Giorgia, cieca ma felice: «Diventerò psicologa per far star bene gli altri»

Giorgia, cieca ma felice: «Diventerò psicologa per far star bene gli altri»

La madre Laura ha lasciato il lavoro e per tre anni l’ha accompagnata tutti i giorni in università a Firenze dove s’è laureata con 110 con una tesi sull’autismo
 
Jacopo Storni

(Corriere della Sera, 26.01.19)
 
Un inno all’amore, forse qualcosa di più. Giorgia e Laura, una figlia e una madre. Una figlia non vedente dalla nascita. E una madre che ha lasciato il lavoro per dedicarsi interamente alla figlia, per farle vivere una vita normale. Anzi felice, come dice Giorgia Nannini, 23 anni, non vedente: «Sono cieca, ma vivo una vita felice». Merito soprattutto dei genitori, Laura e Roberto, che non le hanno mai fatto vivere la disabilità con toni pietistici, con l’illusione che un giorno avrebbe potuto riacquistare la vista. E merito della madre Laura, che vive al suo fianco 24 ore su 24, o quasi.

È proprio grazie a sua madre che Giorgia ha raggiunto uno dei sogni della sua vita, la laurea in psicologia all’Università di Firenze. Un traguardo non semplice, per chi, come lei, vive a Borgo a Buggiano (paesino in provincia di Pistoia). Autobus e treni da prendere quasi ogni giorno per andare a lezione. Più di un’ora di viaggio. Sarebbe stato impossibile senza la madre Laura. «Lavorava in una macelleria, ma ha smesso per starmi vicina». Ha rinunciato al lavoro per portarla a seguire le lezioni, per tre anni di seguito. Partivano da casa mano nella mano, poi a braccetto nei mezzi pubblici, mano nella mano lungo la strada. Entravano all’Università e prendevano posto in aula, si sedevano l’una accanto all’altra.

E anche la madre seguiva le lezioni, ha cominciato ad appassionarsi alla psicologia. Una vita all’unisono, respiro dopo respiro. Fino alla gioia più grande, la laurea triennale: 110. Un trionfo frutto d’amore e sacrifici. E adesso il sogno continua, Giorgia si è iscritta al corso di laurea specialistica e spera di diventare psicologa. «Mi affascina la mente umana, vorrei che gli altri fossero felici, felici come me, per questo voglio fare la psicologa. Mi piace far stare bene gli altri, mi piace ascoltare gli altri, una dote che purtroppo sembra perduta, le persone sembrano concentrate soltanto su se stesse». Continua a leggere

Psicologia e cristianesimo, un ottimo libro ne ricostruisce i rapporti

recensione libro

di Stefano Parenti*
*psicologo e psicoterapeuta
 
Un cristiano che voglia leggersi un buon libro di psicologia è costretto ad attuare una preventiva opera di discernimento. Deve valutare non solo i contenuti che l’autore propone, come è bene per qualsiasi tipo di lettura, ma anche le premesse, sovente implicite, che lo scritto porta con sé. Ovvero l’idea di uomo e di mondo che lo scrittore veicola attraverso le sue riflessioni.

A differenza di altri campi del sapere, in psicologia la concezione dell’uomo e della realtà costituisce un fondamento decisivo per lo sviluppo di qualsiasi discorso psicologico, ovvero sull’uomo e sulla realtà. Se, ad esempio, ritengo che le persone non siano altro che esseri poco più evoluti degli animali, descriverò i loro comportamenti come esito di dinamiche animalesche. L’amore sarà quindi il termine di un istinto, la famiglia la conseguenza di un impulso sessuale, l’amicizia una necessità utilitaristica di autoconservazione, ecc. È difficile trovare un buon libro di psicologia. Anche gli autori che si dichiarano cattolici corrono il rischio di veicolare idee aliene alla concezione cristiana dell’uomo poiché, consapevolmente o incoscientemente, approfonditamente o superficialmente, assumono le prospettive delle psicologie contemporanee. Continua a leggere

Lo psicologo Rudolf Allers: «l’unico libero dalla nevrosi è l’uomo che accetta di essere creatura»

Rudolf Allers

L’austriaco Rudolf Allers è stato un celebre psicologo e psichiatra del secolo scorso, da molti definito “l’anti-Freud” (termine affibbiatogli dal filosofo Louis Jugnet) dato che mantenne sempre verso di lui e verso la psicoanalisi una posizione radicalmente critica. Lavorò per anni con Emil Kraepelin, padre della psicopatologia nonché con Alfred Adler, uno dei fondatori della psicodinamica che inizialmente fu collaboratore di Freud dal quale si separò nel 1912 a causa del dogmatismo estremo del creatore della psicoanalisi e del pansessualismo che in quell’epoca sosteneva.

Allers fu docente di psichiatria nella Scuola di Medicina dell’Università di Monaco, docente di psicologia alla Scuola di Medicina dell’Università di Vienna, dove divenne direttore del Centro di psicologia medica e di Psicologia della sensazione dell’Istituto di Fisiologia, insegnò alla Georgetown University e alla Catholic University of America. Continua a leggere

Altro che ambiente, altro che selezione, la morale è innata

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La tesi di Bloom (Yale): “il bambino non è idiota, conosce bene e male”

Un bambino di un anno, Michael, assiste a uno spettacolo con tre marionette. Una sta giocando con una palla, l’alta gliela porta via, la terza la recupera rendendola alla prima. Poi le marionette vengono poste davanti a Michael, ognuna con una caramella. Il bambino deve decidere a chi toglierla. Michael prende la caramella della marionetta che era stata cattiva con le altre due, poi le assesta un colpo in testa. Cosa spinto un bambino di un anno, privo di linguaggio, a prendere la giustizia nelle proprie mani?

Altro che educazione o condizionamenti sociali. Il senso del bene e del male, la moralità, è innata nell’essere umano. E’ questa la scoperta dello psicologo di Yale, Paul Bloom, autore del libro “Just babies”. Continua a leggere

I cosiddetti “progressisti” vogliono abolire “padre” e “madre”. Tre passi nel ridicolo (e verso il baratro)

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di Antonio Socci
(da “Libero”, 18.09.13)
 
In Italia dilaga la trovata di usare “genitore 1” e “genitore 2”. Ma si tratta di una insensata negazione della realtà (che crea discriminazioni)
 
Quasi cent’anni fa il grande Gilbert K. Chesterton prevedeva che la deriva della moderna mentalità nichilista sarebbe stata – di lì a poco – il ridicolo. Cioè la guerra contro la realtà.
Intendeva dire che ciò che fino ad allora era stata un’affermazione di buon senso e di razionalità – per esempio che tutti nasciamo da un uomo e da una donna – in futuro sarebbe diventata una tesi da bigotti, un dogmatismo da condannare e sanzionare. Sosteneva che ci dovevamo preparare alla grande battaglia in difesa del buon senso. Continua a leggere

Perché ogni bimbo esige un papà e una mamma

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di R.Iafrate e G. Tamanza
 
Per gentile concessione, dall’ultimo numero in uscita di «Vita e Pensiero», bimestrale culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblichiamo questa riflessione firmata dagli psicologi Raffaella Iafrate e Giancarlo Tamanza.
 
Perché oggi parlare di madri e padri rappresenta un argomento sfidante? L’essere genitori parrebbe di primo acchito una delle esperienze esistenziali più note e condivise, una sorta di “universale” indiscusso e indiscutibile dell’umano. Eppure, attualmente, in un clima di individualismo e di relativismo, anche tale tema è ampiamente messo in questione. Continua a leggere