Vita. Dj Fabo e il suicidio assistito: oggi l’udienza alla Corte Costituzionale

Marco Cappato in tribunale a Milano durante un'udienza del processo in cui è accusato di aver aiutato a suicidarsi dj Fabo. Milano, 13 dicembre 2017 (Ansa)

Suicidarsi: è sempre e comunque un disvalore, oppure in determinate circostanze può essere un diritto? È l’interrogativo – giuridico e umano – che scioglierà la Corte Costituzionale
 
(Avvenire, 23.10.18)
 
Marco Cappato è imputato di fronte alla Corte d’assise di Milano, che a febbraio ha però sospeso il processo sulla vicenda Dj Fabo e inviato gli atti alla Consulta, dubitando della legittimità dell’art. 580 del codice penale su istigazione e aiuto al suicidio: oggi si è aperta l’udienza in Corte costituzionale.
 
Suicidarsi: è sempre e comunque un disvalore, oppure in determinate circostanze può essere un diritto? Dunque: ha ragione di continuare a esistere l’articolo 580 del Codice penale, che punisce chiunque induca o aiuti una persona a togliersi la vita, oppure tale norma deve essere dichiarata incostituzionale? È l’interrogativo – giuridico e umano – che scioglierà la Corte Costituzionale dopo l’udienza pubblica di martedì 23 ottobre e le camere di consiglio che ne seguiranno, decidendo sul “caso Marco Cappato” devolutole dalla Corte d’Assise di Milano.

Ricordiamo i fatti da cui scaturisce il procedimento: il 27 febbraio 2017 Fabiano Antoniani – “dj Fabo” –, milanese, muore in Svizzera in una “clinica” che offre il servizio di suicidio assistito. A fianco del paziente – cieco e tetraplegico, tuttavia non terminale – c’è (anche) Cappato il tesoriere dell’associazione radicale Luca Coscioni. È lui ad aver organizzato il viaggio, assecondando la volontà del paziente. Ed è sempre lui ad autodenunciarsi ai Carabinieri di Milano per aver violato il 580 (istigazione o aiuto al suicidio).

La Procura chiede l’archiviazione, ma il Gip ordina la formulazione coatta del capo d’imputazione. Continua a leggere

Collegare la morte di Dj Fabo alla proposta di legge sulle Dat è la prova che è una legge per l’eutanasia

5920-mantovano

Esprimiamo il nostro dolore per il tragico epilogo della vicenda del dj Fabo, rilevando con esso la strumentalizzazione della sofferenza di una persona allo stremo delle forze, allo scopo di affermare il presunto “diritto” a darsi la morte. Il desiderio da lui espresso di porre termine al dolore avrebbe richiesto un seguito di vicinanza umana, non la fine della vita.

Egualmente grave è che larga parte dei media e degli esponenti politici traggano spunto da questa terribile vicenda per sollecitare l’approvazione della proposta di legge sulle cosiddette disposizioni anticipate di trattamento. Poiché quello del dj è un evidente caso di eutanasia, collegarlo alla legge in discussione rivela nel modo più chiaro – insieme con la lettura della norme in questione – che quello che si intende introdurre è esattamente l’eutanasia, non una blanda disciplina del “fine vita”. E quindi dà una ragione in più per opporsi a questa ulteriore aggressione al diritto alla vita. Continua a leggere

Eroe del Super Bowl, oggi malato di Sla: «No al suicidio assistito. Questa vita è degna»

O.J. Brigance

O. J. Brigance ha parlato davanti al Senato del Maryland: «Da quando ho la Sla, ho fatto più bene di quanto non avessi fatto nei precedenti 37 anni»
 
«Il pensiero che una persona potrebbe avere un modo legale di togliersi la vita mi rattrista profondamente. È una tragedia». Non volava una mosca martedì nell’aula del Senato del Maryland, mentre Orenthial James Brigance con la sua voce metallica rendeva una testimonianza «in opposizione alla legge 676 sul suicidio assistito».

