Giornata per la Vita. Il Papa: «L’aborto non può essere presentato come diritto umano»

Il Papa bacia un bimbo all'udienza generale dell'8 ottobre 2014 (archivio Ap)

Nel discorso al Movimento per la vita Francesco definisce drammatica; la visione che riduce la vita a bene di consumo usa e getta
 
(Avvenire, 2.02.19)
 
«Drammatica» è la visione, spesso presentata come diritto umano, che riduce la vita a bene di consumo usa e getta. Lo ha affermato il Papa nel discorso ai membri del Consiglio direttivo del Movimento per la vita italiano, durante l’udienza in occasione della Giornata nazionale per la vita, in programma in Italia domani, domenica 3 febbraio. «Prendersi cura della vita, afferma Francesco, esige che lo si faccia durante tutta la vita e fino alla fine. Ed esige anche che si ponga attenzione alle condizioni di vita: la salute, l’educazione, le opportunità lavorative, e così via; insomma, tutto ciò che permette a una persona di vivere in modo dignitoso». (QUI IL DISCORSO INTEGRALE)

Perciò la difesa della vita, continua il Papa, «non si compie in un solo modo o con un unico gesto, ma si realizza in una molteplicità di azioni, attenzioni e iniziative; né riguarda solo alcune persone o certi ambiti professionali, ma coinvolge ogni cittadino e il complesso intreccio delle relazioni sociali». Consapevole di ciò, nota il Pontefice, «il Movimento per la vita si sforza di essere lievito per diffondere uno stile e delle pratiche di accoglienza e di rispetto della vita in tutto l’impasto della società».

«La difesa della vita ha comunque il suo fulcro, sottolinea papa Bergoglio, nell’accoglienza di chi è stato generato ed è ancora custodito nel grembo materno, avvolto nel seno della madre come in un amoroso abbraccio che li unisce. Ecco perché spegnere volontariamente la vita nel suo sbocciare, ricorda il Pontefice, è in ogni caso un tradimento della nostra vocazione, oltre che del patto che lega tra loro le generazioni, patto che consente di guardare avanti con speranza. Dove c’è vita, c’è speranza. Ma se la vita stessa viene violata nel suo sorgere, ciò che rimane non è più l’accoglienza grata e stupita del dono, bensì un freddo calcolo di quanto abbiamo e di ciò di cui non possiamo disporre. Allora anche la vita si riduce a bene di consumo, da usare e da gettare, per noi stessi e per gli altri. Come è drammatica questa visione, purtroppo diffusa e radicata, anche presentata come un diritto umano (ha aggiunto a braccio), e quante sofferenze causa ai più deboli dei nostri fratelli». Continua a leggere

Papa Francesco: “Aborto ed eutanasia sono mali gravissimi”

Nella “Humana communitas” il Pontefice parla di “anticultura della morte” ed elogia il lavoro dell’Accademia per la Vita
 
L’11 febbraio del 1994, con il motu proprio “Vitae Mysterium”, San Giovanni Paolo II istituiva la Pontificia Accademia per la Vita. Nella Lettera Apostolica, Papa Wojtyla ne dichiarava le finalità: “studiare, informare e formare circa i principali problemi di biomedicina e di diritto, relativi alla promozione e alla difesa della vita, soprattutto nel diretto rapporto che essi hanno con la morale cristiana e le direttive del Magistero della Chiesa”. Al suo vertice, tra gli altri, si sono succeduti in questi anni grandi figure come il Servo di Dio Jérôme Lejeune, il Cardinal Elio Sgreccia, monsignor Rino Fisichella. Attualmente il ruolo di presidente è ricoperto da monsignor Vincenzo Paglia.
 
La lettera del Papa

Papa Francesco ha indirizzato la sua lettera per commemorare il XXV anniversario della fondazione dell’Accademia proprio a monsignor Paglia. Nella missiva, intitolata “Humana Communitas”, il Pontefice ha rimarcato l’impegno dell’istituzione pontificia in difesa della vita di ogni essere umano in quanto frutto dell’amore incondizionato di Dio. Bergoglio ha scritto:”In questo nostro tempo, la Chiesa è chiamata a rilanciare con forza l’umanesimo della vita che erompe da questa passione di Dio per la creatura umana”. Secondo il Santo Padre, “dobbiamo restituire evidenza a questa passione di Dio per l’umana creatura e il suo mondo. Essa fu fatta da Dio a sua ‘immagine’ – ‘maschio e femmina’ la creò – come creatura spirituale e sensibile, consapevole e libera”. Ripercorrendo la storia dell’Accademia per la Vita, Bergoglio ha menzionato lo straordinario contributo del Servo di Dio Jérôme Lejeune, il genetista che scoprì la causa della sindrome di Down e che fu ispiratore e primo presidente della realtà istituita da San Giovanni Paolo II. Continua a leggere

