Negare la possibilità del miracolo è ghigliottina ideologica, non razionalità

materialismo e razionalità

(da UCCR)
 
Molte volte, davanti a eventi inspiegabili, si sente parlare di miracolo. Si tratta sempre di questo oppure di fatti, che, seppur sorprendenti, rientrano nella sfera delle leggi di natura?

Davanti a fenomeni straordinari, come, per esempio, guarigioni improvvise da malattie gravi, per un credente non è difficile pensare ad un intervento diretto di Dio.

Diversamente, per un non credente, la cosa può complicarsi a tal punto, che il miracolo va negato o ridicolizzato, poiché è qualcosa che smuove e, a volte, sradica la persona dalle proprie certezze, dal suo milieu. È qualcosa che minaccia lo status quo. Ed ecco che si ricorre alle più svariate ipotesi, che vanno dalla suggestione alla guarigione spontanea. Fenomeni, questi, che possono essere, a volte, la spiegazione più plausibile ma, altre volte, sono solo goffi espedienti, con cui si cerca di spostare il problema, per togliersi dall’imbarazzo di un Dio troppo ingombrante per il proprio io. Continua a leggere

Lo stupore del bambino conosce il mistero della realtà

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di Giovanni Fighera
 
L’atteggiamento di stupore proprio del bambino rappresenta l’impeto dell’uomo che entra con curiosità nell’avventura della realtà per conoscerla. Proprio questo stupore è l’atteggiamento da cui nasce la filosofia. Il fascino che la realtà desta diventa il mezzo che attira e che cattura il bambino tanto da far sorgere in lui le domande: «Che cos’è questo oggetto? Come si chiama? A che cosa serve?». La conoscenza avviene attraverso la creazione di un legame con l’oggetto incontrato fino al desiderio di comprendere il suo fine e la sua utilità. Senza questo stupore tutto diventa inutile e insignificante. Per questo si può correttamente affermare che solo lo stupore conosce.

La realtà c’è, è un dato che esiste prima di noi. La realtà ci provoca, ci suggestiona, ci sollecita, ci suggerisce un Mistero che sta oltre il sensibile e il visibile. Ci affascina con la sua bellezza purché noi la guardiamo con stupore e meraviglia, anche quando siamo immersi in problemi e portiamo pesanti croci. Talvolta, però, ci si dimentica che la realtà esiste, non ci si stupisce più e allora la monotonia e le difficoltà quotidiane ci schiacciano. Continua a leggere

Feriti dalla ‘freccia della bellezza’

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“In un ambiente culturale privo di stupore, la bellezza si afferma con un’importanza ancora più rilevante, perfino in chi rigetta l’idea della verità o della bontà”

“La freccia della bellezza di Dio può perforare molti strati di confusione e di errore. Quando questa freccia raggiunge il bersaglio, dentro al cuore si apre una via. La ricerca della verità diviene possibile e scompare un ostacolo alla fede”.
 
di James D. Conley
 
Quando iniziai gli studi seminaristici, ero divenuto cattolico solo da pochi anni. Mi ero convertito alla Chiesa cattolica negli anni in cui ero stato studente all’Università del Kansas durante un corso di studi sui “Great Books” chiamati “Integrated Humanities Program”. Quando entrai in seminario, stavo ancora imparando i fondamenti del cattolicesimo. Nel mio primo semestre, scoprii che i nuovi entrati in seminario dovevano cercarsi un direttore spirituale. Alcuni miei compagni mi suggerirono Padre Anton Morganroth, uno dei nostri professori. Padre Morganroth era un ebreo convertito alla fede cattolica, fuggito con la famiglia dalla Germania nazista nel 1938. Era una figura alta e imponente. Era amato e temuto dai seminaristi. Continua a leggere

La riconoscenza è prima di tutto uno stupore

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“Non vediamo il bene che Iddio ci fa, perché Iddio non cessa mai di farci del bene. Niente, quanto un bene continuo, colpisce meno la coscienza. Non si è riconoscenti all’acqua di scorrere senza posa, né al sole di levarsi ogni mattino. Se Iddio non si occupasse di noi che di tanto in tanto, noi penseremmo di più alla Sua bontà. La riconoscenza è prima di tutto uno stupore”.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 32)

fonte: Ritorno al reale

La bellezza del cervello, il mistero della mente

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di Francesco Agnoli

A metà dell’Ottocento Samuel George Morton, celebre paleontologo sostenitore del poligenismo, cercò di dimostrare “che un ordinamento delle razze potesse essere stabilito obiettivamente in base a caratteristiche fisiche del cervello, in particolar modo della sua grandezza” (S.J. Gould).

