Mozioni anti-aborto: Verona chiama, Roma e Milano rispondono

Donna incinta

Anche in Campidoglio e nel capoluogo lombardo il tentativo di sostenere i Centri d’Aiuto alla Vita
 
di Federcio Cenci

(interrris, 23.10.18)
 
Il consiglio comunale di Verona è stato precursore. Con ventuno voti a favore e sei contrari, ad inizio mese ha approvato una mozione che impegna la città scaligera a finanziare le associazioni che si spendono per sostenere le gravidanze difficili offrendo alle donne un’alternativa all’aborto. Ne sono seguite roventi polemiche. Ma Verona ha rappresentato anche un modello, che ora si tenta di riproporre a Roma, a Milano e, chissà, forse anche altrove nei prossimi giorni.
 

La mozione in Campidoglio

Ampia risonanza ha avuto quanto si è consumato in Campidoglio. Fratelli d’Italia, prima firmataria Giorgia Meloni, vuole proclamare ufficialmente “Roma città a favore della vita”. Si chiede di “predisporre un piano straordinario che rimetta al centro delle politiche capitoline la famiglia e la natalità, a partire dalla leva fiscale con il quoziente familiare” e di “prevedere nella prossima manovra di bilancio le risorse necessarie per sostenere i Centri di Aiuto alla Vita operanti sul territorio” e “ulteriori progetti e servizi finalizzati ad informare le donne sulle alternative all’interruzione volontaria della gravidanza“. Il voto, che sarebbe dovuto esserci ieri, è slittato a giovedì. Numeri alla mano, tuttavia, sembra che l’idea di FdI di rendere la Città Eterna baluardo a favore della vita sia destinata a vanificarsi dinanzi alla decisione del gruppo di maggioranza, il M5s, di votare contro. L’ipotesi ha comunque agitato i gruppi femministi. Ieri sotto la statua di Marco Aurelio si sono radunate le attiviste di “Non una di meno” per – dicono – “difendere la legge 194”. Continua a leggere

ProVita Onlus lancia la “Scuola di Bioetica”

scuola di bioetica di ProVita

Incoraggiati dal grande successo dello scorso anno, anche per il 2018 ProVita promuove la Scuola di bioetica, che quest’anno si terrà sabato 29 e domenica 30 settembre a Roma: un fine settimana intensivo con professori universitari, magistrati e medici per approfondire la scienza della vita e della famiglia.

La Scuola di bioetica di ProVita si rivolge a tutti: docenti, medici, personale sanitario, avvocati, studenti di scuola e università e chiunque desideri acquisire una migliore e più approfondita conoscenza interdisciplinare delle tematiche di bioetica attuali. Infatti, le grandi sfide della società attuale si giocano proprio sul terreno della bioetica: aborto, eutanasia, famiglia, identità sessuale… ormai non è possibile restare nell’ignoranza e trovarsi impreparati.

Il fine settimana si svolgerà a a Roma, presso la Villa Aurelia, Via Leone XIII, 459, – una villa immersa nel verde, all’ombra di San Pietro – da sabato 29 settembre (ore 9) a domenica 30 settembre (ore 13).

Puoi visualizzare il programma completo cliccando qui. I termini di servizio applicabili agli iscritti sono disponibili qui.

È possibile iscriversi al corso scrivendo all’indirizzo redazione@notizieprovita.it o chiamando il tel.: 377 4606227.
 