Aborto. Il «grazie» a papa Francesco da 17 associazioni che difendono la vita

Per la prima volta insieme esprimono in una lettera comune parole di gratitudine al successore di Pietro per le sue parole in difesa dei bambini non nati
 
(Avvenire, 10.10.18)
 
«Ringraziamo papa Francesco per le parole che egli ha pronunciato per difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati». È un testo pieno di calore, affetto e passione quello scritto e firmato ieri da 17 associazioni e realtà cattoliche impegnate nella tutela e promozione della vita umana.

«Ringraziamo papa Francesco per le parole che egli ha pronunciato per difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati». È un testo pieno di calore, affetto e passione quello scritto e firmato da 17 associazioni e realtà cattoliche impegnate nella tutela e promozione della vita umana. «Sono parole autorevoli ed efficaci – riprende la nota -, sulla scia di quanto più volte ribadito, perché il Santo Padre è molto amato anche nelle periferie del mondo e negli ambienti in cui è maggiormente diffusa una cultura aperta all’aborto. Lo ringraziamo a nome di tutte le associazioni, i gruppi e i movimenti di impegno cristiano e sociale che spendono la loro opera in difesa della vita, e soprattutto delle migliaia di volontari per la vita che si sentono incoraggiati dalla vicinanza loro espressa da papa Francesco. Lo ringraziamo a nome delle donne, che ascoltando le sue parole si sentiranno sostenute nella decisione di accogliere il figlio che vive nel loro grembo, ritrovando così il proprio innato coraggio e la gioia della maternità. Lo ringraziamo per il conforto dato a tutti i genitori che, rifiutando la cultura dello scarto, hanno accolto con amore i loro figli malati o con qualche problema. Ringraziamo papa Francesco – concludono le associazioni – perché ha collegato la riflessione sull’aborto a quella sulla pace e su ogni aggressione dell’uomo sull’uomo, perché tale collegamento dimostra che la questione dell’aborto non potrà essere considerata chiusa dalla sua legalizzazione. Rinnoviamo l’espressione della nostra fedeltà e del nostro affetto verso il Santo Padre Francesco». Continua a leggere

Il Papa: “Vi racconto Maria, una ragazza normaleˮ

Il nuovo libro-intervista con Francesco dedicato all’Ave Maria
 
di Andrea Tornielli

(La Stampa, 8.10.18)
 
«Me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, aperta a sposarsi, a fare una famiglia». Papa Francesco parla della Madonna e spiega la preghiera dell’Ave Maria nel nuovo libro intervista con don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, edito da Rizzoli e dalla Libreria Editrice Vaticana.  

Nel testo dell’agile volume, del quale sono stati anticipati alcuni stralci dal Corriere della Sera, Bergoglio racconta: «Da quando è nata fino all’Annunciazione, al momento dell’incontro con l’angelo di Dio, me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, una ragazza non posso dire di città, perché Lei è di un paesino, ma normale, normale, educata normalmente, aperta a sposarsi, a fare una famiglia. Una cosa che immagino è che amasse le Scritture: conosceva le Scritture, aveva fatto la catechesi ma familiare, dal cuore. Poi, dopo il concepimento di Gesù, ancora una donna normale: Maria è la normalità, è una donna che qualsiasi donna di questo mondo può dire di poter imitare. Niente cose strane nella vita, una madre normale: anche nel suo matrimonio verginale, casto in quella cornice della verginità, Maria è stata normale. Lavorava, faceva la spesa, aiutava il Figlio, aiutava il marito: normale». Continua a leggere

Chi sono i sette nuovi santi

Le gigantografie a Piazza San Pietro

Paolo VI e monsignor Romero. Ma anche due sacerdoti, due suore ed un fabbro. Ecco le canonizzazioni di Papa Francesco
 
La Chiesa proclama oggi sette nuovi santi. Papa Francesco eleva agli altari il suo predecessore Paolo VI ma anche monsignor Oscar Romero, don Francesco Spinelli, don Vincenzo Romano, suor Maria Caterina Kasper, suor Nazaria Ignacia March Mesa e Nunzio Sulprizio.
 
