Lead, Kindly Light: John Henry Newman sung by Audrey Assad

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di Robert Cheab

(dal blog Theologhia)
 
Sentire questo poema di Newman cantato così bene, mi ha riportato con la mente ai tempi dello studio della teologia, quando abbiamo fatto un corso prevalentemente su Newman. Durante quel corso, il docente, il caro gesuita p. Michael Paul Gallagher, ci raccontò che il giorno in cui Newman ricevette la notizia della sua nomina a fellow ad Oxford stava suonando il violino. Era così preso dalla musica che non intese del tutto le parole del messaggero e proseguì – dopo essersi accontentato di annuire alla notizia – a suonare come se niente fosse. Solo dopo si accorse di quanto gli è stato annunciato e corse di gioia verso Oxford.

Ecco, me lo immagino così allegro allora a sentire il suo poema più famoso cantato così bene.

Buon ascolto!

Segue sotto il testo del poema in inglese e poi in italiano Continua a leggere

«Vi fu una Nascita, certamente. Ne abbiamo avuto la prova e mai un dubbio». La poesia dell’Epifania che finalmente ci rivela la patria celeste

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Uno dei massimo poeti del Novecento, Thomas Stearns Eliot (1888-1965), Premio Nobel per la letteratura nel 1948, compose nel 1927 (poco dopo la sua conversione al cristianesimo) una poesia, Journey of the Magi, qui proposta nella traduzione italiana realizzata nel 2014 da Nicola D’Ugo, poeta, scrittore e traduttore.

Come nel racconto evangelico, i Magi seguono la stella sino al luogo dov’è nato il Salvatore, ma nella poesia tutto è metafora della condizione umana di profondo bisogno, d’incompiutezza, di totale sproporzione rispetto al Dio che si fa uomo in un bimbo piccolissimo. Continua a leggere

Come deve essere un cuore…

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Il sito Zenit ha da poco creato una rubrica dedicata alle poesia, aperta alle opere dei lettori per dare spazio alle voci emergenti e riaffermare la spontanea vocazione spirituale della parola poetica.
Il 15 novembre scorso la Redazione ha pubblicato una bella poesia scritta dall’amico Crescenzo Marzano (di cui ho recentemente commentato l’ultimo libro: “L’equilibrista di Dio”).
Eccola di seguito:
 

di Crescenzo Marzano
 
Un cuore che vive
deve saper raccogliere il tempo
senza disperdere niente,
anche il dolore
come pioggia battente del momento
in attesa del sereno… Continua a leggere

“Dove Dio fu senza un tetto, tu e io siamo a casa”. Poesia di Natale di G. K. Chesterton

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Una miriade di luci illuminano le nostre strade e soprattutto le nostre case in questo periodo. E dicono che è festa perché la luce è entrata in casa nostra. Abbiamo bisogno di paradossi come quelli che scriveva il signor Chesterton per poter guardare le cose vere con occhio strano quanto basta per continuare a meravigliarci, di giorno in giorno, di anno in anno. Tra le molte poesie sul Natale che Chesterton scrisse, questa, che riporto con una mia traduzione scritta per questa occasione, ci porta dentro quella capanna di Betlemme e ce la fa guardare una volta di più con occhi incuriositi: solo là dove Dio fu senza un tetto, tu ed io siamo a casa:

Laggiù  una madre senza posa camminava,

fuori da una locanda ancora a vagare;

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La casa sulla Roccia


 
Una suggestiva sintesi del blog nella poesia dell’amico Crescenzo…
 

Quell’ansia addosso

come un temporale,

senza preavviso …

le nubi,

le più scure,

una coperta fradicia

di dubbi e di domande …

e quella mano nera,

umida,

sulla bocca del sole …

che ne spense il sorriso …

un letto di rifiuti

e di rottame,

un fiume in piena ,

pronto a straripare,

a tracimare gli argini …

a confondere giorni e pensieri …

una valanga di immagini

impetuose e tristi,

trascinarono i sogni alla deriva …

un colpo,

una spina nel fianco,

nella carne,

nel cuore,

come un dolore stanco

che lo aspetti

ed arriva …

e mi specchiai,

nell’acqua dei ricordi,

lavai la faccia,

bevvi il mio passato,

calmai il mio cuore,

e ripassai a memoria le parole :

“scavai profondo,

molto profondo,

e posai bene quelle fondamenta …

e costruii la casa sulla Roccia …”

e non ebbi più timore …

(Crescenzo)