Unplanned, il film sulla storia vera di una convertita alla causa pro life

In primavera uscirà negli Stati Uniti il film Unplanned, basato sulla storia vera di una ex manager della Planned Parenthood, la trentottenne Abby Johnson, che nel 2009 rinunciò al suo lavoro dopo aver visto con i propri occhi la cruda realtà dell’aborto, praticato ai danni di un bambino di 13 settimane. La sua parte sarà interpretata dall’attrice Ashley Bratcher, anche lei con una storia che sa di Provvidenza.
 
Forse il nome di Abby Johnson qui in Italia dice poco o nulla. Ma stiamo parlando di un personaggio che sta scatenando una rivoluzione nel mondo dell’industria abortiva americana. Abby Johnson, classe 1980, era direttrice della clinica della Planned Parenthood a Bryan, in Texas. Poi, nel 2009, l’impatto con la cruda realtà dell’aborto: un bambino indifeso e senza scampo che cerca di sfuggire al suo uccisore in camice bianco.

Si trattava di un aborto monitorato con ultrasuoni cosa che, riferisce Abby nel suo libro Unplanned, uscito nel 2010 e tradotto in italiano cinque anni dopo con il titolo Scartati. La mia vita con l’aborto, “permette al sanitario di vedere esattamente quello che succede all’interno dell’utero”. Una tecnica inventata per diminuire le probabilità di rischio di perforazione della parete dell’utero, ma che ha anche in sé un potenziale “non previsto”: quello di mostrare con chiarezza cosa sia un aborto. E lo aveva mostrato proprio ad Abby, che di aborti ne aveva già avuti due, il secondo, il più doloroso, assumendo la RU-486.

Abby raramente era entrata in sala operatoria durante un aborto e mai lo aveva fatto quando veniva utilizzata questa procedura con gli ultrasuoni, cosa che nella clinica da lei diretta accadeva rarissimamente, perché richiedeva cinque minuti in più rispetto ai dieci “canonici”, rigorosamente calcolati per raggiungere l’obiettivo richiesto dalla Planned Parenthood, e cioè di arrivare a eseguire nella clinica dai 25 ai 35 aborti ogni sabato. Questione di costi di gestione. Continua a leggere

Miracolo di Natale. Una storia vera

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Una storia vera scritta da Maria Winowska che fu amica di Giovanni Paolo II.

Maria Winowska (che fu amica di Giovanni Paolo II, ed è una apprezzata scrittrice di agiografia) ha pubblicato questo racconto vero che le fu narrato da un parroco ungherese.

“Chiunque potrebbe prendermi per pazzo o per un esaltato – le disse P. Norbert – se non ci fossero trentadue scolaretti a testimoniare la verità dell’accaduto”.

Nella mia parrocchia in Ungheria, un piccolo paese di 1500 anime, da dove poi mi scacciarono, successe una volta un fatto strano. La maestra elementare era una militante atea. Tutte le sue lezioni erano imperniate sul tentativo di eliminare Dio dalla vita di quei bambini, per farne dei giovani atei. Ogni occasione era buona per sminuire la nostra Santa Religione, deriderla e screditarla. Continua a leggere

“October baby”, di Jon e Andrew Erwin

Ieri sera ho visto un film così carico di umanità, di verità, di religiosità e di fede che raramente mi era capitato di vedere: “October baby” dei fratelli Erwin.
Il film si ispira alla storia vera di Gianna Jessen, la ragazza che è riuscita a sopravvivere dopo un aborto salino, rifiutata dalla mamma, salvata da una infermiera e accolta ed educata da una donna eccezionale, e che ora gira il mondo per offrire la sua testimonianza di amore alla vita, la sua testimonianza di gioia e di letizia, di amore alla verità e odio della menzogna. Continua a leggere

Gesù Bambino, una storia vera

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di Andrea Tornielli

«L’infanzia di Gesù», il terzo libro di Benedetto XVI che completa la trilogia dedicata al Nazareno, pubblicato da Rizzoli e dalla Libreria Editrice Vaticana, sta già diventando un best seller ed è venduto in molti Paesi del mondo. Rispetto ai due precedenti («Gesù di Nazaret», 2007, dedicato alla vita pubblica di Cristo dal battesimo sul Giordano alla Trasfigurazione; «Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme alla resurrezione», dedicato agli eventi celebrati nel triduo pasquale) il nuovo saggio ratzingeriano è più breve e per certi versi anche di più facile lettura. Continua a leggere