Scienza e tecnologia abbiano un’«anima»

Nel secondo dopoguerra, mentre il progresso tecnologico iniziava quella formidabile accelerazione che, in meno di venticinque anni, avrebbe catapultato l’uomo dall’aereo a elica allo sbarco sulla Luna, si andò affermando soprattutto negli Stati Uniti un nuovo filone della letteratura di fantascienza. Al centro dell’azione di autori come Isaac Asimov o Ray Bradbury non c’erano più straordinarie avventure interstellari o invasioni aliene, ma una società alle prese con gli stravolgimenti spesso sconvolgenti prodotti da un progresso pronto in ogni momento a sfuggire di mano all’uomo. Con sullo sfondo interrogativi di senso quali la responsabilità degli scienziati, i limiti della ricerca, gli effetti di una tecnologia fine a se stessa.

Quanta straordinaria attualità ci sia in domande lo vediamo molto bene oggi, in cui le speranze continuamente alimentate da scoperte scientifiche sempre nuove si devono misurare con rischi sempre crescenti. Perché, per dirla con le parole rivolte da Papa Francesco ai partecipanti al seminario “Il bene comune nell’era digitale”, «un mondo migliore è possibile grazie al progresso tecnologico se questo è accompagnato da un’etica fondata su una visione del bene comune, un’etica di libertà, responsabilità e fraternità, capace di favorire il pieno sviluppo delle persone in relazione con gli altri e con il creato». Infatti, «l’indiscutibile beneficio che l’umanità potrà trarre dal progresso tecnologico dipenderà dalla misura in cui le nuove possibilità a disposizione saranno usate in maniera etica», mentre al contrario «un paradigma dominante – il “paradigma tecnocratico” –, che promette un progresso incontrollato e illimitato, si imporrà e forse, persino, eliminerà altri fattori di sviluppo con enormi pericoli per l’umanità intera». Continua a leggere

Il romanzo di Jules Verne sul genocidio dei cattolici in Vandea

il conte di Chanteleine

Jules Verne e “Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore” (1864), un romanzo poco noto e pubblicato solo 100 anni dopo poiché portò alla luce un episodio nascosto dalla storiografia ufficiale: il genocidio vandeano. Fu l’unica volta che la fede cattolica di Verne venne alla luce nelle sue opere.
 
Il celebre romanziere francese Jules Verne (1828-1905) è forse lo scrittore che più si è lasciato consapevolmente influenzare dalla mentalità positivistica dell’epoca, creando un genere letterario basato sul progresso scientifico-tecnologico, quello che oggi si chiamerebbe fantascienza.

Nei suoi scritti, che hanno influenzato diverse generazioni, c’è sempre una esagerata fiducia nella scienza e nei suoi progressi che risolverà tutti i misteri dell’esistenza. I suoi principali capolavori sono Viaggio al centro della terra (1864), Ventimila leghe sotto i mari (1870) e Il giro del mondo in ottanta giorni (1873). Va tuttavia segnalato che nell’ultima parte della sua vita, Verne manifestò invece un atteggiamento decisamente più cauto, lasciando trasparire una certa dose di pessimismo nei riguardi della divinità del progresso scientifico, allontanandosi di fatto dallo “spirito positivistico” cometano.
 
Jules Verne e “Il conte di Chanteleine”: il racconto del genocidio cattolico vandeano

Una secondo fatto poco conosciuto di Verne è che fu anche l’autore de Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore (1864), pubblicato in tre puntate. Già dal titolo si intuisce che il romanzo si occupa di uno degli eventi più tragici della Rivoluzione francese, quando i giacobini -guidati dal motto di libertè, fraternitè, egalitè– compirono il primo genocidio della storia moderna, quello ai danni del popolo della Vandea. Il cosiddetto “Massacro dei Lumi“, lo sterminio di un popolo cattolico che non volle piegarsi alla dittatura anticlericale. Continua a leggere

I gemelli socializzano nel pancione

I loro movimenti fanno capire che fin dalle prime settimane cercano di comunicare. E anche di guadagnare spazio.
 
Sì, i gemelli si cercano, si accarezzano e socializzano tra loro fin da quando si trovano nel pancione della mamma. Lo ha rivelato tempo fa uno studio delle Università di Padova, Torino e Parma in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Burlo Garofolo di Trieste.

I ricercatori hanno monitorato i loro gesti utilizzando l’ecografia 4D, scoprendo così che, a partire dalla quattordicesima settimana di gestazione, i loro contatti non sembrano più essere casuali e dovuti alla vicinanza, ma mirati alla conoscenza reciproca.

Come se volessero accarezzarsi ed esplorarsi, sempre più frequentemente con l’avvicinarsi del parto. I gesti verso la parete uterina o verso se stessi appaiono molto meno delicati e affettuosi.

SPOSTATI! Più recentemente, durante uno studio sulla sindrome da trasfusione feto-fetale (una malattia della placenta che comporta connessioni sanguigne per cui un gemello “dona” il sangue all’altro in modo eccessivo) si è evidenziato anche un altro aspetto della convivenza: quello dello spazio ristretto. Continua a leggere

La gravidanza modifica la sensibilità neurale delle madri ai segnali facciali dei neonati

Mother Child Love (Gurdish Pannu)

(dal blog L’ovvio e l’evidente)
 
Andare incontro alla maternità innesca cambiamenti nella struttura cerebrale delle madri che possono facilitare il legame con i loro bambini. Mentre molti studi si sono concentrati sul periodo postpartum, i ricercatori non hanno esaminato se i cambiamenti nella corteccia materna durante la gravidanza sono associati al legame postnatale. Un nuovo studio ha esaminato se la gravidanza modifica la sensibilità neurale delle madri ai segnali facciali dei neonati e se tali cambiamenti influiscano sul legame madre-bambino. Lo studio ha rilevato che le madri che mostravano una maggiore attività cerebrale in risposta alle indicazioni del viso dei neonati dalla gravidanza alla maternità riferivano legami più forti con i loro bambini dopo la nascita rispetto alle madri che non mostravano tali aumenti. I risultati, dei ricercatori dell’Università di Toronto e della Liverpool Hope University, sono pubblicati su Child Development, una rivista della Society for Research in Child Development.

