La profezia di Tocqueville. E la speranza che fa ripartire

di Giovanni Fighera

Il percorso sulla contemporaneità è giunto ormai al termine. Nella prima parte abbiamo evidenziato la condizione di solitudine e di disagio dell’uomo odierno. Quell’individualismo che nel Settecento illuministico era presentato come fine dell’affrancamento dell’uomo dalla superstizione religiosa e dalle false autorità del passato appare sempre più come esito nefasto di una società che fatica a sollevarsi, ad aiutare il più debole, a collaborare per uno sviluppo buono e comune. La conseguenza di un individualismo vissuto nella tranquillità e nella finta pace domestica, che non considera l’altrui miseria e sopravvive nella dimenticanza di una giustizia per gli altri, è il disinteresse per l’ambito pubblico e per la politica. L’individualismo corrisponde così ad una torre d’avorio isolata che può prosperare solo fino a quando non arriveranno le «truppe degli invasori» scontenti.

Già nell’Ottocento il saggista francese Alexis C. de Tocqueville (1805-1859) aveva anticipato gli esiti di questa posizione: «Una società in cui gli esseri umani si riducono nella condizione di individui “rinchiusi nei loro cuori” è una società in cui pochi vorranno partecipare attivamente all’autogoverno. La maggioranza preferirà starsene a casa e godersi le soddisfazioni della vita privata, almeno fintantoché il governo in carica, qualunque sia, produce i mezzi di queste soddisfazioni, e ne fa larga distribuzione». Continua a leggere

I cinque sassi di Medjugorie – Davide contro Golia

(dal blog mienmiuaif.wordpress.com)
 
Forse anche tu, da ragazzo, passando vicino ad uno specchio d’acqua con i tuoi compagni di gioco, hai preso dei sassi ben levigati e piatti, e hai sfidato i tuoi amici nel gioco a chi gettava questi sassi a pelo d’acqua, facendoli balzare più volte sulla superficie, contando il numero di questi balzi, prima che il sasso si inabissasse nelle profondità dell’acqua. Vinceva chi riusciva a collezionare il maggior numero di balzi.

Oppure hai gettato un sasso nell’acqua del lago, o di uno stagno, per vedere i cerchi concentrici sulla superficie dell’acqua, provocati dall’impatto con la massa d’acqua, allargarsi sempre più e irradiarsi sulla superficie dello stagno. Continua a leggere

«Quanto più vivo sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l’effetto»

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Dalla «Lettera a Proba» di sant’Agostino, vescovo (Lett. 130, 8, 15. 17 – 9, 18; CSEL 44, 56-57. 59-60)

Quando preghiamo non dobbiamo mai perderci in tante considerazioni, cercando di sapere che cosa dobbiamo chiedere e temendo di non riuscire a pregare come si conviene. Perché non diciamo piuttosto col salmista: «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore e ammirare il suo santuario»? (Sal 26, 4). […]

Per conseguire questa vita beata, la stessa vera Vita in persona ci ha insegnato a pregare, non con molte parole, come se fossimo tanto più facilmente esauditi, quanto più siamo prolissi. Nella preghiera infatti ci rivolgiamo a colui che, come dice il Signore medesimo, già sa quello che ci è necessario, prima ancora che glielo chiediamo (cfr. Mt 6, 7-8). […] Continua a leggere

‘Mendicante di Dio’

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“La fede umile di S.Agostino si manifesta anche nel suo inesausto bisogno della misericordia di Dio. Il suo non è stato l’atteggiamento di chi ha ricevuto il dono della grazia una volta per sempre, ma di chi al contrario si è sentito per tutta la vita un ‘mendicante di Dio’ (mendicus Dei) ed ha perciò continuato a cercarlo per essere da lui perdonato e soccorso. Sotto questo aspetto, dall’esperienza di Agostino viene anche una sollecitazione alla ‘conversione permanente’, assieme alla grazia della perseveranza, che dobbiamo ogni giorno chiedere al Signore”.

