Cari cattolici, dobbiamo rassegnarci ad avere anche noi i nostri Alfie?

Tutto quello che non torna nella sentenza che cita papa Francesco e nella legge italiana sul biotestamento
 
di Assuntina Morresi
 
Isaiah – un anno appena compiuto – ha respirato per sette ore, dopo che gli hanno sospeso la ventilazione artificiale, e poi è morto. Era un gravissimo cerebroleso, non malato: di suo era sano, ma qualcosa non ha funzionato nell’ospedale inglese durante il parto e lui e sua madre hanno rischiato di morire. I medici prima lo hanno salvato, poi hanno deciso che in quelle condizioni il massimo interesse per lui era morire, a prescindere dalla richiesta dei genitori, che invece volevano continuare a prendersi cura di loro figlio: per loro Isaiah andava bene anche così, anche se non poteva ridere e giocare e gattonare e mangiare e bere e sporcarsi e fare i capricci come tutti gli altri bambini. La Corte Europea dei diritti umani a Strasburgo aveva però respinto il ricorso dei genitori, che si opponevano al King’s College di Londra, dove Isaiah era ricoverato e dove è morto.

Per Alfie – 21 mesi – si prospetta lo stesso percorso, anche se la sua storia è totalmente diversa: lui ha una malattia sconosciuta, sicuramente neurodegenerativa, sicuramente letale – cioè è destinato a morire a breve, anche se non si sa quando – che nessuno è riuscito a diagnosticare con precisione, e per cui l’unico nome proposto è “la malattia di Alfie”. Anche di lui i medici dell’ospedale inglese in cui è ricoverato, l’Alder Hey Children’s Hospital, pensano che sia meglio morire; anche per lui hanno proposto ai suoi genitori di sospendere i sostegni vitali – respirazione, alimentazione, idratazione; anche i suoi genitori, giovanissimi, si sono opposti. Ma anche per lui il contenzioso legale, ancora in corso, sta andando nella stessa direzione di quello di Isaiah, e di quello, prima ancora, di Charlie Gard, e di quello della ragazzina francese Inès, e di chissà quante altre persone con “scarsa qualità di vita”. Continua a leggere

Scuole paritarie uguali alle statali. Sentenza su mobilità, “svolgono entrambe servizio pubblico”

Le scuole paritarie svolgono la stessa funzione di quelle statali: nuova sentenza sulla Mobilità, “entrambe svolgono un ruolo pubblico”. La differenza con le scuole private
  
Le sentenze confermano la legge, la legge conferma la realtà: sul fronte dell’eterno rapporto-scontro tra scuole paritarie e scuole pubbliche arriva un’altra sentenza, questa volta dal Tribunale dell’Aquila, che ribadisce una volta di più la norma in Costituzione. Ed elimina ancora il possibile “dubbio” sorto dalla profonda differenza tra scuole private e paritarie: solo le seconde infatti hanno ruolo pubblico e validità per l’appunto “paritaria” con quelle statali. Ma veniamo ai fatti: il Tribunale abruzzese interviene in favore di una ricorrente che non le erano stati riconosciuti gli anni di lavoro presso una scuola paritaria per quanto riguarda le operazioni mobilità. In particolare, una docente di una scuola dell’infanzia, aveva rivendicato il riconoscimento di 15 anni svolti nella scuola paritaria (per un totale di 90 punti in graduatoria), e in questo modo sarebbe riuscita a scavalcare nelle graduatorie diversi colleghi ad Avezzano. Il problema è che i suddetti colleghi hanno ricevuto il trasferimento desiderato, e lei invece no: da qui il ricorso, con la sentenza del Giudice del Lavoro che ha ribadito la legge e ha dato ragione alla docente. «La L. 62 del 2000 ha affermato che il sistema nazionale di istruzione ‘…è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali” e che le suddette scuole paritarie svolgono un servizio pubblico», si legge nella sentenza riportata da La Tecnica della Scuola. Continua a leggere

Embrione umano, il diritto riaffermato

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La sentenza della Corte di Strasburgo: embrione umano, il diritto riaffermato

di Francesco Ognibene
(Avvenire, 28 agosto 2015)
 
La vita umana non è un oggetto. È talmente facile a constatarsi che è capace di osservarlo anche un bambino. Anzi, uno sguardo privo delle complicazioni adulte – filosofiche o giuridiche – riconosce a prima vista quel che un essere umano è, sin da quando inizia a pulsare in lui la vita. E rifiuta d’istinto ogni contraffazione che induca a dire qualcosa di diverso da quanto l’esperienza detta ai sensi e all’intelletto.

