Francesco: embrioni non sono merce, dare voce ai più deboli

Papa Francesco con un bimbo all'udienza generale - AFP

Rispettare gli esseri viventi soprattutto i più deboli, la scienza non prevarichi mai sull’uomo. E’ l’esortazione levata da Papa Francesco nell’udienza al Comitato Nazionale per la Bioetica. In particolare, il Pontefice ha ribadito che gli embrioni umani non devono essere mai trattati come materiale scartabile. Ancora, ha detto che le applicazioni biotecnologiche non devono essere guidate da scopi commerciali. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal presidente del Comitato, prof. Francesco Paolo Casavola. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Servire l’uomo sempre come fine e mai come mezzo. Papa Francesco ha colto l’occasione dell’udienza al Comitato italiano per la bioetica per sottolineare quanto la Chiesa sostenga gli sforzi che, nella società civile, promuovono “la ricerca del vero e del bene nelle complesse questioni umani ed etiche”. Continua a leggere

«Riconosci il peccato, troverai la Misericordia»

La copertina del libro di papa Francesco: Il nome di Dio è misericordia

di Massimo Introvigne
 
È stato presentato oggi in Vaticano il libro Il nome di Dio è misericordia (Piemme), dove Andrea Tornielli intervista Papa Francesco sul tema che è al centro del suo pontificato, la misericordia. Il libro è un’utile e commovente guida all’Anno Santo della Misericordia, e chiarisce in modo netto che la misericordia non ha nulla a che fare con il buonismo o con presunte negazioni della realtà del peccato. Al contrario, il Pontefice spiega che solo chi si riconosce peccatore riesce a incontrare la misericordia di Dio, e che il luogo privilegiato di questo incontro è il confessionale. Il libro comprende cinque diversi nuclei tematici. Il primo è relativo alle fonti del Magistero di Francesco sulla misericordia.

Dall’inizio del suo pontificato, spiega il Papa, ha voluto proporre una Chiesa che «non aspetta che i feriti bussino alla sua porta, li va a cercare per strada, li raccoglie, li abbraccia, li cura, li fa sentire amati», e a tutti annuncia la misericordia. Continua a leggere

Sul volo verso Roma: «Il relativismo è un cancro della società»

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Nonostante le fatiche accumulate in una giornata fitta di impegni, sul volo che l’ha riportato a Roma (atterrato quando ormai erano quasi le 22) Papa Francesco ha accettato di rispondere ad alcune domande postegli dai giornalisti di tutto il mondo.

Oltre a confermare la sua volontà di fare un viaggio in Francia («l’ho promesso ai vescovi») il Pontefice ha parlato di Medjugorje, ha ribadito la sua accusa di ipocrisia nei confronti di chi predica la pace e poi vende le armi sotto banco, e parlando dell’uso scorretto che si può fare di Internet ha denunciato che «il consumismo è il cancro della società». Papa Francesco ha anche spiegato che la sua scelta di fare visite in Europa a partire dai piccoli Paesi «che hanno sofferto tanto», come l’Albania e la Bosnia Erzegovina, «è un segnale». Ecco la nostra trascrizione del dialogo. Continua a leggere

La verità si è fatta amicizia per salvare la libertà

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di Giuseppe Bonvegna

(da Tempi.it)

«Non è vero che abbiamo bisogno dell’assenza, della solitudine, dell’eterna attesa»: le parole con le quali, in una sontuosa villa di campagna bavarese, il protagonista del film L’anno scorso a Marienbad (1961) riesce a risvegliare in una donna il ricordo del loro precedente incontro descrivono qualcosa in più rispetto alla ricerca di una vita autentica. O meglio: la ricerca del significato rimane una maschera che la vita indossa per continuare a trascinarsi lentamente nella dimensione della chiacchiera lungo le stanze e i giardini della villa, fin quando una presenza diversa non si rivela, nel suo vero volto, alla vita. E allora, la giovane donna pensa che valga la pena seguire quell’uomo, anche a costo di privarsi della compagnia di tutti gli altri e di restar sola con lui, perché egli è non la risposta a una domanda di significato, ma la risposta senza della quale, in lei, la domanda non sarebbe sorta. Continua a leggere

