Una storia straordinaria: Ludwig Guttmann, ideatore delle Paralimpiadi

Ludwig Gutmann (1899-1980)

Nell’ambito delle iniziative organizzate dal Movimento per la Vita Ambrosiano per celebrare la Giornata per la Vita 2022, si è svolto ieri, sulla piattaforma Zoom, un incontro con lo scrittore Roberto Riccardi. Al centro dell’incontro la presentazione del suo libro Un cuore da campione. Storia di Ludwig Guttmann inventore delle Paralimpiadi (Firenze, Giuntina, 2021, pagine 178, euro 15).

Un libro prezioso che racconta la storia di Ludwig Guttmann, il neurologo tedesco ed ebreo che, sfuggito agli orrori del nazismo, riuscì ad offrire un futuro a chi non ne aveva, rivoluzionando il trattamento dei pazienti afflitti da trauma spinale, e con le sue intuizioni diede origine alle moderne Paralimpiadi.

Una storia bella e poco conosciuta che mi ha colpito molto, tanto da indurmi, subito dopo l’incontro, ad acquistare il libro. In attesa di leggerlo, riporto di seguito una sintesi, tratta da Avvenire, che dà un’idea della straordinarietà di questo medico coraggioso e geniale.

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La lezione di vita di Giusy Versace, uno sprone per le Paralimpiadi

Entusiasti dei risultati ottenuti dall’Italia alle Olimpiadi, attendiamo con ottimismo le Paralimpiadi dei prossimi giorni. Nella passate edizioni gli atleti paralimpici italiani  si sono contraddistinti non solo per i traguardi ottenuti, ma anche per il loro carattere e la loro determinazione. Tra questi c’è sicuramente Giusy Versace, campionessa di  atletica, che ha ottenuto buoni risultati nei campionati mondiali di atletica del Qatar del 2015 e ai Giochi di Rio del 2016.

Com’è noto Giusy Versace non è riuscita ad affermarsi solo nello sport. In televisione è stata conduttrice e tutti la ricordano come partecipante nel 2014 alla trasmissione “Ballando con le stelle” in cui trionfò in coppia con il ballerino Raimondo Todaro (e perse in diretta una delle protesi). E dal 2018 siede in parlamento come deputata nelle file di Forza Italia.  Tutti successi molto  importanti, quelli raggiunti da Giusy, soprattutto se consideriamo la sua vicissitudini. Aveva 28 anni quando in seguito a un bruttissimo incidente d’auto perse  entrambe le gambe. Per la ragazza dinamica, bella, solare e sportiva che era, è stato un vero dramma, ma lei con una grande forza di volontà si è “reiventata”,  diventando la donna e l’atleta che conosciamo.

Alcuni mesi fa, ancora una volta, è riuscita a “mettersi a nudo” durante l’intervista che ha rilasciato durante una puntata  del podcast “Retroutopia”. Il format, ideato e realizzato dalla giornalista Cristina Rosso, si basa su interviste a persone famose che a carriera già ben avviata hanno subito una drammatica battuta d’arresto e si sono trovate a ricalibrare la loro vita. “Questo progetto nasce durante l’emergenza sanitaria legata al Covid – dichiara la Rosso – in realtà ha coinvolto fortemente anche la sfera economica e sociale per cui tantissime persone sono rimaste scoraggiate senza intravvedere spiragli per il futuro. La storia di Giusy può senz’altro restituire fiducia a chi si trova all’interno di un ecosistema compromesso, ma pur sempre fertile di aspettative”.

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Gli ori azzurri e la difficile vita dei disabili

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di Massimiliano Castellani
 
Il 14 settembre 2016, d’ora in avanti, dovrebbe essere inserito nel nostro calendario come il “giorno di grazia” dello sport italiano. La beatificazione degli atleti paralimpici azzurri: quelli che hanno vinto l’oro, cinque, quelli che sono saliti sul podio, otto, ma anche di quelli che non ce l’hanno fatta e magari non ce la faranno mai, e che però restano comunque esseri speciali, di cui fidarsi ad occhi chiusi. La loro specialità non sta nella disciplina che praticano e che li ha portati fino alle Paralimpiadi di Rio.

L’essere “speciale” sta nel saper affrontare la vita con la consapevolezza che i propri limiti e le residue facoltà fisiche di cui dispone l’atleta paralimpico sono un patrimonio a disposizione della società, tutta. “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”, ha raccontato spesso Alex Zanardi dopo l’incidente che gli capitò nella sua “prima vita” di pilota. Ogni atleta è passato per un tragico campo minato in cui ciò che non l’ha ucciso l’ha reso più forte. Per ognuno di loro c’è stato “un primo e un secondo tempo”, così come Bebe Vio vede la sua esistenza “prima e dopo la meningite”. Continua a leggere