udienza generale dedicata a “educare alla speranza”. Perché “Lì dove Dio ti ha seminato, spera! Non arrenderti alla notte: ricorda che il primo nemico da sottomettere non è fuori di te, ma dentro. Pertanto, non concedere spazio ai pensieri negativi. Credi fermamente che questo mondo è il primo miracolo che Dio ha fatto, e che Dio ha messo nelle nostre mani la grazia di nuovi prodigi”.

Alle 30mila persone presenti in piazza san Pietro, Francesco – che ha chiesto di pregare per le vittime del terremoto che ha colpito il Messico – ha rivolto dunque una serie di inviti, a partire dall’affermazione che “Fede e speranza procedono insieme”. “Credi all’esistenza delle verità più alte e più belle. Confida in Dio Creatore, nello Spirito Santo che muove tutto verso il bene, nell’abbraccio di Cristo che attende ogni uomo alla fine della sua esistenza.

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Papa Francesco ferma la “via cattolica” all’eutanasia

di PierLuigi Zoccatelli

Come riportato dall’agenzia di stampa Catholic News Service, Papa Francesco ha dato ordine alla congregazione belga dei Fratelli della carità – un istituto religioso fondato dal servo di Dio Pierre-Joseph Triest (1760-1836), sacerdote per il quale nel 2001 è stato aperto il processo di beatificazione, la cui vocazione è la cura e l’assistenza degli anziani, dei malati psichiatrici e dei disabili, nonché l’istruzione soprattutto di ciechi e sordomuti – di cessare entro la fine di agosto il permesso all’eutanasia ai pazienti psichiatrici nei propri centri sanitari. In Belgio, infatti, i Fratelli della carità gestiscono 15 ospedali, per un totale di oltre 5mila posti letto.

Ne ha dato notizia il superiore generale della congregazione, fratel René Stockman F.C., sacerdote e psichiatra, precisando che il Papa ha dato la personale approvazione alla richiesta vaticana inoltrata ai Fratelli della carità, con la quale – a seguito di un’indagine congiunta svolta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, e dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di Vita Apostolica – si richiede che tutti i religiosi facenti parte dei consigli che gestiscono gli ospedali dell’istituto, debbano fare pervenire al proprio superiore generale – sotto pena di sanzione canonica –una lettera con la quale sottoscrivono il «pieno supporto alla posizione del magistero della Chiesa Cattolica, il quale ha sempre confermato che la vita umana va rispettata e protetta in maniera assoluta, dal momento del concepimento alla morte naturale». Continua a leggere