Questi risultati supportano l’idea che, nel cervello, le risposte agli stimoli dei bambini cambino nel corso della gravidanza e della maternità precoce, con alcune madri che mostrano cambiamenti più marcati di altre. Questa variazione a sua volta è associata alle relazioni delle madri sui loro legami emotivi con i loro bambini. La relazione precoce tra madri e bambini è ampiamente considerata vitale per lo sviluppo dei bambini. I legami della madre con i loro bambini sono la chiave per lo sviluppo di questa relazione, e un legame forte è fondamentale per uno sviluppo ottimale. Sviluppare questo legame non è istantaneo, ma si verifica come parte di un processo che inizia spesso in gravidanza e continua nei mesi successivi alla nascita.

È stata studiata l’importanza di formare legami stretti, ma poco si sa su come questo legame possa iniziare a svilupparsi prima del parto. I ricercatori hanno intervistato 39 donne incinte di età compresa tra i 22 e i 39 anni provenienti da una serie di razze ed etnie provenienti dalla grande area di Toronto; la maggior parte delle donne era sposata e aveva una laurea o un master. Le donne hanno visitato il laboratorio due volte, una volta nel terzo trimestre di gravidanza e una volta da tre a cinque mesi dopo il parto. Continua a leggere

Roger Penrose sulla coscienza: «la sua comprensione al di là della fisica»

(da UCCR)

Se il biologo determinista E.O. Wilson crede che, prima o poi, si scoprirà la base fisica della coscienza, altri paiono più realisti e ammettono che «esistono cose che non possono essere provate». Ci riferiamo al celebre matematico Roger Penrose, emerito dell’Università di Oxford e vincitore del Premio Wolf assieme al suo amico e collaboratore Stephen Hawking.

Recentemente, in occasione di un convegno a Milano intitolato “Intelligenza Artificiale vs Intelligenza Naturale, Penrose ha spiegato in semplici parole perché non potrà mai esistere una Intelligenza Artificiale«Il termine è improprio poiché nessuno di questi dispositivi comprende ciò che sta facendo. La volontà richiede comprensione e la comprensione richiede consapevolezza, cioè coscienza che le macchine non hanno». L’intelligenza, necessita della coscienza.

Si usa spesso l’espressione AI (Artificial Intelligence) per definire computer avanzati o programmi che giocano a scacchi. Ad esempio, è noto che una certa posizione degli scacchi metta in difficoltà i computer: «è una nota posizione di pareggio conosciuta da qualsiasi giocatore che domini i rudimenti del gioco degli scacchi; invece Fritz, il principale programma di scacchi, regolato sul livello grande maestro, fraintende completamente la posizione e dopo un certo numero di mosse fa un errore stupido e perde la partita. Non sono affatto un buon giocatore», ha spiegato Penrose, «ma ho una certa comprensione di ciò che i pezzi possono fare e cosa no. Fritz invece non comprende niente, nemmeno quello che i pezzi degli scacchi possono fare. Semplicemente segue in modo inconsapevole alcuni algoritmi specifici, senza capire quello che sta facendo». Continua a leggere

Giuseppe Noia. «Una società senza più aborti? Ecco perché non è un’utopia»

«Una società senza più aborti? Ecco perché non è un'utopia»

Giuseppe Noia: nel 1978 la vita prenatale era quasi ignota. Oggi si può agire su problemi e cause, con effetti impensabili
 
La possibilità di arrivare un giorno non lontano a una società senza aborti non è utopia, né pretesa infondata. Sembra un proclama assurdo nel quarantesimo anniversario della ‘194’, una legge che nasce segnata da due grandi assenze, i diritti del bambino e la sofferenza della donna. Ma proprio chi da 40 anni lavora per la salute della donna e del bambino, come Giuseppe Noia, si dice convinto che i margini per ridurre – se non azzerare completamente – l’aborto terapeutico esistono e vanno perseguiti con coraggio e determinazione.

Nessuno obiettivo ideologico. Sarebbe fuori posto per una persona che è tra le massime autorità scientifiche sul fronte della vita prenatale, docente e ricercatore, oltre che direttore dell’hospice prenatale del «Gemelli » di Roma. Quindi solo rispetto della realtà. A cominciare dai dati. Oggi solo il 10% degli oltre 80mila aborti cosiddetti ‘terapeutici’ («ma che terapia è un intervento che uccide il figlio e danneggia gravemente la madre?») praticati in Italia è motivato da abbandono terapeutico, amplificazione del rischio o ignoranza della possibilità di intervenire con efficacia per ridurre il danno in fase prenatale. Poi c’è un 50% determinato da cause sociali (povertà, solitudine, dinamiche familiari sfavorevoli) e un altro 40% da cause ‘culturali’ (pretesa di autodeterminazione assoluta, volontà di rifiutare la presenza del figlio).

