Papa: la persona non è più al centro dell’economia che ‘pensa solo a far soldi’

L’intervista di papa Francesco sul Sole24Ore. “Secondo me l’economia è il territorio di missione troppo poco attraversato”.
 
Quella di oggi è un’economia che “uccide”, perché “obbedisce solo al denaro” con “l’obiettivo primario e unico” di “fare soldi”, mentre “la persona non è più al centro”. Di conseguenza si costruiscono “strutture di povertà, schiavitù e di scarti” e la stessa disoccupazione “è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro”. Lo sostiene papa Francesco in una lunga intervista al quotidiano economico italiano “Il Sole 24 Ore”.

“Manca la coscienza di un’origine comune, di una appartenenza a una radice comune di umanità e di un futuro da costruire insieme. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Un’etica amica della persona tende al superamento della distinzione rigida tra realtà votate al guadagno e quelle improntate non all’esclusivo meccanismo dei profitti, lasciando un ampio spazio ad attività che costituiscono e ampliano il cosiddetto terzo settore”.

Francesco esorta a “sviluppare la solidarietà ed a realizzare un nuovo ordine economico che non generi più scarti arricchendo l’agire economico con l’attenzione ai poveri e alla diminuzione delle disuguaglianze”. Abbiamo bisogno, sottolinea, “di coraggio e di geniale creatività”. “La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, l’inserimento dell’azienda in un territorio, la responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla macchina e il riconoscimento del giusto salario, la capacità di innovazione sono elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un’azienda. Perseguire uno sviluppo integrale chiede l’attenzione ai temi che ho appena elencato”. Continua a leggere

Il Papa: genitori e insegnanti non siete avversari, ristabilite la fiducia e collaborate

Francesco riceve l’Associazione Italiana Genitori: «La famiglia non apprezza più come un tempo il lavoro dei docenti (spesso anche mal pagati), serve un nuovo patto educativo»

(lastampa.it, 7.09.18)
 
I genitori ristabiliscano «la fiducia» nei confronti degli insegnanti. E gli insegnanti non vedano come una fastidiosa invadenza la presenza dei genitori nelle scuole, al punto da considerarli «avversari». Papa Francesco riflette su uno dei fenomeni culturali e sociali emerso sempre più preponderantemente negli ultimi decenni, quello che registra una “rottura” della alleanza educativa tra scuole e famiglie dove a farne le spese sono i più piccoli, come figli e come alunni.

Il Pontefice parla ai membri dell’Associazione Italiana Genitori (Age) ricevuti questa mattina in udienza in Aula Paolo VI nel 50esimo anniversario dalla fondazione. «Un bel traguardo!», esclama il Papa, nonché «un’occasione preziosa per confermare le motivazioni del vostro impegno a favore della famiglia e dell’educazione», portato «avanti secondo i principi dell’etica cristiana», come dice nel suo discorso che segue momenti di musica, preghiera e testimonianze.

Bergoglio esprime la speranza che «la famiglia sia un soggetto sempre più riconosciuto e protagonista nella vita sociale». Per cambiare questa situazione il primo passo è vincere «il timore dell’altro», nel senso di «coltivare e alimentare sempre la fiducia nei confronti della scuola e degli insegnanti: senza di loro – avverte il Papa i genitori – rischiate di rimanere soli nella vostra azione educativa e di essere sempre meno in grado di fronteggiare le nuove sfide educative che vengono dalla cultura contemporanea, dalla società, dai mass media, dalle nuove tecnologie». Continua a leggere

Storia. Inghilterra, il ruolo decisivo del cristianesimo

L’abbazia di Glastonbury

Esce in italiano l’opera del 1934 dello scrittore inglese d’origine francese Hilaire Belloc. Libro singolare sul ruolo decisivo per la civiltà britannica dell’incontro con Cristo
 
(Avvenire, 1.09.18)
 
Il famoso arazzo di Bayeux sarà prestato all’Inghilterra in cambio della stele di Rosetta, scoperta dai francesi ma conservata nel British Museum? Così è stato annunciato a inizio anno da Macron e dalla May durante un vertice franco-britannico. Il “ricamo fumetto” lungo quasi 70 metri e alto 50 centimetri, realizzato nel XI secolo con tutta probabilità a Canterbury, nel Kent, potrebbe dunque tornare in Inghilterra, dopo che le precedenti richieste (nel 1953 per l’incoronazione di Elisabetta e nel 1966 per i 900 anni dalla battaglia di Hastings) erano state respinte perché l’opera era considerata troppo fragile per viaggiare. Il prestito potrà avvenire in ogni caso solo dopo il 2023, dopo il restauro previsto della Tapisserie, e con tutta probabilità la data più idonea potrebbe essere il 2024, nell’ottantesimo anniversario dello sbarco alleato in Normandia.

