Con la fiducia nel Signore, i vescovi non temano il mondo

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Domenica 29 giugno 2014, celebrando la Messa nella solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo e imponendo il pallio ai nuovi arcivescovi metropoliti, Papa Francesco ha rivolto un forte richiamo ai vescovi che «hanno paura» e cedono alle pressioni del mondo e dei poteri forti, rinunciando a predicare integralmente il Vangelo e sostituendolo con «chiacchiere inutili» che sono però gradite ai potenti.

Il Papa è partito dalla lettura del giorno tratta dagli «Atti degli Apostoli», che descrive come Pietro, incarcerato durante la persecuzione di Erode, sia stato liberato miracolosamente dal carcere da un angelo del Signore. Pietro, ha detto il Pontefice, «si accorge che il Signore lo “ha strappato dalla mano di Erode”; si rende conto che Dio lo ha liberato dalla paura e dalle catene». Non è solo una liberazione fisica. Pietro aveva paura, e l’incontro con l’angelo gli ha consentito di vincere la paura.  Anche oggi, se ci rendiamo docili alla sua grazia, «il Signore ci libera da ogni paura e da ogni catena, affinché possiamo essere veramente liberi. L’odierna celebrazione liturgica esprime bene questa realtà, con le parole del ritornello al Salmo responsoriale: “Il Signore mi ha liberato da ogni paura”». Continua a leggere

La missione è minacciata dal relativismo

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di Massimo Introvigne
 
Il 6 agosto Papa Francesco ha diffuso il suo messaggio per  la Giornata Missionaria Mondiale, formalmente datato 19 maggio. Il messaggio propone cinque riflessioni, ispirate all’Anno della fede, e ha al centro l’importante considerazione secondo cui oggi gli ostacoli alla missione vengono anche «dall’interno» della Chiesa, dove si diffonde la convinzione che annunciare una verità agli altri equivarrebbe a mancare di rispetto alla loro libertà. Questa convinzione riposa sull’idea che la verità non esista o non sia importante, cioè sul relativismo. Ma esaminiamo uno per uno i cinque punti di Papa Francesco.

Primo: «La fede è dono prezioso di Dio, il quale apre la nostra mente perché lo possiamo conoscere ed amare». È il più grande dono che Dio ci fa. Ed è «un dono che non si può tenere solo per se stessi, ma che va condiviso. Continua a leggere

Paura e coraggio

Era già sera tarda e don Camillo stava dandosi da fare nella chiesa deserta. Aveva rizzata una scaletta sull’ultimo gradino dell’altare. Nel legno di un braccio della croce si era aperta una crepa, lungo la venatura, e don
Camillo, stuccata la crepa, stava ora tingendo con un po’ di vernice il gesso bianco della stuccatura. Ad un tratto sospirò, e il Cristo gli parlò sommesso.
“Cos’hai, don Camillo? Da qualche giorno mi sembri affaticato. Ti senti poco bene? Che sia un po’ d’influenza?” Continua a leggere