Come e dove è possibile incidere? «Dobbiamo e possiamo intervenire sulle cause sociali e culturali ma innanzi tutto – osserva il professor Noia – dobbiamo diffondere una più corretta conoscenza medica, a partire da tutto quello che sappiamo sulla relazione fortissima tra madre e figlio fin dal concepimento. Già nel novembre 2000, quindi 18 anni fa, il British medical journal, spiegava in un editoriale che dalla relazione biologica tra madre e bambino deriva il benessere futuro della persona. Come ignorare per esempio il fatto che il figlio manda alla madre cellule staminali terapeutiche? Tutte queste conoscenze scientifiche che si vorrebbero silenziare si traducono in una grande perdita di umanità». Continua a leggere

Malati e disabili non devono essere visti come costi, ma come risorse. La vita è incredibile e anche la scienza può esserlo

Lettera ad Avvenire del Prof. Mario Melazzini, Medico, malato di SLA, direttore generale Aifa
 
Caro direttore,
dopo il piccolo Charlie, in questi giorni stiamo seguendo tutti con il fiato sospeso e con emozione profonda la vicenda del piccolo Alfie, affetto da una patologia neurodegenerativa e per il quale i medici ‘curanti’ (difficile definire curante chi non cura…) e i giudici, hanno deciso l’interruzione del supporto vitale. Una storia ricca di drammaticità, emozioni, dolore ma anche di speranza e di dignità. Ed ecco che a fronte di sentenze fatte di parole certe e arroganti, nonostante l’interruzione delle cure, il piccolo Alfie vive! Perché non cerchiamo di abbattere quella barriera e concetto culturale di utilizzo del termine ‘inguaribile’ come sinonimo di ‘incurabile’ che determina uno ‘sguardo’ diverso rispetto alla persona malata e al suo percorso di vita.

Pensiamo a tutte quelle persone che giornalmente testimoniano la quotidianità della vita con la malattia, penso ai bimbi affetti da patologie simili a quelle del piccolo Alfie, senza terapie specifiche, inguaribili, secondo la dizione medica corrente, ma appunto non incurabili e supportati dall’affetto, dall’amore e dall’accudimento di famigliari, personale sanitario, semplici assistenti. Queste storie sono legate da uno speciale filo rosso: la speranza. La speranza, sentimento confortante che può condurre a una condizione migliore e che può diventare strumento di vita quotidiana. Quella speranza che leggo negli occhi dei genitori di Alfie e che li tiene così uniti al loro piccolo, pronti a sfidare ogni ‘condanna’ anche di natura giuridica per salvaguardare la sua vita. Il verdetto che abbiamo appreso su questo piccolo paziente inglese è che «non ci sono speranze di migliorare la condizione del bambino e ogni ulteriore tentativo costituirebbe un inutile accanimento».

Ma di fronte alla speranza, al diritto di vita di un bimbo, al desiderio di due genitori di curare il proprio figlio si può accettare il parere espresso da medici e giudici di staccare comunque la spina? E chiediamoci ancora: quanti Alfie ci sono nella quotidianità? Quante persone senza speranza di terapia e di guarigione? Ritengo che sia inaccettabile avallare l’idea che alcune condizioni di salute rendano indegna la vita e trasformino il malato o la persona con disabilità in un peso sociale e in un costo. È papa Francesco che ci fa riflettere su questo punto cruciale: «Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo». Credo che noi medici, e più in generale noi operatori sanitari, le Istituzioni stesse e ogni persona di buona volontà dobbiamo abbiamo il dovere di difendere la vita e il desiderio di vita di qualunque individuo. Continua a leggere

Donne e uomini: più profondamente diversi di quanto si creda

Tutti sanno che gli uomini hanno, in ogni cellula del corpo, cromosomi sessuali X e Y e le donne hanno due cromosomi X.  E – anche senza essere genetisti – tutti sanno che le differenze tra il maschio e la femmina vanno ben oltre l’apparato sessuale e l’apparenza fisica.

Ma un recente articolo della professoressa Jenny Graves su The Conversation spiega che al di là dei geni X e Y, un terzo degli elementi del nostro genoma si comporta in modo molto diverso negli uomini e nelle donne.
 
Uomini e donne hanno circa 20.000 geni.

L’unica differenza fisica  è la presenza del cromosoma Y  nei maschi. Questo Y, come potete vedere dalla foto, è più piccolo dell’X e contiene solo 27 geni. Uno di questi è il gene che determina il sesso e che si chiama SRY .  E’ presente nell’individuo fin dal concepimento e dà il via alla crescita dei testicoli già 12 settimane dopo la fecondazione.

Fino a poco tempo fa, si credeva che solo la presenza o l’assenza di questo gene  SRY distinguesse gli uomini dalle donne.

Ma ci sono altri 25 geni nel cromosoma Y, e  un centinaio di geni nel cromosoma X (che nelle donne sono doppi perché hanno due X). Continua a leggere

Due Nobel che testimoniano la Creazione

Uno dei racconti meno citati e più belli dello scrittore e filologo inglese J.R.R. Tolkien (1892-1973) s’intitola “Foglia” di Niggle. Datato 1938-1939, fu pubblicato per la prima volta nel 1945. Un pittore, Niggle, dipinge una foglia; il quadro cresce, cresce, diventa un albero maestoso, poi una selva, così ricca di particolari, talmente lussureggiante di dettagli che il dipinto non viene mai terminato. Sembra il paradosso della Mappa dell’Impero in scala 1:1 contenuto nel frammento Del rigore della scienza, l’ultimo di Storia universale dell’infamia, pubblicato per la prima volta nel 1935 e poi riveduto e corretto nel 1954 dallo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges (1899-1986). Solo che dove in Borges il paradosso esemplifica la vanità di un’impresa prometeica, in Tolkien l’opera che cresce come cosa viva è l’allegoria dell’infinito. Giunse poi il giorno in cui a Niggle toccò di partire per l’ultimo viaggio; pensava di avere sprecato l’esistenza rincorrendo un mito incapacitante e invece, premio per una vita spesa bene, gli fu concesso di entrare nel proprio stesso quadro, di viverlo, di spaziare per sempre nella sua infinità. L’universo in cui viviamo è come il quadro di Niggle più la Mappa dell’Impero, ma concreti, meravigliosi, stupefacenti, sorprendenti, e noi già li abitiamo.

