Il significato della croce nel mistero della liturgia in un cortometraggio (VIDEO)

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Per preparare ragazzi, giovani e meno giovani alla celebrazione della Passione del Signore e alla Settimana Santa, vi consiglio questo video, un filmato che ha vinto il premio di miglior cortometraggio religioso del 2012. Potremmo descriverlo come una parabola: dalla noia alla partecipazione attiva nella liturgia.
L’esperienza liturgica e l’ascolto “partecipativo” della Parola di Dio ti rendono davvero contemporaneo alla vicenda della morte e risurrezione del Signore, e quando ricevi la comunione Cristo compie di nuovo in te l’opera della salvezza realizzata una volta per sempre sulla croce. Il linguaggio cinematografico comunica questo in maniera immediata ed emotivamente convincente. Si può “predicare” anche così: e questo coinvolgente sermone dura solo 5 minuti! Continua a leggere

“Non limitiamoci a commemorare la Passione del Signore, entriamo nel Mistero facendo nostri i sentimenti di Gesù”.

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Papa Francesco ha svolto la catechesi nell’Udienza Generale di oggi, 1 aprile 2015 in piazza San Pietro, parlando dell’imminente celebrazione del Triduo pasquale, culmine dell’anno liturgico e anche culmine della nostra vita cristiana. In particolare, soffermandosi sul Venerdì Santo, e su quella frase pronunciata da Gesù sulla croce: “tutto è compiuto”, il Santo Padre ha sottolineato che tutti noi, alla fine della nostra vita terrena, con i nostri sbagli, i nostri peccati, ma anche con le nostre opere buone e il nostro amore, diremo al Signore, come Gesù, “è compiuto”; con i nostri limiti, secondo le nostre possibilità, ma “è compiuto”. Continua a leggere

Papa Francesco: Non c’è umiltà senza umiliazione

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Una folla a piazza San Pietro per la domenica delle Palme
 
“Al centro di questa celebrazione, che appare tanto festosa, c’è la parola che abbiamo ascoltato nell’inno della Lettera ai Filippesi: «Umiliò sé stesso».” E’ l’umiltà, e l’umiliazione che sempre ne consegue, al centro dell’omelia di Papa Francesco, oggi, alla domenica delle palme che ha visto una grande folla gremire piazza San Pietro per ascoltare le parole del Pontefice e assistere alla grande, solenne processione. “Questa parola ci svela lo stile di Dio e, di conseguenza, quello che deve essere del cristiano: l’umiltà. Uno stile che non finirà mai di sorprenderci e di metterci in crisi: a un Dio umile non ci si abitua mai! Umiliarsi è prima di tutto lo stile di Dio: Dio si umilia per camminare con il suo popolo, per sopportare le sue infedeltà. Lo si vede bene leggendo la storia dell’Esodo: che umiliazione per il Signore ascoltare tutte quelle mormorazioni, quelle lamentele! Erano rivolte contro Mosè, ma in fondo andavano contro di Lui, il loro Padre, che li aveva fatti uscire dalla condizione di schiavitù e li guidava nel cammino attraverso il deserto fino alla terra della libertà. Continua a leggere

Triduo pasquale: Venerdì Santo

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Estratto dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI (19 marzo 2008)
 
Cari fratelli e sorelle,

[…] Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano. […]

Venerdì Santo: è la giornata che fa memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù. In questo giorno la liturgia della Chiesa non prevede la celebrazione della Santa Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande mistero del male e del peccato che opprimono l’umanità, per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio e aiutata da commoventi gesti liturgici, le sofferenze del Signore che espiano questo male. Continua a leggere

Guardare in faccia Cristo

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«Adesso c’è la Settimana Santa; se uno il Giovedì Santo, il Venerdì Santo, il Sabato Santo, la Pasqua, in questi quattro giorni va dentro senza guardare in faccia Cristo e basta, ma con la preoccupazione dei peccati o della perfezione oppure delle cose da meditarci su, viene fuori stanco e riprende le cose come prima. Guardare in faccia Cristo, invece, cambia. Ma perché cambi, bisogna guardargli in faccia veramente, col desiderio del bene, col desiderio della verità: “Di tutto sono capace Signore, se sto con te che sei la mia forza”; è un tu che domina, non delle cose da rispettare»

(Luigi Giussani, «Si può vivere così», pag. 237)

 

Triduo pasquale: Giovedì Santo 

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Estratto dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI (19 marzo 2008)
 
Cari fratelli e sorelle,

siamo giunti al Triduo Pasquale. Questi tre giorni vengono comunemente chiamati “santi”perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore ed il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa. Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano. Continua a leggere

Pasqua. La Resurrezione non è una fiaba

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Nell’udienza generale del 16 aprile 2014, interrompendo le catechesi del mercoledì sui doni dello Spirito Santo, Papa Francesco ha proposto una meditazione sulla Pasqua e sul mistero del dolore e del male.

Per vivere bene la Settimana Santa, ha esordito il Papa, dobbiamo tenere di frontr agli occhi le sofferenze di Gesù. La liturgia ci presenta «il racconto del tradimento di Giuda, che si reca dai capi del Sinedrio per mercanteggiare e consegnare ad essi il suo Maestro. “Quanto mi date se io ve lo consegno”. Gesù da quel momento ha un prezzo (…) Gesù, come se fosse nel mercato: “Questo costa 30 denari…”. E Gesù percorre questa via dell’umiliazione e della spogliazione fino in fondo». Al fondo c’è «la completa umiliazione con la “morte di croce”. Si tratta della morte peggiore, quella che era riservata agli schiavi e ai delinquenti. Gesù era considerato un profeta, ma muore come un delinquente». Continua a leggere