Petizione globale di 89 associazioni. Utero in affitto mozione all’Onu per proibirlo

Utero in affitto mozione all’Onu per proibirlo

Le associazioni chiedono lo Stop alle politiche delle Nazioni Unite per legalizzarlo

(Avvenire, 30.09.18)
 
Un sonoro no alla pratica degli uteri in affitto. Un rifiuto totale e inappellabile alla legalizzazione della gravidanza surrogata, in qualsiasi sua forma. La chiedono alla comunità internazionale decine di organizzazioni senza scopo di lucro, molte di stampo femminista, di 17 Paesi. Tutte hanno aderito al movimento con il quale il gruppo spagnoloRecav (Red Estatal contra el Alquiler de Vientres: Rete statale contro l’affitto di uteri) ha invitato l’Onu e i governi di tutto il mondo a proibire la maternità «a pagamento».

Lo sforzo comune si è concretizzato questa settimana con la presentazione, da parte di 89 organizzazioni non governative, di una petizione di moratoria all’Assemblea generale, riunita a New York per il dibattito d’apertura della sua 73esima sessione. L’iniziativa è partita da 134 donne spagnole che hanno già chiesto al loro governo di mettere fine a una pratica che, nelle loro parole, «costituisce una grave violazione dei diritti umani e della dignità delle donne e dei minori, una forma di sfruttamento riproduttivo delle donne e che converte i neonati in un oggetto di transazione contrattuale e commerciale».

In pochi giorni, alle promotrici spagnole si sono unite 28 organizzazioni francesi, altrettante argentine, 6 britanniche, 6 svedesi, 5 italiane, 3 messicane, 3 australiane e varie di Stati Uniti, India, Belgio, Germania, Olanda, Canada, Thailandia, Cambogia, Perù e Repubblica Dominicana.

Se non è il primo caso in assoluto di un appello specifico alle Nazioni Unite (dall’Italia sono partite ad esempio la richiesta uscita dal primo incontro trasversale sul tema alla Camera il 23 marzo 2017 e una raccolta di firme lanciata da Mario Adinolfi con La Croce insieme ad altre associazioni), è invece la prima volta che un gruppo così folto e globale si impegna collettivamente per far arrivare la sua voce al Palazzo di Vetro. Continua a leggere

Scuola e libertà di scelta, petizione on line

Garantire alle famiglie la «libertà di scegliere la buona scuola pubblica, paritaria o statale». È lo slogan di una petizione al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Una petizione che sta viaggiando sul sito vwww.citizengo.org, e che in solo due giorni ha già superato quota undicimila adesioni. A promuoverla sono state «mamme e cittadine» – come si definiscono -: Maria Chiara Parola e Felicita Fenaroli.

«Ogni scuola pubblica, paritaria o statale, ha la sua identità, espressa dal piano dell’offerta formativa – scrivono nella petizione –. Io genitore devo poter scegliere la migliore scuola per mio figlio/a in una pluralità di offerta formativa. Secondo la Costituzione Italiana e in tutti i Paesi europei (tranne la Grecia e l’Italia) il genitore deve avere questa libertà di scelta educativa». Il tutto senza essere costretto, nel caso della scelta della paritaria, a pagare due volte (la prima con le tasse e la seconda con la retta). Ecco allora che la petizione chiede al governo Renzi tre cose. Continua a leggere

La Manif pour Tous diventa europea

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di Luca Volontè

Più di 250,000, forse 500,000 a Parigi, 40,000 a Lione, decine di migliaia a Madrid e Varsavia, diverse centinaia a Roma, Budapest, Mosca, Bucarest, Bruxelles, Londra. Tutti in piazza ieri per questo primo tentativo di allargamento della Manif por Tous francese al resto d’Europa e per celebrare, insieme ai più di 200,000 cittadini europei che hanno sottoscritto la petizione di CitizenGO, la contrarietà alla ideologia “gender” che si vorrebbe imporre a livello europeo.

Una follia che rimarrà tale, nonostante la profusione di finanziamenti e le pressioni politiche che vengono dagli USA di Obama, qualunque sarà il voto sul rapporto Lunacek martedì al Parlamento Europeo. Al proposito, sino a tutta la giornata di oggi, spendendo un minuto per sottoscrivere la petizione (clicca qui), si può ancora fermare la folle corsa verso verso il nuovo totalitarismo ideologico che pare aver contagiato una parte del Parlamento Eu. Continua a leggere

L’Oms gioca al dottore con i bebé

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di Giovanna Arcuri
 
Se la pianta piccola cresce storta, l’albero non sarà mai dritto. Pare però che ci sia qualcuno che abbia tutto l’interesse affinché la pianticella cresca storta e così rimanga in futuro. Ci riferiamo al documento “Standards for Sexuality Education in Europe” elaborato nel 2010 da 19 esperti – 16 donne e 3 uomini – e poi firmato dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute, un organismo del governo tedesco, e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sezione europea (Oms). Si tratta di alcune linee guida utili ai “politici, alle autorità educative e sanitarie e agli specialisti” del settore per impartire, come Europa comanda, l’educazione sessuale ai minori di 53 paesi dell’area europea e zone limitrofe. Il Centro Federale tedesco, vero cervello di tutta l’operazione, si occupa di cooperazione internazionale ed è membro di EuroHealtNet una rete no profit di enti pubblici e privati europei che operano all’interno del mondo della sanità. Continua a leggere