Lo testimoniano una volta in più i Premi Nobel 2017 per la Medicina e per la Fisica. Il primo è stato assegnato lunedì 2 settembre dal Karolinska Institutet di Solna, a pochi chilometri da Stoccolma, in Svezia, ai ricercatori statunitensi Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young scopritori dei meccanismi che presiedono ai ritmi circadiani degli esseri viventi. Continua a leggere

Genetica, staminali e DNA: un passo avanti della scienza buona

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Un passo avanti della genetica: per riprogrammare il DNA e creare cellule staminali (pluripotenti) indotte non serve più “entrarci dentro”, al DNA, ma si può agire dall’esterno.

Noi “umani”, che non siamo laureati in ingegneria genetica e che abbiamo difficoltà a penetrare i misteri della cellula e del DNA, probabilmente non leggeremo mai l’articolo di  Nature Biotechnology in cui è stata pubblicata questa bella notizia per il progresso della scienza, della genetica e della cura delle malattie. Ma difficilmente la leggeremo anche sui media di regime che in questo campo divulgano principalmente notizie relative allo scientismo prometeico dei manipolatori di esseri umani.

Ci fa piacere però registrare – in modo semplice – che la scienza vera, la scienza buona, quella che rispetta la dignità dell’essere umano e non lo usa mai come mezzo, ma lo tiene di conto sempre  e solo come fine, ha fatto un altro passo avanti nel campo delle cellule staminali. Continua a leggere

«Anche per me, matematico, la grande sfida è l’umiltà evangelica»

matematica vangelo

di Francesco Malaspina*
*docente di Geometria algebrica presso il Politecnico di Torino

(da UCCR)
 
Il matematico non può che essere profondamente umile. Uscito dal liceo avevo certamente la percezione di conoscere parecchia matematica. Ora, dopo diciannove anni passati a studiarla intensamente mi pare davvero di saperne molto meno di allora. La sua bellezza e la sua vastità mi hanno riempito di meraviglia e stupore e hanno saputo dissolvere quei confini che credevo di intravedere.

Noi che la investighiamo possiamo solo sperare di scalfire l’immensità della matematica proprio come nessun teologo potrà mai penetrare completamente il Mistero di Cristo. Il kerigma del Cristo Risorto è un mistero talmente immenso che non finiremo mai di cercare di comprenderlo. Inoltre la fede non è qualcosa di acquisito una volta per tutte, non si vive di rendita. La fede va alimentata continuamente proprio come la ricerca scientifica ha bisogno di uno studio costante. Lo studioso di qualunque scienza non può che essere profondamente umile e fare proprio il motto di Socrate: “So di non sapere”. Continua a leggere

La matematica e Dio, il pensiero dei grandi matematici del ‘900

(da documentazione.info)
 
La matematica è il linguaggio di Dio? Per molti la risposta è positiva, per altri è una semplice costante nell’universo. Si parla spesso del rapporto tra scienza e fede o delle convinzioni religiose dei grandi scienziati del passato. Da Newton, convinto assertore dell’esistenza di Dio ed al tempo stesso contestatore della Trinità, fino ad Einstein, apparentemente deista in base a certe citazioni, apparentemente spinoziano in base ad altre. Sembra però che ben più raramente si parli delle convinzioni religiose dei grandi matematici. In questo articolo esponiamo brevemente il rapporto con Dio e con la religione di alcuni dei più rilevanti matematici del ‘900, soffermandoci anche sugli aspetti pittoreschi del pensiero di alcuni di loro.

Pál Erdős
Uno dei matematici più prolifici della storia (secondo forse soltanto ad Eulero), degno di nota per la sua precocità e per il suo stile di vita “vagabondo” e stacanovista. Erdős è stato considerato da alcuni un disteista a motivo del suo parlare di un essere con caratteristiche simil-divine da lui chiamato “Il Sommo Fascista”, che accusava di nascondergli i calzini e di volere il male dell’umanità. Erdős spiegò che il Sommo Fascista era in realtà un personaggio immaginario parte di un gioco da lui inventato. Continua a leggere

Libero arbitrio, se le neuroscienze tornano a sostenerlo

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Facendo leva sugli esperimenti pionieristici dello scienziato americano Benjamin Libet, già negli anni ’80, si è diffusa la convinzione che le neuroscienze avessero decretato l’illusione della consapevolezza umana, della volontà cosciente e del libero arbitrio.

Infatti, dopo aver chiesto a soggetti normali di eseguire semplici movimenti con un dito e di giudicare retrospettivamente il momento esatto in cui ne diventavano consapevoli, si scoprì sorprendentemente che il momento della consapevolezza precedeva l’inizio effettivo del movimento di 50-80 millisecondi. Ovvero, il nostro cervello prenderebbe decisioni prima che noi diventiamo consapevoli di volerle coscientemente fare, ricostruendo post hoc la decisione consapevole. Conferme arrivarono da Haggard e Eimer (1999) e da John-Dylan Haynes del Max Planck Institute di Berlino.

