Il bene vince il male

Papa-Giovanni-Paolo-II

Il credente sa che la presenza del male è sempre accompagnata dalla presenza del bene, della grazia. San Paolo ha scritto: “Ma il dono della grazia non è come la caduta; se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini” (Rm 5,15). Queste parole conservano la loro attualità anche ai nostri giorni. La Redenzione continua. Dove cresce il male, lì cresce anche la speranza del bene. Nei nostri tempi il male si è sviluppato a dismisura, servendosi dell’opera di sistemi perversi che hanno praticato su vasta scala la violenza e la sopraffazione. Non parlo qui del male compiuto da singoli uomini per mire personali o mediante iniziative individuali. Il male del XX secolo non è stato un male in edizione piccola, per così dire “artigianale”. E’ stato un male di proporzioni gigantesche, un male che si è avvalso delle strutture statali per compiere la sua opera nefasta, un male eretto a sistema. Continua a leggere

L’ateo militante convertitosi a causa del dolore innocente

Scott Coren

«Chi crede in Dio, deve spiegare l’esistenza del dolore. Ma chi non crede in Dio, deve spiegare tutto il resto», dice una famosa citazione. E’ vero, se l’esistenza del bello e del vero inquieta chi non ha fede, l’esistenza del dolore mette a dura prova la fede. Come può un Dio buono permetterlo?Abbiamo più volte risposto ricordando che Gesù ci ha insegnato che da ogni male, misteriosamente Dio ne trae sempre un bene maggiore. Ce lo ha mostrato tramite la sua stessa vita: la sofferenza della croce, la tortura dell’ingiusta passione che ha subito sono state la circostanza per la sua resurrezione. Un bene infinito ha richiesto un male ingiusto, così «se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16, 24,25). Continua a leggere

Il valore redentivo della sofferenza

Gheddo

Il sacrificio di Cristo sulla Croce ha trasformato la sofferenza in via privilegiata per godere della Misericordia di Dio
 
di Padre Piero Gheddo
 
Sono in ospedale a Milano dal 16 ottobre e dal 23 ottobre nella casa di riposo dei missionari del Pime a Lecco, un quasi ospedale. Sono inciampato in un gradino salendo la scala al mio ufficio al Pime di Milano e ho battuto il torace sulla ringhiera. Nessun osso rotto, ma un mal di schiena molto forte. Alla mia età, 85 anni compiuti a marzo, mi dicono che ogni caduta è grave! E’ una brutta botta che sopporterò a lungo.

Ma, è stata una caduta provvidenziale, il buon Dio voleva fermarmi. Lavoravo troppo e trascuravo la salute. Continua a leggere

Il Signore non abbandonerà mai la sua Chiesa

i fedeli devono prendere coraggio

“I fedeli devono prendere coraggio perché il Signore non abbandonerà mai la sua Chiesa. Pensiamo come il Signore ha placato il mare in tempesta e le sue parole ai discepoli: ‘Perché avete paura, gente di poca fede?’. Se questo periodo di confusione sembra mettere a rischio la loro fede, devono solo impegnarsi con più forza in una vita veramente cattolica. Ma mi rendo conto che vivere di questi tempi dà una grande sofferenza.”

Cardinale Raymond Leo Burke

(fonte: quadrotti.blogspot.it)

Vorrei parlare ai Padri sinodali del 2015 del mio amico Pete

di Padre Robert McTeigue, S.J.
 
Ora che il Sinodo straordinario sulla famiglia è terminato, non vi ritrovate a dire “Vorrei aver potuto dire questo ai Padri sinodali…”? E con il Sinodo ordinario sulla famiglia previsto per il prossimo anno, non vi ritrovate a dire “Spero di poter dire questo al prossimo Sinodo…”?

Ecco su cosa vorrei dire di riflettere ai Padri sinodali, quelli di quest’anno e quelli dell’anno prossimo. Mi piacerebbe parlare loro del mio amico Pete (ho il permesso di raccontare questa storia).

Pete è un vecchio amico, attivo nella sua parrocchia, un uomo generoso che tutti sperano di incontrare. Circa quattro anni fa, dopo 30 anni di matrimonio, la moglie lo ha lasciato. Era devastato. “Padre, non augurerei questo dolore al mio peggior nemico”, mi ha detto. Continua a leggere

La sofferenza, per i cristiani, non è stoicismo

Il Beato Novarese

Il 17 maggio 2014 Papa Francesco ha ricevuto in udienza cinquemila appartenenti ai Silenziosi Operai della Croce e al Centro Volontari della Sofferenza, realtà fondate dal beato Luigi Novarese (1914-1984), sacerdote di Casale Monferrato. A loro ha proposto una meditazione sui modi giusti e sbagliati di accostarsi alla sofferenza in una prospettiva cristiana.

Il Papa è partito dalla parola di Gesù «beati coloro che sono nel pianto». «Con questa parola profetica – ha detto – Gesù si riferisce a una condizione della vita terrena che non manca a nessuno. C’è chi piange perché non ha salute, chi piange perché è solo o incompreso… I motivi della sofferenza sono tanti». Attenzione, però: nel cristianesimo non c’è nessuna esaltazione stoica della sofferenza in quanto tale. Il Pontefice ha sottolineato che «dicendo “beati quelli che sono nel pianto”, Gesù non intende dichiarare felice una condizione sfavorevole e gravosa della vita». Continua a leggere

La lettera di un malato contro l’eutanasia che Napolitano e Renzi hanno ignorato

Lorenzo Moscon

(Tratto da lanuovabq.it)
 
Pubblichiamo la lettera che un giovane – Lorenzo Moscon, malato di triplegia spastica, che lo costringe su una sedia a rotelle – ha inviato lo scorso 24 aprile al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Matteo Renzi. E’ una reazione all’intervento pubblico a favore dell’eutanasia fatto da Napolitano dopo aver ricevuto la lettera di un malato. Questa lettera, che svela l’inganno dell’eutanasia e il vero bisogno che i malati hanno, però non ha ricevuto alcuna risposta, né privata né pubblica.

***

di Lorenzo Moscon
 
Illustrissimi Signori 

Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano 
Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi Continua a leggere