Papa: relativismo e cultura dell’effimero minacciano la famiglia

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“Proprio così, nel nostro tempo, Dio ci chiama a riconoscere i pericoli che minacciano le nostre famiglie e a proteggerle dal male. Dobbiamo stare attenti alle nuove ideologie colonizzatrici. Esistono colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia. Non nascono dal sogno, dalla preghiera, dall’incontro con Dio, dalla missione che Dio ci dà. Vengono da fuori e per questo dico che sono colonizzazioni. Non perdiamo la libertà della missione che Dio ci dà, la missione della famiglia. (…) Come famiglie dobbiamo essere molto molto accorti, molto abili, molto forti, per dire “no” a qualsiasi tentativo di colonizzazione ideologica della famiglia. (…)
Mentre fin troppe persone vivono in estrema povertà, altri vengono catturati dal materialismo e da stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana. Queste sono le ideologie colonizzatrici. La famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell’effimero, una mancanza di apertura alla vita.”
(Papa Francesco alle famiglie di Manila 16.01.15) Continua a leggere

Il profeta dello smarrimento dell’uomo contemporaneo

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di Giovanni Fighera
 
Grande drammaturgo, romanziere, novelliere, l’agrigentino Luigi Pirandello (1867-1936) è uno dei più grandi geni del Novecento, letterato e, al contempo, filosofo. In lui sembrano incarnarsi le parole di Leopardi nello Zibaldone: «Il vero poeta è anche filosofo e il vero filosofo è anche poeta». Non sarà, forse, un caso allora se l’esordio di Pirandello è poetico, anche se poi l’autore trascurerà quella strada per dedicarsi alla prosa e al teatro, in cui emerge la sua più grande vena creativa.

La genialità di un autore riesce a comprendere la cultura della propria epoca, attraverso segni che i propri contemporanei non sono in grado di cogliere. Per questo le opere di Pirandello non potevano essere capite nei primi decenni in cui circolavano. A distanza di tanti anni, appare chiaro come descrivessero la perdita della bussola dell’uomo contemporaneo, ovvero, per dirla con Hans Sedlmayr, la perdita del centro, cioè la scomparsa della centralità dell’io. Continua a leggere

Per certo la via non è il neoprogressismo. Lo dice perfettamente Paolo VI, che domenica diventerà beato

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Domenica Papa Francesco proclamerà beato Papa Paolo VI, il cui magistero andrebbe oggi riscoperto e ristudiato dentro e fuori la Chiesa. Se lo si facesse, si eviterebbero molti degli scandali e delle tristezze cui invece il fedele è quotidianamente costretto.
 
Dal discorso ai vescovi dell’America Latina, Bogotà, 24 agosto 1968

«La fede è la base, è la radice, è la fonte, è la prima ragione d’essere della Chiesa, ben lo sappiamo. E sappiamo anche quanto essa è oggi insidiata dalle correnti più eversive del pensiero moderno. La diffidenza, che, anche negli ambienti cattolici, si è diffusa sulla validità dei principi fondamentali della ragione, ossia della nostra «philosophia perennis», ci ha disarmati di fronte agli assalti, spesso radicati e capziosi, di pensatori di moda; il «vacuum», lasciato nelle nostre scuole filosofiche dall’abbandono della fiducia nei grandi maestri del pensiero cristiano, è spesso invaso da una superficiale, e quasi servile, accettazione di filosofi di moda, spesso altrettanto sempliciste che astruse; e queste hanno scossa la nostra normale, umana, sapiente arte del pensare la verità; Continua a leggere

Problemi antichi: quando Cicerone denunciava il relativismo e il desiderio che si fa diritto

