Con la sentenza della Consulta avanza la “cultura dello scarto”

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Roma 11nov2015 –  Con la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 pubblicata oggi, la ‘cultura dello scarto’ compie un altro passo avanti in Italia. Inserendo definitivamente i principi dell’eugenetica nell’ordinamento italiano, sarà dunque possibile eliminare gli embrioni portatori di malattie genetiche.

L’embrione è ormai ridotto a un bene di consumo, da usare e gettare se difettoso. Il prossimo passo sarà la produzione di esseri umani allo stadio embrionale per la riparazione di soggetti adulti malati, non identificati sufficientemente in tempo per non farli nascere. Continua a leggere

Ecco pronto il figlio «à la carte»

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di Alfredo Mantovano
 
Per il governo la selezione genetica è cosa buona e giusta. Detta così, sembra una follia, e certamente lo è; ma è una follia conforme a verità. Un passo indietro: nel 2004 il Parlamento approva la legge 40 sulla fecondazione artificiale e, fra le tutele per il concepito, inserisce il divieto della diagnosi pre-impianto. Con ciò vuole impedire che il figlio sia oggetto di una ordinazione à la carte, e quindi che sia soppresso un essere umano pur in origine fortemente voluto, se emerge il rischio anche remoto di anomalie o malformazioni. La scelta della Camera e del Senato è condivisa dagli italiani: costoro, un anno dopo, chiamati alle urne dal referendum abrogativo di quella legge promosso dai Radicali, rispondono che invece essa va bene, e per intero; uno dei quesiti referendari punta esattamente a permettere la selezione degli embrioni, una volta formati, e viene bocciato come gli altri. Continua a leggere

Diagnosi preimpianto, il giudice autorizza la selezione fra embrioni

Un altro colpo alla Legge 40 (procreazione medicalmente assistita): giudice autorizza diagnosi preimpianto. Una coppia affetta da anomalia genetica ha ottenuto il ricorso all’esame di laboratorio per scegliere il figlio sano tra quelli concepiti in provetta. Una soluzione eugenetica, oggi vietata.

Il Tribunale di Cagliari ha autorizzato una coppia, lei malata di talassemia e lui portatore sano, ad eseguire la diagnosi preimpianto in un ospedale pubblico. È la prima volta, da quando è entrata in vigore la legge nel 2005, che tale “diritto” viene riconosciuto. Continua a leggere