Programma della Scuola di bioetica di ProVita 

 
Sabato 29 settembre

  • 9:30-10:30 Introduzione, Toni Brandi, Dott. Aldo Rocco Vitale
  • 10:30-11:30 La vita come valore costituzionale, Dott. Alfredo Mantovano (Magistrato e Vice-Presidente del “Centro Studi Rosario Livatino”)  Continua a leggere

Roma. Subito coperto (con la sua verità) il poster contestato contro l’aborto 

 
Nel quartiere Aurelio un cartellone di 7 metri per 11 ricordava cosa avviene a 11 settimane di gravidanza. Accontentate le proteste delle consigliere del Pd al Campidoglio e altre associazioni
 
Ci saranno anche voragini da riparare, per le strade della Capitale, e spazzatura a deturpare le belle vie del centro, ma le priorità del Campidoglio sembrano altre. Per esempio, un cartellone che campeggiava su un palazzo di via Gregorio VII, nel quartiere Aurelio. Mostrando un bambino a 11 settimane di vita, con lo slogan – senz’altro forte nei toni, ma vero nella sostanza – dell’associazione Provita.

Da quando si è aperto il caso della presunta “violazione della sensibilità collettiva” da parte dell’immagine stilizzata di un bambino nel grembo materno il Campidoglio ha impiegato meno di 48 ore a far coprire l’immagine con un telone bianco. Come si trattasse di un messaggio scandaloso, insostenibile. Da censurare, addirittura, com’è purtroppo accaduto. Con soddisfazione del comitato di quartiere secondo cui si tratterebbe di una vittoria «dell’ampio e unitario fronte che ha visto coinvolti associazioni, movimenti, forze politiche ed esponenti delle istituzioni capitoline e regionali» mobilitatosi con forza contro «chi mette in discussione il diritto di scelta delle donne». Continua a leggere

Il rianimatore. Picardo: «Mai staccare i supporti vitali ai bambini»

I drammatici casi inglesi sollevano domande sulla malattia, le cure, la morte. Le risposte di Sergio Picardo, del «Bambino Gesù»

(Avvenire, 15.03.18)
 
Nei giorni in cui i tribunali inglesi decidono la sorte del piccolo Alfie Evans, affetto da una malattia rara per la quale secondo l’Alder Hay Children Hospital di Liverpool, non esistendo possibilità di cura, sarebbe inutile continuare a fornire i supporti vitali, è opportuno chiarirsi le idee sui grandi interrogativi sollevati da vicende tanto drammatiche. A cominciare da cosa si intenda davvero per ‘migliore interesse del bambino’, concetto che torna nelle sentenze sul caso di Alfie dopo quelli di Isaiah e di Charlie Gard. Sergio Picardo, responsabile di Anestesia, rianimazione e Comparto operatorio dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, tiene a chiarire che «se non esistono cure, o se sono inutili, compito del medico è fare in modo che la malattia venga vissuta nella maniera più dignitosa possibile. Ma il supporto delle cure vitali resta».
 
Qual è di prassi l’approccio per le malattie gravi?
 
Di norma si effettuano le manovre diagnostico- terapeutiche al fine di arrivare a una diagnosi, alla terapia e a una prognosi. In ogni caso la terapia dovrebbe essere proporzionale al grado di malattia.
 
Quando si decide che è il momento di fermarsi con le cure?
 
I limiti della medicina si sono spostati molto in avanti. Noi possiamo utilizzare terapie avanzate nei casi in cui ovviamente queste terapie siano utili. Anche la terapia più evoluta deve essere sempre commisurata alle condizioni del paziente e alla sua prognosi. Nel caso, per esempio, di un tumore al polmone se la chemioterapia si è rivelata inefficace e inutile la si sospende, sempre ovviamente coinvolgendo e accompagnando la famiglia in questa decisione. Continua a leggere

I dati da brivido dell’inverno demografico

Il prof. Blangiardo

Blangiardo: “Ecco come intervenire per invertire la tendenza”. Il card. Sgreccia: “Sulla vita serve più coraggio”
 
l Salone dei Piceni del complesso di S. Salvatore in Lauro ha ospitato questa mattina il convegno “Oltre l’inverno demografico“, organizzato a Roma da Alleanza Cattolica e dal comitato Difendiamo i nostri figli promosso per porre la natalità come tema primario dei programmi delle forze politiche in vista delle elezioni del 4 marzo.