I neo-positivisti hanno presto esultato scrivendo articoli e libri sulla morte della libertà dell’uomo -quindi di Dio-, mossi da spinte teologiche (o, meglio, a-teologiche). Il filosofo neo-ateo Daniel Dennett è il più noto di questi esponenti, seguito dallo psicologo americano Daniel Wegner che ha scritto: «Ciascuno di noi sembra possedere la volontà cosciente, di avere dei sé. Continua a leggere

La specie umana esiste soltanto per miracolo

La specie umana esiste soltanto per miracolo

Se le proprietà dell’Universo fossero leggermente diverse, la nostra esistenza non sarebbe possibile

L’idrogeno, l’elio e piccole quantità di altri elementi chimici leggerisi sono sviluppati pochi minuti dopo il Big Bang. Poi, a causa dell’instabilità gravitazionale, sono emerse le stelle, le galassie e i gruppi di galassie. Nel tempo si è sviluppata, all’interno delle stelle, una temperatura sufficientemente elevata da consentire la sintesi di elementi chimici complessi, tra cui il carbonio.

“Affinché un’evoluzione biologica si possa sviluppare, abbiamo bisogno della chimica organica, cioè della chimica dei composti del carbonio. Affinché il carbonio possa emergere, il combustibile nucleare deve essere consumato in alcune generazioni di stelle. Alla fine del loro ciclo vitale, le stelle giganti esplodono e contaminano lo spazio esterno con la loro ‘cenere’. Queste ceneri contaminate, entrando in contatto con i gas, creano successive generazioni di stelle, che contengono carbonio. Una di queste stelle è stata il perno del nostro sistema planetario; su uno dei suoi pianeti, conosciuto come Terra, è sorto l’essere umano”, scrive il cosmologo Padre Michał Heller nel suo libro Rozmowy o człowieku. Wywiady z ekspertami [Dialoghi sulla persona umana. Interviste ad esperti]. Continua a leggere

Studiando l’evoluzione umana si giunge anche a Dio, la testimonianza di due biologi

Ajit Varki

«Darwin ha dimostrato che basta osservare la natura per convincersi senz’ombra di dubbio che l’umanità non è superiore o più speciale rispetto agli organismi simbioti chiamati licheni». Queste parole dell’eco-attivista Christopher Manes verrebbero oggi sottoscritte non soltanto da animalisti ed ecologisti radicali, ma anche da anti-teisti di professione, convinti che il modo più facile per smentire l’esistenza del Creatore sia smentire l’unicità dell’uomo, della creatura.

Questo spiega l’ampio ricorso da parte del cosiddetto “ateismo scientista” (che vuole argomentare il proprio scetticismo metafisico strumentalizzando la scienza) alle teorie evolutive di Darwin. Ma è un’arma a doppio taglio perché, secondo diversi scienziati, è proprio lo studio approfondito dell’evoluzione biologica a far emergere il cosiddetto human exceptionalism, ovvero l’eccezionalità umana. Secondo i sostenitori del riduzionismo, il fatto che l’uomo non sia eccezionale sarebbe una prova contro Dio: ma se viene mostrato il contrario? Bisognerebbe rimanere coerenti. Continua a leggere

La voce della mamma ‘accende’ il cervello dei bambini  

 (fonte: La Stampa, 19.05.16)
 
La voce della mamma è come incantesimo per i bambini. Basta anche solo un secondo per riconoscerla e sentirla fa attivare, `accende´, diverse aree del cervello. È quanto emerge da uno studio della Stanford University School of Medicine, pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences).

Gli studiosi hanno esaminato con una risonanza magnetica nucleare 24 bambini e ragazzi, tra i 7 e i 12 anni, mentre ascoltavano delle registrazioni di voci che ripetevano parole senza un senso compiuto, da parte della mamma o di una sconosciuta. I ragazzi sono risultati in grado, anche solo dopo una registrazione di un secondo, di riconoscere la voce della mamma con un’accuratezza del 97 per cento. Continua a leggere

Robot, coscienza ed etica: l’impossibilità di eguagliare l’essere umano

robot

«Lo sviluppo di una intelligenza artificiale potrebbe significare la fine della razza umana», ha avvertito Stephen Hawking l’anno scorso. Non sappiamo se tale annuncio sia dettato dal riduzionismo filosofico del noto fisico, per cui ritiene l’essere umano un nient’altro che facilmente sostituibile da un robot, oppure è un lancio pubblicitario, come il suo “universo dal nulla”, mero slogan di marketing (come ha ammesso Lawrence Krauss).

Certamente, il tema dell’intelligenza artificiale è ormai all’ordine del giorno, ma gli allarmismi non sembrano giustificati. Junji Tsuda, presidente della società di robotica giapponese Yaskawa Electric, ha affermato: «Ci sono diversi robot intelligenti in via di sviluppo ma, rispetto all’uomo, non sanno fare nulla». C’è, ad esempio, l’intelligentissimo robot che vince a scacchi ma, quando lo si mette a piegare gli asciugamani (costato 400mila dollari), impiega un’ora e quaranta minuti per sistemare cinque panni, come mostra questo esilarante video. Mansione che ad una casalinga porta via meno di trenta secondi. Continua a leggere

