Il nome della rosa: ecco il confine tra fiction e storiografia

Dalle incongruenze rispetto al romanzo alla visione grottesca del Medioevo, non bisogna mai dimenticare che l’opera di Eco è narrativa
 
di Andrea Cionci

(La Stampa, 11.03.19)
 
Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus: delle cose, alla fine, non resta che il nome puro, il segno, un ricordo (letteralmente, l’idea di rosa è nel nome, a noi restano solo nomi nudi). Il verso che dà il titolo al best seller di Umberto Eco, scritto da un monaco benedettino nel dodicesimo secolo, è una riflessione sulla difficoltà di conservare una traccia oggettiva del mondo reale. Così succede che il romanzo in qualche punto sembri aver conservato solo il nome del Medioevo che racconta e, di conseguenza, che la mega-fiction Rai in onda questi giorni non vada molto oltre il nudo titolo del romanzo da cui è tratta. Col rischio che il pubblico perda di vista un assunto che era centrale per lo stesso Umberto Eco: Il nome della rosa è fiction, narrazione. Chi lo considera altrimenti, rischia di cadere nella disinformazione storica, di restare con un nome nudo e, per di più, fasullo.
 
Le incoerenze col romanzo
Dopo la prima puntata di lunedi 4, che pure ha fatto il pieno di telespettatori sono piovute critiche sulla scelta del casting e sul pur sbandierato rispetto filologico del romanzo. Diversi critici hanno trovato John Turturro fuori parte, del tutto privo di quell’ironico e anglosassone distacco che il Guglielmo da Baskerville interpretato da Sean Connery esprimeva nel film di Jean Jacques Annaud del 1986. I suoi slanci a favore di poveretti e lebbrosi spuntano dal nulla, così come è del tutto posticcio il conflitto del novizio Adso con il padre, barone di Melk. Ed è inventato di sana pianta il suo incontro casuale con frate Guglielmo al quale invece il ragazzo – nel romanzo – era stato consapevolmente affidato dal genitore.

Il frate Remigio da Varagine, un collerico e gaudente ex eretico dolciniano perfettamente ambientato presso l’abbazia, è stato trasformato da Fabrizio Bentivoglio in un pensieroso ex terrorista, pieno di nostalgie per il suo passato rivoluzionario (nel libro troverà solo alla fine l’orgoglio di ricordare il suo passato, invocando tutto il panteon infernale). E’ stato anche criticato l’eccessivo uso degli effetti speciali, che hanno restituito scenari artificiali, non paragonabili a quelli ricostruiti dal vero da Dante Ferretti nel film di Annaud. Gli interni, per quanto artigianali, sono sembrati a vari critici troppo laccati, un po’ «alla Fantaghirò». Continua a leggere

Il romanzo di Jules Verne sul genocidio dei cattolici in Vandea

il conte di Chanteleine

Jules Verne e “Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore” (1864), un romanzo poco noto e pubblicato solo 100 anni dopo poiché portò alla luce un episodio nascosto dalla storiografia ufficiale: il genocidio vandeano. Fu l’unica volta che la fede cattolica di Verne venne alla luce nelle sue opere.
 
Il celebre romanziere francese Jules Verne (1828-1905) è forse lo scrittore che più si è lasciato consapevolmente influenzare dalla mentalità positivistica dell’epoca, creando un genere letterario basato sul progresso scientifico-tecnologico, quello che oggi si chiamerebbe fantascienza.

Nei suoi scritti, che hanno influenzato diverse generazioni, c’è sempre una esagerata fiducia nella scienza e nei suoi progressi che risolverà tutti i misteri dell’esistenza. I suoi principali capolavori sono Viaggio al centro della terra (1864), Ventimila leghe sotto i mari (1870) e Il giro del mondo in ottanta giorni (1873). Va tuttavia segnalato che nell’ultima parte della sua vita, Verne manifestò invece un atteggiamento decisamente più cauto, lasciando trasparire una certa dose di pessimismo nei riguardi della divinità del progresso scientifico, allontanandosi di fatto dallo “spirito positivistico” cometano.
 
Jules Verne e “Il conte di Chanteleine”: il racconto del genocidio cattolico vandeano

Una secondo fatto poco conosciuto di Verne è che fu anche l’autore de Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore (1864), pubblicato in tre puntate. Già dal titolo si intuisce che il romanzo si occupa di uno degli eventi più tragici della Rivoluzione francese, quando i giacobini -guidati dal motto di libertè, fraternitè, egalitè– compirono il primo genocidio della storia moderna, quello ai danni del popolo della Vandea. Il cosiddetto “Massacro dei Lumi“, lo sterminio di un popolo cattolico che non volle piegarsi alla dittatura anticlericale. Continua a leggere

Il libro testamento di Robert H. Benson: con Dio anche la solitudine può trasformarsi in pienezza

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Pubblicato postumo nel 1915, Loneliness? – solitudine – è l’ultimo libro scritto da mons. Robert Hugh Benson, un racconto moderno dalla forte caratura psicologica che ripercorre il tema della rinuncia di sé, uno dei più cari e indagati dall’autore.