“Negli ultimi vent’anni – ha sostenuto Giancarlo Blangiardo, docente di demografia all’Università Bicocca di Milano – sono aumentate le famiglie composte da una sola persona e si sono ridotte quelle con più di due figli. I nuclei familiari sempre più piccoli, dove vengono meno le relazioni di sangue con altri membri, sono costretti a dipendere di più dal volontariato e dallo Stato. Tra 2015 e 2017 è aumentato nel Paese il numero dei morti, passando da 647.571 a 664.618, mentre nel 2017 è stato superato il numero più basso dei nati nella storia d’Italia, fatto registrare nel 2016 (473.000), con i 460.000 nati nei primi 8 mesi dell’anno” ha aggiunto. Il demografo ha poi spiegato le dinamiche sociali in Italia, che è “più debole per le nascite rispetto a tanti altri Paesi europei” per il fatto che in Italia “si ritarda a fare il primo figlio e poi si rinuncia”. Analizzando le statistiche dell’Istat, secondo Blangiardo la prospettiva nei prossimi 30 anni è che “i nati sarebbero 400.000 e 800.000 i morti. Mentre sarebbero 640.000 i bambini in meno fra i 0 e i 9 anni e 806.000 gli anziani in più con oltre 90 anni” con inevitabili, pesanti ripercussioni sia sul piano sanitario che previdenziale. Continua a leggere

Roma. Le 8.301 nuove culle dei Centri aiuto alla vita

Le 8.301 nuove culle dei Centri aiuto alla vita

Tanti sono i bambini nati nel 2016 grazie al sostegno solidale dei volontari nei 349 Cav di tutta Italia al fianco di madri che stavano considerando la scelta drammatica dell’aborto.

Se su 1.265 donne incerte o intenzionate ad abortire, ben 955 (ossia il 75%) hanno poi dato alla luce il bambino grazie a un supporto psicologico, morale, ma anche a un aiuto economico, allora la strada per combattere l’aborto, e in qualche modo anche la denatalità del nostro Paese, non è poi così difficile. I dati presentati alla Camera dei Deputati alla conferenza stampa sull’attività svolta nel 2016 dai 349 Centri di aiuto alla Vita sparsi su tutto il territorio nazionale lo dimostrano con chiarezza: la prima causa d’aborto è la crisi economica (49%), il dato sale al 75% se si sommano le difficoltà per mancanza di lavoro o di alloggio. Eppure, se le donne vengono ascoltate, aiutate e supportate, il trend si inverte: grazie ai Cav, nel 2016 sono nati 8.301 bambini, 13mila sono state le donne gestanti assistite durante il periodo della gravidanza, e oltre 17mila le mamme aiutate con varie tipologie di servizi. Le donne in difficoltà hanno per lo più tra i 25 e 34 anni (55%), sono prevalentemente casalinghe (40%) o senza lavoro (35%). Continua a leggere

Lazio. Grave violazione all’obiezione di coscienza e alla legge 194

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di  Centro Studi Livatino
 
 Il concorso bandito dalla Regione Lazio, finalizzato esclusivamente al servizio di interruzione volontaria della gravidanza, i cui vincitori “verranno assegnati al settore del Day Hospital e Day Surgery per l’applicazione della legge 194” si pone in contrasto diretto col diritto costituzionale alla libertà di coscienza e con le norme a tutela dell’azione contenute nella stessa legge n. 194/1978.

È quanto osserva il Centro Studi Rosario Livatino, formato da magistrati, docenti universitari ed avvocati, presieduto dal prof. Mauro Ronco.

Stando a quanto affermato dal direttore generale del San Camillo-Forlanini, Fabrizio d’Alba, “se chi ha vinto il concorso farà obiezione nei primi sei mesi dopo l’assunzione, potrebbe rischiare il licenziamento, perché sarebbe inadempiente rispetto al compito specifico per cui è stato chiamato” e, dopo il periodo di prova, l’obiezione di coscienza potrebbe portare “alla mobilità o addirittura alla messa in esubero”. Continua a leggere