Mississippi, effetto pro life: la legge vieta l’aborto dopo il primo battito fetale

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Sembra proprio una risposta alla legge terrificante approvata nello Stato di New York che rende possibile l’aborto fino all’ultimo giorno di gravidanza. La decisione è del candidato repubblicano Robert Foster, membro della camera bassa dello Stato del Mississippi, che ha dichiarato di voler introdurre una misura che renda vietato l’aborto, non appena il battito del cuore di un feto è individuabile, ovvero tra le sei e le otto settimane di gravidanza, unica eccezione è il caso in cui la mamma sia in pericolo di vita.

Ovviamente le dichiarazioni di Foster hanno suscitato grande scalpore soprattutto tra i vertici di Planned Parenthood, ci riferiamo a Aimee Lewis, responsabile della raccolta fondi per la Parenthood Greater Memphis Region Planned (Ppgmr) che ha parlato di legislazione “estrema” che vieterebbe l’aborto sempre, in quanto «la maggior parte delle donne non sa nemmeno di essere incinta a sei settimane» e dunque, secondo Lewis, non sarebbero mai veramente libere di scegliere. Ma la risposta di Foster non è tardata ad arrivare, il candidato ha infatti sottolineato che caso mai, questo garantirebbe alle giovani donne che aspettano un bambino, di non essere sottoposte sin dall’inizio a continue pressioni per abortire. Spesso, infatti, l’aborto rientra nei programmi politici sotto l’espressione “salute riproduttiva”, come se la gravidanza fosse una malattia e l’unica a dover essere eventualmente “tutelata” (da cosa, poi?) debba essere la madre. Al contrario, ha affermato Foster, la sua intenzione è semplicemente quella di rendere il Mississippi, il posto più sicuro, in America, per un bambino non nato. Continua a leggere

New York, uccide donna incinta ma con la nuova legge il bambino non esiste

Un uomo ha ucciso una donna incinta e il suo bambino di 14 settimane a New York, inizialmente viene accusato anche di aborto di secondo grado ma il procuratore generale rimuove l’accusa in quanto la nuova legge ha tolto l’aborto dal codice penale.
A fine gennaio 2019 il governatore “cattolico” di New York, Andrew M. Cuomoha firmato una delle leggi più permissive sull’aborto nella storia degli Stati Uniti. Il Reproductive Health Act (RHA) permette infatti l’interruzione di gravidanza fino all’ultimo giorno prima della nascita, una notizia che ha fatto il giro del mondo nonostante alcuni giornalisti, come Enrico Mentana, si siano affrettati -con scarsi risultati- a definirla una “bufala”.
 
L’uomo uccide donna incinta, prima accusato anche di aborto poi scagionato grazie al RHA

Una notizia inquietante dimostra che non c’è alcuna bufala e la nuova legge avrà conseguenze tragicamente imprevedibili. Il 3 febbraio scorso nel borgo Queens, a New York, Anthony Hobson ha ucciso con un coltello la sua ex fidanzata Jennifer, incinta alla 14° settimana. L’aggressione ha causato la morte sia della donna che del bambino non ancora nato, per questo l’uomo è stato inizialmente accusato anche di aborto di secondo grado.

Lo ha annunciato il procuratore distrettuale del Queens, Richard A. Brown, in un comunicato stampa. L’accusa però è stata incredibilmente rimossa dopo che alcuni giornalisti e membri della stampa hanno sottolineato che l’aborto non è più considerato un crimine a New York dopo la recente legge, il RHA, la quale consente di interrompere la nascita in qualsiasi momento, rimuovendo l’aborto dal codice penale dello Stato. Continua a leggere

Unplanned, il film sulla storia vera di una convertita alla causa pro life

In primavera uscirà negli Stati Uniti il film Unplanned, basato sulla storia vera di una ex manager della Planned Parenthood, la trentottenne Abby Johnson, che nel 2009 rinunciò al suo lavoro dopo aver visto con i propri occhi la cruda realtà dell’aborto, praticato ai danni di un bambino di 13 settimane. La sua parte sarà interpretata dall’attrice Ashley Bratcher, anche lei con una storia che sa di Provvidenza.
 
Forse il nome di Abby Johnson qui in Italia dice poco o nulla. Ma stiamo parlando di un personaggio che sta scatenando una rivoluzione nel mondo dell’industria abortiva americana. Abby Johnson, classe 1980, era direttrice della clinica della Planned Parenthood a Bryan, in Texas. Poi, nel 2009, l’impatto con la cruda realtà dell’aborto: un bambino indifeso e senza scampo che cerca di sfuggire al suo uccisore in camice bianco.