La canonizzazione

Con la messa di canonizzazione queste sette figure entrano ufficialmente nel novero dei santi e diventano ancora di più patrimonio di tutta la Chiesa. Fino ad oggi, erano 42 i santi proclamati da Papa Francesco dall’inizio del suo pontificato nel 2013. Tra di essi, anche due dei pastorelli di Fatima, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
 
Paolo VI

Giovanni Battista Montini nacque nel 1897 a Concesio, in provincia di Brescia. Studioso brillante e attento alle esigenze dei giovani, fu assistente ecclesiastico nazionale della Fuci, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Avviato verso la carriera diplomatico, Montini entrò in Segreteria di Stato dove rivestì la carica di Sostituto fino al 1952 per poi diventare Pro-Segretario per gli Affari Straordinari, il ruolo più importante in quel momento. Nel 1954 Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano ma fu Giovanni XXIII a farlo cardinale. Continua a leggere

Il Papa: abortire è come affittare un sicario

Prosegue la catechesi del mercoledì dedicata ai Comandamenti. Il quinto, «Non uccidere», ricorda che il valore della vita è alla base dei rapporti umani. Perché Dio ama ogni vita
 
(Avvenire, 10.10.18)
 
«Dio è amante della vita». L’ha scandito, su invito di papa Francesco, tutta piazza San Pietro affollata di fedeli per l’udienza generale del mercoledì. Dedicata stamani al quinto dei Dieci Comandamenti: «Non uccidere».

Dopo la lettura tratta dal libro della Sapienza («Tu ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato… Tu sei indulgente con tutte le cose perché sono tue, Signore, amante della vita»), il Papa ha centrato la catechesi sul valore della vita, che sta alla base dei rapporti umani. IL TESTO INTEGRALE
 
Il male si riassume nel disprezzo della vita

«Tutto il male operato nel mondo – ha detto – si riassume in questo: il disprezzo della vita». Guerre, organizzazioni che sfruttano l’uomo e l’ambiente, cultura dello scarto sono tutti «sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità». Disprezzare la vita, in ogni sua fase, è uccidere. A cominciare dalla vita del concepito. Il Papa è stato esplicito: «Soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti: ma come può essere terapeutico, civile o semplicemente umano un atto che sopprime la vita inerme nel suo sbocciare? È giusto far fuori una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?» ha chiesto ai fedeli. «Non si può, non è giusto, è come affittare un sicario». Continua a leggere

Il Papa in Lituania, dove inginocchiarsi significava sfidare l’ateismo del KGB

Il viaggio del Papa in Lituania, tra i corridoi della follia ateo-comunista. Ma «nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede», ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė.
 
(UCCR, 25.09.18)
 
L’altro ieri Papa Francesco faceva il suo ingresso nell’ex sede del Kgb durante l’occupazione sovietica della Lituania, oggi Museo delle Occupazioni e delle lotte per la libertà. Accompagnato dal vescovo di Vilnius, mons. Gintaras Grusas, si è addentrato nelle stanze delle torture, dove i membri della resistenza venivano interrogati, detenuti, seviziati.

Il 20% del clero del paese, tra il 1944 e il 1960 fu arrestato, deportato o ucciso, condividendo così il destino di migliaia di concittadini. Si opponeva ad un regime ateo e ostile, che negava Dio e l’uomo. Francesco ha oltrepassato la soglia della stanza dove avvenivano le esecuzioni, attraversato i luoghi del sacrificio dei tanti martiri per la libertà e la giustizia (140.000 lituani furono vittime delle deportazioni decretate da Stalin) e firmato il libro d’onore, invocando il dono della pace e della riconciliazione per la Lituania. La veste bianca del Papa ha sfiorato le anime massacrate dalla follia dell’odio, restituendo uno dei momenti più intensi e commoventi della visita nei paesi baltici.

Vi furono notti di urla e torture in quella stanza di morte, prima utilizzata dai nazisti e poi dal Kgb. E’ improbabile che qualcuno avrebbe mai immaginato la presenza del capo della Chiesa cattolica in quei corridoi. Dominio russo, occupazione nazista e poi quella sovietica: l’indipendenza della Lituania fu davvero vista come una liberazione. «Nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede»ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė, accogliendo il Pontefice. «La Santa Sede ha sempre appoggiato l’idea della Lituania libera. È stato tra i primi a riconoscere la nostra indipendenza incoraggiando così anche altri stati a farlo. Poi, negli anni dell’occupazione, ha preservato l’ambasciata della Lituania indipendente, auspicio e promessa della libertà. E così la speranza si è realizzata». Continua a leggere