La giovane cantante Marion Tenderton ritorna a Londra alla ricerca di un contratto dopo mesi trascorsi in Germania per perfezionare le già brillanti doti canore. Quando la ragazza si innamora di Max Merival, la famiglia protestante del rampollo è molto preoccupata sia per la fede cattolica di Marion che per la sua carriera di cantante d’opera, giudicata sconveniente. Il suo confessore le consiglia allora di chiedere a Max di convertirsi al cattolicesimo prima del matrimonio, facendogli promettere di educare nell’antica fede anche i figli. L’uomo, però, non sembra molto convinto e la paura di perderlo fa vacillare Marion. Continua a leggere

Il risveglio della signorina Prim

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Tipo: Romanzo
Autrice: Natalia Sanmartin Fenollera
Editore: MONDADORI (8 aprile 2014)
Lingua: Italiano
Pagine: 175
 
LA FEDE NON È TEORIA. UN BEL ROMANZO (FINALMENTE) DI UNA «SCONOSCIUTA» CE LO RICORDA TORNANDO A NORCIA
 
di Placide Devillers O.S.B.,
Madre Abbadessa di Notre-Dame de l’Annonciation, Le Barroux

 
«Non è un libro, è un ufo. Un romanzo caduto dal cielo, firmato da una sconosciuta» scriveva Étienne de Montety. Pubblicata in settanta Paesi, questa prima opera di Natalia Sanmartin Fenollera, Il risveglio della signorina Prim (Milano, Mondadori, 2014, pagine 256, euro 16,50) è stata salutata da Philippe Maxence come un «miracolo letterario». S’ispira indubbiamente al racconto filosofico: alate di una delicata poesia, ne vengono fuori riflessioni sostanziali, su uno sfondo di risa cristalline. Continua a leggere

Corti e quella bellezza nata da verità e amore

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di Cesare Cavalleri
 
Accostarsi alla letteratura, al romanzo, significa incontrare una persona, lo scrittore. Accostarsi al Cavallo rosso, significa incontrare Eugenio Corti che si è riversato nella narrazione. Louis Aragon ha spiegato la differenza tra la letteratura e le altre forme di comunicazione: quando ascoltiamo musica, o navighiamo in internet, musica e rete sono fuori di noi, ma quando leggiamo un libro, dopo poche righe già pensiamo con il pensiero dell’autore. Il pensiero redatto nella forma del libro diventa il nostro pensiero. Noi sogniamo, per così dire, il sogno dell’autore e, nel caso di Corti, questo sogno è veritiero, coinvolgente, incessante perché il Cavallo rosso è un romanzo di più di mille pagine costruito magistralmente con piccoli stacchi, brevi sequenze e quando si comincia a leggerlo non ci si stacca più. E il lettore pensa con il pensiero dell’autore. […] Continua a leggere

Un romanzo da leggere

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Durante le vacanze ho approfittato per leggere (o meglio, divorare) un romanzo che era da tempo in cima ai miei desideri di lettura: “Il destino del fuco”, di Susanna Manzin (D’Ettoris Editori, Crotone 2014). 

Il romanzo è breve, narrato con uno stile capace di tenere il lettore incollato al libro finché non lo finisce. Si legge davvero d’un fiato! L’argomento è di grandissima attualità e l’autrice pone interrogativi importanti, dai quali non si può sfuggire se si intende affrontare la questione con onestà intellettuale e senza ideologie.

Protagonisti del romanzo sono Marianna e Riccardo, marito e moglie (genitori di due ragazzi, Michele e Federica), i quali gestiscono con successo un agriturismo. Li accomuna la passione per il cibo, per il buon vino, per la bellezza della convivialità. Risalta la cura con cui Marianna riesce a unire sobrietà e raffinatezza, e questo contribuisce a creare un clima di ospitalità ed accoglienza. Continua a leggere

Il destino del fuco

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Categoria: Romanzo
Autore: Susanna Manzin
Editore: D’Ettoris Editori
Pagine: 120
Prezzo: € 9,90
ISBN: 978-88-89341-74-2
Anno: 2014
Link: 

 

 

Recensione di Andrea Arnaldi

(dal sito Comunità Ambrosiana)
 
Il genere letterario della narrativa ha indubbiamente un ruolo di primo piano all’interno della “battaglia culturale” in favore del vero, del buono e del bello. Questo vale ancora di più in un contesto, come quello della cosiddetta modernità connotata dal pensiero debole relativista, in cui è sempre più difficile affrontare tematiche di oggettiva complessità con i soli strumenti del ragionamento e dell’argomentazione filosofica o scientifica, tipici della conferenza così come della monografia tematica specializzata. Continua a leggere