Alle origini della bellezza

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Nel suo primo libro Stefano Chiappalone cerca di svelare che cosa c’è alle origini della bellezza
 
(Zenit.org, 4.06.15)
 
Bello e brutto sono i temi che caratterizzano anche l’epoca moderna.

Tanto è bella e luccicante la modernità tecnologica e frenetica, quanto brutto il nichilismo che alimenta il mal di vivere.

Ma, che cos’è bello e che cos’è brutto? Il relativismo morale ed estetico ha mescolato tutto in una liquidità che è a volte maleodorante.

Dopo aver dibattuto sul tema nel corso di diverse conferenze svolte all’interno del progetto culturale di “Alleanza Cattolica”, Stefano Chiappalone collaboratore di “Radio Maria” e della rivista “La Roccia” ha pensato bene di raccogliere le sue riflessioni nel libro “Alle origini della Bellezza” edito da Cantagalli. Continua a leggere

La fiaba (vera) del Natale

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dal sito Comunità Ambrosiana
 
È salubre l’aria dell’Agrifogliere: molta malvagità deve colpire una terra, prima che essa dimentichi gli Elfi che la abitarono un tempo” (John R.R.Tolkien)
 
Una fioritura inattesa, almeno nel nostro emisfero, alle soglie dell’inverno invade vetrine e finestre che si colorano di tutte le sfumature del verde e del rosso, del bianco e dell’oro: sembra che gli angeli siano passati a spargere ghirlande, candele, pigne e bacche, rametti di abete e di agrifoglio, per scaldare i cuori degli uomini man mano che l’inverno prende il sopravvento, in attesa che il candore della neve giunga a completare l’opera invitando gli uomini ad un gioioso silenzio. Persino chi, come il sottoscritto, soffre un po’ di malinconia natalizia, non può fare a meno di restare incantato di fronte a questa sinfonia di colori che colpisce il cuore, mentre la mente di un trentenne tornato bambino immagina paesaggi nordici, caminetti, calze e cristalli di neve e il gioioso affaccendarsi di elfi che costruiscono gli ultimi giocattoli mentre il buon vecchio barbuto prepara le renne – e come dimenticare Rudolph, la renna dal naso rosso? Continua a leggere

Guardare in alto

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(dal sito Comunità Ambrosiana)
 
Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento” (Papa Francesco)
 

La candida sagoma squadrata del campanile risalta tra l’azzurro del cielo di una serena domenica autunnale e i rami degli alberi che lo velano leggermente, quasi un sipario che la natura stessa offre per inquadrare ancor meglio il piccolo capolavoro innalzato dall’ingegno umano a gloria di Dio – più precisamente “Deo Optimo Maximo et Sancto Mauritio”, come si legge sulla facciata. Nulla di trascendentale (forse), almeno a prima vista, eppure è bastato sollevare un attimo lo sguardo per ritrovarsi di fronte a quell’abbinamento di semplici forme e pochi colori che calamita l’occhio e lo spirito verso l’alto. Sollevare lo sguardo è in effetti un’operazione inconsueta per l’uomo moderno, e il sottoscritto non fa eccezione in quanto appartenente a quella involuzione dell’homo sapiens che potremmo qualificare homo curvus, più avvezzo a fissare le buche nell’asfalto che lo splendore dei cieli. Continua a leggere

Il canto che guarisce

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Ma il canto! era il canto che mi andava al cuore…” (JRRT)

Nel breve discorso rivolto agli organizzatori del Concerto dei poveri per i poveri – idealmente collegato all’apertura della Cappella Sistina per 150 clochard, avvenuta a marzo – lo scorso 14 maggio, Papa Francesco condensava in poche righe la funzione guaritrice della bellezza.

La musica ha questa capacità di unire le anime e di unirci con il Signore, sempre ci porta… è orizzontale e anche verticale, va in alto, e ci libera delle angosce. Anche la musica triste, pensiamo a quegli adagi lamentosi, anche questa ci aiuta nei momenti di difficoltà”. 

La musica, ma il discorso del Santo Padre è applicabile a qualsiasi forma d’arte, ci guarisce dalle angosce proprio nella misura in cui ci distoglie dall’ “affarismo materiale che sempre ci circonda e ci abbassa, ci toglie la gioia”. E si tratta di una gioia duratura, “non un’allegria divertente di un momento, no: il seme rimarrà lì nelle anime di tutti e farà tanto bene a tutti”. Nel duplice movimento verticale – verso il Signore – e orizzontale – verso i fratelli -, il Papa ci dona anche un criterio di discernimento per distinguere la vera gioia donata dall’arte e non confonderla con un piacere effimero, sulla scia della distinzione tra vera e falsa bellezza già espressa in più occasioni dal predecessore: Continua a leggere

La bellezza e la preghiera

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di Stefano Chiappalone
 
 I cieli narrano la gloria di Dio

Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta  e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo […]. La loro bellezza è come un inno di lode” (S. Agostino).  Anche quando diciamo di ammirare qualcosa, troppo spesso ci accontentiamo di un godimento frettoloso, rischiando di perdere il meglio di ciò che il mondo ci riserva.

Come il godimento puramente turistico di una bella cattedrale limitandosi a fotografarla, come un fiore strappato prima ancora di gustarne il profumo o il fugace apprezzamento su una bella donna, ma senza volerla realmente conoscere. Se avessimo più tempo per lasciare che il piacere momentaneo ceda il posto allo stupore, ci accorgeremmo che in ogni creatura ci sono le impronte della Santissima Trinità. Continua a leggere

Il buon vino della vecchiaia

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Un bellissimo articolo scritto dall’amico Stefano Chiappalone

(dal sito Comunità Ambrosiana)
 
I due Vegliardi

Sulla terrazza di un ristorante affacciato su un lago, contemplo a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, un’inedito adattamento della contemplazione ignaziana dei Due Stendardi, che potremmo definire i Due Vegliardi. Alla mia sinistra c’è una non più giovane coppia in cui vediamo riflessa quell’estetica dei comportamenti che siamo soliti definire “buone maniere”. Intendo maniere senza manierismi né smancerie, semplicemente lo specchio di una società ordinata. Ben vestiti, sia pure senza ricercatezze, dai modi gentili e delicati, ma senza sofismi. Continua a leggere

La Cerca della Bellezza

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di Stefano Chiappalone
 
“…avvertiamo il valore di testimoniare nelle nostre società l’originaria apertura alla trascendenza che è insita nel cuore dell’uomo” (Papa Francesco)
 
La ricerca della bellezza non è superflua, né priva di riflessi sulla vita – e infatti noi senza accorgercene la ricerchiamo, anche nella scelta dell’arredamento o dell’abbigliamento. Immaginiamo di eliminare tutto ciò che consideriamo bello nella nostra vita quotidiana e questa non sarà più tanto differente da un lager… Al contrario questo pellegrinaggio è una necessità innata, che conferisce senso alla vita, è in grado di appagarci e di guarire le ferite dell’anima, e più che una semplice ricerca si configura come una “Cerca”, proprio come quella del Santo Graal, con la quale ha molte cose in comune (forse perché, in ultima analisi, è la stessa cosa…): Continua a leggere