Verdi, la fede dopo la traviata

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Il maestro Giuseppe Verdi fu un agnostico convinto e anticlericale come molti uomini del Risorgimento o fu invece, soprattutto negli anni della sua maturità, un «uomo cambiato» rispetto alla questione del credere e fedele devoto della messa domenicale, come testimonierà la moglie Giuseppina Strepponi in tante sue lettere?

Sono alcuni dei tanti interrogativi che segnano la questione religiosa nella complessa biografia di Verdi (1813 – 1901) e lasciano quasi in sospeso la sua presunta o reale tensione al trascendente (una vera «salita a Dio», secondo quanto ci testimonia ancora oggi il finale de La Forza del Destino), contrapposta all’immagine di un musicista imbevuto di «razionalismo positivistico» pur unito a grandi gesti di filantropia: si pensi solo alla costruzione della Casa di riposo per gli artisti di Milano (quella che Verdi considerava l’«opera mia più bella») o dell’ospedale di Villanova («un ricovero di carità») nel piacentino, non lontano dal suo buen retiro di Sant’Agata. Un Verdi semmai filantropo, dunque, ma non credente e spesso tormentato dal dubbio dove non c’era speranza né posto per l’aldilà: come in certi passaggi violentemente anticlericali di alcune opere, quali il Don Carlo o l’Aida. Nulla più. Continua a leggere

Maria Cristina, la beata che sfidò il Risorgimento

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di Massimo Introvigne

Campane a festa il 3 maggio a Torino e a Napoli per l’annuncio che Maria Cristina di Savoia (1812-1836), regina delle Due Sicilie, sarà proclamata beata. La decisione è maturata in un’udienza concessa il 2 maggio da Papa Francesco al cardinale Angelo Amato S.D.B., prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, nel corso della quale è stato approvato il decreto relativo al miracolo attribuito all’intercessione della venerabile Maria Cristina.
Dopo quella di Rolando Rivi (1931-1945), il seminarista ucciso dai partigiani comunisti nel Modenese, ecco un’altra beatificazione di Papa Francesco che mostra il desiderio di sbloccare cause a lungo rallentate da questioni e pressioni politiche. Senza paura di sfidare tabù: con Rolando Rivi, la Resistenza, ora con Maria Cristina il Risorgimento. Continua a leggere

Autorevoli testimonianze sul periodo del risorgimento italiano

«Nel secolo precedente, il Meridione d’Italia rappresentò un vero e proprio eden per tanti svizzeri, che vi emigrarono, spinti soprattutto da ragioni economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e dalla qualità della vita. Verso la metà dell’Ottocento, nella capitale del Regno delle Due Sicilie quella svizzera era tra le più numerose comunità estere». (Claude Duvoisin – console svizzero, 2006)

«Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione, non era mai esistita in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa …subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia». (Rocco Chinnici)

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Unità e Risorgimento

1861-2011
Unità e Risorgimento. La verità anzitutto
 
L’Italia non nasce con l’Unità politica realizzata nel 1861.
Fu invece l’eredità preziosa della civiltà romana e di quella medioevale, animata dalla fede cristiana, a spingere gli italiani a modellare il paesaggio, a costruire cattedrali, a fondare università, a raggiungere i vertici nelle diverse arti e a servire la Cristianità con politici, diplomatici, militari e uomini di cultura. Continua a leggere

Fatta l’Italia, raccontiamo la vera storia agli italiani

Autore: Marco Invernizzi

Bisogna farsene una ragione: celebrare il 150° anniversario dell’unità d’Italia nel 2011 sarà un problema, anzi lo è già adesso. E non tanto per i ritardi del governo nel preparare le celebrazioni, o per il fatto che il comitato di garanti risulta costituito in parte dal governo Prodi e in parte dal successivo guidato da Berlusconi, con le inevitabili divisioni. Continua a leggere