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Se il diritto si costituisse solo sulle decisioni dei popoli, attraverso i decreti dei principi, per le sentenze dei giudici, allora ci sarebbe il diritto di rubare, di commettere adulterio e di falsificare i testamenti, qualora questo fosse approvato attraverso i decreti o le votazioni delle masse. Ma se le deliberazioni e gli ordini degli stolti potessero avere così tanto potere da essere in grado di stravolgere l’ordine della natura attraverso il loro verdetto, perché allora non decidono anche che ciò che è nocivo e pericoloso deve essere ritenuto buono e salutare? Oppure, se la legge positiva può rendere l’ingiusto giusto, perché non può fare di ogni male un bene? In realtà noi non possiamo distinguere una legge buona da una cattiva in nessun altro modo se non in base ad una norma della natura; non solo il giusto e l’ingiusto vengono distinti per natura, ma anche tutto ciò che è buono e ciò che è turpe […] pensare che queste cose siano frutto dell’opinione e non poste dalla natura, è da pazzi.

Cicerone, De legibus, I, XVI, 43-44

fonte: Il timone
 

Quando “la democrazia cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo”

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“La libertà rinnega sé stessa, si autodistrugge e si dispone all’eliminazione dell’altro quando non riconosce e non rispetta più il suo costitutivo legame con la verità. Ogni volta che la libertà, volendo emanciparsi da qualsiasi tradizione e autorità, si chiude persino alle evidenze primarie di una verità oggettiva e comune, fondamento della vita personale e sociale, la persona finisce con l’assumere come unico e indiscutibile riferimento per le proprie scelte non più la verità sul bene e sul male, ma solo la sua soggettiva e mutevole opinione o, addirittura, il suo egoistico interesse e il suo capriccio. (…) Viene meno così ogni riferimento a valori comuni e a una verità assoluta per tutti: la vita sociale si avventura nelle sabbie mobili di un relativismo totale. Allora tutto è convenzionabile, tutto è negoziabile: anche il primo dei diritti fondamentali, quello alla vita.

È quanto di fatto accade anche in ambito più propriamente politico e statale: l’originario e inalienabile diritto alla vita è messo in discussione o negato sulla base di un voto parlamentare o della volontà di una parte — sia pure maggioritaria — della popolazione.

È l’esito nefasto di un relativismo che regna incontrastato: il «diritto» cessa di essere tale, perché non è più solidamente fondato sull’inviolabile dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo. Continua a leggere

Il divorzio, 40 anni dopo

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di Piero Gheddo

Quarant’anni fa, il 22 maggio 1974, il referendum abrogativo della legge sul divorzio approvata dal Parlamento nel dicembre 1970 (proposta dal socialista Loris Fortuna e dal liberale Antonio Baslini), venne approvato solo dal 40,7% dei votanti; il 59,3% aveva bocciato il referendum.  Quel voto ha segnato l’agonia lenta ma costante del matrimonio e della famiglia tradizionali in Italia. Ricordo benissimo la campagna contro il divorzio a cui anch’io, per quel poco che contavo, mi sono impegnato, avendo sperimentato la bellezza e gioia di una famiglia unita e soprattutto, leggendo e meditando i testi di Paolo VI e dei vescovi italiani, mi rendevo conto che, col divorzio diventato legge di stato, iniziava il dissolvimento della famiglia e quindi della società italiana.

Ancora una volta si è avverato il detto dei latini “Lex creat mores”, la legge crea il costume. Oggi, 40 anni dopo, possiamo vederlo con chiarezza. Le famiglie regolari sono minoritarie, diminuiscono i matrimoni religiosi e civili, diminuiscono in modo drammatico i bambini. Continua a leggere

Altro che ambiente, altro che selezione, la morale è innata

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La tesi di Bloom (Yale): “il bambino non è idiota, conosce bene e male”

Un bambino di un anno, Michael, assiste a uno spettacolo con tre marionette. Una sta giocando con una palla, l’alta gliela porta via, la terza la recupera rendendola alla prima. Poi le marionette vengono poste davanti a Michael, ognuna con una caramella. Il bambino deve decidere a chi toglierla. Michael prende la caramella della marionetta che era stata cattiva con le altre due, poi le assesta un colpo in testa. Cosa spinto un bambino di un anno, privo di linguaggio, a prendere la giustizia nelle proprie mani?