La realtà s’impone a chi non ha scelto di voltare la testa dall’altra parte. Ma non sempre riesce a spuntarla quando s’intromettono talune sofisticate costruzioni di legge, non più scudo del più fragile ma strumento di sopraffazione, che sotto la tutela di argomenti nobili (autodeterminazione, libertà, diritti individuali) depistano l’osservazione dei fatti fino a rovesciarne la stessa percezione. E a depredare la persona della sua dignità nativa volgendola in una cosa consegnata nelle mani del più astuto. Continua a leggere

Il giudice: gay e nozze, non c’è discriminazione

tribpes350OK_300 Il tribunale di Pesaro (presidente Mario Perfetti, giudici Carla Fazzini e Davide Storti, relatore) ha firmato il decreto di annullamento della trascrizione nel registro civile del Comune di Fano del matrimonio celebrato nel 2008 nei Paesi Bassi dal fanese Fausto Schermi, 58 anni, ex dirigente comunale, e dal compagno olandese Elwin van Dijk, 56enne, educatore. Fausto e Elwin avevano ufficializzato il loro contratto matrimoniale il 30 maggio a Fano, con una cerimonia civile davanti al sindaco Stefano Aguzzi, che aveva deciso di trascrivere l’atto malgrado il parere contrario dei suoi funzionari.

Il procuratore della Repubblica di Pesaro Manfredi Palumbo aveva impugnato la trascrizione chiedendo al Tribunale di annullarla per manifesta nullità in quanto la legge italiana non prevede nozze tra persone di sesso uguale. Scrivono i giudici nel decreto: «Il matrimonio contratto all’estero tra soggetti dello stesso sesso non può essere qualificato come matrimonio per l’ordinamento italiano mancando uno dei requisiti essenziali (una legge del nostro ordinamento che lo preveda, ndr) e quindi non può produrre effetti giuridici così come stabilito da sentenza della Cassazione civile n.4184/2012. Continua a leggere

Dolan: «La Corte Suprema si è sbagliata. Le legge deve rispettare la verità»

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[Dal sito Tempi.it]
 
Pubblichiamo una nostra traduzione del comunicato emesso ieri dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti con le dichiarazioni del presidente, il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Dolan, in merito alla sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato incostituzionale parte del “Defense of Marriage Act”, estendendo alle coppie omosessuali sposate negli stati che riconoscono il matrimonio gay di godere in tutto il suolo federale degli stessi benefici delle coppie tradizionali. Continua a leggere

Diagnosi preimpianto, il giudice autorizza la selezione fra embrioni

Un altro colpo alla Legge 40 (procreazione medicalmente assistita): giudice autorizza diagnosi preimpianto. Una coppia affetta da anomalia genetica ha ottenuto il ricorso all’esame di laboratorio per scegliere il figlio sano tra quelli concepiti in provetta. Una soluzione eugenetica, oggi vietata.

Il Tribunale di Cagliari ha autorizzato una coppia, lei malata di talassemia e lui portatore sano, ad eseguire la diagnosi preimpianto in un ospedale pubblico. È la prima volta, da quando è entrata in vigore la legge nel 2005, che tale “diritto” viene riconosciuto. Continua a leggere

I giudici di Eluana colpiscono ancora

[Tratto da Il Sussidiario.net il 13 novembre 2012]

“Se non sei stato concepito sano, per il tuo bene è meglio morire”, ha disposto la Corte di Cassazione.
E stavolta il fantomatico diritto a nascere solamente sani viene attribuito alla madre, piuttosto che al padre, la quale per il “bene del proprio bambino” decide di abortire o, meglio, di non mettere al mondo una persona che – secondo la Suprema corte – sarebbe costretta a una vita infelice e carica di sofferenze. Tanto che, non essendo riusciti ad eliminarla per tempo, la vita di un down va risarcita. Un’affermazione difficile da spiegare, ma ancor più da capire, specie per chi vive una disabilità e magari dai risvolti anche più pesanti. Continua a leggere