Benedetto XVI

“Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”

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In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». Continua a leggere

“Vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà”

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In quel tempo, mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà». Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli. Ed ecco una donna, che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell’istante la donna guarì.
Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: «Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E se ne sparse la fama in tutta quella regione
. (Mt 9,18-26)

 

Meditazione di Sant’Agostino

“Verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno” (Gv 5,28)… Apprendiamo dal Vangelo che tre sono i morti risuscitati dal Signore, e ciò non senza un significato. Sì, perché le opere del Signore non sono soltanto dei fatti, ma anche dei segni. … Siamo pieni di ammirazione di fronte al racconto della risurrezione di Lazzaro (Gv 11); se però rivolgiamo la nostra attenzione ad opere di Cristo più meravigliose di questa ci rendiamo conto che ogni uomo che crede risorge; se poi riuscissimo a comprendere l’altro genere di morte molto più detestabile, vedremmo come ognuno che pecca muore. Continua a leggere

Il desiderio di felicità

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Non è proprio la felicità che tutti vogliono, che nessuno, nessuno non vuole? Come l’hanno conosciuta per desiderarla tanto? Dove l’hanno vista per amarla tanto? E non so come, ma in una qualche misura noi l’abbiamo. Se l’uomo non la conoscesse in un modo qualsiasi, non avrebbe il desiderio della felicità, ed è invece certissimo che la vuole. Essa è dunque conosciuta da tutti, e tutti,se si potessero interrogare con un termine comunese vogliono essere felici, tutti risponderebbero affermativamente senza ombra di esitazione. Ciò non potrebbe accadere se la cosa significata da quella parola non fosse conservata nella memoria.

Sant’AgostinoConfessioni, libro X cap.XX

“Il Signore guarda il cuore” (1Sam 16,7)

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Sant’Agostino spiega (benissimo) la parabola del ricco epulone e di Lazzaro.

***

Forse quel povero venne preso dagli angeli a causa della sua miseria, e quel ricco venne gettato ai supplizi per colpa delle sue ricchezze? Dobbiamo comprendere che in quel povero venne premiata l’umiltà, come in quel ricco venne condannata la superbia.

Brevemente vi dimostro che non le ricchezze ma la superbia fu punita in quel ricco. Di quel povero si dice che fu sollevato nel seno di Abramo; ma Abramo, secondo la Scrittura, possedeva lui stesso grande quantità d’oro e d’argento ed era stato ricco in terra (Gen 13,2). Se chi è ricco viene gettato fra i tormenti, in qual modo Abramo poté precedere il povero, tanto da accoglierlo nel suo seno? Ma Abramo, pur in mezzo alle ricchezze, era povero, umile, ossequiente a ogni comandamento [divino] e obbediente. Continua a leggere

La bellezza e la preghiera

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di Stefano Chiappalone
 
 I cieli narrano la gloria di Dio

Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta  e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo […]. La loro bellezza è come un inno di lode” (S. Agostino).  Anche quando diciamo di ammirare qualcosa, troppo spesso ci accontentiamo di un godimento frettoloso, rischiando di perdere il meglio di ciò che il mondo ci riserva.

Come il godimento puramente turistico di una bella cattedrale limitandosi a fotografarla, come un fiore strappato prima ancora di gustarne il profumo o il fugace apprezzamento su una bella donna, ma senza volerla realmente conoscere. Se avessimo più tempo per lasciare che il piacere momentaneo ceda il posto allo stupore, ci accorgeremmo che in ogni creatura ci sono le impronte della Santissima Trinità. Continua a leggere

Se con il gemito del mio cuore avessi bussato alle tue orecchie…

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«Nella mia esperienza credevo che la continenza dipendesse dalle proprie forze ed io ero cosciente di non averne. Ero tanto stolto da ignorare quello che sta scritto e cioè che nessuno può essere continente se Tu non glielo concedi. E Tu me lo avresti senza dubbio concesso, se con il gemito del mio cuore avessi bussato alle tue orecchie, e con salda fede avessi gettato in Te la mia preoccupazione… Tu mi comandi la purezza: ebbene, concedimi quello che mi chiedi e poi chiedimi quello che vuoi!».

(Sant’Agostino)
 

“Non lo sappiamo”

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Il Vangelo di oggi

Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: «Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose: «Vi farò anch’io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo.
Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Ed essi riflettevano tra sé dicendo: «Se diciamo: “dal Cielò’, ci risponderà: “perché dunque non gli avete creduto?”; se diciamo “dagli uominì’, abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Continua a leggere

La Fede nelle cose che non si vedono (S. Agostino)

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Niente di più certo dell’interiore visione dell’animo.

