Quei poveri che pranzano in chiesa, e l’accusa di “profanazioneˮ

I commenti per gli “ultimiˮ a tavola con il Papa in San Petronio. Avveniva agli inizi del cristianesimo. Accadeva anche a Roma, con Gregorio Magno che serviva a tavola. E nel V secolo si tenne un pranzo per i poveri a San Pietro ammirato da Paolino da Nola
 
Papa Francesco lo aveva detto poco prima durante l’incontro all’Hub Regionale di Bologna: «Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet». È accaduto anche nel caso della decisione dell’arcivescovo Matteo Zuppi di far mangiare un migliaio di i poveri con Papa Francesco all’interno della basilica di San Petronio.

Commentatori, giornalisti e “hatersˮ di professione, insieme a siti sedicenti cattolici, non si sono limitati a dissentire dalla scelta (critica del tutto legittima), ma hanno come spesso accade esasperato i toni, tirando in ballo addirittura la parola «profanazione». Nessuna sorpresa: se si è arrivati a dare dell’eretico al Pontefice sulla base di presunte eresie che lui mai ha scritto o pronunciate, anche un pranzo con poveri e disagiati sotto le volte di una chiesa può venire presentato come un atto eversivo e gravissimo, un affronto alla sacralità del luogo e un’offesa – anzi una profanazione – del Santissimo Sacramento. Continua a leggere

Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione

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Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale».

(San Giovanni Paolo II)

 

Crisostomo Giovanni 
«Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi»

(San Giovanni Crisostomo)

 

Gli apostoli testimoni di Cristo risorto – San Giovanni Crisostomo

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Avvenne che in quei giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. (Luca 6,12-19) Continua a leggere

« Stava presso la croce di Gesù sua madre »

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 19,25-27.

In quell’ora, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

 
Meditazione di San Giovanni Crisostomo

Vedi questa vittoria ammirabile? Vedi i successi della Croce ? Ti sto per dire ora una cosa ancora più stupenda. Considera il modo con il quale questa vittoria si è realizzata, e sarai più stupito ancora. Cristo ha dominato il demonio proprio mediante ciò che aveva permesso al demonio di vincere. Ha combattuto il demonio con le sue stesse armi. Continua a leggere

La santa ira: contro la pazienza irragionevole che semina vizi, negligenza e induce al male i buoni

«Chi non si sdegna quando c’e motivo, pecca. Una pazienza irragionevole semina i vizi, favorisce la negligenza e sembra indurre al male non solo i cattivi ma anche i buoni» (San Giovanni Crisostomo).

Dunque «non sempre chi si arrabbia, ha torto; il vile non va mai in collera». Anzi il non adirarsi quando si deve, merita rimprovero e castigo. Ne è esempio Eli che non seppe reprimere con la necessaria fermezza i due figli, i quali rubavano le offerte date a Dio dal popolo, rendendosi così, per debolezza, complice delle loro colpe; e per questo fu abbandonato dal Signore che gli tolse la dignità di capo spirituale di Israele (1 Sam 2). Pertanto «il non adirarsi quando si dovrebbe è peccato, ma l’adirarsi più del dovere è doppio peccato» (San Bernardo). Continua a leggere

Essere lievito

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Una meditazione di San Giovanni Crisostomo sul Vangelo di oggi.

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Essere lievito

C’è nulla di peggio di un cristiano che non si cura della salvezza degli altri? Non puoi qui tirar fuori la povertà; infatti quella donnetta che mise le due monetine ti accuserà (Mc 12,48). Anche Pietro diceva al paralitico: Non ho né argento né oro (At 3,6). Così Paolo era talmente povero da patire spesso la fame e mancare del cibo necessario. Non puoi mettere avanti la tua umile condizione; gli apostoli infatti erano umili e di basse origini. Non puoi addurre il pretesto dell’ignoranza; anche loro erano illetterati. Fossi schiavo o fuggiasco, puoi sempre fare ciò che dipende da te. Così era la situazione di Onesimo di cui Paolo fa l’elogio (Fil; Col 4,9). Non puoi obiettare che sei debole; così era anche Timoteo. Chiunque può essere utile al prossimo, se vuole compiere la sua parte. Continua a leggere

San Giovanni Crisostomo

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Vescovo e dottore della Chiesa

Antiochia, c. 349 – Comana sul Mar Nero, 14 settembre 407

Giovanni, nato ad Antiochia (probabilmente nel 349), dopo i primi anni trascorsi nel deserto, fu ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano e ne diventò collaboratore. Grande predicatore, nel 398 fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla cattedra di Costantinopoli. L’attività di Giovanni fu apprezzata e discussa: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili alla ricchezza. Continua a leggere

Il Sacramento del Matrimonio

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NEL SEGNO DELL’UNIONE DI CRISTO E DELLA CHIESA

Il sacramento del matrimonio non è una semplice benedizione di Dio,
che si limita alla celebrazione del rito. Gli sposi stessi diventano sacramento.
Sono essi a dire bene di Dio nel mondo con il loro amore.
 

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Essere segno

… Gli sposi sono il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla croce. L’evento del calvario è segno dell’infinito amore dello sposo per la sposa, abbandono totale dell’uno nell’altra, vita che scaturisce dalla morte.
Essere sposi nel Signore vuol dire essere segno permanente di questo amore di Cristo e della Chiesa. Continua a leggere

«Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati»

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Una meditazione di San Giovanni Crisostomo per il Vangelo di oggi.

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«Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati»

Gli scribi confessavano che Dio solo può rimettere i peccati. Gesù invece, ancor prima di rimettere i peccati, rivela i segreti dei cuori, mostrando così che egli possiede anche questo potere, che è riservato a Dio… Sta scritto infatti: “Solo tu, Signore, conosci il cuore dei figli dell’uomo” e “L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore” (2 Cr 6,30; 1Sam 16,7). Gesù rivela dunque la sua divinità e la sua uguaglianza con il Padre svelando agli scribi il fondo del loro cuore, divulgando i pensieri che loro non osavano dichiarare apertamente per paura della folla. E questo egli fece con grande mitezza. Continua a leggere

La vita in due

Questa bella preghiera di San Giovanni Crisostomo (vedi qui sotto) la dedico a due carissimi fraterni amici, Michelangelo e Francesca, che sabato scorso si sono uniti in Cristo nel sacro vincolo del Matrimonio.
Una festa meravigliosa, dove la comunità degli amici ha condiviso la gioia degli sposi sostenendoli con affetto. E’ stata un’occasione per riflettere ancora una volta sulla bellezza e la grandiosità di quel progetto d’amore che si realizza nel matrimonio cristiano, segno efficace dell’unione sponsale tra Cristo e la Chiesa (CCC 1617). “Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” (Ef 5,32). Continua a leggere