Gestazione: quei 1000 giorni «sacri» che ci fanno come siamo

di Carlo Bellieni
 
L’Unicef ha recentemente lanciato un’importante azione internazionale: ‘L’iniziativa mille giorni d’oro’. Si tratta di sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sui mille giorni più importanti della nostra vita a riguardo delle cure, dell’affetto e della nutrizione, perché quello è il periodo che segnerà in maniera indelebile la nostra esistenza. Ma quali sono questi mille giorni decisivi? Quelli dal concepimento al compimento dei due anni: esattamente 1000 giorni. Maltrattare la vita fetale, quella embrionale, quella del neonato, quella del lattante è ugualmente pericoloso, ci spiegano gli esperti: ci segnerà per sempre, noi siamo il risultato di come siamo stati trattati in questi primi mille giorni. Tutte queste quattro epoche, dallo zigote fino all’acquisizione della parola, vengono dall’Unicef fatte assurgere ad alta dignità. Sappiamo bene, invece, come proprio questi mille giorni – da quando la vita inizia in poi – siano sottovalutati. Continua a leggere

Blaise Pascal: la natura dell’uomo e l’Uomo-Dio

Blaise Pascal

(dal sito filosofiaescienza.it)
 
Blaise Pascal (1623-1662) è uno dei giganti della filosofia e della scienza di sempre.

Tra il 1631 e il 1639 frequenta il cenacolo scientifico e filosofico diretto da Padre Mersenne, amico e consigliere di Cartesio, di cui fanno parte Fermat, Roberval ed altri. A 17 anni pubblica il suo primo saggio scientifico, l’Essai sur les coniques.

Due anni dopo, per aiutare il padre nel calcolo delle imposte, inventa la prima macchina calcolatrice, la Pascalina, il più antico antenato del computer. Nel campo della fisica si occupa di vuoto, pressione, fluidi… Nel campo matematico pone le basi per lo studio delle probabilità.

Il suo capolavoro filosofico, i Pensieri, sgorga da un concetto fondamentale: la fisica e la matematica, per quanto affascinanti, non sono la sapienza; anzi coincidono con un grado di conoscenza “basso”. Continua a leggere

Scienza e cuore sono d’accordo: è vita umana fin dal concepimento

Human embryos

Il professor Bruno Dallapiccola spiega le ragioni della scienza e della genetica

19 FEBBRAIO 2016

Il professor Bruno Dallapiccola è una delle massime autorità italiane nel campo della genetica. Ha insegnato in varie università italiane e da ultimo presso “La Sapienza” di Roma. È stato presidente della Società italiana di genetica medica, della Federazione italiana per lo studio elle malattie ereditarie e della Società italiana di genetica umana.

Attualmente è direttore scientifico dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma ed è membro del Comitato nazionale per la bioetica e del Consiglio superiore di sanità. Per brevità si omettono i suoi molti incarichi pregressi e attuali di grande prestigio che gli attribuiscono una grande autorevolezza nel campo della genetica. ZENIT lo ha intervistato. Continua a leggere

L’astrofisico John ZuHone: «la fede cristiana ama la ragione e la scienza»

ZuHone John

Ci sono piaciute molto le riflessioni dell’astrofisico americano John ZuHone, docente presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) e presso il NASA Goddard Space Flight Center, abbiamo così voluto condividerle.

Intervistato da un giornalista dell’Huffington Post ha infatti parlato della sua esperienza come scienziato e come cristiano: «Sono un astrofisico della NASA e anche un seguace di Gesù Cristo. Per quasi tutta la mia vita sono stato sia affascinato dalla scienza, sia un credente in Dio»«La fede cristiana», ha continuato ZuHone, «ha una grande considerazione per la ragione, la ricerca e la scienza. San Paolo, ad esempio, dice: “Esaminate ogni cosa e trattenete ciò che vale” (1 Tes 5,21). Il Salmista dice: “I cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. Non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono” (Salmo 19)». Continua a leggere

Pasteur e Lejeune: due aneddoti

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di Francesco Agnoli
 
21 marzo, giornata mondiale sulla sindrome di down. Impossibile non ricordare il servo di Dio e padre della citogenetica Jérôme Lejeune. Questo gigante della medicina e della scienza, cui l’editore Cantagalli ha dedicato ben 4 libri (due biografie e due raccolte di suoi scritti), era un grande ammiratore di Pasteur, il massimo scienziato francese dell’Ottocento, padre della microbiologia, fervente cattolico in epoca di trionfo della filosofia materialista, scopritore, tra l’altro, del vaccino antirabbico che salvò la vita di tante persone. La medicina, affermava Lejeune, richiamandosi all’illustre collega, non può che fondarsi sulla cura, e rinnegare il principio per cui è bene “eliminare il paziente, per sradicare il male”. Continua a leggere

Il Papa e il Global Warming

Enciclica-2

Da parte dei critici della teoria dell’AGW si afferma che l’enciclica “Laudato si’ ” possa essere un errore e si propone un parallelismo con il caso Galilei.

Ma non è così, ed ecco perché.

