Scuole paritarie, si apre uno spiraglio

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di Anna Monia Alfieri*

Novità per le scuole paritarie del nostro Paese? Si può finalmente sperare di toglierle dall’emarginazione che le caratterizza? Sono scuole dichiarate pubbliche e, appunto, “paritarie” alle scuole statali dalla Legge 62/2000, ma i genitori che le scelgono sono costretti a versare una retta scolastica. Tutto ciò nonostante la Costituzione riconosca il diritto alla libertà di scelta educativa da parte delle famiglie (art. 30) e la libertà d’insegnamento (art. 33). L’Europa ha sollecitato l’Italia a dare attuazione al dettato costituzionale con due risoluzioni, rispettivamente del 1984 e del 2012. Fino ad oggi inutilmente.

Ma ora vi sono novità. Vengono dalla bozza del decreto per l’esenzione dall’IMU degli enti non commerciali e dalle dichiarazioni del nuovo presidente del Consiglio Renzi nonché del ministro all’Istruzione Stefania Giannini. Continua a leggere

Istruzione, un costo standard dello studente

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di Marianna Ninni

 «Fondamentale garantire la libertà di scelta educativa» sono le parole della neo Ministro all’Istruzione Stefania Giannini che in diversi recenti interventi rilasciati alla stampa ha sottolineato alcuni degli aspetti su cui è importante intervenire per riassestare un sistema, quello educativo, da troppo tempo abbandonato a se stesso.

Investire nella ricerca, affrontare l’emergenza dell’edilizia scolastica, agire sulla valutazione per riconoscere il merito, riconoscere piena dignità alla scuola paritaria ci paiono sicuramente dei buoni punti di partenza purché non si resti incastrati nella retorica delle belle intenzioni che restano solo tali. Perché per migliorare il sistema scolastico italiano c’è bisogno di far sì che le idee si concretizzino in comportamenti in grado di apportare dei reali cambiamenti e favorire la convivenza di due realtà che fino ad oggi appaiono solo in contrasto e perenne competizione.  Continua a leggere

Riforma scuola, tre punti per iniziare

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di Marco Lepore

Durante il suo discorso al Senato, il  nuovo presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha inaspettatamente posto la scuola fra le priorità del Governo. L’ha definita: «Strumento fondamentale per la rinascita del nostro Paese». E ha parlato del «compito struggente e devastante di essere collaboratore della creazione di una libertà, della famiglia e delle agenzie educative».

Non possiamo che condividere tali parole ed esserne lieti; occorre però – come ha giustamente precisato Robi Ronza nel suo articolo “Sfidare Renzi sulla questione educativa” – che il neo-premier tenga presente che i valori e gli obiettivi da lui indicati sono impraticabili e irraggiungibili nel quadro del nostro attuale sistema di istruzione, caratterizzato dal monopolio statale e volto ad a ostacolare la realizzazione di una effettiva libertà di scelta educativa (unico paese nel contesto europeo, insieme alla Grecia).  Continua a leggere