Incontrare la volontà di Dio

Il discernimento è l’arte di incontrare la volontà di Dio nelle situazioni concrete di vita che ci troviamo ad affrontare: esso non potrà mai riguardare qualcosa di male. Se l’orazione è un’arma efficacissima nel combattimento spirituale il discernimento degli spiriti è un’arte difensiva. È necessario conoscere i nemici della nostra anima e saperci difendere.

Iniziamo a presentare sinteticamente delle regole sempre valide su questo tema tanto vitale quanto dimenticato basandoci sugli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola. Continua a leggere

Come evitare distrazioni nella preghiera?

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Sant’Ignazio di Loyola consigliava di fare il contrario di ciò che suggerisce la tentazione
 
Chi si propone di pregare si vede continuamente nella tentazione di rimandare, accorciare, trasformare in routine e, cosa peggiore di tutte, eliminare la propria preghiera.

Il diavolo in genere sussurra all’orecchio di chi vuole pregare: “No, proprio ora no, hai molte cose da fare, meglio rimandare a dopo” (un dopo che non arriva mai)… O se, ad esempio, la persona si è proposta di pregare per mezz’ora, può avere la tentazione di abbandonare la preghiera dopo dieci minuti, pensando di aver già pregato abbastanza, più di quello che fanno altre persone.

Accade anche che iniziano le distrazioni, il ricordo di quello che si è lasciato pendente, o si ha sonno, si viene chiamati, interrotti, suona il telefono… si presenta qualcosa che invita a interrompere la preghiera. Continua a leggere

La porta stretta e gli ultimi

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Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”» (Lc 13, 22-27).
 
Meditazione

La domanda sulla salvezza costituisce la vera questione nell’esistenza dell’uomo. Continua a leggere

Il Papa spiega gli «Esercizi spirituali»

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di Massimo Introvigne
 
Il 31 luglio Papa Francesco ha celebrato la festa di sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), fondatore del suo ordine, i Gesuiti, celebrando la Messa nella chiesa dedicata al santo a Roma. Ne ha approfittato per una vera lezione sulla trama essenziale degli «Esercizi spirituali» di sant’Ignazio.

Come fa quasi sempre, il Papa ha diviso l’omelia in tre parti, che corrispondono a tre punti fermi della spiritualità ignaziana: «mettere al centro Cristo e la Chiesa; lasciarsi conquistare da Lui per servire; sentire la vergogna dei nostri limiti e peccati, per essere umili». Primo: Cristo e la Chiesa vanno messi al centro. «Lo stemma di noi Gesuiti è un monogramma, l’acronimo di “Iesus Hominum Salvator” (IHS). Continua a leggere

Sant’Ignazio di Loyola

Sacerdote e fondatore : “Compagnia di Gesù” (S.J.)
 
Ignazio di Loyola, in spagnolo Íñigo López de Loyola, nacque il 24 dicembre 1491 nel castello di Loyola, nei paesi baschi. È l’ultimo di 13 figli di Beltran Ibañez de Oñaz e di Marina Sanchez de Licona. Ignazio aveva solo sette anni quando morì sua madre.
Nel 1506, orfano anche di padre, è ad Arévalo, paggio al servizio di un parente, Juan Velázquez de Cuéllar, tesoriere (contador mayor) del re Ferdinando il Cattolico, e, come cortigiano, in quel periodo ebbe uno stile di vita dissoluto. Avendo ricevuto un’educazione cavalleresca, nel 1517, Ignazio prese servizio nell’esercito.

Il 20 maggio 1521, durante l’assedio della fortezza di Pamplona da parte dei Francesi, Ignazio rimane gravemente ferito alle gambe da una palla di cannone e viene ricondotto a Loyola. Continua a leggere

«Educare non è un mestiere»

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di Massimo Introvigne
 
Ieri Papa Francesco ha ricevuto in udienza gli educatori, alunni ed ex alunni delle scuole dei Gesuiti in Italia e in Albania, in un incontro che ha voluto fissare nel giorno della festa del Sacro Cuore, particolarmente cara alla Compagnia di Gesù. Nel discorso, e nel dialogo successivo a domande e risposte, il Papa si è rivolto agli alunni, esortandoli alla virtù della magnanimità, e agli educatori, ricordando che educare non è un mestiere ma una missione, e che intesa come semplice mestiere l’educazione fallisce. Il dialogo ha avuto momenti molto personali. Continua a leggere