Riforma dell’Esame di Stato: anche alle medie il tema rischia l’estinzione. Ma chi lo sa?

di Giovanni Fighera
 
Da quest’anno la prova di Italiano dell’Esame di Stato nella Scuola secondaria di primo grado cambia. Il Documento di orientamento per la redazione della prova di italiano nell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo offre alcune indicazioni per la predisposizione delle prove scritte al termine della scuola secondaria di primo grado.

Parte da due premesse. In primis «la Commissione d’esame può liberamente scegliere quali tipologie di prove proporre nell’ambito di quelle previste dalla normativa e può definire le tracce tenendo conto delle indicazioni nazionali e anche delle situazioni specifiche dei singoli istituti scolastici». In secondo luogo, a prescindere dalla scelta della tipologia, la commissione richiama l’attenzione sull’opportunità di insegnare agli studenti la stesura del riassunto.

Quali sono le opzioni tra cui la commissione può scegliere? La tipologia A prevede lo svolgimento di un testo narrativo o descrittivo, ovvero la stesura di un racconto o di una descrizione a partire da indicazioni precise. La tipologia B consiste nell’elaborazione di un testo argomentativo: la prova è molto simile al tradizionale tema. La tipologia C è «la comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico, anche attraverso richieste di riformulazione». Negli esempi troviamo domande sul testo anche a scelta multipla, vero/falso, sostituzione di parole, etc. La quarta possibilità propone una prova strutturata in più parti, riferibili alle prime tre tipologie. Quindi, gli studenti devono dimostrare di aver compreso un brano e devono comporre brevi elaborati a partire dall’argomento.

Apparentemente, la riforma sembra solo sottolineare meglio le competenze richieste in uscita agli studenti e suggerire agli insegnanti un percorso virtuoso per il conseguimento delle stesse. Come sempre, credo che si potrà comprendere la reale portata di questa riforma solo tra qualche anno quando se ne vedranno gli esiti. Continua a leggere

Scuola, l’America fa dietrofront: più conoscenze, meno competenze

Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi ne «Il giovane favoloso» di Mario Martone. Il giovane Leopardi trascorse sette anni rinchiuso nella biblioteca paterna, anni di «studio matto e disperatissimo»

Le conclusioni di un panel di esperti consultati dall’Ente nazionale di valutazione americano: gli studenti non imparano più a leggere perché a scuola si fanno solo test e si trascurano storia e letteratura, arte e scienze
 
(Corriere della Sera, 17 aprile 2018)
 
Perché gli studenti americani non riescono a migliorare le loro capacità di lettura nonostante tutti gli investimenti fatti negli ultimi due decenni proprio per rafforzare questa competenza strategica? Per tentare di rispondere a questa domanda il Naep, l’Invalsi americano, la settimana scorsa ha convocato un gruppo di esperti a Washington. E la risposta finale è stata: perché leggere non è come andare in bicicletta. Non basta saper pedalare: per capire un testo bisogna poter contare su un solido bagaglio di conoscenze, mentre il sistema scolastico americano da vent’anni a questa parte ha puntato tutto e solo sulle competenze, a scapito della ricchezza del curriculum. Era il 2001 – presidente George W. Bush – quando il Congresso americano approvò con un voto bipartisan la legge chiamata No child left behind che, almeno nelle intenzioni, doveva servire a dare a tutti i ragazzi – ricchi o poveri – delle solide competenze in lettura e matematica grazie a un sistema di test diventato negli anni sempre più pervasivo. Dai risultati di queste prove standardizzate, infatti, dipendeva una buona parte dei fondi federali, cosicché le scuole pian piano finirono per appiattire i programmi sui test (il cosiddetto «teaching to the test») impoverendo la qualità della didattica. Risultato: i livelli dei ragazzi sono rimasti gli stessi mentre la forbice fra ricchi e poveri si è ulteriormente allargata tanto che nel 2015 – presidente Barack Obama – la vecchia legge è stata sostituita dal nuovo Every Student Succeeds Act, che ha modificato (delegandoli ai singoli Stati) ma non eliminato il sistema di test standardizzati obbligatori in tutte le scuole dal terzo all’ottavo grado (cioè dalla quarta elementare alla terza media). Continua a leggere

Cari studenti non rassegnatevi alla stanchezza

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di Alessandro D’ Avenia
(La Stampa, 03.09.14)
 
La società della stanchezza. Così un filosofo ha definito il nostro tempo. Una cultura costruita attorno alla prestazione inevitabilmente porta all’esaurimento del desiderio, della gioia di vivere, del tempo buono e paziente da dedicare alle relazioni, che invece si riducono a controllo, manipolazione, soggezione.

La conseguenza è il logorio del corpo e dello spirito. Questo comincia con i bambini del nostro tempo, che un libro definisce «competenti»: quando stanno ancora imparando a camminare è pronto uno zaino di prestazioni che li schiaccerà, dal momento che la loro esperienza e vita emotiva non è capace di sostenerne il peso e usarne il contenuto di per sé valido. Bisognerebbe invece giocare con loro, guardarli giocare, lasciarli crescere al ritmo della vita. Continua a leggere