Scuola, diritto grande assente dalla manovra “del popolo”

(lanuovabq.it, 2.01.18)
 
Il grande assente di questa manovra finanziaria è il diritto. Non è bastato assistere impotenti e basiti alla grande compressione del ruolo del Parlamento e alla più totale mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali, come ha sapientemente ricordato il Presidente Mattarella. Semplicemente impossibili Democrazia e Libertà senza la corresponsabilità di tutti.

Vi sono numerosi motivi che ci inducono ad affrontare con fiducia l’anno che verrà. Per essere all’altezza del compito dobbiamo andare incontro ai problemi con parole di verità, senza nasconderci carenze, condizionamenti, errori, approssimazioni” ha detto il Presidente alla Nazione, con un focus ancor più diretto a certi entusiasmi politici da campagna elettorale.

La manovra finanziaria licenziata dal Governo in fretta e furia viene presentata sul piedistallo della semplificazione. Qui non è questione di semplificazione, bensì di discriminazione.

Non una parola è stata spesa nella manovra per dire come si intende eliminare la discriminazione perpetuata contro i genitori italiani che hanno la responsabilità educativa sui figli ai sensi dell’Art. 26 della dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. La manovra non risponde a quei genitori che, dopo aver pagato le tasse, se scelgono una buona scuola pubblica paritaria – parte del sistema nazionale di istruzione, per legge – devono pagare due volte, con le tasse prima e la retta poi. Il governo del popolo riconosce i diritti di tutti, compresi i riders delle pizze, ma non dei genitori. Questi ultimi, se in difficoltà economica, si sentono rispondere, da parte di onorevoli bicolore che pagano la scuola pubblica paritaria con il lauto stipendio ricevuto da quegli stessi genitori: “Ma per il povero c’è la scuola statale”.

Come dire: “Accontentati: tu, povero, puoi far operare tuo figlio di tonsille in un ospedale pubblico convenzionato di eccellenza, ma non puoi farlo educare in una scuola pubblica convenzionata di eccellenza, perché del tuo legittimo diritto non mi importa. E neppure mi importa che in tutta Europa tale diritto è garantito. Bèccati la scuola pubblica statale, come è, è”. Impossibile che la scuola sia un ascensore sociale perchè serve che sia un ammortizzatore sociale, per sistemare la maestra della primaria che non sa fare la divisione in sillabe, o il docente di sostegno che, dopo quattro ore di viaggio quotidiane per arrivare a scuola, si addormenta sul banco del proprio alunno disabile. Tutto vero.

Ma quanto costa questa libertà negata? Sono 304 le scuole pubbliche paritarie chiuse nell’ultimo anno e 24.713 gli alunni in meno rispetto allo scorso anno. Da notare: si tratta di alunni che allo Stato non costavano quasi nulla (50 euro l’anno pro capite) e che ora, dovendo cercare verosimilmente una sistemazione in scuole statali limitrofe alle paritarie “defunte”, verranno a costare allo Stato circa 10.000 euro annui pro capite. Lo dicono i laicissimi economisti di Civicum con Deloitte. Meglio: se tutte le scuole pubbliche paritarie “defungessero”, lo Stato avrebbe una spesa annua in più di 6 miliardi di euro. Un affarone per le finanze pubbliche! Continua a leggere

Quante volte lo dovremo ripetere che la dote scuola non è un privilegio concesso alle “private”?

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La dote scuola non rappresenta “fondi alle private” bensì un contributo assegnato alle famiglie che esercitano il più naturale dei diritti: la libertà di scelta educativa
 
di Anna Monia Alfieri
 
Con DELIBERAZIONE N° X / 3143 la Regione Lombardia nella Seduta del 18/02/2015 ha deliberato la Dote Scuola per gli allievi che frequentano la scuola pubblica paritaria in Regione Lombardia. Ed ecco puntuali le polemiche incòlte e ideologiche che non mollano la presa sul tentativo di spostare l’intelligenza dalla garanzia di un diritto già ampiamente riconosciuto alla concessione di un privilegio alle cosiddette scuole private. Continua a leggere

Scuola, se è paritaria paga più tasse

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di Marco Masi*

La legge di stabilità 2014 ( legge 147/2013 ) in materia di tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, come noto, ha sostituito la Tarsu con la Tari.

Anche la “nuova” Tari è una tassa che risponde al principio europeo “chi inquina paga” e deve essere commisurata alla quantità e alla qualità dei rifiuti prodotti (art. 1 comma 652 legge 147/2013). Al comma 655 del suo unico articolo, la legge 147/2013 ha confermato una deroga ormai in vigore da alcuni anni (introdotta dall’art. 33 bis del d.l. 248/2007): le istituzioni scolastiche pagano la tassa rifiuti in base al numero degli alunni accolti e non in base ai metri quadri dei locali occupati. Tale criterio permette alle scuole di pagare meno di quanto sarebbe dovuto in base al criterio della superficie occupata (considerando gli ampi spazi che le scuole devono garantire). Continua a leggere