Lo psichiatra Castriota: «Mai più si separino gestante e bambino»

(da Avvenire, 6.04.17)
 
La gravidanza non è solo un passaggio in un contenitore intercambiabile», ma è il tempo in cui nasce «una storia complessa», addirittura si imposta «il successivo sviluppo psichico» sia della madre che del feto, il quale «memorizza tutto e può anche inviare messaggi». Ecco perché la maternità surrogata è «una situazione traumatica per due esseri umani». Mentre il dibattito sull’utero in affitto ferve a livello politico e culturale, la scienza si riprende la parola e si attiene ai fatti. Fabio Castriota, psichiatra, vice presidente della Società Italiana di Psicoanalisi, è già intervenuto in tal senso al recente forum a Montecitorio, dal quale l’ampio fronte del no è uscito con un forte appello all’Onu per la messa al bando della tratta di neonati.

Nessuno si sognerebbe di vendere un bambino di qualche mese. Invece la maternità surrogata pretende di ordinare una vita umana e ritirare il prodotto, togliendolo alla madre al momento della nascita. Ma quando nasce davvero un bambino?
Se è con la nascita che entra nel mondo, la sua comunicazione con la madre e, tramite lei, con la realtà esterna è già attiva nella gravidanza. Giorni fa un noto quotidiano, facendo riferimento agli studi più attuali di neonatologia, titolava: “È nella culla che si formano le competenze”. Continua a leggere

Padre studente Giulio Cesare: «Non coinvolte le famiglie»

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(da Avvenire, 30 aprile 2014)
 
Nel libro non c’è nulla che possa turbare un ragazzo del 2014, che su internet avrà avuto modo di informarsi con molta meno fatica circa l’arte amatoria». Scriveva così, ieri su la Repubblica, Melania Mazzucco autrice di Sei come sei, che – fatto leggere in classe ai ginnasiali del Giulio Cesare, prestigioso liceo classico romano – ha guadagnato ai professori che lo hanno imposto una denuncia per diffusione di materiale osceno. Colpa di un passaggio del libro in cui si descrive un rapporto orale. Che sia tra due uomini è marginale: se in ginocchio nei bagni ci fosse stata una sedicenne invece di un prestante giovanotto, poco sarebbe cambiato.

Il problema non è il sesso dei protagonisti, ma l’età dei lettori. Malgrado le convinzioni di Mazzucco, il fatto che per un adolescente sia fin troppo facile raffazzonare informazioni sulla sessualità e «l’arte amatoria», non è una buona ragione per rincarare la dose. Anzi: «È vero, sul web si trova di tutto e i ragazzi sono esposti ai messaggi inadatti alla loro età. Ma tanto più l’ipersessualizzazione dei bambini e degli adolescenti è un problema grave e ingravescente, tanto più gli adulti devono mediare e modulare ogni informazione sulla sessualità». Continua a leggere