«EROE» DEL SUPER BOWL. O. J. Brigance non è una persona qualunque. Stella ed «eroe» degli Stallions e dei Baltimore Ravens, è uno dei sette giocatori nella storia del football americano ad aver vinto sia il campionato della lega canadese che il Super Bowl nel campionato nazionale. Ma è l’unico nella storia ad averlo fatto per la stessa città: Baltimore. Continua a leggere

La tragica fine di Brittany e la dignità del morire

30790339

Sicuri che suicidarsi sia «morire con dignità»? È una domanda semplice e diretta, quella formulata dal presidente della Pontificia Accademia per la Vita monsignor Ignacio Carrasco de Paula. Un dubbio, che suona addirittura scandaloso quando mette in discussione l’idea che Brittany Maynard abbia scelto una morte «dolce» e «dignitosa» ingoiando una dose letale di barbiturici prescritti da medici consapevoli che la 29enne californiana li avrebbe ingeriti non certo per indurre il sonno, sabato scorso. La scelta della donna, malata di tumore al cervello e prossima ad affrontare gli ultimi mesi della sua vita, ha lasciato un’impressione profonda anche perché lei stessa ha rivendicato di aver voluto «morire con dignità».

«Non possiamo sapere cosa è accaduto nella sua coscienza – riflette Carrasco de Paula –, ma quello che sappiamo è sufficiente per capire che il suo purtroppo è stato un suicidio come tanti altri, accettato in alcuni Stati americani tanto che le singole storie non fanno più notizia e i dati annuali vengono pressoché ignorati dai media». Continua a leggere

Suicidio Brittany. Medici cattolici: curare malato non solo malattia

AP2624615_LancioGrande

“Credo che questa sia una ragazza lasciata sola. C’è bisogno, non soltanto, di fare delle diagnosi precise e di indicare delle medicine efficaci, ma occorre prendersi cura del malato. Il verbo “curare” è una voce del verbo ‘amare'”.

***

Negli Stati Uniti e non solo, ha ricevuto ampia eco la storia della giovane 29.enne Brittany Maynard che, dopo la diagnosi di tumore al cervello, ha deciso di togliersi la vita. La ragazza si è suicidata come aveva annunciato in un video visto milioni di volte su Internet. Su questa drammatica vicenda, Amedeo Lomonaco ha intervistato il prof. Filippo Boscia, presidente dell’Associazione medici cattolici italiani:

R. – Oggi, noi paghiamo un prezzo molto alto allo sviluppo della medicina che ha reso possibile che la morte diventasse un periodo considerevolmente più lungo, cioè un processo del morire. Si costruisce un quadro di distruzione progressiva del corpo e questo contribuisce a far crescere l’angoscia. Continua a leggere

Save o Kill the Children? La famosa organizzazione chiede alla Scozia di estendere «il suicidio assistito ai bambini»

neonato

La Scozia discute una legge per introdurre il suicidio assistito per chi abbia compiuto almeno i 16 anni di età. Ma un gruppo di organizzazioni, tra cui “Save the Children”, ha chiesto che la legge sia estesa a tutti
 
La Scozia sta discutendo una legge per introdurre il suicidio assistito per tutta la popolazione che abbia compiuto almeno i 16 anni di età. Ma c’è un gruppo di organizzazioni che si battono per i diritti dei bambini, riunite sotto il nome di “Together” (insieme), che hanno chiesto che la legge sia estesa a tutte le fasce di età.

EUTANASIA INFANTILE. Secondo le organizzazioni, tra cui spicca la famosa “Save the Children”, «le malattie terminali non discriminano le persone in base alla loro età, di conseguenza anche la sanità non dovrebbe farlo». Secondo le charities, includere anche i bambini nella legge sarebbe l’unico modo per applicare davvero la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, la quale prevede che le opinioni dei bambini «debbano essere rispettate» in tema di sanità in base «all’età e alla maturità» dei soggetti interessati. “Together” chiede infine che la Scozia «rifletta sugli esempi internazionali» di leggi simili, come quella sull’eutanasia infantile da poco approvata in Belgio. Continua a leggere

Soluzioni finali

eutanasia

Dieci anni di legge su eutanasia e suicidio assistito in Olanda e in Belgio. Crescono i casi e crescono indifferenza e arbitrio.
 
di Assuntina Morresi, Il Foglio, 17 gennaio 2013
 
Erano nati sordi, ma all’idea che sarebbero diventati presto anche ciechi hanno deciso che non valeva più la pena vivere, e hanno chiesto di morire, insieme, così come insieme erano venuti al mondo: la legge belga sull’eutanasia ha consentito un mese fa a Marc ed Eddy Verbessem, due gemelli quarantacinquenni di Anversa, di essere uccisi con un’iniezione letale, giustificata con la loro grave “sofferenza psicologica” dovuta all’imminente cecità. Continua a leggere