Come noto, l’arazzo racconta un episodio fondamentale della storia inglese: la conquista del regno da parte di Guglielmo, duca di Normandia, grazie alla battaglia di Hastings del 1066, in cui Aroldo, che prima aveva promesso a Guglielmo di appoggiarlo come successore di Edoardo il Confessore ma che, dopo la morte del re, si era autoproclamato alla guida dell’Inghilterra, era rimasto ucciso. Commissionato nel 1077 dal vescovo Odone, fratellastro di Guglielmo, e destinato ad abbellire la nuova cattedrale di Bayeux, il tessuto ricamato ricorda con varie vignette la vicenda del giuramento e del conflitto. Guglielmo sarà il primo re d’Inghilterra ad essere stato incoronato a Westminster.

L’evento è raccontato con enfasi e drammaticità da Hilaire Belloc nella sua Storia d’Inghilterra, un’opera in due volumi (pagine 386 + 352, euro 25 ciascuno) uscita nel 1934 e ora edita in Italia dall’editrice Oaks. Continua a leggere

Pena di morte, di fatto era già inammissibile: risposta alle perplessità

(da UCCR, 3.08.18)
 
Questa volta i quotidiani hanno scritto il vero: Papa Francesco non solo si è posto in continuità con i suoi predecessori nell’opporsi radicalmente alla pena di morte, ma ha ottenuto l’introduzione della sua inammissibilità, senza alcuna eccezione, nel Catechismo cattolico (modificando il punto numero 2267). Ma è davvero una radicale novità?

In realtà, no. Il Catechismo avvertiva che la pena capitale era inaccettabile, ad eccezione di un caso: l’impossibilità di rendere inoffensivo il reo (o criminale). Tuttavia, citando Giovanni Paolo II, si conveniva che, grazie ai moderni sistemi carcerari, tale eccezione era «praticamente inesistente». La logica vuole che dichiarando inesistente l’unica eccezione, di conseguenza l’inammissibilità della pena di morte era già respinta integralmente. Francesco ha quindi reso categorico ciò che era logicamente sottinteso nel Catechismo, volendo rendere più solida la posizione del “favor vitae”.

La tematica, piuttosto semplice, include dei corollari che la rendono più complessa. Questo giustifica parzialmente molte perplessità in merito. L’errore più gettonato è quello di ritenere la dottrina sulla pena di morte una verità rivelata, irriformabile, esibendo la posizione favorevole di Tommaso d’Aquino e sostenendo che l’attuale decisione di modifica andrebbe contro l’insegnamento secolare della Chiesa. Eppure, come chiunque dovrebbe sapere, non siamo di fronte ad un dogma di fede ma a una questione di disciplina e morale, per sua natura riformabile al mutare delle circostanze. Ed infatti -lo ha spiegato il teologo morale Mauro Cozzoli- la posizione di grande apertura di San Tommaso e del Concilio di Trento nei confronti della pena di morte è stata radicalmente superata nel tempo, fino al testo in voga oggi e nelle battaglie di Giovanni Paolo II per una abolizione internazionale della pena capitale, da lui definita “inutile” e “crudele”. Superata ma non sconfessata, in quanto era legittima in passato come forma di difesa in un contesto di precarietà del sistema carcerario. Riteniamo comunque utile pubblicare una serie di risposte alle posizioni più riscontrate -sia critiche che esultanti o deridenti- che abbiamo colto sui quotidiani e sui social network, mostrando che vi è soltanto un’obiezione fondata alla recente modifica del Catechismo, seppur vi sia modo di replicare adeguatamente anche ad essa. Continua a leggere

Un parroco convince sei donne a non abortire e regala ad ognuna 1000 euro

A Don Marco Scattolon sono arrivati anche i complimenti del Papa

Anche Papa Francesco incoraggia don Marco Scattolon ad andare avanti. Nei giorni scorsi, in canonica a Rustega (Padova), è arrivata una lettera dal Vaticano firmata dal nunzio apostolico in Italia e a San Marino, Emil Paul Tscherrig, ed indirizzata al parroco don Marco.
 
Le difficoltà della gravidanza

La decisione del sacerdote piombinese di donare 1000 euro, al momento della nascita del figlio, a sei donne che avevano inizialmente scelto di abortire a causa delle tante difficoltà da affrontare durante e dopo la gravidanza, ha colpito anche il Papa ed il Vaticano.
 