1. 1. Vi sono alcuni i quali ritengono che la religione cristiana debba essere derisa piuttosto che accettata, perché in essa, anziché mostrare cose che si vedono, si comanda agli uomini la fede in cose che non si vedono. Dunque, per confutare coloro ai quali sembra prudente rifiutarsi di credere ciò che non possono vedere, noi, benché non siamo in grado di mostrare a occhi umani le realtà divine che crediamo, tuttavia dimostriamo alle menti umane che si devono credere anche quelle cose che non si vedono. E, in primo luogo, a coloro che la stoltezza ha reso così schiavi degli occhi carnali che giudicano di non dover credere ciò che con quelli non scorgono, va ricordato quante cose non solo credano ma anche conoscano, che pure non possono vedere con tali occhi. Continua a leggere

L’Inferno non è vuoto: scegliamo noi di andarci

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di Elisabetta Broli

Perché sull’Inferno è in atto la congiura del silenzio? Si preferisce parlare del Paradiso come possibilità per l’uomo dopo la morte, dimenticando che esiste anche la possibilità della dannazione eterna. Ben vengano, dunque, i libri su questo argomento, come quello scritto da Padre Livio con Diego Manetti, Inchiesta sull’Inferno. Salvezza e predizione nelle profezie di Medjugorje. E infatti le fondamenta della riflessione di queste duecento pagine sono i messaggi della Regina della Pace su questo argomento: “Oggi molti vanno all’Inferno. Dio permette che i suoi figli soffrano nell’Inferno perché hanno commesso colpe gravi e imperdonabili. Coloro che vanno all’Inferno non hanno più possibilità di conoscere una sorte migliore” (28 luglio 1982). Continua a leggere

“Inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te”

Il video dell’omelia di Papa Francesco alla celebrazione Eucaristica di inizio del Capitolo Generale dell’Ordine di Sant’Agostino. Una riflessione sulle vite di Agostino e Monica e sulla “santa inquietudine” del Vescovo di Ippona.

“Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te” (Le Confessioni, I,1,1). Con queste parole, diventate celebri, sant’Agostino si rivolge a Dio nelle Confessioni, e in queste parole c’è la sintesi di tutta la sua vita. Continua a leggere

«Il secolarismo ateo contrasta con la ragione». La lezione di Wu, che insegna san Tommaso ai cinesi

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Se c’è un paese dove «l’emergenza uomo» è la realtà di tutti i giorni, questo è la Cina. «Vengo da una famiglia di tradizione cattolica ma è stato difficile per me abbracciare la religione», racconta al Meeting in Auditorium Tianyue Wu, docente di filosofia nella più prestigiosa università cinese, la Peking University. «A scuola ci insegnavano che le religioni sono solo superstizioni, dei mostri che appartengono a un passato morto e sepolto. La società cinese è completamente secolarizzata, vige il motto del “Carpe diem” e i cinesi, complice l’enorme crescita economica unita all’impoverimento spirituale, hanno ormai assunto un atteggiamento cinico e utilitaristico». Continua a leggere

«Una donna, di nome Marta, accolse Gesù nella sua casa»

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La meditazione di Sant’Agostino per il Vangelo di oggi.

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«Una donna, di nome Marta, accolse Gesù nella sua casa»

“Ogni volta che avete fatto qualcosa a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me”. (Mt 25, 40) … O Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa per questa tua fatica domandi il riposo. Ora tu sei occupata in molte faccende, vuoi ristorare dei corpi mortali, sia pure di persone sante, ma quando sarai giunta alla patria, vi troverai forse pellegrini da accogliere come ospiti? Vi troverai forse affamati cui spezzare il pane? Assetati cui dar da bere? Malati da visitare? Litigiosi da mettere d’accordo? Morti da seppellire? Lì non ci sarà nulla di tutto ciò. Continua a leggere

Chiesa povera non significa Chiesa pauperista

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Come insegnano le scritture e i padri della Chiesa c’è diversità tra povertà e pauperismo. Solo una lettura materialista può confondere i piani.
 
Tempo di Pasqua, tempo di riconciliazione: in primo luogo con la verità.

Da quando è stato eletto Papa Francesco il tema tra la Chiesa, il cristianesimo e la povertà sembra essere tornato di moda.