Altro che educazione o condizionamenti sociali. Il senso del bene e del male, la moralità, è innata nell’essere umano. E’ questa la scoperta dello psicologo di Yale, Paul Bloom, autore del libro “Just babies”. Continua a leggere

Un complotto internazionale. La Chiesa sta reagendo

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(dal blog di Paolo Brosio)
 
Cari amici,
dovete sapere e divulgare a tutti questa notizia molto importante che riguarda la vita di noi cristiani.
Il 16 gennaio 2014 la Pontificia Commissione Teologica Internazionale ha ufficialmente redatto e poi pubblicato dopo ben cinque anni di studio un documento di eccezionale rilevanza storica.
Si tratta di un documento pubblico con il quale per la prima volta nella storia moderna della Chiesa viene denunciato ufficialmente un complotto internazionale dei cosiddetti poteri forti nel campo della finanza, economia, della comunicazione e degli ambienti culturali. Il testo è stato approvato e rivisto dal prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinal Gerhard Müller. Continua a leggere

Vivere senza Verità non è vivere, ma vivacchiare

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Nella serata del 30 novembre Papa Francesco ha celebrato i Vespri con gli universitari degli atenei romani, a conclusione di un’impegnativa giornata d’incontri nei quali ha continuato a illustrare aspetti dell’esortazione apostolica «Evangelii gaudium» relativi ai rischi per la libertà religiosa che pone un pensiero debole che vuole omologare tutti alle opinioni dominanti imposte dal relativismo.

Il Papa è partito dall’augurio che san Paolo rivolge ai Tessalonicesi, che Dio «li santifichi fino alla perfezione». San Paolo, ha detto Francesco, ha fiducia nella grazia ma vede «la loro santità di vita messa in pericolo». «Questa preoccupazione dell’Apostolo è valida anche per noi, cristiani di oggi. La pienezza della vita cristiana che Dio compie negli uomini, infatti, è sempre insidiata dalla tentazione di cedere allo spirito mondano». Potremmo chiederci: «perché Dio, dopo che ci ha elargito i suoi tesori spirituali, deve intervenire ancora per mantenerli integri?». Continua a leggere

Educare: introdurre alla realtà, alla ragione, all’ideale

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di Francesco Agnoli

Si parla da tempo di “emergenza educativa”. Penso che lo abbia fatto per primo, con questa espressione, don Luigi Giussani, che è stato, appunto, un grande ed acuto educatore.

Cosa significa codesta emergenza? Nella mia esperienza mi sembra di poter dire questo: che il dato più evidente per chi abbia oggi a che fare con i giovani, ma non solo, è che molti non sono educati. Manca infatti, spesso, una famiglia alle spalle. Sempre più manca un padre che faccia il padre: che sappia appioppare una sberla, quando serve; che indichi paletti chiari, pochi ma ben precisi, coniugando regole e libertà. Intendo padre in senso lato. Continua a leggere

Relativismo e verità

Non il 'sonno', ma il 'sogno' (sueño) della ragione genera mostri

Che cos’è questo “relativismo” di cui tanto si parla? La panacea per una società più libera e tollerante? O un pericoloso virus che mina le basi della convivenza democratica?

 
La dottrina del cosiddetto relativismo è molto seducente: non esistono verità, ogni ideale si equivale, ognuno ha il diritto di seguirlo senza alcun vincolo. Dal che deriverebbe automaticamente il rispetto assoluto per le idee degli altri, la rinuncia ad ogni tentazione di imporre le proprie con la forza: dialogo e concordia assicurati. Tutto facile, no? La mentalità “relativista” emerge anche nelle discussioni quotidiane: può capitare che chi sostiene con convinzione una tesi, chi parla di “verità”, si senta etichettare pregiudizialmente come “dogmatico” (termine che invece, più propriamente, dovrebbe indicare chi rifiuta di discutere le proprie tesi); o come “intollerante” (termine che dovrebbe, piuttosto, indicare chi pretende di imporre la propria visione, anziché proporla al dibattito comune). Emerge allora una certa carica aggressiva del relativismo, che vuole coprire la sua banalità e superficialità.