Si trattava di un aborto monitorato con ultrasuoni cosa che, riferisce Abby nel suo libro Unplanned, uscito nel 2010 e tradotto in italiano cinque anni dopo con il titolo Scartati. La mia vita con l’aborto, “permette al sanitario di vedere esattamente quello che succede all’interno dell’utero”. Una tecnica inventata per diminuire le probabilità di rischio di perforazione della parete dell’utero, ma che ha anche in sé un potenziale “non previsto”: quello di mostrare con chiarezza cosa sia un aborto. E lo aveva mostrato proprio ad Abby, che di aborti ne aveva già avuti due, il secondo, il più doloroso, assumendo la RU-486.

Abby raramente era entrata in sala operatoria durante un aborto e mai lo aveva fatto quando veniva utilizzata questa procedura con gli ultrasuoni, cosa che nella clinica da lei diretta accadeva rarissimamente, perché richiedeva cinque minuti in più rispetto ai dieci “canonici”, rigorosamente calcolati per raggiungere l’obiettivo richiesto dalla Planned Parenthood, e cioè di arrivare a eseguire nella clinica dai 25 ai 35 aborti ogni sabato. Questione di costi di gestione. Continua a leggere

Bruno Serato, lo chef italiano che fa da mangiare per i poveri degli Usa

Ha cominciato nel 2005 cucinando un piatto di pasta a 30 ragazzi indigenti. Oggi, con il suo ristorante a Los Angeles, ne regala migliaia al giorno
 
(Corriere della Sera, 28.01.19)
 
Un italiano comanda alla Casa Bianca. Non è il presidente degli Stati Uniti ma il suo ruolo è ugualmente se non più importante per le migliaia di bambini poveri a cui ogni giorno regala un piatto di pasta ben condita. Si chiama Bruno Serato, ha 62 anni e la sua White House (chiamata così perché assomiglia alla residenza dei presidenti Usa) è un ristorante storico ad Anaheim, la città californiana vicina a Los Angeles dove ha sede il primo parco Disneyland. Dal 2005 a oggi lo chef Serato ha distribuito 3 milioni di pasti caldi a bimbi che altrimenti avrebbero saltato la cena. Non l’ha fermato la crisi economica del 2008 e nemmeno l’incendio che ha distrutto il suo ristorante nel febbraio 2017, costringendolo a restare chiuso per un anno e mezzo. «Quando ti colpisce una tragedia – dice Serato a Buone Notizie – devi fare la cosa che ti piace più di tutto. Per me significa cucinare la pasta per i bambini. Sono stati loro a darmi la forza di superare un inferno non solo di fiamme ma anche psicologico. E ricominciare».

Tutto era iniziato un pomeriggio di 14 anni fa, quando lo chef era andato con sua mamma Caterina a fare il volontario in un centro del Boys and Girls Club, un’organizzazione che assiste minori in difficoltà. «Erano circa le 4 del pomeriggio – racconta Serato – e vediamo un piccolo che sgranocchia delle patatine. Il direttore del centro mi spiega che quella sarà la sua cena, perché vive con i genitori in una stanza di motel, dove non c’è la cucina. Mia mamma Caterina mi ha detto subito: perché non gli prepari tu una pastasciutta? Ma nel centro c’erano altri 20-30 bambini nelle stesse condizioni. Così ho portato spaghetti per tutti. E non ho più smesso!». La crisi economica scoppiata nel 2008 ha aumentato il numero dei bimbi bisognosi: dalla trentina iniziale a 300 e oltre al giorno, distribuiti in vari centri. «Vengono tanti turisti a divertirsi qui a Disneyland, ma chi lavora per loro – spiega lo chef – spesso guadagna una paga minima con cui fa fatica a mantenere una famiglia. Molti vivono nei motel perché non riescono a risparmiare abbastanza per versare la caparra dell’affitto di un appartamento. Quindi non hanno la cucina e i figli spesso saltano la cena». Continua a leggere

L’ospedale ripristina la nutrizione e l’idratazione per David Ruiz

Patricia Adames di 51 anni, ha combattuto instancabilmente per suo figlio David.
La donna ha denunciato tramite i social media la situazione in cui versava David, mostrandolo nella sua magrezza in foto e facendo anche un video in cui, il 24 gennaio, pronunciava queste parole: “Come potete vedere, il suo corpo è emaciato. Il suo corpo si sta letteralmente deteriorando, sta scomparendo davanti a noi perché gli viene negata la nutrizione. Sta morendo di fame in ospedale.”

David Ruiz, padre di tre figli, ha subito un ictus e una successiva lesione cerebrale che lo hanno lasciato in coma il 31 dicembre 2018.
I medici hanno poi dichiarato David cerebralmente morto circa due settimane fa, nonostante abbia contrazioni e riesca a muovere e sollevare le dita quando un familiare gli parla.
Patricia, con la figlia Diana, aveva già programmato di trasferire David in una struttura in grado di fornirgli assistenza a lungo termine.
Tuttavia, dopo quasi tre settimane senza nutrizione e adeguata idratazione, David è diventato troppo fragile per essere trasferito.
L’ospedale St. Joseph di Tucson, Arizona, aveva tolto la nutrizione a David e la maggior parte della sua idratazione il 9 gennaio 2019 adducendo come motivazione che cibo e acqua erano trattamenti medici “futili” a causa della situazione medica di David.

