Non giudicate… ma per favore abbiate giudizio… 

justice

di Robert Cheaib
 
Mi capita a volte di trovarmi giudicato da alcune persone quando esprimo un mio giudizio su qualche situazione… lo so, sono contraddittori, ma per ora prendiamo la loro obiezione per buona. Si rifanno, infatti, subito alle parole del Signore: «Non giudicate, per non essere giudicati». Ma è proprio vero che il Signore ci chiama a non esprimere giudizio? A non avere una visione? A non discernere i fatti?

Dato che è un problema che non affronto soltanto io, ma che mi è stato sottoposto in varie salse, e per rimanere nel formato di #rispostalvolo [col senno di poi, la risposta non è poi così breve…], formulo la domanda così: è sbagliato giudicare? Continua a leggere

Il fondamento biblico del celibato sacerdotale

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Fin dal IV secolo esiste una documentazione esaustiva sulla pratica del celibato. Ma prima?
Da diversi secoli viene discussa la questione se l’obbligo del celibato per i chierici degli Ordini maggiori (o almeno quello di vivere nella continenza per quanti erano sposati) sia di origine biblica oppure risalga soltanto a una tradizione ecclesiastica, dal IV secolo in poi, perché fin da quel periodo, indubbiamente, esiste al riguardo una legislazione irrecusabile. La prima soluzione è stata recentemente presentata di nuovo con una straordinaria dovizia di materiali da C. Cochini: “Origini apostoliche del celibato sacerdotale”. La posizione dell’autore, chiaramente espressa nel titolo, sembra che si possa e si debba mantenere, purché si tenga attentamente conto con lui, meglio forse che nel passato, della crescita della tradizione antica, punto sul quale hanno insistito anche A. M. Stickler nella sua prefazione e H. Crouzel in una recensione. Continua a leggere

I quattro Vangeli: perché sono il cuore della Fede cristiana

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CHE COSA SIGNIFICA LA PAROLA VANGELO?

“Vangelo” è una parola d’origine greca, εÚαγγέλιον (evangelion), che arriva all’italiano attraverso il latino evangelium e significa letteralmente lieto annuncio, buona notizia. Tale lieto annuncio riguarda la vita e la predicazione di Gesù Cristo, il Figlio Unigenito di Dio fatto uomo.

“Il termine ‘vangelo’, ai tempi di Gesù, era usato dagli imperatori romani per i loro proclami. Indipendentemente dal contenuto, essi erano definiti ‘buone novelle’, cioè annunci di salvezza, perché l’imperatore era considerato come il signore del mondo ed ogni suo editto come foriero di bene. Applicare questa parola alla predicazione di Gesù ebbe dunque un senso fortemente critico, come dire: Dio, non l’imperatore, è il Signore del mondo, e il vero Vangelo è quello di Gesù Cristo” (Benedetto XVIAngelus, 27-1-08). Continua a leggere

Agnello a Pasqua e buon senso

Agnello a Pasqua

Anche quest’anno fioccano su web, social netwoork e giornali proteste contro il consumo di agnello nel giorno di Pasqua.

A parte il fatto che non mi è chiaro questo specismo in favore degli agnelli, a danno delle aragoste che in tanti mangiano a Pasqua; oppure dimenticando i poveri polli, manzi, vitelli, tacchini, maiali di cui ci nutriamo normalmente durante il resto dell’anno.

Qualcuno risponderà: non andrebbe mangiato nessun animale. E io domando: perché nessuno pensa alle povere piante con cui prepariamo le nostre belle insalatone estive? Sono esseri viventi anche loro! Mangiamo pietre piuttosto…

Ironia a parte, premetto che non posso non condividere il ripudio della violenza gratuita sugli animali. L’uomo non è il proprietario della creazione, bensì ne è l’amministratore, deve dunque prendersene cura e deve renderne conto all’Autore del mondo. Ma questo non toglie che possa farne un giusto uso. E di sicuro cibarsi di carne animale rientra in questo “giusto uso”.

I cristiani sanno che solo dell’uomo si dice «e lo facesti poco meno che un Dio» (Salmo 8), mentre ragionando – come si direbbe oggi – “laicamente” non si può negare che l’essere umano – da onnivoro-carnivoro quale è – deve mangiare anche altri animali esattamente come fanno cani, gatti, lupi ecc.; dunque, nulla osta a che nella dieta umana entrino prodotti carnei. Come nulla osta a che l’essere umano ricorra agli animali anche per altre finalità: molti hanno infatti scordato l’animale “forza motrice” e nella stragrande maggioranza del mondo meno sviluppato è ancora enorme l’uso di cavalli, asini, elefanti, per sollevare l’uomo dai lavori più gravosi. Continua a leggere