“Luminoso esempio”

«Il suo è un luminoso esempio, più loquace di mille prediche ed insegnamenti cattedratici, dell’immenso valore della vita umana e del sostegno che ad essa dobbiamo riservare ad ogni costo», scrive il nunzio apostolico Tscherrig. Il gesto di don Marco è un esempio evangelico di investire nelle “cose di Dio”». E ancora: «E’ meraviglioso constatare che i risparmi di un ecclesiastico siano riconsegnati al “tesoro” di Dio, che è ogni uomo vivente, soprattutto colui che è più indifeso e nel bisogno».
Alla fine della lettera il saluto del Papa: «Anche a nome del Santo Padre Francesco, le rinnovo autentica riconoscenza ed invoco copiosa la benedizione del Signore» (Il Mattino di Padova, 24 giugno). Continua a leggere

Scienza e fede, Bergoglio: l’armonia porta alla conoscenza e alla sapienza

Con i partecipanti alla summer school di astrofisica della Specola vaticana papa Francesco cita Dante e augura che il loro lavoro sia «mosso» dall’amore per la verità e per l’universo

C’è la scienza, che mira a «conoscere l’universo», c’è «un altro sguardo, quello metafisico, che riconosce la Causa Prima di tutto, nascosta agli strumenti di misurazione», e «un altro sguardo ancora, quello della fede, che accoglie la Rivelazione». Piani diversi ma niente affatto incompatibili, per papa Francesco, che con i partecipanti alla summer school di astrofisica della Specola vaticana ha sottolineato che «l’armonia di questi diversi piani di conoscenza ci conduce alla comprensione, e la comprensione – speriamo – ci apre alla Sapienza».

La scuola estiva, dedicata quest’anno alle «stelle variabili nell’era dei grandi dati», si svolge dal 4 al 29 giugno a Castelgandolfo, la sede storica dell’Osservatorio astronomico della Santa Sede gestito dai Gesuiti (il direttore, oggi, è fratel Guy Consolmagno) fin da quando, negli anni Trenta, l’aumento delle luci elettriche aveva reso il cielo di Roma così luminoso da rendere impossibile l’osservazione delle stelle più deboli. Come è noto, peraltro, a causa del dilatarsi continuo della città di Roma e dei suoi dintorni, anche il cielo della cittadina laziale che affaccia sul lago Albano si è fatto così luminoso da costringere gli astronomi del Papa a fondare a Tucson, nel deserto statunitense dell’Arizona, il Vatican Observatory Research Group.

«Provenite da tanti Paesi e da culture diverse, e avete specializzazioni differenti», ha detto il Papa a professori e studenti della summer school. «Questo ci ricorda come la diversità possa unire per un obiettivo comune di studio, e come il successo del lavoro dipenda anche da tale diversità, perché è proprio dalla collaborazione tra persone di diversi retroterra che può venire una comprensione comune del nostro universo». Anche quanto al tema scelto quest’anno, le «stelle variabili», si tratta, ha notato Francesco, di studi che «provengono dallo sforzo collaborativo di molte nazioni e dal lavoro comune di molti scienziati» ed «è solo lavorando insieme, in squadra, che potete dare un senso a tutte queste nuove informazioni. L’universo è immenso e, man mano che cresce la nostra comprensione di esso, aumenta anche la necessità di imparare a gestire il flusso di informazioni che ci giungono da tante fonti. Forse – ha detto il Papa – il modo in cui gestite una tale quantità di dati può dare speranza anche a coloro che nel mondo si sentono travolti dalla rivoluzione informatica di Internet e dei social media». Continua a leggere

Anna voleva abortire. Papa Francesco la chiama e la convince a non farlo

La donna, divorziata, era rimasta incinta di un uomo che aveva già una famiglia. Dopo la gravidanza indesiderata ha iniziato a pressarla…
 
Non doveva proseguire la gravidanza. Perché l’uomo che l’aveva lasciata incinta non avrebbe riconosciuto il figlio. Di fronte a lei la soluzione che si prospettava era l’aborto.
Poi una chiamata, inattesa, improvvisa. Dall’altro capo del telefono c’è Papa Francesco, che come un buon padre la fa ragionare e le spiega perché vale la pena di portare avanti la gravidanza. Anna, originaria di Arezzo, riceve la chiamata che le cambia la vita. Accetta il consiglio di Francesco e decide di non interrompere la gravidanza. Una favola a lieto fine.
 
La richiesta dell’uomo

Anna è una donna divorziata. Racconta Credere (22 maggio), che dopo aver perso il lavoro, decide di trasferirsi da Roma in Toscana. Qui scopre di essere incinta di un uomo che però ha già una famiglia. E non intende riconoscere il bambino. Lui la pressa, lei è debole, e cede alla sua richiesta: abortire.
Prima di farlo, però, decide di scrivere una lettera a una persona speciale. Mette nero su bianco tutta la sua storia; sulla busta l’indirizzo è semplice: «Santo Padre Papa Francesco, Città del Vaticano, Roma». imbuca la lettera senza pensarci troppo. Poi, pochi giorni dopo il telefono inizia a squillare.
 
“Ho letto la tua lettera”

Sul display un numero sconosciuto, con il prefisso di Roma. Risponde e resta pietrificata: «Pronto Anna, sono papa Francesco. Ho letto la tua lettera. Noi cristiani non dobbiamo farci togliere la speranza, un bambino è un dono di Dio, un segno della Provvidenza». Continua a leggere