Steadfast Onlus, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani, si è prontamente messa a servizio della famiglia e, in stretto contatto con Patricia e Diana, ha seguito l’evoluzione della vicenda portandola all’attenzione dei media italiani.
La famiglia ci ha avvisati che era riuscita a contattare Bobby Schindler, fondatore della rete Life and Hope Terri Schiavo, con il quale spesso abbiamo collaborato difendendo la vita e la dignità di altri pazienti malati a cui venivano negate le cure come Charlie Gard, Alfie Evans e Payton Summons solo per citarne alcuni.

Ieri, 28 gennaio 2019, Bobby Schindler con il direttore e avvocato della Life Legal Defense Foundation Alexandra Snyder ha avuto un incontro con gli amministratori ospedalieri per discutere riguardo la situazione di David Ruiz in cerca di una mediazione efficace che restituisse a David la dignità che merita. Continua a leggere

Usa, nuovo sacrificio in nome della qualità della vita

Flebo

Il Comunicato di Steadfast Onlus
 
“Nella Giornata della Memoria il silenzioso olocausto dei malati continua. Ci arriva dagli Stati Uniti un drammatico appello della famiglia di un malato che sta venendo lasciato morire di fame e di sete in un ospedale”. Così ieriEmmanuele Di Leo, presidente di Steadfast Onlus, organizzazione impegnata in prima linea per salvare la vita a Charlie Gard, Isaiah Haastrup e Alfie Evans, bambini inglesi morti in ospedale negli ultimi due anni. Di Leo prosegue: “Siamo in diretto contatto con la famiglia e la seguiremo passo passo in collaborazione con la Terri Schiavo Life & Hope Network, il cui presidente Bobby Schindler si recherà sul posto oggi. Abbiamo ricevuto le immagini della situazione attuale di David e abbiamo preferito non mostrarle al pubblico ma vi garantiamo che sono impressionanti e va trovata una soluzione con urgenza. Nuovamente un caso dove il valore della vita viene beffeggiato e una nuova vittima è in procinto di essere sacrificata sull’altare della qualità della vita. Steadfast come per Alfie, Charlie e Isaiah e i tanti bambini e famiglie che sosteniamo ogni giorno, darà tutto il supporto possibile per impedire questo nuovo sacrificio umano”.
 
La testimonianza della sorella

La sorella di David Ruiz II ha descritto così la situazione a Steadfast Onlus: “Il 31 dicembre. 2018, mio fratello David Ruiz II, ha avuto un ictus da anossia. È stato trasportato al pronto soccorso più vicino e poi trasferito in terapia intensiva. È entrato in coma con una grave compromissione neurologica con edema e crisi epilettiche. Il 13 gennaio 2019, è stato dichiarato cerebralmente morto, nonostante la sua reattività verso le voci di mia madre e di altre persone care con spasmi, sollevamento delle dita dei piedi, dei piedi e contrazioni della mano sinistra e delle dita. Più tardi abbiamo saputo che i medici hanno smesso di curarlo, nutrirlo, idratarlo e somministrargli farmaci e siamo stati informati che non se ne sarebbero più occupati. Continua a leggere

Stati Uniti. Abortire fino all’ultimo giorno di gravidanza: a New York ora si può

Una Marcia per la vita a Washington (Lapresse)

Il governatore Andrew Cuomo ha firmato un provvedimento che di fatto toglie ogni limite. Aperta polemica col presidente Trump e il vice Pence, impegnati sul fronte opposto

(Avvenire, 24.01.19)
 
È diventato legge nello Stato di New York un testo, presentato quasi 13 anni fa ma mai approvato, che permette l’aborto oltre la 24esima settimana di gravidanza. La misura, ratificata immediatamente dalla firma del governatore democratico Andrew Cuomo, era stata proposta dai legislatori statali democratici nel 2006, ma non era mai stata votata dal Senato, da allora nelle mani del partito repubblicano.

Una situazione che è cambiata all’inizio del mese, quando si è insediato il nuovo Senato a maggioranza democratica. Il disegno di legge permette dunque alle donne di abortire in qualsiasi momento della gravidanza se la salute della madre rischia di essere compromessa – una definizione molto ampia che comprende anche la salute mentale – o se il feto è gravemente ammalato.

In precedenza, gli aborti dopo la 24esima settimana erano consentiti solo per preservare la vita della madre, se questa era a grave rischio. La legislazione rimuove inoltre qualsiasi riferimento all’aborto dal Codice penale e chiarisce che tutti i professionisti della medicina, e non solo i medici, possono eseguire la procedura.  Continua a leggere