Assisi. Papa Francesco sceglie la Natività di Giotto per gli auguri di Natale

La Natività affrescata da Giotto nel transetto destro della Basilica inferiore di San Francesco d'Assisi

La Natività affrescata da Giotto nel transetto destro della Basilica inferiore di San Francesco d’Assisi

La Natività di Giotto è stata scelta dal Papa per essere utilizzata per gli auguri di Natale. Il significato dell’affresco.
 
Quest’anno Papa Francesco ha scelto, per gli auguri natalizi, l’immagine della Natività affrescata da Giotto nel transetto destro della Basilica inferiore di San Francesco d’Assisi (1313 circa).

L’affermazione biblica che vi appone dietro è quella di Isaia 9,5: «Ci è stato dato un figlio… il Principe della pace”. Cogliendo quindi dal Natale pensieri, sguardi e gesti di pace. Continua a leggere

La Laudato sì non somiglia affatto a Gaia

Nella laudato sì le fondamenta di una nuova ecologia umana

 di Robi Ronza
 
«L’imperativo ecologico da Gaia a Francesco» era il titolo di un intervento di Salvatore Settis su la Repubblica di ieri. Con una sorprendente escursione al di fuori del suo campo di studi, il noto archeologo e storico dell’arte, già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, vi ha sviluppato tesi interessanti per chiunque voglia capire le radici degli equivoci che stanno accompagnando la lettura dell’enciclica Laudato si’ da parte dell’ordine costituito, rigorosamente «laico», della cultura oggi dominante nel nostro Paese.

In tema di ambiente, in Italia ma non solo, l’attuale ambientalismo ufficiale si muove tutto all’ombra di due teorie generali affermatesi negli Anni ’60 – ’70 del secolo scorso.  Una fa capo allo storico medioevalista anglo-americano Lynn Townsend White, Jr. (1907 –1987)  e alla tesi che egli espose per la prima volta nel 1966 in una famosa conferenza dal titolo “The Historical Roots of Our Ecologic Crisis” (Le radici storiche della nostra crisi ecologica). Continua a leggere

Epoca di pellegrini e di monaci, di santi e di cavalieri

Pellegrini del Medioevo

di Giovanni Fighera
 
Ci avventuriamo oggi in un percorso sulla letteratura del Duecento, un secolo importantissimo per la nostra cultura e la nostra arte, un secolo in cui inizia la nostra letteratura con il Cantico delle creature nel 1224 e, nel contempo, nasce anche il maggiore poeta italiano, Dante Alighieri, nel 1265. È un secolo che prelude al Trecento, considerato il secolo d’oro della nostra letteratura insieme al Cinquecento. Prima di avventurarci nello studio di scuole, correnti ed autori, ci soffermeremo sulla concezione dell’uomo di quell’epoca così distante da quella contemporanea. Solo così si potrà comprendere meglio il significato e il valore dei testi duecenteschi.

Nel Medioevo l’uomo si concepisce come un peccatore che dipende da Dio, come svelerà il santo eremita nel Perceval di Chrétien de Troyes o, con definizione altrettanto felice, un «nulla capace di Dio», secondo la bellissima espressione del romanziere e saggista francese Daniel Rops. Continua a leggere

Il capitalismo nasce francescano

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Furono due teologi francescani a porre le basi teoriche del libero mercato. Da un’analisi di Rothbard.

di Guglielmo Piombini

Integrando l’economia austriaca misesiana, la filosofia giusnaturalista tomista e lockiana e l’anarchismo politico degli individualisti americani dell’Ottocento, Murray N. Rothbard (1926-1995) ha costruito un grandioso sistema teorico, al quale deve la fama di massimo pensatore libertarian del Novecento. Meno approfondito però è stato un altro aspetto del suo pensiero, i cui semi erano già presenti fin dall’inizio della sua storia intellettuale ma che è giunto a maturazione solo negli ultimi anni della sua vita: l’apprezzamento per il Cristianesimo e in particolare per la cultura cattolica. Rothbard, ebreo e agnostico, pur senza battezzarsi o convertirsi arrivò al termine del suo percorso intellettuale a considerarsi “un ardente sostenitore del Cristianesimo” e ad aderire ad una visione culturale latu sensu cattolica. Continua a leggere

«È la mondanità spirituale che uccide la Chiesa»

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ll 4 ottobre 2013 Papa Francesco si è recato in pellegrinaggio ad Assisi, dove ha pronunciato diversi discorsi. Come ha rilevato su queste colonne Riccardo Cascioli, qualcuno si attendeva novità radicali sulla rinuncia della Chiesa alle sue vere e presunte ricchezze, ma Francesco ha liquidato le anticipazioni giornalistiche come «fantasie», una grande lezione a chi prende per buono il Papa riveduto e corretto dai giornalisti.

«In questi giorni – ha detto Francesco incontrando i poveri della Caritas nella Sala della Spoliazione del vescovado di Assisi – sui giornali, sui mezzi di comunicazione, si facevano fantasie. Continua a leggere

Liturgia, la sovrastruttura è bellezza

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Il tema della liturgia è stato centrale nel magistero di Benedetto XVI, che ha sempre combattuto contro abusi e degenerazioni del periodo post-conciliare. Chi ha mal sopportato quegli interventi pensa ora, in questo inizio di pontificato di Francesco, all’insegna della semplicità, di tornare indietro. Così che espressioni come “vivere la liturgia con semplicità e senza sovrastrutture” si sentono sempre più spesso, equivocando il concetto di semplicità. Per capire bene il valore della semplicità nella liturgia e il rapporto con la fede abbiamo chiesto l’intervento di un esperto di liturgia come monsignor Nicola Bux.
 
Cosa vuol dire vivere il rapporto con la liturgia e con la fede con semplicità e senza sovrastrutture? Cominciamo con la struttura: la fede ha una struttura come la liturgia, in quanto c’è un rapporto tra le due (lex orandi-lex credendi). Continua a leggere

Papa Francesco, figlio di Sant’Ignazio di Loyola

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di Daniele Fazio
 
Papa Francesco in un sol colpo ha condensato su di sé tre primati: è il primo a prendere il nome del Santo d’Assisi, patrono d’Italia, il primo Vescovo di Roma a provenire da un paese extra-europeo, l’Argentina, e il primo ad appartenere alla Compagnia di Gesù.

Se sui primi due primati fiumi di parole sono state scritte, il terzo primato – quello dell’appartenenza alla schiera dei figli di Sant’Ignazio – è quello che patisce più di tutti silenzio od è oggetto di fugaci riferimenti. Continua a leggere