TASSE E POLITICA/ Detrazioni, il vero strumento per combattere l’evasione

Agenzia delle Entrate

Si sta parlando molto di strumenti per contrastare l’evasione fiscale. Che è particolarmente presente nei servizi alle famiglie.

Niente di nuovo si dirà. Il varo della Legge di stabilità viene sempre accompagnato dai buoni propositi di contrastare l’evasione fiscale. Qualche risultato è stato pure ottenuto, ma le scelte in materia sono state spesso contraddittorie: condoni che vanno e vengono, limiti all’uso dei contanti che sono cambiati otto volte in 15 anni, tasse ridotte o aumentate a seconda del fabbisogno dei conti pubblici, agevolazioni alla produzione che subiscono continui stop and go generando una perenne incertezza nei comportamenti dei produttori e dei cittadini. Tutte cose che non fanno bene alla nostra economia.

Con la Legge di stabilità in gestazione si preannunciano nuovi cambiamenti. Nuovi limiti per l’uso del contante nei pagamenti, eventualmente compensati da incentivi per l’uso delle carte elettroniche, un’implementazione di ulteriori 500 euro annui per gli attuali 80 euro del bonus introdotto dal Governo Renzi per i salari medio bassi, no al previsto aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. “Un patto con i cittadini onesti”, si azzarda ad affermare il Presidente Conte, con il proposito di addolcire gli effetti della nuova manovra… ma sarà così?

Disincentivare l’uso del contante per contrastare l’evasione fa parte dei buoni propositi, ma per le caratteristiche della evasione/elusione degli obblighi fiscali è tutt’altro che risolutivo. Non ha alcun effetto sulle transazioni più consistenti, dove impera l’elusione delle norme da parte delle imprese contrastabile con controlli più severi. Nel sistema delle piccole imprese e dei servizi sta producendo un buon impatto l’estensione della fattura elettronica, che può essere ulteriormente incrementata per i settori esenti. Mentre una grande esposizione nel rapporto tra uso del contante ed evasione fiscale viene riscontrata nei servizi alle famiglie e della ristorazione. Continua a leggere

Trump blocca i fondi per l’aborto

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Donald Trump ha firmato oggi un ordine esecutivo per tagliare i fondi pubblici all’International Planned Parenthood (la più grande organizzazione abortista nel mondo).

Attenzione: L’International Planned Parenthood Federation è cosa diversa dalla Planned Parenthood of America.

Mentre serve una legge del Parlamento per tagliare i finanziamenti pubblici alla Planned Parenthood of America (l’ente statunitense che opera negli Stati Uniti), il presidente – capo del governo – ha il potere di varare un ordine esecutivo che revoca il finanziamento pubblico per l’ente internazionale.

I prolife americani confidano nel fatto che il Congresso vorrà completare l’opera, soprattutto a seguito degli scandali che hanno coinvolto le cliniche Planned Parenthood: il commercio degli organi dei bambini innanzitutto e poi le continue denunce per violazione di leggi igienico – sanitarie. Continua a leggere

Le nostre tasse rendono i poveri ancora più poveri

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 di Matteo Borghi
 
Che la crisi stia colpendo l’Italia, con particolare durezza, lo sappiamo fin troppo bene. Fra chi ha perso un lavoro, stenta a pagare l’affitto, affrontare le spese quotidiane (in una frase “ad arrivare alla fine del mese”) la situazione è tutt’altro che positiva. Di certo non sono di conforto i dati macroeconomici che ci dicono che, nell’ultimo trimestre, il Pil è cresciuto dello 0,3%: il dato, nella sua freddezza, dice poco o nulla a chi – al momento – si è rassegnato a vedere le proprie condizioni di vita peggiorare in maniera continua.