Il fatto è che il relativismo è una costruzione astratta, che non dà risposta ai problemi concreti della vita e della convivenza civile. Continua a leggere

Il Papa scrive. «La Repubblica» manipola

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di Massimo Introvigne
 
Un gesto di frontiera. Papa Francesco lo aveva già spiegato all’inizio del suo pontificato, scrivendo il 25 marzo 2013 ai vescovi argentini, e lo ha ripetuto altre volte: «uscendo» per incontrare chi è lontano dalla Chiesa si corre il rischio d’incidenti. «Ma preferisco una Chiesa incidentata», aveva scritto allora Francesco, a una Chiesa che, con chi è lontano, o anche ostile, semplicemente non parla. Certo, il rischio d’incidenti è massimo quando si parla con chi dell’ostilità alla Chiesa ha fatto la sua ragione sociale, come il quotidiano italiano La Repubblica. Che non è un quotidiano qualunque, è la casa madre dei nemici della Chiesa. E infatti ha risposto con la consueta manipolazione all’offerta di dialogo di Francesco, che con una lettera pubblicata l’11 settembre ha risposto alle domande che gli aveva posto Eugenio Scalfari. Continua a leggere

La cultura che anestetizza l’umano

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di Giovanni Fighera
 
Qualche tempo fa, in una lezione in un’università italiana, un professore di filosofia sosteneva di fronte agli studenti che un atteggiamento serio avrebbe dovuto indurli a dubitare che lui stesso stesse parlando e che quella fosse una cattedra. Una studentessa ha allora alzato la mano per controbattere tali disquisizioni, sostenendo che la conseguenza più ragionevole di tale impostazione del problema sarebbe stata uscire dall’aula, dal momento che nessuno era certo che in quel momento si stesse tenendo una lezione di filosofia. Una tale impostazione negava anche l’evidenza stessa della realtà.

Siamo nell’epoca in cui ogni affermazione sull’esistenza della verità viene tacciata di “fondamentalismo religioso” o di “conservatorismo culturale”, di “anacronistico atteggiamento” non al passo con i tempi. Continua a leggere

Emergenza uomo. Le ragioni della speranza in tempo di crisi

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di Giovanni Fighera
 
La crisi culturale ed educativa contemporanea è proprio grave. Non se ne parla, tanto si è presi dall’altra grave crisi, quella economica, e tanto si è forse del tutto anestetizzati dalla cultura che è promossa dai massmedia e dalla scuola. Oggi, persa la fiducia nell’aldilà, l’uomo ha perso anche la fiducia nell’al di qua. Tutte le generazioni del passato, secondo Camus, si credevano nate per rifare il mondo. La nostra sa che non lo rifarà. Il suo compito è ben più grande, consiste nell’impedire che venga distrutto. Un giovane nell’epoca odierna si trova circondato dal cinismo e dal nichilismo contemporaneo che ha preso il nome di relativismo. Continua a leggere

Scalfari domanda, il Papa ha già risposto

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di Massimo Introvigne
 
Quando ho letto che il 7 agosto Repubblica aveva proposto quattro domande cui Papa Francesco dovrebbe rispondere, mi sono allarmato. Considerati i precedenti di quel quotidiano in tema di domande, ho subito pensato a quesiti sulle frequentazioni notturne di qualche monsignore. La lettura dell’articolo di Eugenio Scalfari mi ha un po’ rassicurato: la «lobby gay» non c’entra. Tuttavia, più che domande, si tratta di affermazioni. La quarta «domanda», più che al Papa, va posta ai sociologi della religione, e – avendo qualche titolo per intervenire – proverò a dire la mia. Le altre tre meritano pure un commento, perché ci dicono molto sulla psicologia di un’intera categoria, quella dei giornalisti laicisti di cui Scalfari è esimio – e, a suo modo, tipico – rappresentante. Continua a leggere

