Ecco pronto il figlio «à la carte»

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di Alfredo Mantovano
 
Per il governo la selezione genetica è cosa buona e giusta. Detta così, sembra una follia, e certamente lo è; ma è una follia conforme a verità. Un passo indietro: nel 2004 il Parlamento approva la legge 40 sulla fecondazione artificiale e, fra le tutele per il concepito, inserisce il divieto della diagnosi pre-impianto. Con ciò vuole impedire che il figlio sia oggetto di una ordinazione à la carte, e quindi che sia soppresso un essere umano pur in origine fortemente voluto, se emerge il rischio anche remoto di anomalie o malformazioni. La scelta della Camera e del Senato è condivisa dagli italiani: costoro, un anno dopo, chiamati alle urne dal referendum abrogativo di quella legge promosso dai Radicali, rispondono che invece essa va bene, e per intero; uno dei quesiti referendari punta esattamente a permettere la selezione degli embrioni, una volta formati, e viene bocciato come gli altri. Continua a leggere

Famiglia: quell’impegno ancora senza seguito

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di Francesco Riccardi
 
È passato un anno, ma alle parole non sono seguiti i fatti. Non quelli promessi. Non quelli attesi da tanto e da tanti su un più equo trattamento fiscale delle famiglie con figli. Giusto un anno fa, infatti, il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva preso carta e penna per rispondere a una lettera aperta, indirizzatagli da un lettore attraverso il nostro giornale.

Stefano, «marito e padre di Roma», così si firmava, lamentava il fatto che non avrebbe incassato gli 80 euro di bonus fiscale perché il suo stipendio era troppo elevato (45mila euro lordi) e la moglie, laureata, svolgeva solo qualche lavoretto saltuario di pulizia e babysitteraggio “in nero”. «Per arrivare a fine mese, con tre figli in una città cara come Roma». Al contrario, i suoi vicini di casa, senza prole e con due redditi da 20mila euro lordi l’uno, avrebbero ricevuto 160 euro in più al mese. Continua a leggere

Scuola, due cose da fare subito per le paritarie

Due cose da fare subito per le paritarie

Le risorse, è noto, sono poche, e il governo è tirato per la giacchetta da tutte le parti… Una cosa però, è certa: alla luce del documento “La Buona Scuola” presentato nei giorni scorsi dal governo, la Legge di stabilità 2015 rappresenta l’occasione per verificare se le buone intenzioni dichiarate potranno tradursi in azioni concrete per un effettivo sviluppo del nostro sistema nazionale di istruzione. In modo particolare, sarà il banco di prova per accertare se il ruolo assolutamente marginale ricoperto dalla scuola paritaria nel citato documento è una scelta voluta, rigurgito di una obsoleta avversione ideologica che finirebbe per emarginarci ancora di più dal resto dei paesi europei, o una semplice e innocente disattenzione.

Sin dall’inizio del suo mandato, il presidente del Consiglio Renzi ha sottolineato la necessità di una forte attenzione al fattore educativo e la centralità di una scuola “che sviluppi nei ragazzi la curiosità per il mondo e il pensiero critico, che stimoli la loro creatività e li incoraggi a fare cose con le proprie mani”. Se questo è davvero ciò che interessa, non è possibile trascurare l’importante contributo offerto dalle scuole paritarie. Continua a leggere

Con Renzi un’altra spinta statalista

Pubblica amministrazione

 di Robi Ronza
 
C’è un’enorme e preoccupante contraddizione tra i lodevoli obiettivi di fondo dell’ambizioso progetto politico di Matteo Renzi e i mezzi che sta usando per raggiungerli. Già lo si era potuto bene cogliere nei giorni scorsi leggendo la documentazione già disponibile riguardo al suo progetto di riforma generale della pubblica amministrazione. E tanto più lo si è visto sabato ascoltando il suo discorso all’Assemblea nazionale del Partito democratico.

In modo chiaro e diretto l’uomo promette di impegnarsi sinceramentein un programma di rinnovo complessivo della vita pubblica del nostro Paese fondato sulla liberazione di energie civili e sociali cui un vecchio ordine costituito ormai sclerotico impedisce di emergere. E avvalendosi di uno stile oratorio molto efficace lo fa in un modo libero e informale che conquista il pubblico. Quando però – al di là del simpatico turbine di coriandoli e stelle filanti che Renzi non smette mai di far roteare attorno a sé – si vanno a vedere i mezzi coi quali intende raggiungere i fini che promette, ecco apparire la vecchia maschera  di uno statalismo ormai datato. Continua a leggere

Scuole paritarie, si apre uno spiraglio

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di Anna Monia Alfieri*

Novità per le scuole paritarie del nostro Paese? Si può finalmente sperare di toglierle dall’emarginazione che le caratterizza? Sono scuole dichiarate pubbliche e, appunto, “paritarie” alle scuole statali dalla Legge 62/2000, ma i genitori che le scelgono sono costretti a versare una retta scolastica. Tutto ciò nonostante la Costituzione riconosca il diritto alla libertà di scelta educativa da parte delle famiglie (art. 30) e la libertà d’insegnamento (art. 33). L’Europa ha sollecitato l’Italia a dare attuazione al dettato costituzionale con due risoluzioni, rispettivamente del 1984 e del 2012. Fino ad oggi inutilmente.

Ma ora vi sono novità. Vengono dalla bozza del decreto per l’esenzione dall’IMU degli enti non commerciali e dalle dichiarazioni del nuovo presidente del Consiglio Renzi nonché del ministro all’Istruzione Stefania Giannini. Continua a leggere

Riforma scuola, tre punti per iniziare

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di Marco Lepore

Durante il suo discorso al Senato, il  nuovo presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha inaspettatamente posto la scuola fra le priorità del Governo. L’ha definita: «Strumento fondamentale per la rinascita del nostro Paese». E ha parlato del «compito struggente e devastante di essere collaboratore della creazione di una libertà, della famiglia e delle agenzie educative».

Non possiamo che condividere tali parole ed esserne lieti; occorre però – come ha giustamente precisato Robi Ronza nel suo articolo “Sfidare Renzi sulla questione educativa” – che il neo-premier tenga presente che i valori e gli obiettivi da lui indicati sono impraticabili e irraggiungibili nel quadro del nostro attuale sistema di istruzione, caratterizzato dal monopolio statale e volto ad a ostacolare la realizzazione di una effettiva libertà di scelta educativa (unico paese nel contesto europeo, insieme alla Grecia).  Continua a leggere

Renzi verso il governo. L’ennesimo non eletto

Renzi - Letta

di Ruben Razzante

Aspetto stracciamenti di vesti da parte di popoli viola, girotondini, donne in rosa e indignati del 21esimo secolo che fino a qualche tempo fa tuonavano contro le ‘minacce’ alla democrazia. Io ho pazienza, aspetto…

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In vent’anni gli unici premier eletti dal popolo sono stati Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Tutti gli altri (Dini, D’Alema, Amato, Monti, Letta e ora Renzi) sono stati imposti con manovre di palazzo, bypassando il Parlamento. Alla faccia della Costituzione e della natura parlamentare della nostra Repubblica, Enrico Letta è stato sfiduciato dalla direzione del suo partito, che peraltro non ha vinto le elezioni e non è maggioranza nel Paese. Un’anomalia tutta italiana, che la dice lunga sulla debolezza della politica e sull’incidenza che i poteri forti (in particolare quelli finanziari ed editoriali) hanno sulle istituzioni rappresentative e sul governo. Continua a leggere