Per farlo si dedicò a raccogliere centinaia di crani di popoli diversi, per poi riempierli di pallini di piombo: dove ci stanno più pallini, lì c’è l’uomo superiore. Quella di Morton era una dottrina quantitativa dell’intelligenza basata ovviamente su presupposti di tipo materialistico e razzista, secondo una abbinata che troviamo presente molto spesso nella scienza ufficiale, anzi, oggi possiamo dirlo, in tanta pseudo-scienza, ottocentesca. Vediamo il ragionamento di Morton: gli uomini non hanno la stessa origine, come vuole la Bibbia; derivano invece da capostipiti diversi; il loro grado di sviluppo deve essere determinato da condizioni biologiche, materiali, prescindendo quindi da tutto ciò che appartiene al regno dello spirito. Continua a leggere

Gmg: Papa, il cristiano mantiene la speranza, si lascia sorprendere da Dio, vive nella gioia

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Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata questo mercoledì da papa Francesco durante la Santa Messa celebrata nel Santuario nazionale di Nostra Signora di Aparecida.

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Venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Cari fratelli e sorelle!

Quanta gioia mi dà venire alla casa della Madre di ogni brasiliano, il Santuario di Nostra Signora di Aparecida! Il giorno dopo la mia elezione a Vescovo di Roma ho visitato la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, per affidare alla Madonna il mio ministero di Successore di Pietro. Oggi ho voluto venire qui per chiedere a Maria nostra Madre il buon esito della Giornata Mondiale della Gioventù e mettere ai suoi piedi la vita del popolo latinoamericano. Continua a leggere

I primi giorni di Francesco. Da dove viene lo stupore…

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“Buonasera”. Così ha esordito papa Francesco. E siccome noi non siamo più abituati a vivere in un Paese in cui “buonasera” significa semplicemente “buonasera”, come diceva Cesare Zavattini, ci ha stupito. Ci stupisce la semplicità dell’essere uomini così, cioè cristiani. Mercoledì sera ero in quella piazza San Pietro, fra centomila persone contente ed emozionate. E quando, dopo quel saluto inatteso, il nuovo papa ci ha chiesto di recitare con lui – per Benedetto XVI – il “Padre nostro”, la preghiera più antica, la preghiera di Gesù, quella che da duemila anni hanno recitato tutti i cristiani, quella che insegniamo ai nostri figli piccoli, insieme all’Ave Maria e al Gloria, è apparso chiaro – ed è stato meraviglioso – che si è cristiani proprio per quell’abbandono fiducioso con cuore di bambini. Continua a leggere

Quel volto nascosto in tutto ciò che è bello

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di Giovanni Fighera

Qual è l’«utilità» della bellezza nella nostra vita? Qual è il legame tra il bello e la civiltà, tra il bello e le altre discipline, tra il bello e le dimensioni concrete dell’esistenza? Affermare che la bellezza sia «disinteressata» coincide con l’attestazione della inutilità della bellezza?
Iniziamo col dire che la bellezza ha una suprema funzione educativa. Se, infatti, il bello produce sull’uomo l’effetto della contemplazione, allora esso ci educa a cogliere la realtà per quella che è, per il suo valore estrinseco. Di fronte al bello, l’uomo è portato, come primo, iniziale e puro impeto, a contemplarlo: è, quindi, educato a trasformare l’amore di concupiscenza in amore per l’oggetto in sé stesso. Questo sguardo puro, distaccato e contemplativo di fronte alla bellezza del reale si chiama verginità. Continua a leggere

Testimoni della bellezza: La via pulchritudinis

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[tratto dal sito RomaSette.it]

Le testimonianze intorno alla bellezza che hanno affollato le pagine di questa rubrica hanno voluto ricostruire, nelle intenzioni di chi scrive, una via pulchritudinis, un cammino, nella e attraverso la bellezza, di progressiva ascesa dalle radici terrene e corporee del bello (simbolo e forma contratta dell’increato), fino alle altezze dello splendore divino, passando attraverso lo stupore per le forme sensibili della liturgia, la contemplazione del volto di Maria e di suo Figlio, la gratitudine per l’esempio dei Santi, il riconoscimento dell’abbraccio misericordioso della Chiesa. Continua a leggere

Il velo divino nel silenzio della natura

Per comprendere quale bene per l’uomo sia la natura occorre andare alle immagini più semplici e nello stesso tempo più impressionanti che tale parola suscita in noi. Pensiamo al mare, agli oceani, ai tesori immensi di vita che essi custodiscono nei loro abissi e di cui conosciamo e usufruiamo soltanto una parte. Continua a leggere…