Più in linea con la situazione che molte famiglie vivono ogni giorno sono purtroppo i dati sulla povertà che si espande a macchia d’olio. Secondo l’Inps, dal 2009 ad oggi, i poveri sono aumentati di ben quattro milioni in sei anni: «Abbiamo un aumento dell’incidenza della povertà di circa un terzo, con la percentuale delle famiglie che si trovano al di sotto della soglia di povertà salita dal 18 al 25%, da 11 a 15 milioni di persone si trovano in questa condizione nel giro di sei anni» ha detto una settimana fa il presidente dell’istituto di previdenza Tito Boeri in un’audizione della commissione Affari istituzionali alla Camera dei Deputati.  Continua a leggere

Buona scuola, la svolta del costo standard

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(da Avvenire, 8.03.15)​
 
Due parole: costo standard. Ma anche una «formula» che potrebbe far superare una contrapposizione dura a morire, anche in presenza di una legge (la 62 del 2000), che sancisce la nascita di un unico sistema scolastico nazionale con differenti gestori. Stiamo parlando della parità scolastica, che in queste ultime settimane è tornata sotto i riflettori dopo la decisione del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini di individuare uno strumento con il quale riconoscere la libertà di scelta in campo educativo, nell’ambito del provvedimento sulla buona scuola.

Nel testo che dovrebbe vedere la luce martedì, infatti, troverà spazio la possibilità di detrazioni fiscali per le spese sostenute dalle famiglie, a iniziare dalle rette pagate per l’iscrizione alle scuole paritarie, parte integrante del sistema scolastico nazionale. Continua a leggere

Riforma scuola, tre punti per iniziare

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di Marco Lepore

Durante il suo discorso al Senato, il  nuovo presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha inaspettatamente posto la scuola fra le priorità del Governo. L’ha definita: «Strumento fondamentale per la rinascita del nostro Paese». E ha parlato del «compito struggente e devastante di essere collaboratore della creazione di una libertà, della famiglia e delle agenzie educative».

Non possiamo che condividere tali parole ed esserne lieti; occorre però – come ha giustamente precisato Robi Ronza nel suo articolo “Sfidare Renzi sulla questione educativa” – che il neo-premier tenga presente che i valori e gli obiettivi da lui indicati sono impraticabili e irraggiungibili nel quadro del nostro attuale sistema di istruzione, caratterizzato dal monopolio statale e volto ad a ostacolare la realizzazione di una effettiva libertà di scelta educativa (unico paese nel contesto europeo, insieme alla Grecia).  Continua a leggere

Scuola, se è paritaria paga più tasse

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di Marco Masi*

La legge di stabilità 2014 ( legge 147/2013 ) in materia di tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, come noto, ha sostituito la Tarsu con la Tari.

Anche la “nuova” Tari è una tassa che risponde al principio europeo “chi inquina paga” e deve essere commisurata alla quantità e alla qualità dei rifiuti prodotti (art. 1 comma 652 legge 147/2013). Al comma 655 del suo unico articolo, la legge 147/2013 ha confermato una deroga ormai in vigore da alcuni anni (introdotta dall’art. 33 bis del d.l. 248/2007): le istituzioni scolastiche pagano la tassa rifiuti in base al numero degli alunni accolti e non in base ai metri quadri dei locali occupati. Tale criterio permette alle scuole di pagare meno di quanto sarebbe dovuto in base al criterio della superficie occupata (considerando gli ampi spazi che le scuole devono garantire). Continua a leggere

Giusta imposta: pagare meno, pagare tutti

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di Ferdinando Leotta
 
Con la protesta dei Forconi sono stati portati all’attenzione dell’opinione pubblica i gravi problemi che sta attraversando il mondo dei piccoli commercianti, dei professionisti a basso reddito, degli ambulanti dei mercati, dei «padroncini» di camion e dei tassisti, di alcune categorie di piccoli artigiani. Si tratta, se si adotta la denominazione suggerita dal sociologo Aldo Bonomi, del Quinto Stato, che sostanzialmente si identifica con il popolo delle piccole partite IVA, aggredito dalla pressione fiscale e contributiva che, sommata alla recessione, alla stretta creditizia, agli adempimenti burocratici e alla concorrenza congiunta delle multinazionali dall’alto e degli extracomunitari dal basso, porta all’esasperazione. Continua a leggere