Dove vivono i politici che hanno votato il “divorzio breve”?

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di Giuliano Guzzo
 
Dove vivono i quasi quattrocento parlamentari che, alla Camera, l’altro giorno hanno votato definitivamente il “divorzio breve”? Non in Italia, non è possibile. Se vivessero qui saprebbero bene che invecchiamento e denatalità ci stanno ormai affossando, che da un lato siamo gente sempre meno giovane e, dall’altro, la popolazione italiana, di questo passo, «potrebbe ridursi nel 2099 a livelli compresi tra i 30 e i 40 milioni» (“Popolazione e Storia”, 2002;(2):105-122); soprattutto saprebbero, gli incoscienti onorevoli, che fra la diffusione del divorzio e calo dei matrimoni – come il demografo Roberto Volpi, vox clamantis in deserto, da anni segnala –, e fra calo dei matrimoni e culle vuote, il legame è chiaro: dunque saprebbero che, dopo aborto e divorzio old style, il “divorzio breve” sarà solo un altro passo verso il declino. Continua a leggere

UnoDiNoi. In campo medici, giuristi, politici

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«Vogliamo far sapere alle istituzioni comunitarie che la partita non è chiusa…». A poche ore dall’insediamento del nuovo Parlamento di Strasburgo, il comitato «UnoDiNoi», i medici e i giuristi cattolici e il Forum delle associazioni familiari, annunciano che riproporranno con maggior forza e sostegno l’iniziativa popolare in favore del riconoscimento della dignità dell’embrione umano fin dal suo concepimento, sottoscritta da quasi due milioni di cittadini (1.721.626 sono state le firme certificate dai vari Stati) ma “bloccata” il 28 maggio scorso dalla Commissione europea uscente, guidata da José Manuel Barroso. Un responso negativo «inaccettabile», secondo il presidente del Movimento per la vita (Mpv) Carlo Casini, perché «evita di esaminare i punti critici» sollevati dall’istanza e «non prende neppure in considerazione la domanda fondamentale relativa alla necessità che le istituzioni europee riconoscano il concepito come un essere umano». Continua a leggere

Gänswein: Europa silenziosa davanti agli attacchi ai cristiani

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Il Prefetto della Casa Pontificia, Monsignor Georg Gänswein ha denunziato questa domenica a Einsiedeln (Svizzera) la mancanza di risposta da parte dei governi agli attacchi che si registrano in tutto il continente contro i cristiani, atti che si moltiplicano da Nord a Sud in tutta l’Europa.

In una conferenza organizzata dalla “Aiuto alla Chiesa che Soffre” svizzera (Kirch im Not) nel convento di Einsiedeln , Monsignor Gänswein ha ricordato gli atti di vandalismo contro le chiese e i simboli cristiani a Roma, in Germania,in Austria, e Ungheria o le discriminazioni nei posti di lavoro in Inghilterra e Norvegia. Secondo il rapporto 2012 dell’Osservatorio contro l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OCIDE), citato dal Prefetto, si sono registrati “soltanto in Svezia 285 delitti contro la religione, 250 contro i cristiani“. Continua a leggere