Gioia, croce e preghiera. Così si diventa apostoli

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di Massimo Introvigne
 
Nel week-end del 6-7 luglio 2013 Papa Francesco ha incontrato prima in una lunga chiacchierata informale, a braccio, e poi nella Messa in San Pietro i seminaristi, le novizie e i novizi. A loro ha detto, nell’omelia della Messa, che «se la Chiesa è la Sposa di Cristo, in un certo senso voi ne raffigurate il momento del fidanzamento». Questo momento, ha aggiunto, non nasce da una mia soggettiva decisione ma dalla chiamata del Signore. Sabato aveva insistito sul fatto che «diventare sacerdote, religioso, religiosa non è primariamente una scelta nostra. Io non mi fido di quel seminarista, di quella novizia, che dice: “Io ho scelto questa strada”. Non mi piace questo! Non va! Ma è la risposta ad una chiamata e ad una chiamata di amore». Continua a leggere

«Lumen fidei». Senza la verità, la fede è solo una «bella fiaba»

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«Lumen fidei», ecco l’enciclica. Un’ampia sintesi e commento di Massimo Introvigne.
 
Il 5 luglio 2013 è stata presentata la prima enciclica di Papa Francesco, Lumen fidei[1], dedicata alla fede, formalmente datata 29 giugno 2013. Il 13 giugno il Pontefice l’aveva presentata ai membri del Consiglio ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi come un’«enciclica a quattro mani»[2], preparata insieme a Benedetto XVI come segno speciale della continuità tra i due pontificati. Nel testo, Francesco ricorda che il suo predecessore «aveva quasi completato» (7) l’enciclica sulla fede, aggiungendo: «Assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi» (ibid.). Continua a leggere

Lo Spirito Santo ci protegge dal relativismo

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di Massimo Introvigne
 
Nell’udienza generale del 15 maggio, continuando le catechesi sul Credo per l’Anno della fede, Papa Francesco ha proseguito – dal precedente mercoledì – la sua meditazione sullo Spirito Santo, insistendo sul suo rapporto con la verità in opposizione al relativismo dei nostri giorni. Su questo rapporto tra Spirito Santo e verità attira l’attenzione Gesù stesso: lo Spirito, dice, «vi guiderà a tutta la verità» (Gv 16,13), è «lo Spirito di Verità» (Gv 14,17).
Ovviamente, la questione è di attualità «in un’epoca in cui si è piuttosto scettici nei confronti della verità. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo, della tendenza cioè a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e a pensare che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo». Continua a leggere

Possedere la verità? Risposta ai relativisti…

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Pretendere di possedere la verità… questo è un tema molto discusso in questo periodo storico di dominio relativista, ed è bene un piccolo chiarimento. «È necessario che chiunque abiti una fede non pensi di possedere la verità, e per giunta assoluta». Così l’invidioso Umberto Galimberti minaccia i cristiani. Ma il filosofo non sa che ha completamente ragione.

Lo spiega bene Benedetto XVI con le profonde parole del settembre scorso: «come si può avere la verità? Questo è intolleranza! L’idea di verità e di intolleranza oggi sono quasi completamente fuse tra di loro, e così non osiamo più credere affatto alla verità o parlare della verità. Sembra essere lontana, sembra qualcosa a cui è meglio non fare ricorso. Nessuno può dire: ho la verità – questa è l’obiezione che si muove – e, giustamente, nessuno può avere la verità. Continua a leggere

Il relativismo è, curiosamente, assolutista e totalitario…

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Il relativismo che, con la scusa del rispetto delle differenze, omogeneizza nella trasgressione e nella demagogia, consente tutto pur di non assumere la contrarietà che esige il coraggio maturo di sostenere valori e principi. Il relativismo è, curiosamente, assolutista e totalitario, non permette di differire dal proprio relativismo, in niente differisce dal “taci” o dal “fatti gli affari tuoi”. [Cardinale Jorge Mario Bergoglio, 25.5.2012]

“Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto”

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«La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto. Continua a leggere