Papa Francesco: “Se sei stato un grosso peccatore, Dio ti aspetta di più”

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All’udienza del mercoledì il Papa invita i cristiani a essere “gente che benedice”
 
Parla di Abramo, Papa Francesco, e così parla del popolo della Chiesa, un popolo che deve essere sempre in cammino, mettersi in viaggio ed essere “gente che benedice”. Ma prima di mettersi in cammino, di essere “un popolo che porta la benedizione di Dio a tutte le famiglie della terra”, prima ancora occorre avere la consapevolezza che siamo nelle mani di Dio. Perché noi siamo in cammino, ma Dio ci precede. Ci aspetta con pazienza, ci prende per mano come un padre che insegna a camminare al figlio. Un padre amorevole e misericordioso. “Dio ti aspetta. Se sei stato un peccatore grosso ti aspetta di più”.

Quando uno ha ricevuto l’amore di Dio, può andare nel mondo a portarlo a sua volta, perché l’amore è sempre per gli altri, per tutti. “In questa vocazione – ha detto il Papa – Dio non chiama Abramo come individuo ma coinvolge la sua famiglia”, affinché “porti la sua benedizione a tutte le famiglie della terra”. E Dio comincia un dialogo con Abramo e il suo popolo. Continua a leggere

Il Papa: c’è chi attacca il matrimonio, ma famiglia stabile dà speranza ai giovani

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“L’assenza di Cristo è la povertà più grande”, che si riflette nei mali della società – dalla crisi della famiglia, al dilagare della corruzione, al generale degrado morale. È necessario “ravvivare il dono prezioso della fede” con una evangelizzazione nel segno della “gioia” e della riconciliazione con Dio. È quanto ha affermato Papa Francesco nel discorso consegnato oggi ai presuli di Sudafrica, Botswana e Swaziland, ricevuti in visita ad Limina. Il servizio di Alessandro De Carolis:

La buona battaglia della fede. È a questo che in sostanza Papa Francesco, con la sua accurata disamina della situazione sociale, sprona la Chiesa di Sudafrica, Botswana e Swaziland. Come ormai sua consuetudine nelle udienze ad Limina, le prime parole del Papa sono per i santi che hanno fondato la Chiesa nel meridione africano, missionari itineranti che, ricorda, hanno “costruito chiese, scuole e cliniche” per quasi due secoli, il cui “patrimonio risplende ancora oggi” e si riflette anche nell’attuale “fioritura di parrocchie”, nonostante le “grandi distanze tra le comunità, la carenza di risorse materiali e l’accesso limitato ai Sacramenti”. Continua a leggere

Quei conventi (da sempre) pieni di carità

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di Giuliano Guzzo

Povero Papa Francesco, eterno ostaggio dei media. Non può sussurrare o dire alcunché che subito, di colpo, si trova addosso la casacca variopinta del rivoluzionario. Ieri, per esempio, non ha potuto nemmeno ricordare che «i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi» in quanto «sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati» (queste le sue reali parole) che subito, sul web, si è sparsa la voce secondo cui il Sommo Pontefice avrebbe caldeggiato il regalo dei conventi agli immigrati. Una bufala, evidentemente. Bufala che da un lato deforma il reale contenuto dell’invito papale all’accoglienza e, d’altro lato, lascia intendere che quelle di Papa Bergoglio siano parole sovversive, quasi esplosive, novità assolute. Continua a leggere