Silenzio, cuori e parole: così l’effimero (forse) diventa eterno

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A proposito del secondo workshop internazionale “Il giornalismo che verrà” organizzato da “Sicilian Post” e Fondazione Dse

(di Joshua Nicolosi  – Il Sussidiario, 13.10.19)

Può un istante divenire permanente? Può il tempo, in qualche misura, essere imbrigliato e reso testimone, nella sua circostanzialità, dell’eterno mutare delle cose? Dilemmi affascinanti ed ancestrali, che, a ben pensarci, stanno alla base di ogni riflessione artistica, sia essa visiva o scritturale. Quesiti che investono le fondamenta stesse delle nostre comunità, il loro modo di approcciarsi alla realtà e di rappresentarla nel suo inarrestabile cangiamento. E proprio su questo crinale il mondo del giornalismo è stato costretto ad interrogarsi: perché nell’era dei tweet che pungono ed evaporano in un battito di ciglia, delle notizie in tempo reale che schizzano in cima ai trend mondiali e si eclissano all’attenzione del grande pubblico nel giro di pochissimi minuti, che speranza di incisione, di lasciare una traccia indelebile, può avere un contenuto giornalistico? Si può rendere profondo e duraturo un concetto che sempre più si configura come effimero?

Sì, è possibile. Ma per farlo, è necessario seguire un’altra strada, battere orizzonti poco praticati, imparare a guardare più in là della superficie. Di questo affascinante tema si è dibattuto recentemente all’Università di Catania, in occasione dell’incontro “Letteratura, fotografia e giornalismo” facente parte dei lavori del secondo workshop internazionale “Il giornalismo che verrà” organizzato dal giornale Sicilian Post e dalla Fondazione Domenico Sanfilippo editore, all’interno del quale tre relatori diametralmente diversi tra loro hanno tentato di dare risposte in merito.

In questo singolare ménage, dunque, la scrittrice e giornalista Silvana Grasso, la vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 Eva Luna Mascolino e il maestro di fotografia conosciuto in tutto il mondo Giovanni Chiaramonte, introdotti e sollecitati dal presidente del comitato scientifico della Fondazione Dse Giuseppe Di Fazio, hanno espresso i loro pareri su come l’incontro tra arte e scrittura giornalistica possa essere la chiave per addentrarsi nel mistero della realtà e dei fatti che vi accadono. Continua a leggere

Le parole possono cambiare il modo di pensare

Non è vero che prima pensiamo e poi parliamo. Spesso le parole cambiano il nostro modo di pensare. La lingua «contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita» dice la Lettera di Giacomo: le parole condizionano la testa, ed è una bellissima notizia, perché la lingua la possiamo controllare (alla peggio impegnandola a far sciogliere un cioccolatone Chococaviar al 75 per cento di cacao della Venchi…).
Io l’ho sperimentato. Non dico il cioccolato, cioè anche quello, ma dicevo che ho sperimentato il potere di non rispondere al male, le volte che sono riuscita a controllare la lingua. Non tante, ma è successo.
Mi è capitato per esempio di ricevere lettere traboccanti di odio. Sono partita gonfiandomi come un gatto, inarcando la schiena, tirando fuori le unghie, mostrando i denti. Ho cominciato a rispondere offesa e arrabbiata producendo scritti piccati, puntuti, pieni di distinguo, giustificazioni, precisazioni, ribattendo accusa su accusa. Continua a leggere

I media e le parole

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(da La Croce Quotidiano, 28.01.15)
 
In un bello quanto antico telefilm –si chiamavano così all’epoca quelli che oggi sono più nobilmente serial tv- della serie Ai confini della realtà (Parole in libertà 1985) un uomo perdeva progressivamente il significato dei vocaboli. Non era più in grado di chiamare gli oggetti per nome e privo così del terreno comune finiva per non riuscire più a comunicare con chi gli stava intorno.

Questa stessa idea, un incubo per chiunque oggi disegnato sulla nebbia dell’Alzheimer (il delizioso mestolo di Barney) fu ripresa qualche hanno dopo dal fumetto Dylan Dog (dicembre 1995 albo gigante 4) in una vicenda nella quale il personaggio che perde il senso del linguaggio finisce suicida, rivelando l’importanza del comunicare per vivere. Senza senso si diventa pazzi. Continua a leggere

Papa Francesco: «Le nostre parole rivelano che cristiani siamo»

santa27_300 L’esame di coscienza sulle nostre parole ci farà capire se siamo cristiani della luce, delle tenebre o cristiani del grigio: è quanto ha detto Papa Francesco nell’omelia mattutina a Casa Santa Marta.

Gli uomini si riconoscono dalle loro parole. San Paolo – afferma il Papa – invitando i cristiani a comportarsi come figli della luce e non come figli delle tenebre, “fa una catechesi sulla parola”. Ci sono quattro parole per capire se siamo figli delle tenebre: “E’ parola ipocrita? Un po’ di qua, un po’ di là, per stare bene con tutti? E’ una parola vacua, senza sostanza, piena di vacuità? E’ una parola volgare, triviale, cioè mondana? Una parola sporca, oscena? Queste quattro parole non sono dei figli della luce, non vengono dallo Spirito Santo, non vengono da Gesù, non sono parole evangeliche … questo modo di parlare, sempre parlare di cose sporche o di mondanità o di vacuità o parlare ipocritamente”. Continua a leggere

Ma cosa si sono detti Obama e Papa Francesco?

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di Paolo e Luca Tanduo

La visita del Presidente Obama a Roma si è appena conclusa. Come appare chiaro anche dalla stampa Usa il centro di questa visita, è stato l’incontro con Papa Francesco, di cui Obama si dice estimatore. L’incontro è stato definito da Obama meraviglioso. Siamo certi della sua sincera ammirazione per Papa Francesco, ma la lettura che molti hanno dato dell’incontro forse è un po’ travisata. Per comprendere meglio cosa c’è stato al centro del loro colloquio è meglio fare riferimento al comunicato ufficiale della Santa Sede.

Stamani, giovedì 27 marzo 2014, S.E. il Sig. Barack H. Obama, Presidente degli Stati Uniti d’America, è stato ricevuto in Udienza dal Santo Padre Francesco e, successivamente, si è incontrato con Sua Eminenza il Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da S.E. Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Continua a leggere

Il Papa: Dio ha risposto al male, e la sua risposta è la Croce

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Il Papa alla Via Crucis: “Dio ha risposto al male, e la sua risposta è la Croce: una Parola che è amore, misericordia, perdono”.
 

Cari fratelli e sorelle,

vi ringrazio di aver partecipato numerosi a questo momento di intensa preghiera. E ringrazio anche tutti coloro che si sono uniti a noi tramite i mezzi di comunicazione, specialmente le persone malate e anziane.

Non voglio aggiungere tante parole. In questa notte deve rimanere una sola parola, che è la Croce stessa. Continua a leggere

La difesa della vita comincia dalla difesa del significato delle parole

Sul sito della Stampa è comparso questo titolo: “I primi figli con due mamme saranno pronti entro tre anni”. Segue la spiegazione sommaria di una nuova tecnica di combinazione di DNA mitocondriali diversi che, manco a dirlo, guarirà terribili malattie ereditare.

Come saranno pronti? Saranno pronti si dice delle cose. Vai dall’ottico, scegli la montatura e poi chiedi: “Quando saranno pronti i miei occhiali?”. Porti l’auto dal meccanico, gli spieghi il problema e poi domandi: “Quando sarà pronta? Sa, devo organizzarmi con mia moglie per venirla a ritirare”. Continua a leggere