L’accostamento tra il caso Galilei e la posizione assunta da Bergoglio nell’enciclica “Laudato si’ ” è stata avanzata dal noto ed autorevole sito sui cambiamenti climatici WUWT che ha segnalato la cosa anche via Twitter: Continua a leggere

Un pianeta gemello? Sì, come gli altri 100 miliardi

La Terra e il suo pianeta gemello Kepler 425b

di Marco Respinti

«Scoperto Kepler 186f: è un gemello della Terra fuori dal sistema solare». È la notizia di ieri? No, è la notizia che la Repubblica(clicca qui) dava più di un anno fa, esattamente il 17 aprile 2014. La notizia che la Repubblica (clicca qui) dava il 23 luglio 2015 è però identica: «Scoperta Terra con un proprio sole in una zona “abitabile” dell’Universo». È Kepler 425b. Stesso titolo, pianeta diverso, consueto clamore per il rinvenimento di un pianeta “unico”… come tanti altri. Nel febbraio 2014 erano infatti già 715, orbitanti attorno a 305 stelle (clicca qui), gli esopianeti (quelli cioè non appartenenti al nostro sistema solare) individuati dal telescopio spaziale della Missione Kepler, lanciata della Nasa il 7 marzo 2009 per cercare pianeti simili alla Terra attratti da stelle diverse dal Sole. Continua a leggere

Ora lo dice anche la scienza: è tutta una questione di cervello

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Uomini e donne sono diversi

Mentre al giorno d’oggi combattiamo affinché le differenze tra i due sessi, veicolati da stereotipi coriacei, non ci siano più, alcuni recenti studi tendono a dimostrare che gli uomini e le donne, non hanno, di fatto, le stesse capacità e gli stessi comportamenti perché i loro cervelli sono “cablati” in modo differente e funzionano con connessioni neuronali diverse. Se continua a vigere il mito secondo cui le donne sono brave nel multitasking, ovvero nel fare più cose assieme, al contrario degli uomini, molto probabilmente è proprio così. Non si tratta di una semplice osservazione sociologica, bensì di uno studio scientifico che validerebbe alcuni stereotipi che tendono a distinguere i due sessi, attribuendo loro qualità diverse. Alcuni esperti dell’Università della Pennsylvania hanno voluto spiegare le eventuali differenze di comportamento tra uomo e donna, sfruttando una tecnica di risonanza magnetica, la diagnostica per immagini che segue le molecole d’acqua nel tessuto biologico, al fine di osservare in profondità la struttura biologica del cervello maschile e quello femminile. Sono stati scansionati i cervelli di 949 persone con buona salute mentale (521 donne e 428 uomini), di età compresa tra i 9 e i 22 anni. Continua a leggere

Baima Bollone: dopo una vita di studi, sono convinto che la Sindone sia vera. Lo direi anche se fossi ateo

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di Maurizio Ternavasio

Una vita intera per la Sindone. Sin da quando, da bambino, i genitori gli parlavano del Sacro Lino. Lui li ascoltava e ne rimaneva affascinato, non potendo certo immaginare che, dopo che nel 1969 una commissione di esperti nominata dall’arcivescovo di Torino aveva ipotizzato la presenza di tracce di siero, sarebbe stato il primo patologo al mondo in grado di analizzarle.


Professor Pierluigi Baima Bollone, come è avvenuta la scoperta di microtracce di materia nel tessuto?

«Analizzando nel ’78 dodici fili sottratti al lenzuolo, e una microcrosta di pochi millesimi di millimetri, prelevata con una équipe di scienziati svizzeri. Ma l’idea era stata mia. Così ho scoperto che si trattava di sangue umano, con tanto di gruppo sanguigno. E poi, con l’aiuto di alcuni specialisti di dna, anche alcune delle sue caratteristiche». Continua a leggere

Una lezione su fisica, musica, filosofia..di Fabiola Giannotti

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di Francesco Agnoli
 
C’è qualcosa in comune, tra una poesia e un trattato di fisica? Tra la musica di un violino e l’osservare il cielo con un cannocchiale? Tra una statua classica, come il discobolo, con tutti i suoi muscoli armoniosamente tesi, l’armonia di un canto polifonico e le scienza sperimentale? Tra una preghiera al cielo, e la passione per le stelle?

Certamente. Tutti ricordiamo che Pitagora era, anzitutto, un filosofo e un teologo, ma nel contempo un matematico e un amante della musica.
Chi abbia creduto e dichiarato, ignorando la storia della scienza, che vi sia un contrasto tra la scienza sperimentale moderna e la teologia, la filosofia, e l’arte in generale, non è facile poterlo dire. Ma penso che siano stati i filosofi mediocri, gli scienziati mediocri, gli artisti mediocri. Cifra della mediocrità è capire un qualcosa di qualcosa, senza sapere né pensare dove metterlo; è il credere di aver capito, perché si è ridotto il campo di indagine a tal punto da divenire miopi. Continua a leggere

Madre del Cielo. Quelle icone di Maria che accompagnano Samantha Cristoforetti nello spazio

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di Orlando Sacchelli
 
Dalla Stazione spaziale internazionale arrivano le immagini che ritraggono Samantha Cristoforetti impegnata nella sua nuova missione. Nel cuore della notte ha scritto la sua prima “pagina” del diario che l’accompagnerà nel viaggio, dicendo che «servirebbero giorni per comprendere tutto quello che è successo». La 37enne italiana (astronauta di Asi ed Esa e capitano dell’Aeronautica militare) elenca tutti i momenti poco prima del lancio della navicella spaziale Soyuz, fino all’arrivo alla Stazione spaziale. Cose normalissime che si fanno prima di un viaggio: «Salutare la mia famiglia, vestirmi per il lancio, arrivare alla rampa di lancio, salire a bordo con l’ascensore, allacciarsi le cinture… e poi il lancio, la cavalcata verso l’orbita, un brusco spegnimento dei motori e la sensazione del mio corpo di volare via dal seggiolino». Continua a leggere

La dottoressa nella bufera perché non prescrive la pillola del giorno dopo: «Se serve a far sapere che quel farmaco è abortivo, ben venga»

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Intervista a Rita Polo, denunciata alla stampa per non aver dato il Norlevo a una giovane in pronto soccorso: «È una questione di onestà scientifica e poi umana»
 