Se prima ne parlavano, pur erroneamente, solo gli anti-clericali, adesso il tema è dibattuto anche negli ambienti più inossidabilmente “guelfi”. Continua a leggere

La bellezza, la croce e la gloria di Gesù Cristo

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di Giovanni Fighera

Si domanda sant’Agostino riguardo a Gesù Cristo: «Perché anche nella croce aveva bellezza? Perché la follia di Dio è più sapiente degli uomini; e la debolezza di Dio è più forte degli uomini (Corinzi 1,23-25) […] Bello è Dio, Verbo presso Dio; bello nel seno della Vergine, dove non perdette la divinità e assunse l’umanità; bello il Verbo nato fanciullo […]. È bello dunque in cielo, bello in terra; bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori: bello nei miracoli, bello nei supplizi; bello nell’invitare alla vita e bello nel riprenderla, bello nel non curarsi della morte, bello nell’abbandonare la vita e nel riprenderla; bello sulla croce, bello nel sepolcro, bello nel cielo […]. Suprema e vera bellezza è la giustizia; non lo vedrai bello, se lo considererai ingiusto; se ovunque è giusto, ovunque è bello. Venga a noi per farsi contemplare dagli occhi dello spirito». Continua a leggere

L’uso di dare la Comunione in bocca può risalire a Gesù?

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di Nicola Bux

Il Santo Padre (Benedetto XVI), non solo pronunziò il noto discorso del 22 dicembre sull’ interpretazione del concilio ecumenico Vaticano II, che invitava a compiere nel senso della riforma in continuità con la tradizione della Chiesa (Ecclesia semper reformanda), ma lo ha pure messo in pratica nella liturgia. In primis, facendo ricollocare il Crocifisso dinanzi a sè sull’altare, in modo che la preghiera del sacerdote e dei fedeli sia “rivolta al Signore”. Continua a leggere

Tutto parla di Dio

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“Ho interrogato la terra e mi ha risposto: “Non sono io il tuo Dio”. Tutto ciò che vive sulla sua superficie mi ha dato la medesima risposta. Ho interrogato il mare e gli esseri che lo popolano e mi hanno risposto: “Non siamo noi il tuo Dio, cerca più in alto”. Ho interrogato il cielo, il sole, la luna, le stelle: “Neppure noi siamo il Dio che tu cerchi”. Allora ho detto a tutti gli esseri che io conosco attraverso i miei sensi: “Parlatemi del mio Dio, dal momento che voi non lo siete, ditemi qualcosa di lui”. Ed essi hanno gridato con la loro voce possente: “E’ Lui che ci ha fatto!”. Per interrogarli, io dovevo solo contemplarli, e la loro bellezza era la loro risposta.”

(Sant’Agostino)

Bellezza immutabile

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“Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole….chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile?”

S. Agostino (Sermo CCXLI, 2: PL 38,1134)

 

Natale del Signore (Sant’Agostino)

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La verità è sorta dalla terra

1. Chiamiamo Natale del Signore il giorno in cui la Sapienza di Dio si manifestò in un bambino e il Verbo di Dio, che si esprime senza parole, emise vagiti umani. La divinità nascosta in quel bambino fu tuttavia indicata ai Magi per mezzo di una stella e fu annunziata ai pastori dalla voce degli angeli. Con questa festa che ricorre ogni anno celebriamo dunque il giorno in cui si adempì la profezia: La verità è sorta dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo. Continua a leggere

La libertà religiosa nella “società plurale”

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[dal sito Comunità Ambrosiana]
 
Care amiche, cari amici,

Il discorso del card. Angelo Scola tenuto nella solennità di sant’Ambrogio, il 6 dicembre, non è adatto a lettori frettolosi e superficiali e, d’altra parte, non si presta a letture semplificatrici. Il mio suggerimento è di leggerlo e rileggerlo più volte e di riflettere sui molti problemi che vengono impostati e che non necessariamente possono essere risolti subito facilmente.

Da parte mia sto facendo altrettanto. Mi limiterò perciò in questa occasione ad affrontare un aspetto dei tanti sollevati dall’arcivescovo ambrosiano, anche se forse è quello a cui ha dedicato maggiore approfondimento. Continua a leggere

«Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina»

Una Meditazione di Sant’Agostino sul Vangelo di oggi.
 
«Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina»

“Si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra” (Sal 96, 12-13). È venuto una prima volta e verrà ancora. La prima volta è venuto con la sua presenza nella Chiesa e a portarlo erano le nubi (Mt 26, 64). Continua a leggere

Il Papa: Fede e ragione non avversarie ma alleate

L’udienza generale del 21 novembre. Solo la fede dà alla ragione il suo orizzonte ultimo

di Massimo Introvigne

Nell’udienza generale del 21 novembre 2012 Benedetto XVI, riprendendo il filo del discorso dal mercoledì precedente, quando aveva parlato della conoscenza di Dio tramite la fede, la quale «permette un sapere autentico su Dio che coinvolge tutta la persona umana» e la guida «oltre le prospettive anguste dell’individualismo e del soggettivismo che disorientano le coscienze», ha proposto un’ulteriore meditazione sulla ragionevolezza della fede. Continua a leggere

L’umile servizio

Una meditazione di S. Agostino sul Vangelo di oggi (Rito romano).
 
Prima della venuta del Signore Gesù, l’uomo riponeva in se stesso la sua gloria. E’ venuto come uomo per abbassare la gloria dell’uomo, e far crescere la gloria di Dio. Egli infatti è venuto senza peccato e ha trovato tutti col peccato. Ora, se egli è venuto per rimettere i peccati, è perché Dio è misericordioso: ma l’uomo dovrà riconoscerlo. Nella confessione l’uomo esprime la sua umiltà, nella misericordia Dio manifesta la sua grandezza. Continua a leggere

Benedetto XVI: La musica e il canto nutrono ed esprimono la fede

[Fonte: Tempi.it, 12.11.12]

«La musica sacra – ha detto il Papa – favorisce la riscoperta di Dio». Come accadde a Sant’Agostino e al poeta francese Paul Claudel.

Tempi.it ha già parlato della grande attenzione di papa Benedetto XVI per la musica. Pochi giorni fa, il pontefice è intervenuto all’incontro promosso dall’Associazione Italiana Santa Cecilia, tornando a parlare di musica e della funzione del canto nella liturgia. Ne riportiano le parole. Continua a leggere

Se mi ami non piangere (Sant’Agostino)

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Se conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo, se potessi vedere e sentire quello che io sento e vedo in questi orizzonti senza fine e in questa luce che tutto investe e penetra, non piangeresti se mi ami! Sono ormai assorbito dall’incanto di Dio dalle Sue espressioni di sconfinata bellezza. Le cose di un tempo sono così piccole e meschine al confronto! Mi è rimasto l’affetto per te, una tenerezza che non hai mai conosciuto! Ci siamo amati e conosciuti nel tempo: ma tutto era così fugace e limitato!
Io vivo nella serena e gioiosa attesa del tuo arrivo tra noi: tu pensami così, nelle tue battaglie pensa a questa meravigliosa casa,dove non esiste la morte, e dove ci disseteremo insieme nel trasporto più puro epiù intenso alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore.
Non piangere più se veramente mi ami.
 

(Sant’Agostino)

 

Se tuo fratello ha peccato contro di te, riprendilo fra te e lui solo…

 

Osservazione preliminare.

1. 1.Nostro Signore ci esorta a non rimanere indifferenti ai peccati che possiamo commettere gli uni contro gli altri, non cercando che cosa rimproverare ma badando a quel che si deve correggere. Egli infatti afferma che uno ha lo sguardo acuto, per togliere la pagliuzza dell’occhio d’un suo fratello, se non ha una trave nel proprio occhio 1. Ma che cosa vuol dire questo? Cercherò di farlo capire brevemente alla Carità vostra. La pagliuzza nell’occhio è la collera; la trave nell’occhio è l’odio. Ebbene, quando uno che ha l’odio rimprovera un altro ch’è in collera, vuol togliere la pagliuzza dall’occhio d’un suo fratello ma n’è impedito dalla trave che porta nel proprio occhio. La pagliuzza è l’inizio d’una trave, poiché quando la trave nasce è una pagliuzza. Innaffiando la pagliuzza la si fa arrivare ad essere una trave; alimentando l’ira con i cattivi sospetti, la si fa diventare odio.  Continua a leggere