Le incomprensioni sulla “coscienza morale” nel libro-intervista di Scalfari a Papa Francesco

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Quesito

Caro padre,
in casa mia si è comprato qualche giorno fa il libro del dialogo tra il Papa e Scalfari, l’ho solamente sfogliato, ma ho letto due affermazioni  che mi hanno abbastanza turbato (“Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene” e “E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo”).
Proprio in questi giorni si chiude la raccolta firme “UnoDiNoi” in difesa dell’embrione umano e mi è capitato di parlare varie volte con qualche amico o parente riguardo la dignità del concepito. A quanto mi sembra di capire dalle parole del Papa, però, io non mi sarei dovuto sforzare di far capire al mio interlocutore il valore di ogni essere umano non ancora nato,  ma avrei dovuto “incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene” (cioè l’aborto, la sperimentazione sugli embrioni e “diritti” simili). E se mi trovassi di fronte ad un nazista, schiavista, terrorista o quant’altro dovrei appunto “incitarlo” a continuare per la sua strada (che ritiene giusta)? Continua a leggere

Scalfari travisa il Papa “La coscienza non è un’opinione”

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di Antonio Socci

(Da “Libero”, 19 novembre 2013)

Eugenio Scalfari non deve aver digerito la cancellazione dal sito del Vaticano della sua “intervista” al Papa. E nella sua interminabile omelia domenicale ha ribadito che “Francesco ha teorizzato in varie occasioni la libertà di coscienza dei cristiani come di tutti gli altri uomini e la loro libera scelta tra quello che ciascuno di loro ritiene sia il Bene e quello che ritiene sia il Male. E portando avanti il Vaticano II (Francesco) ha deciso di dialogare con la cultura moderna”.
 
I DUE EQUIVOCI

La sommarietà di queste frasi mostra che Scalfari non ha le idee chiare. Ma con l’espressione “in varie occasioni” cerca di dire che anche nella lettera scritta dal Papa il 4 settembre, in risposta a un suo articolo del 7 agosto, Francesco diceva sulla coscienza la stessa cosa che lui gli ha attribuito nell’intervista del 1° ottobre (quella cancellata dal sito vaticano). Continua a leggere

La questione del bene e del male

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di Tommaso Scandroglio
13-09-2013

Avete mai provato ad usare il traduttore automatico di Google? Se inserite una frase in inglese di media complessità il risultato in italiano che ne viene fuori a volte sfiora il comico tanto è errato. Ecco Scalfari è diventato il traduttore automatico del pensiero di Papa Bergoglio e di tutta la Chiesa da lui guidata.

Ne ha dato prova ieri (12 settembre) sulle pagine di Repubblica rispondendo alla lettera che un paio di giorni fa Papa Francesco gli aveva indirizzato. Molti sarebbero i passaggi interessanti da mettere sotto la lente di ingrandimento, me ne selezioniamo solo uno per motivi di brevità. Continua a leggere

Il Papa scrive. «La Repubblica» manipola

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di Massimo Introvigne
 
Un gesto di frontiera. Papa Francesco lo aveva già spiegato all’inizio del suo pontificato, scrivendo il 25 marzo 2013 ai vescovi argentini, e lo ha ripetuto altre volte: «uscendo» per incontrare chi è lontano dalla Chiesa si corre il rischio d’incidenti. «Ma preferisco una Chiesa incidentata», aveva scritto allora Francesco, a una Chiesa che, con chi è lontano, o anche ostile, semplicemente non parla. Certo, il rischio d’incidenti è massimo quando si parla con chi dell’ostilità alla Chiesa ha fatto la sua ragione sociale, come il quotidiano italiano La Repubblica. Che non è un quotidiano qualunque, è la casa madre dei nemici della Chiesa. E infatti ha risposto con la consueta manipolazione all’offerta di dialogo di Francesco, che con una lettera pubblicata l’11 settembre ha risposto alle domande che gli aveva posto Eugenio Scalfari. Continua a leggere

Scalfari domanda, il Papa ha già risposto

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di Massimo Introvigne
 
Quando ho letto che il 7 agosto Repubblica aveva proposto quattro domande cui Papa Francesco dovrebbe rispondere, mi sono allarmato. Considerati i precedenti di quel quotidiano in tema di domande, ho subito pensato a quesiti sulle frequentazioni notturne di qualche monsignore. La lettura dell’articolo di Eugenio Scalfari mi ha un po’ rassicurato: la «lobby gay» non c’entra. Tuttavia, più che domande, si tratta di affermazioni. La quarta «domanda», più che al Papa, va posta ai sociologi della religione, e – avendo qualche titolo per intervenire – proverò a dire la mia. Le altre tre meritano pure un commento, perché ci dicono molto sulla psicologia di un’intera categoria, quella dei giornalisti laicisti di cui Scalfari è esimio – e, a suo modo, tipico – rappresentante. Continua a leggere