Dopo il caso dell’infermiera di Voghera che ha deciso di dimettersi in seguito alla bufera mediatica scoppiata per il suo tentativo (riuscito) di convincere due ragazze a non fare ricorso alla cosiddetta pillola del giorno dopo, è toccato alla dottoressa Rita Polo, 51 anni, subire la gogna per lo stesso motivo. Medico di turno al pronto soccorso di Noventa Vicentina (Ulss 6 Vicenza), l’11 ottobre scorso la Polo si è rifiutata di prescrivere il Levonorgestrel (Norlevo) a una giovane che si è rivolta a lei dopo un rapporto non protetto con il fidanzato. E nonostante lo sdegno e le accuse comparse sulla stampa, la dottoressa ribadisce le sue convinzioni, senza vittimismi e senza timore. «Se sono preoccupata? Direi di no», spiega con grande pacatezza e tranquillità a tempi.it. «Anzi, se tutto questo serve a chiarire la verità su quella pillola, che è abortiva, ben venga. Lo scopo del mio lavoro è curare e salvare vite. Ho fatto il medico per questo». Continua a leggere

La fecondazione artificiale e l’eterologa: le ragioni di un no

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La fecondazione eterologa è un altro passo verso la “medicina dei desideri”. Se i desideri tecnoesaudibili degli adulti li facciamo diventare diritti, il “diritto ad un figlio” non accetterà limitazioni. E’ in corso una normalizzazione culturale per far accettare all’opinione pubblica pratiche che scardinano il significato del procreare umano. Le “leggi di natura” non sono un concetto superato di stampo cattolico. Nelle tecniche di fecondazione artificiale il gesto coniugale è sostituito da quello di un biologo: la scienza tenta di sostituirsi al Creatore, dimenticando il rispetto per i più piccoli.

L’infertilità è diventata un problema sociale: una coppia su quattro non riesce ad avere figli, e soffre. La Chiesa ci insegna però che un fine buono va raggiunto con un mezzo buono. Spostando il concepimento fuori dal grembo della donna, la fecondazione artificiale ha scardinato la procreazione dal rapporto sessuale, approfondendo una scissione che era stata avviata in senso opposto con la contraccezione. Continua a leggere

L’embrione non è umano?

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di Renzo Puccetti
 
La giornalista Maria Luisa Mastrogiovanni ha vergato sul giornale on line da lei stessa fondato un veemente attacco contro il progetto che prevede anche nel Salento, così come già avviene in altre parti d’Italia, la possibilità di dare sepoltura ai bambini abortiti, volontariamente o meno, piuttosto che mandarli all’inceneritore.

Lo ha fatto con parole di una insensibilità tale da sollevare la protesta indignata di migliaia di persone sui social network a partire proprio da quelle donne di cui la giornalista sembra volersi accreditare come paladina. Continua a leggere

Trapianto di midollo, genitori sempre donatori

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Con una tecnica messa a punto dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma i genitori di bambini con malattie per cui serve un trapianto di midollo diventano compatibili e possono salvare i figli. Il metodo ha già salvato un centinaio di bimbi con tumori del sangue e malattie rare , è stato presentato oggi a Roma e pubblicato sulla rivista Blood. La tecnica, hanno spiegato gli esperti, consiste nel ‘ripulirè le cellule del donatore, che può essere indifferentemente uno dei due genitori, eliminando solo quelle ‘cattivè che causano le principali complicazioni di questo intervento. Allo stesso tempo rimane una grande quantità di cellule immunitarie ‘buonè, che difendono il bambino dalle infezioni nel periodo successivo all’intervento.

“Con questa tecnica – ha spiegato Franco Locatelli, responsabile di Oncoematologia del Bambino Gesù – possiamo offrire la speranza di un trapianto per tutti e per tutte queste malattie. Nonostante i registri donatori e le banche di sangue cordonale, infatti, solo il 30-40% dei pazienti non trova un donatore”. Continua a leggere

Il comico norvegese che ha fatto chiudere il Nordic Gender Institute

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Il documentario sul “paradosso norvegese” racconta la debolezza della teoria gender davanti alle evidenze della natura umana.
 
La bellezza salverà il mondo ma anche l’ironia ha il suo posto in questo arduo compito. Un esempio?
Il comico norvegese Harald Eia ha girato un documentario (mandato in onda nel 2010) che ebbe l’effetto di sospendere i finanziamenti statali al centro Nordic Gender Institute.

Il centro, come scrive Tempi il 30 maggio, sosteneva la “teoria gender” secondo cui donne e uomini sono diversi solo dal punto di vista fisico, mentre le differenze di attitudini, comportamenti e inclinazioni sarebbero il frutto di un’imposizione sociale e culturale da eliminare. Continua a leggere

Per la scienza l’embrione è “uno di noi”

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Un Manifesto scientifico presentato alla Commissione europea ribadisce che l’embrione è un essere umano e dunque non può essere oggetto di sperimentazioni

Roma, 31 Maggio 2014 (Zenit.org)

Alla Commissione europea va riconosciuta una eccezionale tempestività. Il verdetto con il quale ha deciso che la petizione Uno di Noi non dovesse arrivare con proposta legislativa in Europarlamento, è stato emesso appena due giorni dopo la pubblicazione di un Manifesto scientifico che raccoglie e accredita i contenuti della campagna di Uno di Noi.

Il Manifesto, preparato in prima bozza in Italia diversi mesi fa e sistemato da alcuni esperti di importanti Fondazioni e università internazionali, è stato tradotto in tutte le lingue parlate nell’Unione europea e presentato alla Commissione. Continua a leggere